Il Consiglio dei ministri ha approvato il 28 ottobre 2026 il disegno di legge di bilancio per il 2027 e per il triennio 2027-2029. Secondo il comunicato di Palazzo Chigi la manovra vale circa 26 miliardi nel 2027 e 27 nel 2028, a fronte dei 23,5 indicati a metà ottobre nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles. Tra le misure indicate dal Governo figurano l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 55 mila euro, l’innalzamento a 100 mila euro della soglia del regime forfetario, la riduzione della cedolare secca sui contratti a canone concordato, il rafforzamento dei congedi parentali e un fondo di risparmio per i nuovi nati.
Per le imprese il Governo ha annunciato un credito d’imposta per gli investimenti in software e più risorse per il credito d’imposta nella ZES unica, mentre la proroga dell’iperammortamento oltre il 2028, più volte evocata, non compare tra le misure presentate. Il testo dovrà ora essere trasmesso al Parlamento, dove l’esame dovrebbe cominciare dalla Camera, e va approvato entro il 31 dicembre.
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Manovra 2027, la prima senza PNRR
La manovra per il 2027 è la prima costruita senza il Piano nazionale di ripresa e resilienza, chiuso formalmente il 31 agosto 2026. Per cinque anni il Piano ha sostenuto una quota rilevante degli investimenti pubblici. La sua conclusione cambia il contesto in cui il bilancio viene scritto: le risorse straordinarie vengono meno mentre restano da finanziare la gestione e la manutenzione di quanto è stato costruito.
Il secondo elemento che caratterizza questo ciclo è il quadro contabile.Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Governo il 2 ottobre conferma per il 2026 un deficit al 2,9% del PIL, livello che secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio crea le condizioni per l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo nel 2027. Con l’utilizzo della flessibilità europea, però, il deficit programmatico sale al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, valori che al netto della clausola scenderebbero al 2,8% e al 2,6%. Il rapporto debito/PIL è stimato al 138,1% nel 2026 e al 138,5% nel 2027, mentre la crescita è rivista all’1% per quest’anno e indicata allo 0,8% per il prossimo.
Il terzo elemento è la composizione dello spazio disponibile. Il Governo ha chiesto l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per uno spazio pari allo 0,6% del PIL l’anno nel 2027 e nel 2028, metà per l’energia e metà per la difesa: circa 14,4 miliardi l’anno, quasi 29 miliardi nel biennio, contro i 35-36 ipotizzati in estate. La Commissione europea ha espresso una valutazione positiva l’8 ottobre; il via libera definitivo spetta al Consiglio dell’Unione, chiamato a pronunciarsi entro un mese. Secondo le prime stime, più della metà dei 26 miliardi della manovra è legata a questa flessibilità. I margini rispetto agli anni scorsi esistono, ma sono in larga parte vincolati a destinazioni predefinite, e questo condiziona quanto resta per gli altri capitoli. Al netto di questa quota resterebbero circa 11,5 miliardi; secondo quanto indicato dal Governo in conferenza stampa, circa 9 miliardi servono a confermare misure in scadenza a fine 2026.
Calendario della legge di bilancio 2027 e tappe parlamentari
l testo della manovra è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, oltre il termine del 20 ottobre previsto per la presentazione alle Camere. Questi sono i passaggi che lo hanno preceduto e quelli che restano.
Il 22 settembre l’Istat pubblicaha pubblicato l’aggiornamento annuale dei conti economici nazionali. La revisione ha alzato il PIL nominale del 2025 di circa 7 miliardi, a 2.265 miliardi, ma ha confermato l’indebitamento netto al 3,1% del PIL, sopra la soglia europea del 3%. Il punto di partenza dei conti non cambia: l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo resta però legata ai dati di consuntivo del 2026, disponibili nel 2027.
Il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, che ha sostituito la Nota di aggiornamento del DEF in base alle regole di governance economica europea riformate. È il passaggio in cui il Governo ha fissato gli obiettivi su PIL, deficit e debito per il triennio successivo, includendo gli spazi della clausola europea per energia e difesa. Il documento è stato poi approvato dalle Camere e l’8 ottobre la Commissione europea ha espresso una valutazione positiva sull’attivazione della clausola.
Il 13 ottobre il Governo ha approvato il Documento programmatico di bilancio, trasmesso il 15 alla Commissione europea e al Parlamento: indicava una manovra di circa 23,5 miliardi, con circa 10 miliardi di nuove coperture e circa 13 a carico del deficit. Il parere di Bruxelles è atteso entro il 30 novembre. Dopo l’approvazione del 28 ottobre il disegno di legge passa al Parlamento, dove l’esame dovrebbe partire dalla Camera dei deputati. Da questo momento e fino alla fine di dicembre si apre la fase emendativa, che è storicamente quella in cui le misure su innovazione e digitale entrano, si modificano o escono dal testo.
