Digital, green, infrastrutture: ecco la strategia del PNRR per ripartire - Agenda Digitale

L'analisi

Digital, green, infrastrutture: ecco la strategia del PNRR per ripartire

Il PNRR – Piano nazionale di ripresa e resilienza è lo strumento con cui progettare la ripresa economica e sociale dell’Italia dopo la pandemia: a questo pro, l’Italia riceverà circa 205 miliardi di euro tra il 2021 e il 2026 nell’ambito del piano Next Generation Eu

15 Dic 2020
Gianpiero Ruggiero

Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR

Il programma di investimenti che il Governo italiano ha raccolto nel PNRR – Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta lo strumento del futuro per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19. Il Piano a breve sarà presentato alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU.

Tante le possibilità, ma non mancano i fronti critici. Nel Piano sembrerebbe mancare l’impegno delle varie amministrazioni verso un approccio coeso nell’interesse del bene comune, sia in termini di coordinamento governativo (filiera orizzontale) che di attivazione di percorsi di change management strutturale partecipato con gli attori del territorio (filiera verticale). Un approccio coeso che richiederebbe un serio impegno in termini di co-design degli interventi, non solo una struttura di rappresentanza sociale ed economica che, per come appare dalla bozza di provvedimento, è un po’ una foglia di fico per decisioni già prese altrove.

Il dibattito in corso

Il piano doveva ottenere l’approvazione del Consiglio dei Ministri, per consentire al premier Conte di arrivare al delicato Consiglio europeo di questi giorni con un documento collegiale, e invece è rimasto in bilico e poi è stato definitivamente bloccato. La discussione si è accesa su chi dovrà guidare i processi di spesa dei fondi messi a disposizione dell’Italia dal Next Generation Eu fino al 2026. Ed è su questo punto che la partita politica all’interno della maggioranza si è complicata. Eppure il documento è ben fatto, coerente, concreto, si capisce cosa si intende fare; ma per realizzare tutti i progetti prospettati e spendere le risorse in tempo servono una capacità di gestione efficiente e un consenso ampio nella società. A questo punto non si esclude che la bozza presentata, sul nodo della “governance”, potrebbe subire modifiche in corso d’opera.

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Le sei missioni del PNRR

Vediamo di seguito come si articola per ora la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il cui testo definitivo dovrà essere presentato prima in Parlamento e poi in Europa. Le quattro linee strategiche attorno alle quali è costruito il Piano sono modernizzazione del paese, transizione ecologica, inclusione sociale e territoriale, parità di genere. Su queste basi sono state costruite le sei missioni, cioè le aree tematiche strutturali di intervento in cui si articolerà il Piano. Le sei missioni in cui si articolerà il PNRR sono: 1) digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 2) rivoluzione verde e transizione ecologica; 3) infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4) istruzione e ricerca; 5) parità di genere, coesione sociale e territoriale; 6) salute.

Ognuna di queste è poi suddivisa in componenti, funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti dalla strategia del Governo, cui sono associate le riforme e gli investimenti. Sebbene sembri ancora mancare la “logica dei risultati attesi”, cioè l’indicazione quantitativa dei miglioramenti misurabili del benessere collettivo a cui i progetti mirano (di quanto si intende ridurre la povertà educativa? Entro quando? E così per ogni dimensione), nel Piano sono presenti delle stime di impatto indicative che dovranno essere perfezionate quando i progetti di riforma saranno ad uno stadio più avanzato. Nel Piano si legge, infatti, che “la valutazione dell’impatto delle riforme strutturali è un esercizio complesso e, in questa fase, una quantificazione del loro impatto è necessariamente stilizzata in quanto non sono ancora state definite in dettaglio le proposte legislative”.

Utilizzando l’approccio sviluppato dalla Commissione Europea[1] e l’esperienza maturata negli anni dal MEF[2], nella bozza del documento vengono considerate le seguenti aree di riforma: digitalizzazione e semplificazione della Pubblica Amministrazione, competitività, mercato del lavoro, giustizia, istruzione e Transizione 4.0 (ovvero misure di stimolo agli investimenti privati innovativi e alla ricerca, rafforzamento delle competenze e finanza per la crescita).

