didattica a distanza

La scuola al tempo del covid-19: così prof e studenti stanno affrontando la sfida

Raccogliendo le conoscenze acquisite nei corsi sulle tecnologie a scuola, i docenti hanno imbracciato videoconferenze, questionari online, registrazioni audio-video, si sono ingegnati per mantenere in ogni modo il contatto con i propri studenti e ricompattare la truppa dispersa. Con non poche difficoltà. Vediamo quali

23 Apr 2020
Angela Maria Sugliano

EPICT Italia, ELKM-DIBRIS, DISFOR Università di Genova


Oggi l’emergenza sanitaria del Covid 19 è riuscita “in un attimo” a convincere tutti dell’utilità e del valore che le tecnologie possono avere per supportare i processi educativi. Al momento, a un livello che ne garantisce la sopravvivenza, ma potrebbe essere, questo, solo il primo passo se riusciremo a contenere e dare un valore alle tante difficoltà che stanno affrontando oggi i docenti, i dirigenti, gli studenti, i genitori.

Facciamo allora il punto su come si è evoluto nel tempo l’uso delle tecnologie per la didattica e quali sono le sfide da affrontare per garantire senso e successo alla cyberbattaglia per la conoscenza, ingaggiata non senza timore, ma con arditezza dal corpo docente della nostra Scuola.

La storia della didattica a distanza

Allo stato delle cose, stiamo vivendo lo scenario previsto da chi ha ideato il primo embrione di Internet e cioè la rete Arpanet voluta dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel 1969, in piena guerra fredda, per sopperire all’eventuale impossibilità di utilizzare i tradizionali mezzi di comunicazione a causa di una emergenza militare, cioè la temuta guerra nucleare.

Oggi l’emergenza che stiamo vivendo è sanitaria e fa toccare con mano a tutti l’utilità del mondo parallelo che è possibile vivere grazie alla rete: le relazioni familiari, il lavoro che si fa “smart”, gli acquisti (lenti, ma possibili), e la Scuola.

Proviamo a riassumere in poche battute la storia della Didattica a Distanza (DaD) nome con cui oggi si definisce la Scuola “traslocata” sul web: servirà per fare mente locale sulle premesse del fenomeno di oggi e poter proporre una sintetica analisi delle criticità che oggi emergono dalle esperienze del nostro coraggioso corpo docente che ha – con più o meno entusiasmo! – accettato la sfida.

Erano gli ultimi anni del 1900 e Centri di ricerca più innovativi conducevano attività di formazione innovativa con i Bulletin Board; poi negli anni 2000 i primi corsi universitari in e-learning (di uno sono stata fra i progettisti per l’Università di Genova il corso in e-learning sull’e-learning “E-learning per la Scuola, l’Università e l’impresa” ).

Sul fronte della Scuola è del 1985 il Piano Nazionale per l’Informatica (PNI), iniziativa destinata ai soli docenti di matematica e fisica delle scuole secondarie di II grado; poi negli anni Novanta fu varato il Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche (PSTD)  per ampliare le dotazioni tecnologiche delle scuole e consentire la sperimentazione didattica anche a docenti di altre discipline. L’attenzione a una più ampia digitalizzazione della Scuola parte nei primi anni 2000 con varie iniziative quale ad esempio il primo Piano Nazionale di Formazione al Digitale degli insegnanti: ForTic.

E’ degli anni 2007-2012 il primo PNSD – Piano Nazionale per la Scuola Digitali con una prima fase che ha visto l’introduzione delle LIM, poi l’allestimento di Classi 2.0, la sperimentazione per la produzione di contenuti didattici da parte delle Scuole, l’azione Scuol@2.0, le azioni per la Scuola in Ospedale. Nel 2012 l’attivazione di accordi accordi fra il MIUR e le Regioni per radicare sui territori la diffusione di LIM e classi 2.0 , favorire la connettività per le Scuole, costituire i Poli Formativi sul territorio nazionale. Nel 2015 con la legge sulla “Buona Scuola” nasce il nuovo PNSD con le tante azioni di formazione e di progettualità finanziata MIUR e PON per l’innovazione digitale che si propagano fino a oggi. In parallelo si sono sviluppate tante attività universitarie e legate al mondo delle associazioni per diffondere l’uso pedagogico delle tecnologie digitali.