Fisco e lavoro nella manovra 2027
La legge di bilancio 2026 ha portato al 33% l’aliquota del secondo scaglione IRPEF per i redditi fino a 50 mila euro. Ha inoltre introdotto una tassazione al 15%, entro il limite annuo di 1.500 euro, sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni dei dipendenti privati, e un trattamento integrativo del 15% sulle retribuzioni lorde per lavoro notturno e straordinario festivo svolti dal 1° gennaio al 30 settembre 2026.
Il disegno di legge estende l’aliquota del 33% ai redditi fino a 55 mila euro: secondo il Governo il risparmio massimo è di 500 euro l’anno e il costo di circa 1,2 miliardi. È confermata l’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali nel settore privato. Per il 2027 arriva un’imposta sostitutiva dell’1% sugli incrementi del reddito da lavoro dipendente dei più giovani, entro limiti di reddito e di importo: in conferenza stampa la presidente del Consiglio ha indicato un tetto di 2.500 euro per gli under 30, per i quali sale anche a 2.000 euro la soglia di esenzione dei fringe benefit. La detassazione della tredicesima, discussa nelle settimane precedenti, secondo quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio non è presente nel testo.
Per chi assume, nel 2027 la deduzione maggiorata del costo del lavoro sale al 180% per le lavoratrici madri e al 140% per i giovani sotto i 36 anni, e sono prorogati fino al 31 dicembre 2027 gli esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di donne, giovani e lavoratori nelle ZES. Per le partite IVA la soglia di accesso al regime forfetario passa da 85 mila a 100 mila euro ai fini delle imposte sui redditi, mentre quella per l’esenzione dall’IVA resta a 85 mila in attesa dell’autorizzazione europea.
Sulle pensioni il disegno di legge istituisce un fondo da 850 milioni per rafforzare la flessibilità in uscita di chi accede alla pensione con il sistema contributivo. Requisiti e modalità non sono ancora noti; la Lega lo collega a un’uscita a 64 anni. Quota 103 non è stata prorogata dalla legge di bilancio 2026 e resta utilizzabile solo da chi aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025.
Famiglie e welfare nelle ipotesi per la manovra 2027
Nel 2026 opera il contributo mensile di 60 euro per le lavoratrici con almeno due figli e reddito sotto i 40 mila euro, salito dai 40 euro del 2025.
Il disegno di legge rende strutturale e potenzia il contributo, confermando la platea estesa alle lavoratrici autonome e a tempo determinato; l’importo per il 2027 non è stato ancora comunicato. Prevede inoltre un fondo per la natalità che assegna a ogni nato dal 2027 una posizione individuale di risparmio, alimentata da un contributo statale di 100 euro l’anno fino alla maggiore età e dai versamenti delle famiglie, per i quali è prevista una detrazione fiscale. Il congedo parentale retribuito all’80% passa da tre a quattro mesi, sale a cinque per il secondo figlio e a sei dal terzo; per i genitori lavoratori autonomi è previsto un voucher fino a 500 euro al mese, per un massimo di tre mesi, per servizi di baby-sitting e per l’infanzia.
Il Fondo sanitario nazionale cresce di 3,4 miliardi e arriva a 146,3 miliardi nel 2027. Per chi ha più di 75 anni e una pensione fino a 28 mila euro è introdotto un buono di 300 euro per le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale: il Governo stima 5,5 milioni di beneficiari e un costo di circa 1,6 miliardi. Sulla casa, la cedolare secca sui contratti a canone concordato scende dal 10% al 5%, e all’1% con inquilini fino a 35 anni, e viene estesa agli immobili commerciali. Diventa strutturale l’esenzione dal bollo auto per i veicoli fino a 80 kW e per i motocicli e sono confermate per il 2027 le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie. Per molte di queste misure platee, importi e decorrenze saranno chiariti solo dal testo depositato in Parlamento.
Imprese e innovazione nella legge di bilancio 2027
La legge di bilancio 2026 ha sostituito i crediti d’imposta 4.0 e 5.0 con l’iperammortamento, una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi rilevante ai soli fini fiscali per il calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing. Non è un credito compensabile in F24 ma una riduzione dell’imponibile.
Gli allegati IV e V della legge, che aggiornano i vecchi allegati A e B della legge 232/2016, includono intelligenza artificiale, edge computing e cybersecurity, e riportano il software tra i beni agevolabili dopo l’esclusione del 2025. Il decreto attuativo è del 7 maggio 2026, la piattaforma del GSE ha aperto alle comunicazioni preventive il 12 giugno e alle conferme il 21 luglio, mentre dal 15 ottobre è possibile inviare le comunicazioni di completamento per gli investimenti ultimati nel 2026.