Il quadro finanziario (provvisorio) del PNRR

L’Italia riceverà circa 205 miliardi di euro tra il 2021 e il 2026 nell’ambito del piano Next Generation Eu. Il ricorso ai contributi a fondo perduto (sovvenzioni) dovrebbe essere crescente fino al 2023 (il 70% delle sovvenzioni verranno usate entro il 2023), per poi calare nel 2024 e 2025. Il Piano si fonda su una redistribuzione tematica delle risorse. I fondi complessivi a disposizione (tra prestiti e sovvenzioni) dovrebbero ammontare a 196 miliardi di euro[3]. Le linee guida comunitarie richiedono che la quota destinata alla transizione “green” sia almeno del 37%, mentre quella destinata alla transizione digitale sia almeno del 20%. Nella bozza di Piano è previsto che queste quote salgano rispettivamente al 40,8% e al 22,9% (si tratta però di stima ancora provvisorie e non validate dalla Commissione europea).

STRUTTURA DEL PNRR: MISSIONI, COMPONENTI E ALLOCAZIONE DEI FONDI
MISSIONICOMPONENTI Mld di euro e

% sul totale risorse

DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA 48.7

(24,9%)

Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA10.1
Innovazione, competitività digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione35.5
Cultura e turismo3.1
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 74.3

(37,9%)

Impresa verde ed economia circolare6.3
Transizione energetica e mobilità locale sostenibile18.5
Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici40.1
Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica9.4
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE 27.7

(14,1%)

Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.023.6
Inter-modalità e logistica integrata4.1
ISTRUZIONE E RICERCA 19.2

(9,8%)

Potenziamento della didattica e diritto allo studio10.1
Dalla Ricerca all’Impresa9.1
PARITA’ DI GENERE, COESIONE SOCIALE E TERRITORIALE 17.1

(8,7%)

Parità di genere4.2
Giovani e politiche del lavoro3.2
Vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore5.9
Interventi speciali di coesione territoriale3.8
SALUTE 9.0

(4,6%)

Assistenza di prossimità e telemedicina4.8
Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria4.2
TOTALE 196.0

(100%)

Risorse destinate al contrasto del cambiamento climatico (Transizione Green) 80.0

(40,8%)

Risorse destinate alla transizione digitale 45.0

(23%)

Fonte: PNNR “Next Generation Italia”

Le riforme previste

Va anche detto che l’utilizzo dei soldi è solo una parte del Piano. Il PNRR richiede anche l’approvazione di numerose riforme legislative che dovrebbero accompagnare l’uso delle risorse e renderlo efficace. Per esempio, in linea con le raccomandazioni europee all’Italia, il documento si apre con una dettagliata proposta di riforma del sistema giudiziario, già presentata in Parlamento, in particolare per quello che riguarda la giustizia civile. Altre riforme sono previste sul sistema tributario, sul mercato del lavoro e così via.

Vediamo, più in dettaglio, i contenuti delle riforme e degli investimenti delle sei missioni pensate nel Piano.

La riforma della giustizia nel PNRR

Partendo dall’analisi dei problemi (lentezze e inefficienze), che costano in termini di riduzione di Pil (circa il 2,5%, pari a 40 miliardi di euro) e causano ritardi nei tempi di consegna dei lavori pubblici, il piano di riforma punta al recupero dell’efficienza organizzativa della macchina giudiziaria attraverso la riduzione della durata dei processi e la semplificazione delle procedure.

Le quattro linee d’azione sono le seguenti:

  • migliorare le prestazioni degli Uffici giudiziari, riducendo la durata del processo ed evitando che si generi nuovo arretrato agendo sull’organizzazione giudiziaria;
  • favorire la digitalizzazione per incrementare la capacità del sistema di rispondere alla domanda degli utenti e potenziare la tracciabilità delle procedure;
  • potenziare le strutture materiali e la logistica della giustizia;
  • favorire l’effettività del sistema penale attraverso il reinserimento sociale dei soggetti in esecuzione penale per il contrasto alla recidiva e la diffusione della cultura della legalità.

In relazione a queste quattro linee di azioni sono previste le riforme in campo civile e penale[4], misure in materia di crisi di imprese e di insolvenza, il reclutamento straordinario di un adeguato contingente di risorse umane aggiuntive, investimenti per acquisire risorse materiali finalizzate a un importante consolidamento dell’infrastruttura informatica (potenziare le dotazioni informatiche, digitalizzare atti e procedure), misure di intervento sull’edilizia giudiziaria (realizzazione di cittadelle giudiziarie e di interventi di efficientamento degli edifici esistenti) e sull’edilizia penitenziaria.

