Il caso

Smart City Metropolitana: Torino si candida a buona prassi nazionale

In occasione della firma del protocollo d’intesa per la realizzazione della Piattaforma Nazionale delle Smart Cities tra Anci e Agid, Torino racconta le azioni smart del suo territorio, in ottica di condivisione e riuso

30 Dic 2014
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Il 17 dicembre a Torino l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) hanno firmato il protocollo d’intesa per la realizzazione della Piattaforma Nazionale delle Smart Cities.

Si tratta di uno strumento operativo, sviluppato sulla scia del lavoro dell’Osservatorio Nazionale Anci sulle Smart City, che si occuperà di raccogliere e catalogare tutti i progetti e gli interventi legati al perimetro applicativo delle comunità intelligenti sul territorio italiano. “Dopo una fase di stallo durata troppo a lungo, stiamo cercando di imprimere un cambio di passo – ha promesso Alessandra Poggiani, Direttore Generale Agid –. Dopo la fase di consultazione pubblica, stiamo incorporando i rilievi emersi, per cercare di attivare la piattaforma entro il 30 gennaio”.

La piattaforma si strutturerà partendo dagli ottimi risultati raggiunti dall’Osservatorio Smart City dell’Anci, che ha visto la partecipazione attiva di 61 città, che hanno sottoposto 1.028 progetti, per un valore complessivo di 4 milioni di euro. Come ha più volte sottolineato il Presidente dell’Osservatorio Francesco Profumo, elementi cardine sono “La capacità di partire dalla condivisione delle conoscenze e il riuso delle buone pratiche, laddove possibile”.

In quest’ottica ben si sta muovendo la Città di Torino, che a un anno dalla presentazione del Master Plan SMILE – 45 Idee per Torino Smart City, amplia il suo raggio d’azione per coniugare Smart City e Area Metropolitana, candidandosi come buona prassi italiana. “Da 1° gennaio 2015 la città metropolitana sarà realtà, ci dovremo così misurare con una dimensione territoriale più ampia, in cui condivisione e capacità di riuso saranno fondamentali – spiega il Sindaco Piero Fassino –. Dovremo pensare in termini di città metropolitana Smart”.

Sfida che Torino è pronta a affrontare, come ha sottolineato anche la Poggiani: “A Torino c’è un patrimonio culturale, scientifico, organizzativo e di risorse umane importante, da mettere a disposizione per il resto del paese, in un’ottica di riuso e replicabilità”.

E proprio in quest’ottica, la Città di Torino ha iniziato a raccogliere le buone pratiche dei comuni dell’area metropolitana per metterle a fattor comune. La giornata “Verso una Smart City Metropolitana”, realizzata in collaborazione con Torino Strategica e Fondazione Torino Wireless, e col supporto tecnico di TOP-IX e Scuola Holden, è stata l’occasione per raccontare questi progetti e incrociarli con quelli sviluppati nell’ultimo anno nell’ambito del Master Plan di Torino Smart City.

Esempi di Smart City nell’Area Metropolitana torinese.

Particolarmente interessante il progetto di Social Web dell’Associazione Senza Fili Senza Confini di Verrua Savoia, che, in collaborazione con iXem Labs del Politecnico e TOP-IX, si propone di distribuire banda larga agli associati, attraverso una rete wireless in territori marginali, dove i grandi operatori non hanno interesse a investire. Si tratta del primo caso di Associazione iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione: “Dopo 4 anni in cui abbiamo distribuito gratuitamente la banda – spiega Giuseppe Valesio, Consigliere dell’associazione –; oggi siamo riconosciuti come Provider: distribuiamo sul territorio banda a 10 Mb, con un abbonamento di 50 euro annuo”.