Se dapprima si riconosceva alle tecnologie per la didattica un valore “funzionale” (si scriveva più veloce, si facevano più veloci i conti, si preparavano futuri programmatori e stenografe capaci di usare i word processor), con il passare del tempo è stato sempre più evidente il loro valore pedagogico, volto a:

  • formare cittadini capaci di esercitare cittadinanza digitale e pronti alle sfide di un mercato del lavoro che esige competenza digitale,
  • dare la possibilità agli studenti di amplificare le proprie potenzialità espressive e di conoscenza avendo a disposizione tante applicazioni meravigliose per conoscere, comunicare, esprimere ed elaborare tutti i propri pensieri con strumenti che supportano analiticità e creatività.

E giù, fiumi di inchiostro sulle riviste specializzate; e giù, simposi, framework, progetti nazionali e internazionali per allargare la base di chi volesse accettare la sfida di cambiare il modo di produrre i propri materiali didattici (in formato digitale), diversificare le modalità di comunicazione con gli studenti proponendo attività collaborative supportate dalle tecnologie, sperimentare nuove forme di valutazione con strumenti digitali che permettono feedback veloci, analisi puntuali.

Sì, una sfida perché non si tratta solo di “cambiare metodo di insegnamento”, si tratta – quando si parla di formazione con le tecnologie digitali, e di didattica a distanza a maggior ragione – di cambiare il modo di pensare, di agire, di relazionarsi con gli altri e noi stessi: una vera sfida che è comprensibile che non siano stati in molti fino ad oggi a voler affrontare. Soprattutto finché non ce n’è stata una evidente necessità.

La didattica a distanza, oggi

Ed eccoci alla didattica a distanza oggi.

WHITEPAPER
Telemedicina: come attivare una valida rete ospedale-medici-territorio
PA
Sanità

Raccogliendo in fretta le conoscenze acquisite nei corsi sulle tecnologie a scuola (forse distrattamente seguiti) e dopo un intenso e rapido periodo di addestramento ad opera dei docenti più esperti che hanno davvero messo a disposizione tutte le loro competenze e la loro passione, i docenti, hanno imbracciato videoconferenze, questionari online, registrazioni audio-video, si sono ingegnati per mantenere in ogni modo il contatto con i propri studenti e ricompattare la truppa dispersa.

Sì, linguaggio militare per rappresentare un particolare scenario di battaglia dove il docente nel suo ruolo di condottiero – dall’etimo della parola (dux, ducis) – si trova a guidare la propria truppa alla conquista della conoscenza su un campo di battaglia davvero inedito, uno scenario cyber, dove la battaglia si gioca sul web.

Oltre al condottiero, anche la truppa a dispetto della propria “competenza social” ha delle difficoltà a muoversi sul cyber campo della conoscenza digitale, perché qui c’è da muoversi con autonomia e responsabilità, non basta saper muovere velocemente il joystick e guidare un personaggio che si muove perlopiù da solo grazie alle impostazioni del gioco sullo schermo del computer.

Qui è un luogo di identità, dove è richiesta attività, pro-attività, originalità, rigore, ma in uno spazio smaterializzato, una sorta di Matrix in cui le identità sfumano, le dinamiche si complicano, i significati si confondono…

La cyberbattaglia – testimonia ogni docente oggi – comporta l’affrontare ostacoli e nemici che in tutti i modi cercano di compromettere il successo dell’operazione: la rete internet che non funziona, le funzioni delle applicazioni che “vivono di vita propria”, la distrazione degli studenti acuita dalla location casalinga e dalla possibilità di anonimato dietro allo schermo con telecamera spenta, la debolezza sociale della comunicazione e dell’interazione digitale, i tanti diversi dispositivi degli studenti che a seconda del sistema operativo, browser, aggiornamenti vari si comportano in modo diverso; e poi gli “hacker”, gli studenti stessi che decidono di utilizzare linguaggio osceno e scurrile e offensivo, amici degli studenti che si intrufolano nelle videoconferenze.