PNRR

Missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”

Con la consapevolezza che l’Italia sconta un notevole ritardo nei processi di digitalizzazione e modernizzazione, l’ambizione del Piano è quella di una “trasformazione digitale del Paese, grazie alla quale si inneschi un vero e proprio cambiamento strutturale”. Viene perciò dichiarato che digitalizzazione riguarda trasversalmente, seppur in modo differenziato, tutte e sei le missioni. Tutto ruota attorno a due assi portanti, la digitalizzazione del settore pubblico e l’integrazione delle nuove tecnologie da parte del settore privato e si concretizza in tre linee d’azione:

  • Digitalizzazione, innovazione e sicurezza informatica nella PA;
  • Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione;
  • Cultura e Turismo.

Per la prima componente – Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA – le azioni, che il Piano definisce i “vettori della trasformazione digitale” riguardano:

  • Le infrastrutture digitali (razionalizzazione e consolidamento delle infrastrutture digitali esistenti in un nuovo modello di Cloud per la PA). “Questo implica investimenti per lo sviluppo di un’infrastruttura ad alta affidabilità, localizzata sul territorio nazionale per la razionalizzazione e il consolidamento dei Centri per l’elaborazione delle informazioni e per ospitare i servizi più strategici della PA centrale e rafforzamento in chiave green dei Data Center di Tipo A, Poli Strategici Nazionali dal censimento dell’Agenzia per l’Italia Digitale”.
  • Dati e interoperabilità (piena interoperabilità e condivisione delle informazioni fra le pubbliche amministrazioni). “Per dare effettiva e completa attuazione al principio del once only, occorre rendere interoperabili le basi dati e renderle accessibili attraverso un catalogo di API che consenta alle Amministrazioni centrali e periferiche, secondo vari livelli di autorizzazione, di attingere ai dati del cloud, di elaborarli e di fornire servizi a cittadini e imprese, che potranno così fornire un’informazione “una sola volta” all’Amministrazione”.
  • Servizi e piattaforme (servizi incentrati sulle esigenze degli utenti che, per fruirne, devono essere “abilitati” all’utilizzo di servizi digitali). “È necessario sviluppare e diffondere piattaforme abilitanti quali: identità digitale, firma elettronica, strumenti di pagamento digitale, fascicolo sanitario elettronico, etc., implementandone l’uso attraverso standard comuni. In parallelo, si intende promuovere l’alfabetizzazione digitale di base e avanzata di cittadini e imprese attraverso la messa a sistema e il potenziamento della Rete dei Servizi di Facilitazione digitale nei territori e la realizzazione di Case dell’innovazione e della cultura digitale”. A tale azione di diffusione delle competenze e contrasto all’esclusione digitale, nel Piano si legge anche che “sarà d’ausilio il coinvolgimento professionale di circa 4500 giovani aderenti al Servizio Civile Digitale, che verrà all’uopo avviato”.
  • Sicurezza cibernetica (sviluppo di tecnologie in campi strategici quali quelli del cloud computing, Cyber security, Scrutinio tecnologico, Intelligenza Artificiale). “Il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica (PSNC), unitamente all’attuazione della Direttiva NIS e delle Misure Minime AGID, sono progetti di riforma di ampio respiro, volti a garantire nel tempo un approccio integrato e univoco della PA italiana alla minaccia cibernetica e consentiranno di migliorare la capacità di resilienza del sistema Paese. Essi, inoltre, assicureranno la riduzione della superficie d’attacco, attraverso la razionalizzazione dei centri dati e l’eliminazione di quelli obsoleti”. Per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche, nel Piano viene indicata l’istituzione di “un centro di sviluppo e ricerca sulla Cybersecurity, che opererà attraverso la costituzione di Partenariati Pubblici-Privati (con i campioni nazionali e le università) e il lancio di spin-off/startup”. Il centro diventerebbe così il naturale interlocutore nazionale per il costituendo Centro europeo per lo sviluppo industriale, tecnologico e della ricerca in materia di sicurezza cibernetica e della relativa rete di centri nazionali di coordinamento.

Accanto a questi macro interventi, il PNRR fa anche riferimento alle novità introdotte con il Decreto “Semplificazioni[5]” (domicilio digitale; notificazione e comunicazione telematica degli atti in materia civile, penale, amministrativa, contabile e stragiudiziale; piattaforma digitale unica per le notifiche di atti e provvedimenti della PA a cittadini e imprese; diffusione della firma elettronica avanzata e dell’identità digitale per l’accesso ai servizi bancari; diritto a innovare per le imprese che beneficeranno di procedure semplificate per sperimentare progetti innovativi).

