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Acquisti innovativi, PA in bilico tra vecchio e nuovo approccio: come migliorarli

Gli strumenti più evoluti nell’ambito del procurement dell’innovazione e il Codice Appalti rappresentano una base di partenza ma rimangono poco praticati. Ecco le azioni che devono seguire

10 Lug 2018

Andrea D'Acunto

Partner EY


La propensione della Pubblica Amministrazione a fare appalti innovativi non è cambiata nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni per dare una cornice normativa e regolamentare più definita e contestuale ai cambiamenti dettati dal digitale (come il Correttivo Codice Appalti e Piano triennale AgID) e il diffondersi di nuovi strumenti per il procurement. Una delle sfide principali è quella di far comprendere alla PA l’importanza di sviluppare capacità e di ‘comprare’ innovazione.

Gli strumenti più evoluti nell’ambito del procurement dell’innovazione rimangono, infatti, ancora poco praticati, dando l’impressione che esistano problemi di applicabilità, di chiarezza e di percezione del reale vantaggio nel creare e formulare domande d’innovazione a cui i player del mercato possano rispondere con offerte chiare, rapide e affidabili. La PA si sta già impegnando nella strada dell’innovazione e deve essere sempre più indirizzata verso una totale efficacia risolutiva soprattutto perché il nuovo paradigma – ossia l’approccio al digitale che ad un determinato problema richiede una specifica soluzione valida in un opportuno “time to market” – impone all’attuale configurazione della PA italiana di fare un ulteriore passo in avanti per essere completamente competitiva in uno scenario sempre più digitale.

Giornate di consulenza e prodotti digitali

L’innovazione della PA non deve più basarsi sul modo in cui compra innovazione bensì su cosa compra per innovarsi. Sono, infatti, stati finora forniti dei validi e veloci strumenti come MEPA, Accordi Quadro, Pre-Commercial Procurement, Concorso di Idee, Dialogo Competitivo, che riducono i tempi e le complessità di appalti e gare ma che possono ancora essere maggiormente utilizzati in modo più efficiente, superando lo scoglio dell’assenza di decreti attuativi che rende difficile, ma non impossibile, la digitalizzazione delle procedure di affidamento e del procurement in generale.

Ad oggi, tramite questi nuovi strumenti, assistiamo principalmente all’acquisto di due tipologie di risorse: giornate di consulenza (anche chiamate “giornate-uomo”) e prodotti digitali (software-hardware). Tale trend di acquisto è dettato principalmente dall’utilizzo di un “approccio classico” – o “waterfall” – allo sviluppo di soluzioni digitali nell’ambito della PA che prevede un approvvigionamento di know-how consulenziale, le cosiddette “giornate-uomo”, utilizzate in un processo di analisi lungo e costoso che permette di analizzare i contesti e le problematiche delle PA e di progettare soluzioni digitali basate sui prodotti software e hardware acquistati. Questi ultimi, nella maggioranza dei casi, sono in grado di soddisfare l’esigenza di digitalizzazione della pubblica amministrazione ma non dei cittadini, proprio perché non rispettano i tempi dell’innovazione. La sfida principale, dunque, è quella di entrare nella prospettiva “digital first”, con l’obiettivo di accorciare le distanze con gli utenti (siano essi cittadini o imprese).

Il nuovo approccio per l’acquisto PA

La pubblica amministrazione italiana si trova dunque in un loop di ricerca di risorse economiche e di sviluppo di soluzioni digitali, nel tentativo di raggiungere il livello d’innovazione già presente in altri contesti al di fuori della PA. Negli ultimi anni il paradigma digitale ha imposto un “approccio agile” che ribalta totalmente l’”approccio classico” in quanto si concentra sull’obiettivo (soluzione digitale) da consegnare al cliente, che richiede tempi sempre più brevi, lo sviluppo di nuove funzionalità e, insieme, affidabilità e qualità. Questo approccio, adottato da startup e innovatori, è orientato a fornire una soluzione a fronte di un problema a cui solo in seguito si darà operatività, tramite know-how di persone e prodotti software e hardware.

Gli hackathon digitali

Un’estremizzazione dell’approccio agile sono gli hackathon digitali in cui team di persone con un patrimonio di competenze diversificato affrontano problematiche o sfide fornendo soluzioni in un arco temporale ristretto (dalle 24 alle 48ore). Un esempio di successo di hackathon è stato “Hack Developers”, organizzato dal Team per la Trasformazione Digitale di AgID ad Ottobre 2017, con l’obiettivo di contribuire alla digitalizzazione della PA (96 soluzioni digitali, prodotte durante 48 ore in 25 sedi in contemporanea, da oltre 800 sviluppatori, suddivisi in 116 team, con 80 community e 200 mentor).

Strumenti di procurement per l’innovazione della PA

Sorge spontanea una domanda: come possiamo migliorare questo procurement dell’innovazione PA? Sicuramente ad oggi una soluzione in grado di soddisfare a pieno sia le esigenze della PA sia la complessità del mercato è difficile da trovare ma è ragionevole supporre che il nuovo codice degli appalti e i nuovi strumenti di procurement per l’innovazione rappresentino una buona base di partenza da cui irradiare una serie di iniziative. Tra queste:

1) La creazione di un network di business, per la collaborazione e lo scambio d’innovazione con regole chiare e semplici tra PA (centrali e non centrali), aziende, start-up e poli di ricerca e sviluppo (università e centri specializzati nella formazione e ricerca).

2) Training dell’attuale demand PA, necessario al fine di rafforzare la capacità e la strategia di spesa in termini d’innovazione digitale

3) Organizzazione della PA: non basta istituire ruoli e direzioni come quello della Direzione dell’Innovazione per risolvere la questione del “fare” innovazione all’interno della pubblica amministrazione ma è fondamentale perseguire modelli sempre più collaborativi con tutte le direzioni e cercare l’apporto di competenze interdisciplinari

4) Abituare il cittadino al fatto che c’è una PA che sta cominciando ad offrire servizi digitali, appoggiandosi ad una strategia di comunicazione chiara ed efficace che possa infondere fiducia e affidabilità. Solo mettendo al centro i cittadini e le imprese è possibile toccare con mano l’impatto dell’innovazione digitale.

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