Didattica a distanza: privacy e sicurezza

Alcuni docenti avvertono la presenza di nemici invisibili che attentano alle questioni di privacy e sicurezza. Fortunatamente su questo fronte sono intervenute oggi rassicurazioni con il Provvedimento del 26 marzo 2020 – “Didattica a distanza: prime indicazioni” del Garante per la privacy. A questo proposito è da citare il ruolo che stanno svolgendo i docenti che coordinano la parte infrastrutturale della DaD (spesso gli Animatori Digitali) veri “segugi digitale” per individuare i problemi e trovare soluzioni.

E poi l’importanza e la necessità di garantire sul cyber campo di battaglia un ambiente inclusivo: se i “bisogni speciali” degli studenti sono di un tipo che si giova dell’interazione a distanza, dei materiali didattici in formato elettronico, dei tempi dilatati della formazione asincrona la didattica a distanza facilita e accompagna l’inclusione; ma la questione si fa dura e il campo di battaglia diventa davvero insidioso se le criticità connesse ai bisogni speciali degli studenti sono di una tipologia che si acuisce con la distanza e con le interazioni nel vuoto sociale delle connessioni virtuali.

Le criticità della didattica a distanza

L’impegno che il condottiero richiede alla sua truppa nella didattica a distanza, va calibrato secondo criteri che non sono ancora del tutto consolidati e conosciuti: in alcuni casi la truppa è stremata sotto il peso di attività didattiche troppo pesanti. Con un click si fornisce un testo da leggere di 50 pagine: su carta si percepisce a colpo d’occhio che non sarà possibile per domani assegnare un compito del genere, con un click tutto sembra possibile.

Il docente potrebbe non accorgersi della gravosità della missione assegnata. E se il docente non è uno solo, ma un intero consiglio di classe che non ha ancora affinato tecniche di collaborazione per la didattica a distanza, il peso sulle spalle dei cyber studenti può diventare paralizzante: è il problema portato allo scoperto da alcune associazioni di genitori che si sono fatte portavoce delle famiglie oberate di impegno a supporto dei figli.

Un’altra criticità è costituita dalle munizioni che il docente mette a disposizione del cyber-studente per la conquista della conoscenza che a volte non sono così efficaci: moltissimi docenti hanno costruito con moltissima fatica materiali didattici interattivi, si ingegnano per videoconferenze attive, in cui fanno partecipare gli studenti con interventi e attività, in cui sotto-gruppi di studenti si incontrano in parallelo prima di tornare in plenaria, svolgono con attenzione e delicatezza le “interrogazioni online” che mettono in soggezione gli studenti. Ma si dà anche il caso di docenti che inviano le foto delle pagine del libro di testo sottolineate, che svolgono noiosi monologhi davanti alla telecamera senza il feedback degli studenti che dall’altra parte dello schermo chissà cosa stanno facendo.

Sul campo della cyber-battaglia virtuale ci sono anche le famiglie, personaggi non direttamente coinvolti nel processo didattico che si comportano indipendentemente da quanto stabiliscono i docenti, ma che possono avere una grande importanza: nel linguaggio dei video-giochi, potrebbero essere definiti NPC, Non-Player Character, che possono rappresentare un vantaggio per i giocatori, possono avere un ruolo neutro, possono essere un ostacolo.

I docenti infatti riconoscono in questo periodo di didattica a distanza l’importanza (e il vantaggio per i fortunati figli) della presenza di famiglie con la capacità di dare supporto fornendo tecnologie adeguate, supporto tecnico e anche supporto morale per affrontare le consegne digitali, le attività sincrone. Purtroppo ci sono famiglie che sono esse stesse in difficoltà e senza la possibilità di supportare i figli né con la tecnologia né con il supporto morale, e famiglie a torto o a ragione a seconda dei casi preoccupate e molto critiche verso le modalità di condurre la didattica a distanza troppo trasmissiva e poco pedagogica.

Vincere la sfida si può: ecco come

Ma i condottieri tengono, le truppe anche (nonostante il rammarico con cui i docenti testimoniano l’assenza di alcuni dalle aule virtuali) e i generali (i dirigenti) stanno sperimentando nuove strategie di leadership, per la recisione di e-leadership, una parola che definisce un ruolo che abbiamo letto nelle pagine dei documenti sull’innovazione digitale e che è diventata oggi concreta e piena di significato.

