Le 4 C della trasformazione digitale: quali sono e come attuarle - Agenda Digitale

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Le 4 C della trasformazione digitale: quali sono e come attuarle

Connettività, competenze, cultura e crescita: sono le 4 C della trasformazione digitale, necessaria per vincere la sfida della pandemia. I dettagli e come attuarle

19 Apr 2021

Per vincere la sfida posta dalla pandemia, istituzioni, tessuto industriale e sociale devono lavorare insieme e creare un circolo virtuoso tra investimenti e riforme, puntando su politiche di lungo respiro per la modernizzazione e la trasformazione digitale del Paese.

Per ripartire, insomma, servono le 4C della trasformazione digitale. Ovvero: Connettività, Competenze, Cultura e Crescita.

La crisi finanziaria e sanitaria sta mettendo a dura prova i “sistemi sociali”, costretti a ripensare strategie di resilienza che dovranno dare la priorità a scelte capaci di coniugare ripresa economica e sostenibilità. In tale contesto i settori dei media e delle comunicazioni sono stati, sono e saranno centrali per ridurre le disuguaglianze e consentire a tutti una consapevole partecipazione socio-economica ed il raggiungimento di quel benessere legato soprattutto alla produzione ed al consumo di beni relazionali.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, durante la crisi pandemica, ha in più occasioni affermato che la salute non coincide nell’assenza di malattia ma è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale che è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano.

Quello che determina lo stato di salute di un individuo, di un popolo, di una nazione va, quindi, identificato in gran parte al di fuori della sanità: un fattore è rappresentato dalla trasformazione digitale e dalla rivoluzione tecnologica, che hanno necessariamente investito in questi mesi abitudini e bisogni dei consumatori, oltre che modelli ed organizzazioni finora ritenute sicure e consolidate.

La stessa Commissione europea ha indicato come decisive, in questa fase di passaggio, la transizione climatica e quella digitale e lanciato anche un ambizioso piano d’azione decennale per sostenere la ripresa e la trasformazione dei settori dei media e dell’audiovisivo, settori, particolarmente colpiti dalla crisi del coronavirus ma essenziali per la democrazia, la diversità culturale e l’autonomia digitale dell’Europa. La transizione digitale del settore va, quindi, rafforzata in quanto strumento di inclusione, di alfabetizzazione e di diffusione di una vera Cultura digitale.

Le 4C della trasformazione digitale: Crescita

È ben noto quale sia la maturità digitale del nostro Paese, fotografata impietosamente ogni anno dalla Commissione Europea attraverso l’indice Desi: l’Italia si colloca sempre agli ultimi posti, soprattutto su indicatori chiave quali “Human Capital, Regulation and Policy ed Innovation Landscape”, sebbene andrebbe forse fatta qualche riflessione sulle metodologie e gli indicatori alla base di tali rilevazioni europee. Metodologie e indicatori che spesso non tengono conto dell’effettivo stato di avanzamento nazionale su alcune politiche digitali in tema di linee veloci e ultraveloci, influenzando di conseguenza anche la valutazione generale sull’andamento del Paese e le successive raccomandazioni.

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In ogni caso, a prescindere dai dati in circolazione, dotare il sistema-Paese di reti di comunicazione “future proof (Very High Capacity Networks)” rappresenta una leva imprescindibile per la crescita economica: garantire l’ubiquità di tali infrastrutture di rete è di fondamentale importanza soprattutto in questo periodo storico, in cui i gap di accesso ad una rete adeguata rischiano di tradursi in nuove forme di disuguaglianza e di emarginazione.

In tale ottica, gli investimenti previsti per l’attuazione del Piano strategico per la banda ultralarga e le politiche per il 5G e per le tecnologie emergenti, funzionali ad accrescere la copertura del Paese, favoriranno quella transizione che consentirà al Paese di superare la pandemia e tornare ad essere competitivo. Infatti, è essenziale ed indifferibile intervenire per garantire una copertura completa ed adeguata delle diverse aree del Paese, soprattutto di quelle più marginali ed “interne”, al fine di consentire a tutti i cittadini di usufruire di servizi di connettività con una velocità che possa arrivare fino a 1 Gigabit/s.