Iperammortamento e domanda di investimenti digitali
Previsto in origine per il solo 2026, lo strumento è stato esteso agli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028, con comunicazione di completamento entro il 15 novembre 2028. La maggiorazione è del 180% fino a 2,5 milioni di investimento, del 100% fino a 10 milioni e del 50% fino a 20 milioni.
I numeri dei primi due mesi aiutano a capire dove si colloca la domanda. Al 13 agosto 2026 risultavano quasi 15.000 comunicazioni, tra preventive e confermate, per circa 4,75 miliardi di investimenti. La dotazione è di 9,8 miliardi, gli 8,4 stanziati dalla legge di bilancio più 1,4 aggiunti con l’eliminazione del vincolo di origine europea dei beni: non è un plafond che si esaurisce, ma la stima dei minori incassi IRES e IRPEF distribuita fino al 2035, a fronte di circa 30 miliardi di investimenti attesi. I 4,75 miliardi comunicati valgono quindi, in proporzione, circa 1,5 miliardi di coperture assorbite.
Il dato più significativo è un altro: il 98% degli investimenti prenotati riguarda beni materiali. Il software è tornato agevolabile, ma la domanda continua a concentrarsi sulle macchine e dove il tessuto produttivo è meno strutturato il quadro resta fermo: secondo il rapporto Confapi su 2.000 PMI industriali, nel primo semestre 2026 solo l’8,3% del campione ha effettuato investimenti in transizione digitale e ambientale.
Poiché la misura non scade con l’anno, alla manovra non si chiedeva una proroga ma un eventuale rafforzamento. Nelle settimane precedenti il Governo aveva più volte evocato un’estensione di un anno, con il termine al 30 settembre 2029, e il 26 ottobre il ministro delle Imprese aveva ribadito l’obiettivo di andare oltre il 2028. In conferenza stampa, però, il viceministro dell’Economia ha ricordato che l’incentivo è già previsto fino al 2028 e, per quanto emerso finora, né la proroga né un aumento della dotazione figurano nel disegno di legge, il cui testo non è ancora pubblico. Il principale intervento quantificato per gli investimenti delle imprese riguarda invece il credito d’imposta per la ZES unica, che sale a 2,4 miliardi nel 2027 e a 1,25 nel 2028, circa 1,4 miliardi in più nel 2027 rispetto alle risorse già previste.
Investo Digitale per software, cloud e competenze
Sul versante degli investimenti immateriali si muove una proposta esterna al Governo. Assosoftware, insieme ad Aiip, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, hanno presentato Investo Digitale: un contributo a fondo perduto da 3,623 miliardi in tre anni, con una stima di 578.496 beneficiari e 6,48 miliardi di investimenti attivati, pari a un effetto leva di 1,79 euro per ogni euro pubblico.
La misura si rivolge a imprese da 2 a 99 addetti, studi professionali ed enti del Terzo settore e finanzierebbe non solo l’acquisto di software, cloud, intelligenza artificiale e cybersicurezza ma anche implementazione, formazione e consulenza, con erogazione legata all’effettiva messa in funzione degli strumenti. Il riferimento dichiarato è il Kit Digital spagnolo.
Il comunicato del Consiglio dei ministri non cita un voucher di questo tipo, al quale, secondo indiscrezioni di stampa, stava lavorando anche il ministero delle Imprese. Resta comunque la proposta su cui si misura se il sistema di incentivi italiano sa raggiungere la fascia di imprese che l’iperammortamento non intercetta.
La misura annunciata dal Governo va in un’altra direzione. Il comunicato parla di finanziamenti per il cloud computing e in conferenza stampa il viceministro dell’Economia ha indicato che si tratta di un credito d’imposta per gli investimenti in software, una misura chiesta da Confindustria, che puntava a includere anche il software in cloud, oggi escluso dall’iperammortamento. Non è ancora chiaro se il nuovo credito coprirà le soluzioni in modalità as a service, e non sono noti aliquota, spese ammissibili, dotazione e limiti dimensionali. In genere un credito d’imposta, a differenza dell’iperammortamento, non dipende dagli utili dell’impresa; resta però uno strumento fiscale e non un contributo diretto, e quanto riuscirà a raggiungere micro imprese e studi professionali dipenderà da come sarà costruito.
Intelligenza artificiale tra venture capital e governance
L’articolo 23 della legge 132/2025 destina fino a un miliardo di euro del Fondo di sostegno al venture capital allo sviluppo dell’ecosistema industriale dell’intelligenza artificiale, con oltre 300 milioni già allocati. Gli articoli 16 e 24 delegano il Governo ad adottare entro il 10 ottobre 2026 i decreti legislativi su utilizzo di dati e algoritmi per l’addestramento, adeguamento all’AI Act, poteri delle autorità, sanzioni, formazione e responsabilità civili e penali.