Interessanti, infine, le azioni che il Piano prospetta di mettere in campo per determinare un’accelerazione della spesa IT, che incidono su tutte le principali dimensioni (persone, processi e strumenti) di rafforzamento della capacità amministrativa. Sono prospettate soluzioni come il rafforzamento delle amministrazioni, accompagnate attraverso expertise tecniche settoriali (ingegneri, informatici…) e/o vere e proprie task force, a partire dalla scelta della soluzione IT; la definizione di un catalogo nazionale dei servizi IT, che includa tutta la strumentazione amministrativa necessaria a darvi pronta attivazione, abbattendo così i tempi di progettazione; la creazione di una “Rete Nazionale IT”, quale esclusivo luogo istituzionale che veda il diretto e partecipato coinvolgimento, su problematiche operative e tecniche, di tutti gli stakeholder istituzionali (Amministrazioni centrali, rappresentanza di Regioni ed Enti Locali) ma anche del partenariato economico; la semplificazione delle fasi di spesa, attivando modalità standard di definizione del costo delle soluzioni informatiche (costi standard unitari).

Al di là dell’ambito informatico, appare di notevole pregio il riferimento all’utilizzo degli appalti di innovazione guidati dalla domanda pubblica. Il decisore pubblico ha infatti un compito di primo piano nella promozione di un ecosistema che sia in grado di supportare i processi di innovazione. Nell’ultimo decennio l’utilizzo strategico degli appalti pubblici è diventato un tema centrale della politica europea dell’innovazione. In una fase economica caratterizzata da scarsità di risorse disponibili, la domanda pubblica d’innovazione può contribuire a migliorare la fornitura di servizi pubblici utilizzando meno risorse e affrontando al contempo sfide sociali complesse.

L’Italia potrebbe essere il laboratorio per lanciare un segnale per un’economia dal volto umano. In tal senso è interessante la proposta di ricorrere ad appalti di innovazione “BES-oriented”, ovvero accordi di collaborazione per l’attuazione dei “bandi di domanda pubblica intelligente” per un uso strategico degli appalti pubblici, introducendo dei criteri di sostenibilità che permettono di spostare la spesa verso prodotti, beni e servizi, nel rispetto dei principi di equità sociale, dell’ambiente e dello sviluppo economico, che presentino un maggior ritorno sociale sull’investimento[6].

Innovazione e digitalizzazione 4.0

La seconda componente – Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione – ha come obiettivo quello di favorire l’accelerazione della transizione digitale delle imprese, soprattutto delle PMI. Questa componente si struttura intorno ai seguenti interventi principali:

  • Transizione 4.0, per cui sono previsti incentivi per agevolare la transizione digitale e green (crediti di imposta e super ammortamento, nuova Sabatini).
  • Il potenziamento del regime opzionale di tassazione “Patent Box” per i redditi d’impresa derivanti dall’utilizzo di software protetti da copyright.
  • Agricoltura digitale, basata su tecnologie cloud e (near) real time, con sistemi blockchain e servizi decentralizzati input/output.
  • Editoria 5.0, per cui sono previsti incentivi per la transizione digitale delle imprese del settore e l’inserimento di nuove professionalità.
  • Banda larga, 5G e monitoraggio satellitare, per cui sono previsti il completamento del progetto Banda ultra larga (in particolare nelle aree grigie) e la copertura in fibra ottica in realtà pubbliche ritenute prioritarie (scuole, ospedali, parchi naturali, musei e siti archeologici, vie di comunicazione extra urbane). Previsti inoltre interventi per la promozione dei servizi 5G e Safety del 5G il Piano straordinario per la space economy (lancio di una costellazione satellitare per il monitoraggio della Terra ottico e via radar).
  • L’internazionalizzazione delle imprese, per cui sono previsti il rifinanziamento e rimodulazione del Fondo 394/81 gestito da SIMEST, la digitalizzazione degli Enti Fiera, il rafforzamento del Patto per l’export.

