BANDA LARGA

Reti aperte in Europa: il quadro

Cresce l’interesse politico per le reti aperte, soprattutto presso le molte amministrazioni locali che hanno deciso di far fronte allo scarso interesse degli operatori commerciali e investire in servizi a banda larga in aree a bassa densità abitativa. Durante gli anni diverse regioni ed enti locali in Europa (soprattutto in Svezia, Finlandia e Paesi Bassi) si sono dotati di reti aperte, con il contributo attori sia pubblici sia privati. L’Italia può adottare questo modello?

28 Gen 2015
Marco Forzati

RISE Research Institutes of Sweden, Esperto esterno per la Commissione europea

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Come discusso nel precedente articolo della serie, una rete aperta si basa sulla separazione concettuale dei ruoli di fornitore di servizio (service provider, SP) da quelli di gestore di rete attiva (network provider, NP) e di rete passiva (physical infrastructure provider, PIP). A seconda dei casi, i ruoli di PIP e NP (oppure i ruoli di NP e PIP) possono venire assunti da un’unica entità, dando luogo a tre principali modelli di business: modello di rete aperta a livello passivo (passive-layer open network, PLON), modello di rete aperta a livello attivo (active-layer open network, ALON), modello di rete aperta a tre livelli (three-layer open Network, 3LON).

Durante gli anni diverse regioni ed enti locali in Europa (soprattutto in Svezia, Finlandia e Paesi Bassi) si sono dotati di reti aperte, con il contributo attori sia pubblici sia privati.

Paesi Bassi: Amsterdam, CityNet e Reggefiber

Nel 2005, il fondo d’investimento Reggeborgh costituiva una cordata privata per fondare Reggefiber, con la missione di costruire reti FTTH aperte in tutto il paese. Da allora la società ha connesso due milioni di abitazioni e attualmente ha un take up rate del 31% (ovvero 620.000 abitazioni hanno attivato la linea). Reggefiber segue il modello PLOM e sulla rete sono attivi una dozzina di service providers (SP), con offerta di servizi triple-play da 20 Mb/s a 1 Gb/s, a partire da 35 euro al mese.

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Parallelamente al progetto Reggefiber, la città di Amsterdam avviava un progetto in partnership publico-privato (PPP) per custruire una rete di accesso FTTH. Il provisioning dell’infrastrutture passiva, compresi i lavori di scavo e posa della fibra nei condotti venne realizzata da un consorzio di tre gruppi di investitori: il comune, le associazioni di edilizia pubblica (housing companies), e due attori del settore privato (Reggefiber e l’operatore incumbent KPN), con un capitale di 30 milioni di euro (di cui 12 in debt financing) per connettere 40.000 abitazioni in una prima fase. Il progetto rappresenta anche un importante precedente per gli interventi pubblici: dopo più di due anni di disputa legale la Commissione europea ha approvato il progetto sulle basi del criterio dell’investitore in un’economia di mercato (MEIP).

Inizialmente il consorzio possedeva e gestiva l’infrastruttura passiva (ruolo di PIP), mentre il ruolo di NP, per l’attivazione della rete era dato in appalto (modello 3LOM). L’operatore BBNed (poi acquisito da Tele2) ha vinto il primo contratto di NP e ha offerto servizi all’ingrosso ai fornitori di servizi fino a ottobre 2009, quando la rete venne ceduta ad un consorzio interamente privato (KPN e Reggefiber). Da allora si è passati ad un modello PLON.

Gli ultimi anni e mesi hanno visto sviluppi fondamentali che possono portare a un cambiamento radicale della situazione: KPN ha preso gradualmente controllo di Reggefiber, acquisendo il 41% nel 2008, un ulteriore 19% nel 2012 e, alla fine del 2014 la totalità del capitale (pagando 500 milioni per il 40%). L’operazione ha ricevuto l’ok del regolatore a patto che la rete venga mantenuta aperta per almeno tre anni.

Svezia: reti comunali, Stokab e EQT

Le prime reti FTTH aperte in Svezia sono state costruite intorno al volgere del secolo, a livello comunale o intercomunale, la maggior parte su iniziativa pubblica ma con importanti eccezioni private o in collaborazioni PPP, e con mix di finanziamenti comunali, europei e in debt financing. Il modello seguito è per lo più nelle varianti ALOM e 3LOM, in cui spesso però viene anche offerto il leasing di fibra spenta, per esempio a operatori mobili. Il processo di connessione ai SP si è andato standardizzando con gli anni, e si è sviluppato un mercato per l’attivazione delle reti 3LOM con quattro o cinque NP nazionali attivi sul mercato. Nel frattempo, le reti dei comuni più piccole sono andate incontro a un processo di consolidamento o di federazione. Oggi oltre la metà dei comuni svedesi è coperto da reti FTTH aperte comunali. Tra i casi più di successo ci anche comuni con densità abitative al di sotto di 10 abitanti per km2 che hanno costruito reti FTTH che offrono servizi simmetrici a 100 Mb/s a prezzi tra 30 e 40 euro al mese.