L’efficientamento energetico degli edifici pubblici è al centro del progetto New Green che coinvolge i comuni dell’Unione NET e quelli del Patto Territoriale Zona Ovest di Torino. Il programma coinvolge oltre 200 edifici pubblici e permetterà di effettuare interventi sull’illuminazione stradale, riunendo singoli interventi per metterli a sistema. Il risparmio energetico è al centro anche dell’azione portata avanti dalla Città di Collegno: da un lato si razionalizzano le ore di funzionamento degli impianti d’illuminazione pubblica, mediante l’impiego di un interruttore astronomico di ultima tecnologia, che garantirà un risparmio stimato tra il 18 e il 20%. Dall’altro si potrà monitorare il funzionamento dell’impianto in tempo reale, potendo intervenire prontamente in caso di guasti.

Con Apriti Settimo, il comune di Settimo Torinese punta sugli Open Data, ma non mancano esempi “Smart” che con la tecnologia hanno poco o nulla a che fare. Perché come ha sottolineato Fassino: “Smart City non ha solo una dimensione tecnologica, certo è importante ma non unica. Si tratta principalmente di un salto culturale, bisogna lavorare su una Smart community, partendo dai cittadini, che devono diventare Smart people”.

Il Comune di Rivalta ha concentrato l’attenzione sulla riduzione del consumo del suolo, prediligendo la manutenzione – realizzata col coinvolgimento e le segnalazioni puntuali della cittadinanza – a nuove o grandi opere. “Su oltre 1000 segnalazioni e richieste di interventi, nell’arco di un anno e mezzo, siamo riusciti a dare risposta all’85 – 90% delle chiamate, con mezzi semplici, costi contenuti e nel rispetto della sostenibilità ambientale”, ha spiegato l’assessore all’Urbanistica, Guido Montanari. Altro esempio Smart senza impiego di tecnologia è offerto dalla Circoscrizione 4 di Torino: il progetto “Fa Bene”, già attivo nel mercato rionale di corso Svizzera, punta a trasformare le eccedenze alimentari di fine giornata da sprechi in risorse per i più bisognosi, che ne fanno domanda. I beneficiari, a loro volta, sottoscrivono un patto di restituzione, col quale si impegnano a prestare 20 ore di del proprio tempo e delle proprie competenze alla cittadinanza.

Piccole storie, piccoli esempi, buone pratiche da condividere e riusare, in un bacino, che con la nascita delle città metropolitane si amplia significativamente. E, come ha ricordato Antonella Galdi, Vice Segretario Generale Anci: “Il valore delle aree metropolitane risiede proprio nella ricchezza rappresentata dalle amministrazioni locali che le compongono, per quanto piccole siano. Con una pianificazione integrata, incentrata sulla condivisione, è possibile scongiurare il rischio dell’appiattimento dei comuni piccoli nei confronti del comune capoluogo”.

In questa direzione si sta muovendo la Città di Torino, che da un lato guarda alle esperienze del territorio per trovare buone pratiche da riusare, dall’altro offre l’esperienza accumulata col Master Plan SMILE, che in un anno ha prodotto 45 idee e 60 progetti, incentrati sui 5 filoni: Energy, Inclusion, Integration, Life & Health, Mobility.

Progetti che vanno dall’efficienza energetica, partendo dal monitoraggio e dalla riqualificazione degli edifici pubblici, alla mobilità sostenibile e condivisa, puntando su trasporto pubblico, car sharing e potenziamento del servizio di bike sharing.

La città ha poi sperimentato nuove modalità di finanziamento, come gli appalti pubblici di innovazione, per trovare nuove modalità per ingaggiare i privati nella realizzazione di interventi utili al pubblico e alla cittadinanza; inoltre ha sostenuto l’innovazione sociale, che genera economia fornendo servizi e soluzioni alla comunità, attraverso il bando di Torino Social Innovation, che in meno di un anno ha finanziato 13 progetti.

Grazie a questo ricco patrimonio diffuso sul territorio e ai percorsi di condivisione e riuso messi in atto, la Città di Torino vuole candidare l’area metropolitana torinese quale migliore prassi a livello nazionale sulla Piattaforma nazionale delle Smart City, attesa per inizio 2015.

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