Cultura e turismo

Nella terza componente – Cultura e Turismo – si concentrano gli interventi in due dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia che necessitano un sostegno specifico. Questa componente persegue l’obiettivo di potenziare la formazione turistica professionale di qualità, anche attraverso la creazione di una struttura nazionale per la formazione del personale addetto alle attività turistiche, nonché interventi sui grandi attrattori turistico – culturali, per favorire l’incremento della domanda culturale. “Si agirà nel rispetto dei caratteri identitari e tipici dei diversi contesti locali anche attraverso un nuovo modello di turismo sostenibile in grado di valorizzare in modo integrato le risorse dei territori”. Gli interventi prevedono inoltre una maggiore cooperazione tra attori pubblici, privati, cittadini e comunità sia in termini di incentivazione delle sponsorship, sia attraverso forme di governance multilivello.

Missione transizione ecologica

Con la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” l’Italia intende intensificare il proprio impegno per far fronte ai nuovi e più ambiziosi obiettivi europei fissati dallo European Green Deal, con un target di riduzione delle emissioni pari al 55% entro il 2030. La missione si concretizza in quattro componenti, per un totale di 13 progetti, che saranno accompagnate dalla definizione di una strategia nazionale in materia di economia circolare, che si basa su un intervento di riforma normativa, denominato “Circolarità e tracciabilità”.

Per la prima componente “Impresa verde ed economia circolare”, sono previste due linee di azione.

  • La prima linea d’azione “Agricoltura sostenibile” prevede iniziative per la competitività, la riqualificazione energetica e la capacità logistica del comparto agricolo italiano.
  • La seconda linea d’azione “Economia circolare e gestione dei rifiuti” è focalizzata su tre interventi principali: a) l’ammodernamento degli impianti esistenti e la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento meccanico biologico (TMB) dei rifiuti; b) il sostegno a iniziative per ricavare prodotti chimici e carburanti “circolari” da rifiuti plastici e urbani; c) il sostegno a progetti innovativi di decarbonizzazione.

Per la seconda componente “Transizione energetica e mobilità locale sostenibile”, sono previste tre linee di azione.

  • L’attuazione di misure per promuovere la crescita della produzione di energia rinnovabile e dell’uso di idrogeno attraverso il sostegno alla filiera.
  • L’introduzione di misure per la mobilità sostenibile e per migliorare la pianificazione urbana (realizzazione di smart grid; installazione di sistemi ricarica elettrica e vehicle-to-grid (V2G); nuove sperimentazioni per i servizi digitali a supporto della pianificazione urbana; Piano nazionale ciclovie; rinnovo del parco autobus e del parco rotabile).
  • Una riforma complessiva attuata attraverso l’adozione del piano sulla “qualità dell’aria”, volto alla riduzione delle emissioni degli inquinanti, secondo i target della direttiva 2016/2284, e alla riduzione delle emissioni climalteranti.

Per la terza componente “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”, sono previste due linee di azione.

  • La realizzazione di un piano di efficientamento degli immobili pubblici (scuole, ospedali, riqualificazione edilizia residenziale pubblica, efficientamento energetico degli edifici pubblici delle aree metropolitane, interventi destinati ai Comuni del territorio nazionale e volto alla riduzione dei consumi energetici degli edifici di loro proprietà).
  • Il potenziamento delle misure a sostegno dell’efficientamento dell’edilizia privata. In particolare, si prevede l’estensione del superbonus edilizio per l’efficientamento energetico e l’adeguamento antisismico, con una detrazione fiscale pari al 110% dei costi sostenuti per gli interventi.

Per la quarta componente “Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica”, viene proposto un processo di rafforzamento della governance del servizio idrico integrato, con l’obiettivo di affidare il servizio a gestori integrati nelle aree del Paese in cui questo non è ancora avvenuto, ed il potenziamento delle strutture tecniche a supporto dei Commissari nella progettazione, nell’appalto e nella supervisione di interventi di tutela contro il rischio idrogeologico.

Infrastrutture per una mobilità sostenibile

La missione Infrastrutture per una mobilità sostenibile si concretizza in due componenti che prevedono diversi progetti tra riforme e investimenti.

Per la prima componente – Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0 – si prevede la realizzazione di una serie di opere infrastrutturali sia sulla rete ferroviaria sia su quella stradale, con la realizzazione di opere ferroviarie per l’alta velocità e la messa in sicurezza e monitoraggio digitale di strade, viadotti e ponti.

