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Direttore responsabile Alessandro Longo

L'analisi

Primi tentativi di piattaforme per il turismo italiano

di Luigi Ferro

04 Gen 2013

4 gennaio 2013

Ci proverà Enit, con un database b2c in Italia.it, ma secondo gli addetti ai lavori ci vuole un passo ulteriore: verso il b2b. Le cause del declino del travel italiano e le strade per la rinascita

Un elenco, un database, una lista. Chiamatela come volete, ma la norma che non c’è nel decreto del governo sull’Agenda digitale (che ignora il turismo) e che non è presente neanche nel Piano nazionale del turismo in arrivo a gennaio è questa. Una directory che raggruppi i 34 mila alberghi italiani, bed & breakfast, rifugi e tutto ciò che fa parte del mondo dell’ospitalità che permetta a tutti di inserire i propri contenuti, comprenda la prenotazione delle camere e renda tutti visibili al mondo business to business del settore turistico.

Una scelta verso la quale sembra orientata la nuova Enit del direttore generale Andrea Babbi e del presidente Pier Luigi Celli che proprio in questi giorni ha annunciato, oltre al ritrovato rapporto con le Regioni, la presa in carico del portale Italia.it (del quale aveva parlato l’assessore dell’Emilia-Romagna Maurizio Melucci in questa intervista). La nuova release del portale sarà più orientata alla promozione commerciale delle strutture ricettive.

E’ d’accordo Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Amadeus, la società per la distribuzione e le piattaforme tecnologiche per il turismo, che chiede però qualcosa in più. “Il portale sarà un aggregatore di contenuti dei portali regionali, oltre ad avere una propria identità. Avrà però un taglio b2c. Ciò che in questo momento sarebbe opportuno avere è anche un focus sulla creazione di un portale in ottica b2b, che consenta l’accesso delle strutture dell’ospitalità ai canali mondiali di distribuzione”

Secondo Lazzerini l’Italia ha infatti la capacità di rendere difficile la distribuzione del prodotto turistico. “Su alcuni portali regionali trovi la lista degli alberghi ma non puoi prenotarli. Allora devi andare sul sito dell’hotel e sperare che ci sia la possibilità di prenotare. Oppure lo trovi su Booking.com e riesci ad avere la stanza solo che il 30% dell’importo se lo prende il sito”.

Per questo è necessario dotarsi di una piattaforma che dia anche visibilità al 94% delle strutture alberghiere  italiane che non fanno parte di una catena e che spesso non riescono a farsi vedere su Internet. “Il consumatore è cambiato. Non vuole una destinazione, cerca un’esperienza è diventato più smart. I pacchetti di viaggio se li costruisce da soli e questo mette in crisi i tour operator e le agenzie di viaggio che funzionavano solo come biglietterie non le frequenta più. Vuole valore aggiunto”. E poi ci sono i nuovi mercati come la Cina o i Bric che fanno fatica a vedere l’Italia in rete. Fra le prime trenta Ota (Online travel agency) europee, infatti, non ci sono società italiane.

“Intanto l’Italia – osserva Roberta Milano, docente e consulente di web marketing applicato al turismo – “E’ la prima destinazione per Expedia. Solo che sono oggi sono queste piattaforme di prenotazione a fare il mercato. E funzionano bene per le grandi mete lasciando scoperta la microricettività”. Della quale l’Italia abbonda. 

Un micidiale mix di insufficienza della politica e lentezza da parte degli operatori ad adeguarsi al nuovo mondo di Internet ha creato il ritardo italiano. I primi germi dell’antipolitica hanno fatto fuori i ministero del Turismo, il passaggio delle competenze alle regioni ha creato buone esperienze e molta frammentazione. E poi c’è stata la continua sottovalutazione del turismo, le promesse per il raddoppio dell’incidenza del settore sul Pil in quattro anni e il disastro di Italia.it

Oggi, secondo l’Osservatorio nazionale del turismo, quasi il 90% delle strutture ha un proprio sito (ma quante hanno investito sulla visibilità, chiede Lazzerini), il 60% permette la prenotazione online (che offre risultati migliori dal punto di vista del fatturato), ma nel frattempo è esploso il mondo social dove il ritardo è forte. Roberta Milano gira l’Italia facendo corsi e racconta di “un livello ancora basso dove molti pensano a Facebook come una perdita di tempo”. Fra gli alberghi solo il 37% è presente sui social network.

