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Bandi e finanziamenti per l’Agenda Digitale in Italia: come (e quanto) l’Italia sta spendendo

Sommando i contributi dei fondi a gestione diretta e indiretta per il digitale, abbiamo stimato per l’Italia una disponibilità di 11,5 miliardi di euro dal 2014 al 2020. Sono 37 i bandi, per 25 miliardi. Ma perlopiù rivolti ad imprese e piuttosto frammentati. Ecco cosa si apprende dall’analisi dei finanziamenti

27 Mar 2018

Luca Gastaldi

Direttore dell'Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano


Su quante risorse possiamo contare per attuare l’Agenda Digitale italiana? Rispondere non è facile perché le possibili fonti a cui attingere sono molteplici e con logiche di funzionamento molto diverse tra loro. Molti interventi di digitalizzazione sono finanziati grazie a fondi europei, che hanno il pregio di poggiare su un solido impianto programmatorio pluriennale e possono essere suddivisi in due tipologie:

  • fondi a gestione diretta: erogati direttamente dalla commissione europea agli utilizzatori finali attraverso la partecipazione a bandi (come ad esempio quelli di Horizon 2020);
  • fondi strutturali (o a gestione indiretta): gestiti dagli stati membri che, sulla base di programmi operativi e attraverso le loro PA centrali e locali, ne dispongono l’assegnazione ai beneficiari finali.

LEGGI I PRINCIPALI FONDI PER L’AGENDA DIGITALE

L’importo dei fondi europei per l’Agenda digitale italiana

Sommando i contributi dei fondi a gestione diretta e indiretta per il digitale, abbiamo stimato per l’Italia una disponibilità di 11,5 miliardi di euro dal 2014 al 2020, pari a circa 1,65 miliardi di euro l’anno[1].

Il 23% di questa cifra, pari a 376 milioni di euro l’anno, fa riferimento a fondi a gestione diretta, come ad esempio Horizon 2020. È importante specificare che i bandi per accedere a tali fondi stanno diventando sempre più competitivi e che non è scontato che le imprese e le PA italiane riescano a raccogliere tutte le relative risorse.

La gran parte (77%) delle risorse che l’Europa mette a disposizione per attuare l’Agenda Digitale italiana, circa 1,27 miliardi di euro l’anno, è tuttavia allocata su fondi strutturali. In particolare su questi 4:

  • Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR);
  • Fondo Sociale Europeo (FSE);
  • Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR);
  • Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP).

Per accedere alle relative risorse, le autorità competenti (Regioni, Ministeri e Agenzie ministeriali) devono redigere e farsi approvare dalla Comunità Europea dei programmi operativi: documenti che specificano come saranno impiegati i fondi strutturali. Esistono 2 tipologie di programmi operativi:

  • Programmi Operativi Nazionali (PON): per l’Italia ne sono stati redatti 14: 11 a valere sul FESR e/o sul FSE a cui si aggiungono 2 su FEASR e 1 su FEAMP.
  • Programmi Operativi Regionali (POR): per l’Italia ne sono stati redatti 60: 18 su FESR, 18 su FSE, 3 plurifondo e 21 su FEASR.

I ritardi italiani sui fondi

Ogni programma operativo è articolato in 11 Obiettivi Tematici (OT), che esprimono le priorità della Commissione dal 2014 al 2020. L’OT2 “Migliorare l’accesso alle ICT” e l’OT11 “Migliorare l’efficienza della PA” fanno riferimento diretto[2] all’attuazione dell’Agenda Digitale e sono monitorati da un Comitato di Pilotaggio. Il primo rapporto del Comitato[3], uscito il 19 maggio 2017, consente di esaminare gli interventi avviati dall’Italia fino a dicembre 2016 (ultimo dato disponibile) e mette in luce una situazione critica.

  • Sui PON si evidenziano forti ritardi nell’avvio delle attività relative all’OT2 e all’OT11: nei primi 2 anni dei 7 disponibili per usare i fondi strutturali:
    • sono stati spesi solo 2 milioni di euro (pari a circa lo 0,6%) dei 339 disponibili per l’OT2 e sono stati vincolati per essere spesi solo 25 milioni di euro;
    • sono stati spesi solo 2 milioni di euro (pari a circa lo 0,2%) dei 946 disponibili per l’OT11 e sono stati vincolati per essere spesi solo 143 milioni di euro.
  • Anche sui POR si evidenziano forti ritardi: nei primi 2 anni dei 7 disponibili per i fondi strutturali:
    • sono stati spesi solo 16 milioni di euro (pari a circa il 2%) degli 862 disponibili per l’OT2[4] e sono stati vincolati per essere spesi solo 87 milioni di euro;
    • è stato speso meno di 1 milione di euro (pari a circa lo 0,3%) dei 287 disponibili per l’OT11 e sono stati vincolati per essere spesi solo 27 milioni di euro.

Per riassumere, l’Italia ha finora speso meno del 1% delle risorse messe a sua disposizione dall’Europa per l’OT2 e l’OT11 e vincolato alla spesa solo il 12%. C’è da specificare che:

  • tali ritardi sono prevalentemente dovuti all’avvio delle operazioni sui fondi strutturali che non avranno più effetti nei prossimi anni;
  • il Piano triennale ha fornito un forte impulso a tutti i livelli – sia nazionale che locale – ad impiegare le risorse disponibili e ci si aspetta pertanto un maggiore impiego di risorse per il futuro.

