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Attuare l’Agenda, la sfida 2016-2017: da affrontare assieme

I progetti di innovazione sono belli pronti, non resta che attuarli. Una sfida complicata che ormai tutti sono d’accordo si debba affrontare così: colmando le distanze tra i vari attori del processo, tra il centro e la periferia; tra pubblico e privato. Possiamo anche noi fare la nostra parte per l’ultimo miglio che ci separa dall’attuazione dell’Agenda

Pubblicato il 27 Nov 2015

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Attuare l’Agenda, la sfida 2016-2017: da affrontare assieme

C’è tutto, ma il cittadino non ha visto ancora niente. C’è tutto, sì, ma sulla carta: le norme (quasi) complete (in effetti arriverà in extremis, a dicembre, la legge delega Madia con il nuovo Cad). Ma i progetti cardine dell’Agenda digitale per trasformare la PA non sono ancora disponibili al cittadino: l’identità digitale (Spid), PagoPA; la fattura elettronica è un gioiellino perfetto che però ancora non è riuscita a digitalizzare davvero la PA e, con essa, l’Italia.

Viene quasi voglia di liquidare con una battuta, lo stato dell’Agenda digitale italiana: operazione riuscita perfettamente, il paziente è morto. No, non siamo ancora “morti”. In coma (analogico) sì, però. Lo dicono i parametri della Commissione europea; ma anche i nuovi indici che il Politecnico di Milano ha elaborando perfezionando quelli europei (siamo 23esimi su 28, in Europa, sul fronte digitale, mentre per l’Europa eravamo 27esimi).

Per uscire dal coma non bastano una buona diagnosi, buoni medici e strumenti terapeutici ottimali. Serve anche la capacità di applicare la cura sul paziente Italia, che seppure in coma riesce anche a fare resistenza alla terapia. L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha presentato giovedì scorso il rapporto sull’Agenda Digitale, con lo slogan Ora niente più alibi. Sì, perché sulla carta sembra che ci sia tutto (“quasi” tutto, ripetiamo). Compreso il commitment centrale a livello di Presidenza del Consiglio.

Credo che un segnale emblematico, di questo (fattuale, non solo “a parole”) sia stato lo sblocco dell’ANPR, come dichiarato dal ministro Angelino Alfano. L’Anagrafe Unica era stata presa a exemplum di governance pasticciata che blocca la trasformazione, come ribadito anche da Elio Catania (Confindustria Digitale) all’ultimo Forum PA puntando il dito contro le resistenze negli uffici del ministero dell’Interno. Resistenze di cui parlava- ai margini dei convegni e ufficiosamente- anche l’ex dg dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Ecco, la governance ora è chiara a livello centrale. Quello che manca è un passaggio operativo che la cali nelle singole amministrazioni. Possiamo considerarlo un “livello due” della governance. Di dettaglio. Oppure, questa cosa che manca, ci piace chiamarla i “manuali d’uso” per la trasformazione digitale. L’Agenzia per l’Italia Digitale- come detto dal dg Antonio Samaritani all’evento di presentazione del rapporto del Politecnico- sta lavorando appunto a una strategia top down e bottom up per coinvolgere tutti gli attori del cambiamento. In un’impresa di disseminazione incessante (e, si spera, inesorabile) del digitale. Ufficio per ufficio, dirigente per dirigente.

Noi vogliamo fare parte di questo secondo livello di lavoro- che è anche il primo passo per l’attuazione vera dell’Agenda- con l’iniziativa CantieriPA di FPA, che parte ufficialmente in questi giorni. L’obiettivo è appunto quello di aiutare la trasformazione digitale costruendo i manuale d’uso necessari per metterla in pratica in ogni sede. Assieme.

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