E non parlategli di Trip Advisor e delle sue recensioni. “In ogni regione dove sono andata c’è sempre qualcuno che racconta della richiesta di prenotazione arrivata via mail alla quale l’albergo ha risposto via fax”, racconta la docente ligure.

Il passaggio del portale Italia.it all’Enit è, secondo Lazzerini, un passo importante anche se esiste un problema di budget per l’ente che vede i suoi soldi svanire in gran parte per fare fronte ai costi fissi. E per gli investimenti non rimane molto. Perché ci vuole altro per fare formazione sul mondo social e lavorare sul mobile. Come hanno fatto in Trentino dove hanno realizzato un app per ogni valle, ma come stanno facendo bene anche in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Basilicata.

“Si può recuperare con marketing e strategia”, aggiunge l’amministratore delegato di Amadeus. Roberta Milano è reduce dalle giornate fiorentine di Bto, Buy tourism online, alle quali ha partecipato anche il direttore generale dell’Enit Andrea Babbi “venuto per ascoltare” (e già questa è una notizia). Il lavoro non manca. Italia.it su Facebook ha 8.853 di “mi piace”, il sito del turismo australiano 3,8 milioni. “Quello dell’Australia – racconta Milano è un interessante caso di governance. Gli operatori sono stati coinvolti nel progetto, hanno condiviso il cammino, criticato e suggerito. Un modo di procedere per obiettivi con progetti mirati per esempio al mercato cinese”.

Nel suo piccolo la Maremma ha agito in modo simile. Discutendo con la base degli operatori sono state messe a punto una serie di iniziative articolate tramite siti, newsletter e presenza sui social che hanno registrato eccellenti risultati sul fronte delle presenze. E oggi se cerchi Maremma su Google in cima alla lista delle risposte ci sono i siti che parlano di turismo e non una sfilza di imprecazioni toscane.

E poi c’è il mobile che necessita di approcci differenti dal punto di vista del marketing. “Tramite la geolocalizzazione il turista si trova al centro del territorio che ruota intorno a lui. Con offerte e indicazioni che arrivano direttamente su tablet o smartphone”, osserva la docente d. Groupon infatti collabora anche con Foursquare e il coupon arrivare direttamente in mano dell’utente con l’offerta del luogo in cui si trova.

L’hotel dell’isola d’Elba risponde in video alle critiche degli utenti, il b&b pugliese tramite l’account Twitter racconta il territorio e il sito del comune di Ceglie Messapica sono esempio positivi che fanno sperare anche se è il sistema a latitare. Perché se è vero che a battaglia si gioca sul terreno dell’online non può essere giocata singolarmente dal piccolo albergo. 

  • Alla Dolce Vita

    …ancora con questi proclami vuoti e privi di forza!
    In Italia una delle poche risorse, veramente distribuite sul territorio è il turismo.
    …una ricchezza ineguagliabile!
    E lo hanno capito tutti….in prima fila le grosse multinazionali che agiscono in barba a tutte le leggi ( sia civili che commerciali ) proponendo pubblicità ingannevole e concorrenza sleale….con sonore ronfate da chi dovrebbe controllare e tutelare gli operatori locali!
    Expedi-Tripadvisor ha invaso e violentate il comparto turistico, con logiche e politiche al di fuori di qualsiasi correttezza e trasparenza.
    Tripadvisor ( ex proprietà di Expedia, ma tutt’ora intimamente correlata ) è presente sul territorio italiano con il portale .it , MA NON PAGA TASSE E NON HA UNA SEDE LEGALE ITALIANA.
    …..cosa stanno facendo le isitituzioni , le associazioni e gli organi di controllo?!
    …ENIT….CI SEI?