Per la seconda componente – Intermodalità e logistica integrata – si prevede lo sviluppo delle infrastrutture portuali e delle infrastrutture terrestri di interconnessione per i porti di Genova e Trieste e altri interventi sui porti (conversione della flotta navale con mezzi aventi un minor impatto ambientale, elettrificazione delle banchine, rinnovo in logica sostenibile del parco autotrasporto e del trasporto ferroviario merci e per la digitalizzazione dei sistemi logistici portuali e aeroportuali).

Istruzione e ricerca nel PNRR

La missione “Istruzione e ricerca” si concretizza in 2 componenti, distribuiti su 6 progetti.

Per la prima componente “Potenziamento della didattica e diritto allo studio”, sono previste tre linee d’azione.

  • Accesso all’istruzione e contrasto ai divari territoriali, per cui si prevedono interventi per il potenziamento delle competenze di base per la crescita nella scuola secondaria di I e II grado; contrasto alla dispersione scolastica; politiche a supporto dei servizi abitativi, l’aumento del numero di borse di studio e l’estensione della no-tax-area.
  • Potenziamento della didattica e STEM, per cui si prevede di ampliare i curricula degli studenti, attraverso un rafforzamento dell’apprendimento di discipline linguistiche, STEM e di competenze digitali. Sono inoltre previsti interventi per la qualificazione e il potenziamento della formazione universitaria agendo sulle leve della digitalizzazione, dell’innovazione e della internazionalizzazione.
  • Ricerca e istruzione professionalizzante, per cui si prevede di potenziare gli investimenti pubblici nella formazione terziaria e nella ricerca universitaria, aumentando al tempo stesso l’attrattività della formazione professionale, con il rilancio degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) e la promozione di nuovi percorsi di istruzione terziaria professionalizzanti.

Per la seconda componente “Dalla ricerca all’impresa”, sono previste tre linee d’azione.

  • Programmi di Ricerca e Sviluppo, per cui si prevede il rafforzamento della filiera di R&S nel sistema universitario ed economico, attraverso i partenariati allargati per lo sviluppo di progetti di ricerca di base, gli accordi per l’innovazione, il finanziamento di progetti di ricerca di giovani ricercatori e l’accelerazione di investimenti in Ricerca e Sviluppo da parte di PMI e Start-up.
  • Poli per l’innovazione e la ricerca e sviluppo degli IPCEI, per cui si prevede il potenziamento dei meccanismi di trasferimento tecnologico, incoraggiando l’innovazione – con partnership e investimenti pubblici e privati – e lo sviluppo e la partecipazione agli IPCEI[7] (Importante Progetto di Interesse Comune Europeo). Previsto anche il potenziamento di strutture di ricerca e la creazione di “campioni nazionali” di R&S su alcune Key Enabling Technologies, la creazione di “ecosistemi dell’innovazione” attorno ai “campioni territoriali” di R&S, l’estensione delle attività dei centri di trasferimento tecnologico che assicureranno una efficace interazione e sinergia tra ricerca e mondo produttivo.
  • Sostegno all’innovazione delle PMI, per cui sono previste iniziative di riforma volte a favorire: l’integrazione e semplificazione degli strumenti di incentivazione e agevolazione; la maggiore apertura del sistema scolastico e universitario al mondo delle imprese, anche attraverso una modifica dei centri di trasferimento tecnologico presso gli atenei; la modifica del cuneo fiscale, incentivando l’immissione di ricercatori nelle imprese e lo sviluppo di aziende spin off da parte degli stessi ricercatori.

Missione “Parità di genere, coesione sociale e territoriale”

La missione “Parità di genere, coesione sociale e territoriale” si esplicita in 4 componenti.

Per la prima componente, “Parità di genere”, sono previste le seguenti linee di azione.

  • Investimenti per potenziare l’offerta dei nidi d’infanzia e di servizi socio-educativi per la prima infanzia.
  • Investimenti per ampliare l’offerta di strutture e politiche sociali a sostegno delle donne lavoratrici.
  • Interventi per favorire l’imprenditorialità e l’occupazione femminile.
  • L’istituzione di un “Sistema nazionale di certificazione sulla parità di genere”, basato sulla definizione di norme per l’attestazione della parità di genere e dei relativi incentivi per le imprese che concludono con esito positivo il processo di certificazione.
  • Introduzione di politiche per la diffusione della cultura delle pari opportunità.

