EY Infrastructure Barometer

Infrastrutture, l’Italia che piace agli investitori: ecco i settori che attirano di più

La guerra in Ucraina non ferma le attività M&A nel settore infrastrutturale nei prossimi 12 mesi e l’Italia resta un mercato chiave. Data center e banda larga sono gli asset più interessanti. Ecco i dati

10 Nov 2022
Giuseppe Donatelli

TMT Italy leader per la service line Strategy & Transaction e Transaction Strategy & Execution Italy leader at EY Parthenon

tlc

Il settore delle infrastrutture in Italia è considerato anche quest’anno un mercato chiave in Europa per gli investitori, come confermato dall’ultima edizione dell’EY Infrastructure Barometer, il sondaggio annuale realizzato da EY tra dirigenti di grandi aziende, istituti finanziari e società di private equity del settore infrastrutturale di tutto il mondo; in particolare, la maggior parte degli investitori intervistati non prevedono una riduzione delle attività di M&A nel settore, malgrado la guerra in Ucraina e le relative conseguenze, e anzi prevedono di perseguire attività M&A nei prossimi 12 mesi.

Secondo il sondaggio, gli intervistati hanno dichiarato di essere stati coinvolti nel corso dei 12 mesi passati in operazioni nei settori Energy (53%) con particolare riferimento alle rinnovabili, Transportation (18%) e Social Infrastructure (15%); al quarto posto di questa classifica figura il settore TMT (Technology, Media & Telecommunications), seppur con un interesse in calo rispetto all’anno precedente (6% nel 2022 vs 15% nel 2021). Il settore TMT recupera posizioni nella classifica relativa alla percezione della qualità delle infrastrutture italiane: circa i 2/3 degli intervistati hanno dichiarato infatti che la qualità delle infrastrutture TMT è in linea o superiore alla media europea, portando il settore al secondo posto della classifica, dietro solamente al settore Energy.

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Data center e banda larga gli asset più interessanti

Con riferimento alle tipologie di asset infrastrutturali, data center e banda larga risultano essere tra le più interessanti in termini soprattutto di resilienza durante periodi incerti, dietro solo alle energie rinnovabili; dall’altro lato le torri per il broadcasting risultano essere tra le infrastrutture meno interessanti in questo momento.

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Il Polo strategico Nazionale e la trasformazione digitale della PA

In particolare, da un’analisi EY emerge che in Italia ci sono oltre 180 Data Center di ‘colocation’; in termini assoluti tale numero pone l’Italia ai primi posti in Europa, tuttavia la maggior parte di questi risulta di piccole dimensioni e/o di qualità non elevata: infatti solamente il 20% di questi risultano avere una certificazione Tier 4 o equivalente. Anche l’ultimo censimento completato dal Ministero dell’Innovazione a inizio 2020 sui Data Center della Pubblica Amministrazione aveva rivelato una situazione estremamente frammentata, con oltre 1.200 strutture utilizzate dalle amministrazioni centrali e locali, di cui solo circa 60 ritenute sufficientemente sicure; il PNRR ha posto le basi per superare questa situazione critica attraverso il Polo Strategico Nazionale (PSN) che prevede la realizzazione di 2 coppie di Data Center con elevati standard di qualità per ospitare e gestire dati e servizi pubblici considerati critici e strategici delle amministrazioni pubbliche più rilevanti (le amministrazioni centrali, le principali amministrazioni locali incluse le Regioni e i comuni con più di 250.000 abitanti, le ASL, etc). La speranza è che in questo modo si pongano le basi infrastrutturali per la trasformazione digitale della PA italiana.

Dall’altro lato anche le iniziative e gli investimenti recenti e/o annunciati (es. Aruba con il campus IT4, l’iniziativa Noovle di TIM e la partnership con Google, l’annunciato campus Avalon 3 di Irideos, etc) confermano l’interesse e l’attenzione in Italia verso i Data Center e le prospettive di Cloud Transformation.

Gli investimenti nella banda ultralarga

Sul fronte della banda ultralarga, continuano i progressi nei piani per la sua diffusione sul territorio nazionale con massicci investimenti sia pubblici sia privati, guidati principalmente da FiberCop e da Open Fiber. Quest’ultima, nata con la missione di perseguire gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, prevede con il suo piano industriale 2022-2031 investimenti per 11 miliardi di euro sul territorio nazionale, con l’obiettivo di allargare la copertura della fibra a circa 24 milioni di unità immobiliari (dai 13 milioni stimati a dicembre 2021). Anche il Gruppo TIM dall’altro lato ha confermato il suo impegno nell’infrastrutturazione del Paese, attraverso sia gli investimenti di FiberCop sia la partecipazione vincente agli ultimi bandi pubblici (es. TIM ha vinto 7 lotti del bando ‘Italia1Giga’, tutti i lotti del bando ‘5G Backhauling’, 2 lotti del bando ‘Sanità Connessa’, 4 lotti del bando ‘Scuole connesse’).