Un caso speciale è quello del comune di Stoccolma, uno dei primi esempi globali di reti aperte, e di coinvolgimento pubblico, e oggi il 99% delle abitazioni del comune sono connesse in modalità FTTH o FTTB alla rete della società in-house Stokab. Il modello seguito da Stokab è il PLOM. La fibra viene concessa in leasing sia ai SP per fornire Internet e triple play, sia a operatori mobili, banche, società televisive, aziende private, senza discriminazione. La disponibilità abbondante e capillare di fibra accessibile a chiunque ha dato vita ad un florido mercato e non solo per la banda ultra-larga. Stoccolma è stata la prima città al mondo a dotarsi di copertura mobile LTE (grazie alla facilità implementare una rete di backhaul in fibra) e la rete conta oggi più di cento clienti, tra operatori e altre aziende, il che ha permesso Stokab di rientrare sull’investimento (interamente finanziato in debt financing) in soli otto anni. Oggi gli abitanti di Stoccolma possono scegliere servizi da 1 Mb/s a 1 Gb/s a partire da 8 euro al mese.

Gli ultimi anni hanno visto due importanti eventi in Svezia. Il primo è una serie di acquisizioni di NP da parte di SP (un caso simile all’affare KPN/Reggefiber) tale da lasciare solo un NP indipendente nel paese. Il fenomeno viene visto con preoccupazione da molti comuni. Il secondo evento è l’entrata nel mercato del fondo d’investimento EQT che, tramite la controllata IP-Only, sta investendo circa 3 miliardi di euro per costruire, acquisire ed espandere reti FTTH aperte in tutto il paese. IP-Only segue un modello ALOM.

Finlandia: rete Suupohja

La Finlandia ha seguito per molti versi lo sviluppo svedese, prendendo però un approccio a livello più regionale o intercomunale. Un esempio è la rete Suupohja, una collaborazione intercomunale in una zona a densità abitativa tra i 3 e i 10 abitanti per km2, con l’obiettivo di connettere l’intera popolazione di 35.000 abitanti a una rete FTTH. Il progetto è finanziato da un mutuo quindicennale, risorse comunali e fondi strutturali europei. Suupohja segue un modello ALOM ma offre leasing di fibra spenta. Sono stati finora investiti 10 milioni e i ricavi dal leasing di fibra e dai canoni di connessione sono già arrivati a 1 milione.

Altre interessanti iniziative di FTTH aperta sono reti costruite da cooperative di cittadini, specie in zone rurali. Mentre altrove (Svezia per esempio) questo tipo di iniziativa si limita a connettere singoli villaggi o zone residenziali a reti esistenti, in Finlandia esistono esempi di intere reti regionali costruite su questo modello. Uno di questi è Kuuskaista, in una zona rurale della Finlandia centrale. Finanziata da un mix di debt financing, quote d’iscrizione, fondi comunali e fondi europei, la rete ha chiuso in pareggio per la prima volta nel 2010 e sta cominciando a rientrare dall’investimento. Anche qui il modello scelto è un ALOM, e i prezzi al dettaglio sono di circa €35 al mese per 150 Mb/s simmetrici.

Francia: Nièvre

La Francia negli ultimi anni ha visto un’accelerazione dello sviluppo della banda ultra-larga, spesso su iniziativa pubblica, grazie anche a una legge del 2004 che dà una certa libertà alle autorità locali di costruire e mantenere reti attive e passive. Un esempio di rete aperta lo troviamo nel dipartimento francese della Nièvre: un caso interessante in cui il modello è un ibrido PLOM/3LOM, nel senso che l’ente pubblico dà in concessione la costruzione e la gestione della fibra al NP con un diritto irrevocabile d’uso trentennale (la proprietà della rete rimane pubblica). L’investimento è stato finora di 42 milioni per 100.000 utenze (per il 62% da fondi pubblici e per il 38% dal NP), e si è seguita una soluzione graduale in cui inizialmente la maggior parte degli utenti è connesso in ADSL o WiMax. Il FTTH è offerto al momento alle imprese e ad un numero limitato di utenze (l’obiettivo è però di coprire il 23% in FTTH nel 2015). Sulla rete sono presenti 7 operatori. È da notare che il NP è Axione, interamente controllato da uno dei SP (Bouygues).

Germania: Niedersachsen

La Germania non è nota per l’elevata penetrazione di fibra, né per l’attivismo delle amministrazioni pubbliche in tal senso. Ci sono alcuni esempi, è vero: il più noto è forse M-Net in Baviera, che però costruisce una rete verticalmente integrata.

Il caso dello stato federato della Bassa Sassonia (Land Niedersachsen) è invece interessante. Il progetto, che ha l’obiettivo di connettere 750.000 abitazioni a una rete aperta FTTB (in alcuni casi con una fase di transizione xDSL), è in fase di definizione da parte del Land. Il progetto sarà coordinato dallo stato ma la costruzione e gestione della fibra sarà prerogativa dei comuni e dei distretti governativi (Regierungsbezirk). Il settore pubblico si limiterà alla gestione della fibra spenta, in un modello PLOM o 3LOM. Al momento si discutono collaborazioni possibili con operatori e network provider sia in Germania che all’estero: sarà interessante seguirne l’evoluzione.

Se si riesce a partire in Sassonia, hai visto mai che qualcuno in Italia riprenda coraggio?

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