I trust services per vincere le sfide del GDPR

Ecco come funzionano i trust services, abilitatori di fiducia, secondo il GPDR in vigore da maggio. In questo quadro è cruciale affidarsi a un partner tecnologico che possa accompagnare le aziende con la consulenza di processo e normativa necessaria

Pubblicato il 28 Lug 2017

Lorenzo Piatti

Analyst Consulenza di processo e normativa di InfoCert (Gruppo Tecnoinvestimenti)

AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
I trust services per vincere le sfide del GDPR

Manca ormai meno di un anno a quando dovrà essere pienamente applicato in tutti i Paesi UE il General Data Protection Regulation (GDPR): com’è noto, da maggio 2018, introdurrà nuovi obblighi a carico di Titolari e Responsabili del trattamento del dato, particolarmente rilevanti nel caso di dati elettronici.

Per contrastare i sempre più numerosi casi di violazione della privacy, il GDPR non solo impone un innalzamento delle responsabilità a livello aziendale (con sanzioni comprese tra il 2 e il 4% del fatturato annuo per le imprese che non rispettino le obbligazioni imposte dal Regolamento), ma prevede anche una nuova figura professionale, il Data Protection Officer, un supervisore indipendente la cui presenza sarà obbligatoria nei soggetti elencati all’articolo 37 del Regolamento, tra i quali le Pubbliche Amministrazioni e le realtà private di grandi dimensioni o che trattano dati che presentano rischi particolari.

Il GDPR non è un provvedimento “isolato” e va a allinearsi alle tante disposizioni che stanno modificando lo scenario normativo europeo, con le quali ha in comune un obiettivo principale: elevare il trust delle transazioni digitali al fine di rafforzare la fiducia dei consumatori.

In questo contesto, gioca un ruolo centrale il Regolamento eIDAS in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per transazioni elettroniche nel mercato UE.

Così, anche nel GDPR sono i trust services gli “abilitatori della fiducia”. Vediamo perché.

Pensiamo, ad esempio, a uno dei principi fondamentali del Regolamento, quello del consenso informato.

Il GDPR dispone -nel rispetto del principio di liceità- che il dato personale possa essere trattato solo dopo aver reso all’interessato un’informativa e -in alcuni casi- aver raccolto il suo consenso all’utilizzo dei dati forniti. Nei casi in cui il trattamento sia basato sul consenso, e a maggior ragione laddove questo debba essere “espresso”, sarà opportuno avere certezza dell’identità dell’interessato e avere a disposizione strumenti che permettano di conservare negli anni la volontà del soggetto. Questo avviene in particolare in tutti quei contesti -come quello sanitario- dove un errato trattamento del dato potrebbe ledere i diritti fondamentali dei cittadini. Nel contesto digitale in cui viviamo questi obiettivi possono essere raggiunti con strumenti di e-identification, come SPID, ovvero con soluzioni trust quali firma avanzata, digitale o qualificata, che permettono di garantire paternità e integrità dei documenti.

Qualora, poi, il consenso dovesse venire meno, il titolare potrebbe richiedere formalmente l’interruzione del trattamento mediante un altro servizio trust, la Posta Elettronica Certificata o altro servizio di delivery fiduciario: come per le comunicazioni di cui infra, questi strumenti permettono l’opponibilità a terzi della comunicazione con garanzia dell’avvenuto invio e ricezione della revoca. Non bisogna, comunque, dimenticare che il Regolamento impone che il consenso sia revocato con la stessa facilità con cui è stato prestato: potrebbe, quindi, essere a carico del titolare mettere l’interessato in condizioni ottimali per la procedura di revoca.

Un altro esempio lo fornisce un secondo principio cardine del GDPR, quello relativo agli obblighi di notifica. Una volta immesso nei sistemi di un’azienda, il dato può seguire diverse strade a seconda del fine per cui è stato raccolto: essere trasferito a terzi, essere oggetto di una serie di diritti dell’interessato e, infine, essere infine eliminato, cancellato o anonimizzato. Qualora queste operazioni vadano comunicate ai vari stakeholder, dovranno essere utilizzati strumenti che ne garantiscano l’opponibilità a terzi in sede giudiziaria: strumenti di delivery certificati o qualificati. E dunque trust.

Più in generale, il GDPR impone che tutto ciò che riguarda il trattamento del dato sia pensato e realizzato con criteri improntati alla fiducia: persino l’architettura dei processi deve rispettare, per quanto disposto dall’art. 25 del Regolamento, i principi di privacy by design e by default.

Tuttavia, mentre altre disposizioni europee (quali PSD2 o le direttive antiriciclaggio) indicano esplicitamente quali siano gli strumenti adeguati per raggiungere la compliance normativa, lo stesso non accade nel caso del GDPR: il Regolamento, infatti, è incentrato sul trattamento del dato in termini di risultato atteso (la protezione e la minimizzazione dell’utilizzo del dato) senza alcuna indicazione degli strumenti da implementare per raggiungere tale scopo. Una scelta che resta a carico delle imprese, spesso sprovviste delle necessarie competenze interne.

Gli obblighi di risultato – e non di mezzi – imposti dal GDPR, quindi, lasciano spazio anche per altri due servizi elettronici spesso abilitanti per la corretta digitalizzazione dei processi: la marcatura temporale e la conservazione digitale. Questo tipo di strumenti permettono di preservare negli anni e di avere contezza temporale della raccolta del consenso, quando necessario, e del trattamento eseguito sui dati personali, mettendo il Titolare in grado di rispondere a un eventuale audit.

Per queste realtà è pertanto cruciale affidarsi a un partner tecnologico capace di fornire loro non solo le soluzioni più innovative, ma anche la consulenza di processo e normativa necessaria a disegnare una roadmap sostenibile del processo di trasformazione digitale. Un Trust Service Provider qualificato a livello europeo, sempre allineato alle richieste di una normativa in continua evoluzione in grado di certificare non solo gli strumenti, ma anche i processi di gestione del dato.

È evidente quanto lo scenario creato dal GDPR sia estremamente sfidante.

Tuttavia, può rivelarsi ricco di opportunità per chi saprà scegliere il digital trust non solo per rispondere agli obblighi di adeguamento normativo, ma per incrementare la propria competitività.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

People&Change

Tutti
Produttività e AI
AI IN AZIENDA
AI E LAVORO
SCENARI
FORMAZIONE
CULTURA AZIENDALE
COMPETENZE
AI in azienda
Carriera
AI leadership
Leggi l'articolo Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
lo studio
Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
policy
Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
Leggi l'articolo AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
collaborazione uomo-ai
AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
Leggi l'articolo Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
la sentenza
Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Leggi l'articolo Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
lo studio
Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
policy
Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
Leggi l'articolo AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
collaborazione uomo-ai
AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
Leggi l'articolo Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
la sentenza
Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x