La seconda delle 4C: Connettività

Ma oltre alle politiche di sostegno per la copertura infrastrutturale del Paese, è importante anche incentivare la domanda di connettività: sostenere la domanda di connettività permetterà ai cittadini di utilizzare e conoscere nuovi servizi e le potenzialità della rete, rendendo la tecnologia sempre più familiare e favorendo lo sviluppo di una cultura dell’innovazione che possa essere in grado di contribuire al salto digitale ed al rilancio dell’economia.

Al di là di politiche di incentivo a sostegno della domanda, è necessario affrontare il problema in maniera più strutturale, puntando sui servizi digitali di facile accesso in tutti i settori, dall’industria alla sanità, per creare una Cultura Digitale e vincere ogni possibile resistenza al cambiamento.

Come confermato anche in questa fase emergenziale, c’è una forte correlazione tra “offerta di contenuti” e “domanda di connettività”. L’aumento esponenziale della fruizione di contenuti video/multimediali, durante l’emergenza Covid-19, che ha ridisegnato le abitudini dei cittadini e ne ha concentrato le attività sempre più in ambito domestico, ha rappresentato l’incentivo cardine per richiedere una rete più performante. Favorire lo sviluppo e la trasformazione digitale dell’industria creativa e culturale, puntando sulla formazione di nuove competenze, appare, quindi, un elemento chiave per lo sviluppo della domanda di connessione e, più in generale, per dare un contributo decisivo alla crescita del nostro Paese, dove tale settore ha un’importanza non trascurabile.

Gli stessi processi gestionali (in tutti i settori) si fonderanno su una piena adozione delle tecnologie avanzate, come il Cloud Computing, l’Intelligenza artificiale, la Blockchain, la Tecnologia 5G.  Grazie a strumenti di Analytics e Big Data sarà possibile avere una migliore conoscenza delle esigenze dei “clienti”, gestire le interazioni e favorire forme di fruizione alternativa a ridotto contenuto di complessità, mentre il supporto del canale “human” rimarrà fondamentale per preservare tutte le attività a forte valore aggiunto e relazionale. L’utilizzo di tali tecnologie rappresenta, dunque, una grande opportunità per lo sviluppo di processi e prodotti e fondamentale per una pianificazione preventiva ed un corretto dimensionamento delle risorse, per la riduzione dei costi operativi, e l’incremento dell’efficienza.

Le 4C della trasformazione digitale: Competenze

Le nuove tecnologie scontano una difficoltà di penetrazione dovuta non solo ad una domanda scarsa ed alla necessità di un’infrastruttura che ne supporti la potenza computazionale, ma anche all’assenza di idonee risorse professionali e di competenze digitali in grado di portare servizi evoluti.

Per favorire l’adozione di servizi innovativi e di conseguenza accelerare la digitalizzazione del Paese è fondamentale che, anche attraverso servizi tecnologicamente sempre più evoluti ma accessibili, i cittadini acquisiscano capacità di utilizzo e consapevolezza delle potenzialità del digitale. In tale ottica, per contribuire a una progressiva alfabetizzazione digitale dei “clienti”, e creare una Cultura Digitale, è necessario sviluppare una metodologia di fruizione dei beni rapida ed efficace basata su soluzioni digitali “user friendly”.

La diffusione di contenuti attraverso offerte online e l’implementazione di app e canali di dialogo digitali con il cliente rappresentano, solo per fare alcuni esempi, uno stimolo alla propensione all’uso di strumenti digitali anche nei cittadini meno esperti. Questo processo di digitalizzazione, in qualunque settore intervenga, richiede, però, di poter fare affidamento su figure altamente specializzate, in grado di gestire efficacemente la transizione e il consolidamento digitale del settore e leggere l’enorme mole di dati (di qualità) resi disponibili.

