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tecnologie e clima

Edifici a emissioni zero: le tecnologie per il risparmio energetico

I vantaggi di un parco immobiliare ad alta efficienza energetica sul piano ambientale, economico e occupazionale sono notevoli. Le tecnologie ci sono ma la strada per raggiungere la piena decarbonizzazione è lunga, vista l’età media degli edifici italiani

05 Feb 2019

Angelo Carlini

Presidente Assistal


Il miglioramento della prestazione energetica nell’edilizia contribuirebbe attivamente all’indipendenza energetica del Paese – consideriamo che ogni punto percentuale di aumento del risparmio energetico riduce le importazioni di gas del 2,6% – e concorrerebbe altresì allo sviluppo dell’occupazione. Non a caso, l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (COP21) sostiene e promuove la decarbonizzazione del parco immobiliare partendo dalla considerazione che quasi il 50% del consumo dell’energia finale dell’Unione è usato per riscaldamento e raffrescamento: di questo ben l’80% è impiegato negli edifici.

E in questo processo di decarbonizzazione dell’approvvigionamento energetico e di efficientamento energetico del parco immobiliare esistente la tecnologia contribuisce in misura molto significativa. Molte delle tecnologie necessarie, peraltro, sono già disponibili e ricoprono un ruolo chiave nel migliorare e rendere ancora più conveniente una transizione dell’economia in chiave lowcarbon.

Orientamenti chiari e azioni misurabili e mirate

Lo studio “Parigi e oltre. Gli impegni nazionali sul cambiamento climatico al 2030” dell’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA) propone, al primo posto tra le possibili misure atte a facilitare il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi della COP 21, proprio “la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, in una logica di edifici a “quasi zero emissions” e senza ulteriore consumo di suolo”. Un intervento che contribuirebbe a rilanciare un settore produttivo attualmente in forte crisi sia dal punto di vista economico che occupazionale. A livello legislativo, il Decreto 4 luglio 2014 n. 102, di attuazione della direttiva 2012/27/UE, prevede disposizioni importanti sull’efficienza energetica, e contiene inoltre l’individuazione di risorse finanziarie aggiuntive minime per un valore cumulato nel periodo 2014-2020 di circa 870 milioni di euro, aumentabili fino a circa un miliardo di euro. Di questi, 380 milioni sono destinati a finanziare la riqualificazione energetica degli edifici della pubblica amministrazione centrale e altri 380 milioni sono stati destinati alla creazione di un fondo nazionale per l’efficienza energetica, per la riqualificazione di edifici pubblici e privati.

Occorre, però, mettere bene a fuoco l’obiettivo di fronte a noi: se infatti vogliamo giungere ad un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica, nonché garantire che le strategie di ristrutturazione a lungo termine diano luogo ai progressi necessari per la trasformazione degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero (nZEB), servono orientamenti chiari e azioni misurabili e mirate che sappiano promuovere i necessari investimenti.

Un nuovo modello di progettazione integrata

Il BIM (building information modeling) quale nuovo modello di progettazione integrata del sistema edificio-impianto ma anche di gestione e manutenzione, è il punto di partenza per la digitalizzazione del settore delle costruzioni e la prospettiva di un edificio nZEB che, se gestito in modo smart, è sempre più parte integrata dell’ecosistema.

Siamo tuttavia consapevoli che la strada è lunga e moltissimo deve essere fatto se solo consideriamo che oltre il 70% degli edifici ha più di cinquant’anni e pertanto è stato realizzato utilizzando tecniche costruttive obsolete e dispone di una dotazione impiantistica altrettanto obsoleta che non è in grado di soddisfare le nuove esigenze del vivere.

Edifici e bisogno di connettività

A tutto ciò occorre poi aggiungere un bisogno di connettività sempre più spinta: la digitalizzazione dei servizi per rendere gli edifici “smart”, in grado di dialogare tra loro in ottica “smart city”, infatti, genera una grande quantità di big data.

In questo senso, proprio per rispondere all’elevato traffico di dati sulla rete, il nostro Paese ha avviato un potenziamento infrastrutturale con il piano sulla banda ultralarga e il 5G.

Ad oggi siamo ancora lontani dall’obiettivo: l’Italia ha una velocità media di connessione a internet di 15,10 megabit per secondo (Mbps). Buona la copertura con velocità di connessione a 30Mbps che lo scorso maggio ha raggiunto il 71% delle unità immobiliari italiane ma siamo ancora molto lontani dalla copertura dei 100Mbps.

Lato edifici positiva e lungimirante è stata la modifica del Testo Unico dell’edilizia con la quale si è resa obbligatoria la predisposizione di una infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all’edificio, costituita da adeguati spazi installativi e da impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica fino ai punti terminali di rete.

Naturalmente si tratta di un primo passo, in quanto quest’obbligo riguarda soltanto gli edifici di nuova costruzione e quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti.

Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per procedere speditamente verso gli obiettivi che ci troviamo innanzi e sono certo che sapremo farci onore nell’avvio di misure volte al raggiungimento degli stessi, con benefiche ricadute economiche e sociali.

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