Naturalmente desta grande interesse ed attenzione il protocollo di intesa non vincolante (Memorandum of Understanding, MoU) relativo al progetto di integrazione tra le reti di TIM e Open Fiber, sottoscritto lo scorso maggio da CDP, KKR, Open Fiber e TIM, con l’obiettivo di raggiungere un disegno vincolante entro il 31 ottobre.

Il mercato delle torri

Per quanto riguarda le torri, da un lato il settore delle torri telecom ha visto in Italia negli ultimi 8 anni un grande fermento, che ha portato alla creazione di 2 operatori principali quali Inwit e Cellnex che gestiscono la maggior parte del mercato, in attesa di capire tutti i possibili sviluppi legati ai servizi 5G; dall’altro lato, il settore delle torri broadcasting probabilmente si trova di fronte a un momento di riflessione, sia relativamente alle possibilità di sviluppo della TV su Digitale Terrestre rispetto alla diffusione della TV su internet, sia con riferimento alla possibilità/opportunità di integrazione tra RaiWay ed EI Towers nell’ottica di efficientare il settore stesso.

I risultati dell’EY Infrastructure Barometer indicano anche che, a stimolare gli investimenti nel settore delle infrastrutture in Italia, sono principalmente la dimensione dell’economia italiana (42%), la possibilità di cogliere diverse opportunità finalizzate a colmare il divario infrastrutturale del Paese (40%), i solidi fondamentali (35%), i rendimenti più elevati rispetto agli altri Paesi dell’UE (31%) e la concorrenza limitata (21%). Il potenziale del settore in generale risulta tuttavia ancora essere limitato da fattori esterni, quali vincoli burocratici (65%), incertezza politica e normativa (63%) e rischio di contenzioso (29%).

Interessante notare come il 64% degli intervistati abbia valutato la performance dei propri investimenti nelle infrastrutture italiane, in linea con la media del proprio portafoglio e il 29% le ritenga anche superiori. L’ottimismo nei confronti del proprio portafoglio di investimenti è alimentato principalmente da fattori quali la crescita esterna (38%) e organica (31%), mentre i rischi legati all’incertezza normativa (38%), alla ripresa economica (20%) ed al rischio paese (15%) sono tra le ragioni per le quali gli investitori restano cauti.

Cresce l’attenzione verso i temi ESG

Dal sondaggio emerge anche come tra i criteri di selezione dei propri investimenti, ad oggi, gli investitori riservino grande attenzione ai temi ESG – Environmental, Social, and Governance, quali l’attenzione prestata al cambiamento climatico e al raggiungimento della neutralità del carbonio: il 59% degli intervistati afferma di aver tenuto in considerazione aziende con alto rating ESG.

Il 42% degli investitori intervistati afferma di destinare più del 30% del proprio portafoglio agli investimenti ‘Core Plus/Value Add’ al fine di aumentare i propri rendimenti, e la classe di asset preferita risulta essere quella dei servizi infrastrutturali (32%) insieme a quella degli investimenti rivolti all’economia circolare (32%).

Il settore delle infrastrutture TMT

In termini di prospettive, il settore delle infrastrutture TMT è risultato attrattivo per il 10% degli investitori intervistati, alle spalle delle infrastrutture energetiche, a cui il 35% del campione stima di destinare le proprie risorse nei prossimi 12 mesi, delle infrastrutture dei trasporti (18%) e di quelle sociali (17%). Nello stesso periodo, secondo il 73% del campione, ci sarà un generale aumento della competizione negli investimenti sulle infrastrutture e solo l’8% degli intervistati afferma di voler liquidare, in parte o totalmente, gli attuali investimenti. Sono risultati in parte motivati dal fatto che gli investitori non ritengono esserci impatti rilevanti sugli investimenti a causa del conflitto in Ucraina e delle relative conseguenze: nei prossimi 12 mesi, il 65% degli intervistati non si aspetta un calo significativo dei ricavi o della redditività e l’83% non prevede una riduzione dei volumi di operazioni di M&A. Inoltre, il 16% degli investitori, come reazione ad un eventuale impatto derivante dal conflitto, afferma comunque di voler modificare la propria strategia di investimento incrementando i propri investimenti nel sistema infrastrutturale.

Conclusioni

L’ultima evidenza estremamente interessante dell’ultimo EY Infrastructure Barometer è relativa alla tecnologia come elemento in grado di rivoluzionare ogni aspetto del settore delle infrastrutture: in tal senso il 55% degli intervistati include infatti investimenti in tecnologia nella propria strategia, mentre il 33% ha dichiarato che gli investimenti in tecnologia rappresenterà una delle principali aree di interesse nei prossimi 3-5 anni. A beneficiare della spinta fornita dalla tecnologia saranno principalmente i segmenti dell’energia (38%), della logistica (23%) e TMT (18%), grazie ad alcune applicazioni tecnologiche ritenute chiave per lo sviluppo dell’attività di M&A e rappresentate dall’Artificial Intelligence (29%), dal Cloud (21%), dall’IoT (16%) e dalla Cybersecurity (16%).

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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