Per la seconda componente, “Giovani e politiche del lavoro”, sono previste azioni sono volte a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, potenziando i centri per l’impiego e le attività di orientamento e formazione, e incentivando la loro assunzione attraverso misure di decontribuzione per i datori di lavoro (finanziate in legge di bilancio). Verrà potenziato inoltre il Servizio civile universale, al fine di incrementare la qualità dei progetti e il numero dei giovani coinvolti in attività che contribuiscono al miglioramento della coesione sociale del Paese.

Per la terza componente, “Vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore”, sono previsti i seguenti filoni di intervento.

  • Care Giving – Servizi socio assistenziali: Rimozione delle barriere per studenti universitari e AFAM con disabilità; potenziamento dei servizi sociali con azioni di sostegno alle capacità genitoriali, prevenzione delle vulnerabilità di famiglie e minori, anche appartenenti a minoranze, rafforzamento del sistema di avviamento all’autonomia dei ragazzi al compimento dei 18 anni.
  • Rigenerazione urbana ed Housing sociale: Si prevedono interventi di rigenerazione urbana e rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio esistente contribuendo al contrasto del degrado dei territori.
  • Sport e periferie. Gli interventi riguarderanno molte città italiane che verranno rigenerate e “trasformate” in Cittadelle dello Sport per promuovere lo sport e la cultura dell’attività sportiva e motoria, in particolare tra i giovani.

Per la quarta componente, “Coesione territoriale”, l’obiettivo è quello di ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi e creare le condizioni per uno sviluppo equo e resiliente nelle regioni meno sviluppate del Paese, attraverso:

  • Piano per la resilienza delle aree interne e montane: nelle aree interne si agirà attraverso il rafforzamento della Strategia nazionale delle aree interne rilanciata dal Piano Sud 2030, con la realizzazione di processi di sviluppo socio economico in molteplici aree pilota caratterizzate da forti fenomeni di spopolamento e accesso limitato ai servizi di base e gravi problemi occupazionali.
  • Un Piano per le aree dei Terremoti 2009 e 2016 (incentivazione della ricostruzione privata; potenziamento servizi sociali, scuole, asili e centri di formazione tecnica; rafforzamento del sistema delle competenze e della formazione; sostegno alle attività economiche e produttive locali).
  • Piano energia per la Sardegna e le piccole isole.
  • Ecosistemi dell’innovazione al Sud, con uno stanziamento di fondi per la costituzione di poli tecnologici di eccellenza e dei relativi “ecosistemi dell’innovazione”.
  • Progetti aggiuntivi per lo sviluppo e la coesione territoriale, in particolare sostenendo l’agricoltura di precisione e la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie.

Salute nel PNRR

La missione “Salute” si concretizza in due componenti, che saranno accompagnate da alcune azioni all’interno di un unico progetto di riforma, volte a rafforzare e rendere più sinergica la risposta territoriale, ospedaliera e della ricerca del SSN (istituire un’assistenza di prossimità, definire un nuovo assetto istituzionale di prevenzione Salute-Ambiente-Clima, riformare il rapporto tra Salute e Ricerca).

Per la prima componente, “Assistenza di prossimità e telemedicina”, sono previste due linee di intervento.

  • Il potenziamento dell’assistenza sanitaria e della rete territoriale, al cui interno sono previsti diversi ambiti di intervento: a) l’integrazione complessiva dei servizi assistenziali socio-sanitari per una presa in carico globale della persona all’interno della Casa della Comunità; b) la riorganizzazione della gestione dei servizi di cure domiciliari integrate e lo sviluppo e implementazione locale di un modello digitale dell’assistenza domiciliare integrata; c) la promozione della salute, la prevenzione primaria e secondaria e il controllo delle malattie trasmissibili e non trasmissibili anche grazie all’integrazione delle soluzioni tecnologiche; d) l’implementazione di presidi sanitari a degenza breve (Ospedali di comunità) che svolgano una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero tramite la costituzione di Centrali Operative Territoriali; e) il miglioramento degli standard assistenziali nelle Residenze sanitarie per pazienti disabili e non autosufficienti; f) sviluppo capillare della rete di centri territoriali per il contrasto alla povertà sanitaria.
  • Lo sviluppo di un modello di sanità pubblica ecologica che prevede l’istituzione di una rete del “sistema nazionale di prevenzione salute-ambiente e clima (SNPS)”, pienamente integrabile con l’esistente Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA) e lo sviluppo del sistema di sanità pubblica veterinaria e sicurezza degli alimenti, con la definizione di un sistema integrato delle attività per la food safety ad alto contenuto tecnologico.