  • Paola Baldacci

    Di database il turismo abbonda e sono anche piuttosto efficienti. Che l’agenda digitale li contempli oppure no e gli Enit dei governi di turno li citino nei propri programmi o meno.
    Come credete che il turismo si prenoti, o più banalmente: cosa c’è dietro a motori di prenotazione come Expedia? Risposta: gli stessi database b2b che gli operatori b2b utilizzano.
    Ma senza dilungarsi, era il maggio 2009 e pubblicavamo:
    Federalberghi lancia un proprio portale di prenotazione in collaborazione con Amadeus: ad annunciarlo il presidente Bernabò Bocca. “Il progetto è stato presentato in giunta la settimana scorsa – dichiara Bocca -. L’obiettivo è arrivare a 5mila strutture in 4 anni, con un ritmo di mille all’anno. I nostri alberghi che hanno convenzioni con la pubblica amministrazione sono già 900”. Bocca promette competitività sul fronte commissionale: “Sarà pari al 10%, rispetto agli altri che richiedono il 30%”. Il progetto decollerà in settembre. E il portale Italia.it? “Noi intanto partiamo”, commenta il presidente. Un progetto non esclude l’altro insomma: “Nel momento in cui arriverà il portale istituzionale, ci sarà un collegamento”. Amadeus, chiediamo al presidente, garantisce un database di voli, pacchetti, autonoleggi: ci si limita agli alberghi? “Al momento parliamo di prenotabilità delle strutture ricettive. Il partner è di primaria importanza e i progetti di sviluppo ci sono”.

    Direi che l’ultimo problema per gli alberghi e per il turismo italiano è cercarsi un “elenco, una lista, un database” al quale agganciarsi.

  • Marco Vismara

    Roberta mi sembra una della poche persone con idee e voglia di fare, fare concretamente però. Io sto sviluppando – da Berlino – un progetto che potrebbe essere interessante per tutte queste realtà. Si chiama Lookals e non è altro che un marketplace dedicato alle esperienze in Italia e nel mondo. Una piattaforma che raccoglie al suo interno offerte di esperti locali e le unisce ad un pubblico di viaggiatori (Nazionali ed Internazionali) in modo semplice e diretto. La mission di Lookals è quella di far rivivere ogni singolo borgo e di coinvolgere a pieno il viaggiatore e gli esperti del luogo. Che si tratti di rivivere percorsi dimenticati o poco conosciuti o tradizioni culinarie locali, vogliamo che il viaggiatore esplori quello a cui è veramente interessato. Insomma, tutto il mondo ci conosce per il Colosseo, le gondole, i Musei Vaticani, la Sindone, Firenze etc. ma si perdono le meraviglie più nascoste del Belpaese. Quanti di voi hanno amici che, con i low coast, volano sull’aeroporto di Orio al Serio a Bergamo….provate a chiedere loro se sono stati a Bergamo e se hanno visitato la splendida Città Alta….

    Questo è quello che vogliamo fare noi. Sappiamo cosa cerca l’Americano a Roma, il Tedesco sul lago di Garda o il Francese a Napoli. E sappiamo che è difficile che trovino esperienze uniche ed indimenticabili. Lookals offrirà loro questa opportunità.

    Niente “elenchi” o discorsoni. Lookals è quasi pronto per il lancio.

  • Ilaria

    Ho letto l’articolo e i commenti precendenti con molta attenzione e penso che le idee emerse siano tutte molto buone. Il problema del progetto di Enit è che, a quanto pare, è soltanto un modo per riciclere un gradissimo flop come il portale italia.it (costato uno sproposito e servito a nulla). Dal mio punto di vista quello che veramente manca al turismo italiano è la capacità di fare rete tra le istituzioni e gli enti che a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, si occupano di favorire il turismo. Mi piace moltissimo anche il progetto di Marco Vismara e penso ceh questa sia una delle nicchie su cui si può fare moltissimo. Un’altra nicchia che, secondo me, è scoperta è quella dei servizi collaterali al turismo vero e proprio. Sto collaborando al lancio di un progetto sul turismo che mira ad integrare i servizi offerti dagli hotel con tutti i servizi che gli hotel non forniscono ma che possono servire a creare una vacanza su misura, ad esempio la possibilità di avere una baby sitter, un dog sitter, di trovare una macchina a noleggio o di conoscere gli spettacoli serali che vengono organizzati nelle zone limitrofe all’hotel in cui si alloggia. E’ vero che gli hotel spesso forniscono informazioni di questo tipo, ma è anche vero che le offrono “sul posto” e “sul momento”, senza che il turista abbia la possibilità di pianificare i servizi di cui ha bisogno prima del suo arrivo. Ed è per questo che è stato pensato il sito mytraveladd.com. Ora lavoreremo per creare le collaborazioni indispensabili alla buona riuscita del progetto, nella speranza che siano in molti a credere nella sua bontà.

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