Il percorso di formazione del capitale umano in funzione dell’innovazione tecnologica richiede un grande impegno sia in termini organizzativi che di risorse. Diventa indispensabile, pertanto, investire in formazione per accelerare la digitalizzazione del Paese con politiche di sostegno allo sviluppo delle nuove competenze, sia a livello scolastico che universitario, come sancito dalla comunicazione del primo luglio 2020 della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo ed al Comitato delle regioni, “Sostegno all’occupazione giovanile: un ponte verso il lavoro per la prossima generazione”, ove si afferma che è il momento che gli Stati membri e le istituzioni europee rivolgano la loro attenzione verso la prossima generazione, per cui appaiono necessarie azioni per rafforzare la garanzia per i giovani all’istruzione ed alla formazione professionale, per una competitività sostenibile ed una maggiore equità sociale e resilienza. Aspetti forse troppo spesso passati in secondo piano nella impegnativa gestione dell’emergenza sanitaria.

Le 4C della trasformazione digitale: Cultura

La sfida dell’innovazione non può, quindi, che passare da un cambiamento culturale, dalla capacità di affrontare problemi nuovi con approcci nuovi. Nell’emergenza pandemica è stato prioritario garantire la sicurezza delle persone ma come garantirne adesso il benessere?

Il ruolo della cultura al servizio della comunità appare adesso ancora più fondamentale che in passato, anche perché il patrimonio immateriale è stato duramente colpito dalla pandemia. Il lockdown e il distanziamento hanno ferito la vita sociale, le relazioni interpersonali, gli eventi, le manifestazioni religiose e laiche, ogni forma di aggregazione sociale che sono parte essenziale della nostra identità e del nostro benessere.

Rilanciare il patrimonio immateriale, investire sulla cultura anche grazie all’apporto della tecnologia, può essere uno strumento di comunicazione sociale (interrottasi bruscamente) e, quindi, di benessere ma certamente anche di crescita, valorizzando l’immenso patrimonio culturale del nostro Paese, messo in crisi dalla mobilità internazionale e dalla crisi globale del turismo che molto probabilmente non sarà un processo temporaneo o di breve periodo.  Questo difficile riposizionamento offrirà anche dell’opportunità per riequilibrare il consumo culturale, creando nuovo opportunità per piccole realtà locali, oltre gli scontati percorsi turistici.

L’industria della cultura dovrà operare in un ambiente digitale multi-piattaforma che vedrà anche una forte interazione con il settore del gaming, ed in particolare degli “applied game (o serious game)”, far fronte ad una nuova domanda di contenuti di alta qualità, fruibili in realtà aumentata, virtuale, immersiva ed interattiva, anche in mobilità: una fruizione “anytime, anywhere” che necessità di connettività.

Una vera rivoluzione che in parte ha già investito il mondo dei media, portando a nuovi modelli di business e servizi on demand, e che può rappresentare un volano per la digitalizzazione del Paese e l’attuazione della transizione digitale. La digitalizzazione del patrimonio culturale non solo attua l’agenda digitale nell’ambito della cultural heritage, sviluppando la priorità nazionale di diffusione della larga banda e della web economy, ma anche la transizione digitale della pubblica amministrazione e lo “European Green Deal” con i piani di efficientamento energetico dei Musei e dei luoghi di cultura, la messa in sicurezza antisismica degli edifici di culto, il monitoraggio e prevenzione dei rischi per i siti ed i luoghi della cultura, generando nuove forme e nuovi modelli di fruizione e comunicazione dei contenuti artistici e culturali, oltre che nuovi modelli di gestione del patrimonio culturale materiale ed immateriale, anche senza creare altre strutture.

L’avvio di un grande progetto Cultura 4.0, fondato su connettività e competenze, costituisce certamente un fattore di Crescita che non solo rende più accessibile l’immenso patrimonio culturale del nostro Paese, ma anche lo valorizza o lo innova, come dimostrano già tanti esempi. Ma questa è un’altra storia che si può già raccontare.

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