Per la seconda componente, “Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria”, sono previste le seguenti linee di intervento.

  • La prima riguarda l’ammodernamento tecnologico e digitale del sistema sanitario, con particolare riferimento all’ammodernamento complessivo del parco tecnologico degli ospedali, al rafforzamento del sistema emergenza-urgenza, agli interventi di integrazione ospedale-territorio per la presa in carico dei percorsi assistenziali e alla realizzazione di interventi regionali per l’evoluzione, il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico.
  • La seconda riguarda il potenziamento delle attività di ricerca e trasferimento tecnologico, che prevede lo sviluppo di un ecosistema per l’innovazione nell’area “Salute”, tramite partenariati misti per soluzioni innovative nel settore life science e la creazione di nuove imprese science-based, nonché specifici voucher per il sostegno al trasferimento tecnologico negli ambiti della salute.
  • Il Potenziamento della formazione del personale sanitario con interventi per l’ampliamento dell’accesso ai percorsi di specializzazione dei neo-laureati in medicina e chirurgia e il potenziamento della formazione dei professionisti sanitari.

Conclusioni

Per evitare che il documento si trasformi in libro dei sogni, molto dipenderà dalla capacità di gestione e attuazione del Piano. Sul punto, molto interessante è il dibattito avviato dalle proposte di Movimenta, Forum Disuguaglianze Diversità e Forum PA che si è sviluppato intorno al quesito se possa essere questa pubblica amministrazione, con questa classe dirigente, all’altezza di riuscire utilizzare in maniera ottimale tutti i fondi disponibili, e se sia giusto spingersi con i poteri speciali, fino a esautorare le competenze ministeriali, o pretendere un’altra PA, rigenerata, che garantisca efficienza e velocità.

Sarà solo una questione ideologica o una semplice spartizione del potere, sta di fatto che ora la politica è in stallo e l’alta burocrazia è arroccata.

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Note

  1. Si veda, per esempio, D’Auria F., Pagano A., Ratto M., Varga (2019), “A comparison of structural reform scenarios across the EU member states: Simulation-based analysis using the QUEST model with endogenous growth”, European Economy, Economic Papers No. 392, ECFIN.
  2. Le valutazioni di impatto sono state elaborate con i modelli strutturali quantitativi in uso al Dipartimento del Tesoro, Ministero dell’Economia e Finanze (ITEM, QUEST, IGEM e MACGEM) a seconda delle loro specificità. Non è un caso che a partire dal 1° gennaio 2021, sarà costituita, presso il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del MEF, un’apposita unità di missione con il compito di coordinamento, raccordo e sostegno delle strutture del medesimo dipartimento a vario titolo coinvolte nel processo di attuazione del PNRR.
  3. Il volume complessivo dei Fondi (196mld) si basa sulle nuove stime di allocazione tra Paesi membri dei 750 miliardi del fondo (non ancora confermate ufficialmente), che tengono conto delle nuove proiezioni di crescita dell’Autumn Forecast della Commissione e di altri fattori tecnici.
  4. Alla Camera è in discussione il Disegno di legge delega per la riforma del processo penale (A. C. 2681), mentre al Senato è in discussione l’esame del Disegno di legge delega sul processo civile (A. S. 1662).
  5. Si tratta del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito dalla legge 11 settembre 2020, n.120.
  6. Il ritorno sociale sull’investimento (SROI) è un metodo per misurare il valore extra-finanziario rispetto alle risorse investite. Può essere utilizzato da qualsiasi ente per valutare l’impatto sui soggetti interessati (stakeholder), identificare i modi per migliorare le prestazioni e migliorare le prestazioni degli investimenti. Si tratta di un approccio sviluppato a partire dalla contabilità sociale, con l’obiettivo di ridurre la diseguaglianza e l’impatto sull’ambiente, di migliorare il benessere, integrando nell’analisi i costi ed i benefici sociali, economici ed ambientali, assenti dai conti finanziari convenzionali.
  7. Con la pubblicazione del Decreto Agosto (DL 14 agosto 2020, n. 104 convertito dalla L. n. 126/2020) è stato finanziato con 950 milioni di euro il Fondo IPCEI per il sostegno alle imprese che partecipano alla realizzazione di importanti progetti di interesse europeo nel campo delle nuove tecnologie (batterie, microprocessori, idrogeno).

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