Si levano dalle fila di chi sta analizzando il fenomeno della didattica a distanza (esperti, ma anche non esperti che ripropongono la dinamica del “tutti siamo allenatori” di ambito calcistico) voci discordanti ma spesso negative verso quanto si sta realizzando oggi faticosamente nelle nostre Scuole.

Personalmente sulla base della mia ventennale esperienza di formazione dei docenti all’uso pedagogico delle tecnologie digitali e trentennale esperienza sulle strade di Internet per la formazione e la comunicazione, mi sento di essere molto tollerante e per nulla critica con i docenti che davvero coraggiosamente si sono lanciati oggi “giù nel cyberspazio”.

E penso che la parte della sfida che garantirà senso e successo alla cyberbattaglia per la conoscenza (ingaggiata non senza timore, ma con arditezza dal corpo docente della nostra Scuola), sarà la seguente:

  • razionalizzare le esperienze di questi giorni,
  • confronto continuo fra colleghi sotto la guida dei più esperti,
  • decisione già da ora di intraprendere un percorso per consolidare le conoscenze e le abilità acquisite sul campo.

Ho il privilegio di partecipare a diverse iniziative che stanno lavorando in questa direzione, e lì è e sarà il mio impegno insieme a quello dei colleghi con cui collaboro.

I progetti a supporto della formazione digitale dei docenti

Oggi la Community del Progetto Scuola Digitale Liguria costituisce per i docenti della Liguria una occasione di confronto e sostegno reciproco con il supporto del Team di progetto e dei tecnici del Digital Team, esperti della società Liguria Digitale a cui è affidata la conduzione del progetto finanziato con fondi FSE da Regione Liguria. Parte del finanziamento è destinato a una formazione gratuita per tutti i docenti della regione sui temi dell’uso didattico e pedagogico delle tecnologie digitali, formazione la cui erogazione inizierà a breve a cura dell’ATS che si è aggiudicata il bando pubblico per tale attività formata dall’Università, il Digital Innovation Hub Liguria, un Ente di formazione professionale e l’Associazione Scuola di Robotica, con il supporto di stakeholder quali il CNR – Istituto per le Tecnologie Didattiche, le Scuole polo per la formazione e la sinergia con l’Ufficio Scolastico regionale. Una formazione che seguirà le indicazioni emerse da una estesa e profonda analisi dei bisogni svolta dal Progetto regionale con tutti i rappresentanti della Scuola digitale ligure.

A livello nazionale invece posso citare l’esperienza dell’AICA Digital Academy, una nuova proposta dell’Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico finalizzata a supportare una formazione certificata e in qualità per lo sviluppo delle competenze digitali nel settore dell’educazione, del lavoro, delle professioni e per tutti i cittadini. In particolare per i docenti attraverso i Test Center AICA che aderiranno all’iniziativa, verranno proposti percorsi formativi per raggiungere una piena competenza all’uso pedagogico delle tecnologie digitali. Percorsi che avranno come esito l’acquisizione delle certificazioni ECDL/ICDL (European/International Computer Driving Licence  per la parte informatica, ed EPICT (European Pedagogical ICT Licence) per la parte pedagogica. Per l’emergenza Covid 19 è stato creato un sito disponibile nell’ambito dell’iniziativa Solidarietà Digitale, AICA DigitalAcademy per la Didattica in rete.

E poi l’impegno dell’Università di Genova con i corsi (a distanza) di alta formazione per gli insegnanti sull’uso pedagogico delle tecnologie digitali -: il Master di I livello e di perfezionamento sui temi della Robotica educativa e della Scuola inclusiva con le tecnologie digitali, finalizzati alle rispettive Certificazioni EPICT e che vedono nel corpo docente esperti universitari e professionisti del settore.

Da ultimo il contributo della comunità dei docenti dell’Associazione EPICT con le attività associative e i corsi mirati in collaborazione con le Scuole – online e in presenza – per il conseguimento delle certificazioni EPICT rilasciate Dipartimento DIBRIS dell’Università di Genova.

Le potenzialità ci sono tutte: buon lavoro a tutti noi!

WEBINAR
Strategie, strumenti e tecnologie per abilitare uno Smart Working efficace
Risorse Umane/Organizzazione
Smart working

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3