È fondamentale accelerare l’impiego dei fondi comunitari perché sono una straordinaria leva per attuare l’Agenda Digitale. È altrettanto importante coordinare PA centrali e Regioni affinché usino le risorse disponibili per interventi sinergici tra loro. Senza una regia forte e serrata rischiamo di perdere molte opportunità di digitalizzazione e disperdere risorse preziose.

Oltre alle risorse allocate sui fondi europei, l’Agenda Digitale italiana può contare anche su risorse nazionali, locali e provenienti da aziende private. Le risorse locali e quelle private sono incerte o difficili da quantificare. È invece possibile fare un censimento delle risorse nazionali che l’Italia abbina a quelle comunitarie.

I bandi di finanziamento per l’Agenda digitale

Dal 2015 a oggi sono stati emessi 37 bandi di finanziamento nazionale a supporto dell’attuazione dell’Agenda Digitale, per un valore complessivo pari a circa 25 miliardi di euro. In molti casi si tratta di stanziamenti che insistono su più anni. Per ottenere un valore annuale – in particolare per il 2017 – sono state considerate, dove disponibili, le allocazioni anno per anno[5]. In tal modo si è ottenuto un totale di oltre 12 miliardi di euro per cofinanziare l’attuazione dell’Agenda Digitale nel 2017.

La disponibilità è significativa, ma per il 70% deriva da agevolazioni “generaliste” che non sono attivate specificatamente per il perseguimento di obiettivi di Agenda Digitale e che quindi richiedono di inserire gli investimenti in digitalizzazione all’interno di progettualità finalizzate a ottenere altri risultati.

Esaminando tutti i bandi emessi dal 2015 a oggi emerge che:

  • la quasi totalità delle risorse è utilizzabile da imprese private mentre sono minori le risorse per le PA (massimo 7,3 miliardi di euro su 25 complessivi) e organismi di ricerca (massimo 2,2 miliardi di euro);
  • la procedura di assegnazione dei fondi è per il 46% degli interventi (pari a oltre 11 miliardi di euro) di tipo automatico: non è valutata la qualità di progetto ma solo la corrispondenza formale a determinati requisiti;
  • quasi 2,6 miliardi di euro sono distribuiti con procedure a sportello; in questo caso le domande sono valutate in ordine cronologico di presentazione e devono prevedere il superamento di criteri minimi di accesso;
  • circa 9 miliardi di euro sono assegnati con procedura negoziale: dopo una selezione di massima degli interventi da finanziare, si negoziano le condizioni di finanziamento con i soggetti proponenti;
  • solo 1,9 miliardi di euro sono assegnati a graduatoria, ovvero con una procedura meritocratica più selettiva per quanto concerne sia il progetto che i proponenti l’iniziativa.

Tali circostanze, unite alla limitata presenza di incentivi specifici per l’attuazione dell’Agenda Digitale, portano a prevedere un’elevata frammentazione degli aiuti, che tuttavia cercano di produrre cambiamenti strutturali. Il 34% del totale delle risorse disponibili grazie allo Stato, ben 8,3 miliardi di euro, finanzia infatti nuovi investimenti, in particolare per l’acquisto dei beni tecnologici previsti dal Piano Industria 4.0. Il 31% è utilizzato per la realizzazione di progetti di ricerca e innovazione, il 28% per investimenti in banda larga, il 9% per programmi più ampi di sviluppo aziendale e ammodernamento tecnologico, il 3% per l’avvio di nuove imprese e la quota residuale per interventi specifici a favore dell’eCommerce e altre finalità.

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Bibliografia:

  1. https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/how-eu-funding-works/management-eu-funding_it
  2. https://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en/
  3. http://ec.europa.eu/regional_policy/index.cfm/it/funding/erdf/
  4. http://ec.europa.eu/esf/home.jsp?langId=it
  5. https://ec.europa.eu/agriculture/rural-development-2014-2020_it
  6. https://ec.europa.eu/fisheries/cfp/emff_it
  7. http://www.agenziacoesione.gov.it/it/politiche_e_attivita/programmazione_2014-2020/Programmi_Operativi/Introduzione_po.html
  8. http://www.ot11ot2.it
  9. http://www.funzionepubblica.gov.it/capacita-amministrativa/comitato-di-pilotaggio
  10. http://www.ot11ot2.it/monitoraggio/il-rapporto-di-monitoraggio-sull’attuazione-degli-obiettivi-tematici-11-e-2-nei-pon-e
  11. https://pianotriennale-ict.italia.it
  12. http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/industria40

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Si veda il report “Finanziare l’attuazione dell’Agenda Digitale”, disponibile su www.osservatori.net.
Occorre tenere in considerazione che le risorse sull’OT2 e sull’OT11 non sono le uniche disponibili per attuare l’Agenda Digitale. Le politiche di digitalizzazione sono infatti trasversali e trovano applicazione anche in altri OT.
Disponibile su www.ot11ot2.it.
In verità sono poco di 2 miliardi di euro ma non sono considerati gli interventi sulla banda larga, gestiti a parte.
In alcuni casi sono state effettuate delle stime in base alla durata prevista dell’incentivo. Nei casi in cui le risorse sono state indicate “fino ad esaurimento”, l’importo è stato considerato interamente disponibile nel primo anno in cui sono state messe a disposizione.

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