Due schemi approvati in esame preliminare il 10 giugno 2026 hanno ottenuto il via libera definitivo il 4 agosto e sono diventati il decreto legislativo 9 settembre 2026, n. 160, sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’attività di polizia e sulla responsabilità civile e penale, e il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, in vigore dal 23 ottobre, sui poteri delle autorità nazionali e sulla formazione. Nessuno dei due richiama la delega dell’articolo 16 su dati e algoritmi per l’addestramento. Il comunicato sulla manovra non contiene misure dedicate all’intelligenza artificiale: sarà l’articolato a mostrare se la governance affidata ad AgID e ACN riceve risorse proporzionate ai compiti.
Energia e transizione nella manovra 2027
Il capitolo cambia natura rispetto al ciclo precedente. Nella legge di bilancio 2026 la transizione era soprattutto una questione di bonus edilizi ed efficienza energetica. Nella manovra 2027 diventa il canale attraverso cui passa una quota rilevante dello spazio di finanza pubblica: la deroga concessa dall’Unione europea si è allargata agli investimenti destinati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e il Governo ha dichiarato di volerla usare per intero, ioè lo 0,3% del PIL l’anno, circa 7,2 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028.
Il comunicato del Governo indica, anche attraverso la clausola energia, risorse per investimenti su ferrovie e strade e per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, da ospedali e scuole a università, enti di ricerca e impianti sportivi; in conferenza stampa la presidente del Consiglio ha indicato che parte delle risorse servirà a dotare le scuole di climatizzatori e pompe di calore. È stato annunciato anche un Energy Release da un miliardo dedicato alle PMI, accanto a quello già attivo per le aziende energivore. Il decreto sul costo dell’energia per famiglie e imprese, all’ordine del giorno dello stesso Consiglio dei ministri, è stato invece rinviato per approfondimenti tecnici.
La verifica da fare sul testo riguarda la natura di quelle risorse. Se finanziano progetti aggiuntivi, la flessibilità produce investimento; se riclassificano spesa già programmata, produce soltanto margine contabile. È una distinzione che il disegno di legge e la relazione tecnica consentono di fare, mentre il comunicato e la conferenza stampa no.
Dopo il PNRR: PA e servizi digitali nel bilancio 2027
È la sezione dove la fine del PNRR produce l’effetto più diretto. Il Piano aveva destinato alla digitalizzazione 48,1 miliardi, di cui quasi 14 per la digitalizzazione del settore pubblico secondo le stime dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani; la Missione 1 Componente 1 vale 9,7 miliardi, di cui 6,14 destinati alla digitalizzazione della PA in senso stretto. I risultati sono riconoscibili nella diffusione di SPID, PagoPA, App IO e ANPR e nell’adozione del cloud, meno nella posizione dell’Italia nei confronti europei.
Dopo il 2026 la fonte principale di investimento per la digitalizzazione della PA torna a essere la politica di coesione, con risorse gestite a livello nazionale e regionale e una logica di programmazione pluriennale. Il problema è di natura diversa da quello delle risorse complessive. I fondi del PNRR erano destinati per definizione a investimenti e non a spesa corrente: un servizio cloud attivato con quei fondi richiede canoni che il Piano non copriva e una piattaforma richiede manutenzione e personale.
Il comunicato del Consiglio dei ministri non indica stanziamenti specifici per la digitalizzazione della pubblica amministrazione. La verifica da fare sul testo riguarda quindi la spesa corrente, non solo gli stanziamenti in conto capitale: quante risorse ordinarie vengono destinate a canoni, manutenzione evolutiva e competenze interne. È l’indicatore che dice se la trasformazione costruita in cinque anni è destinata a reggere o a degradare.
Coperture e vincoli della legge di bilancio 2027
Le coperture della manovra 2027 poggiano su tre gambe. La prima è la flessibilità europea su energia e difesa, che però vincola l’impiego delle risorse. a seconda è il contributo del settore finanziario, annunciato in oltre 5 miliardi: secondo quanto illustrato in conferenza stampa dal viceministro dell’Economia, l’Ires sale di tre punti, dal 27,5% al 30,5% per le banche e dal 24% al 27% per le assicurazioni, si riduce la quota deducibile ai fini Irap di alcune spese amministrative e degli ammortamenti e aumenta la Tobin tax. Una franchigia, secondo il Governo, tiene fuori le banche popolari e di credito cooperativo, e con il settore non c’è stato un accordo preventivo. Secondo le stime riportate dalla stampa il conto potrebbe salire a 5,5-6 miliardi: le cifre esatte arriveranno con il testo e la relazione tecnica. La terza è un insieme di voci minori annunciate dal Governo: circa 700 milioni dalle società energetiche, altrettanti dal settore dei giochi e circa un miliardo di tagli alla spesa dei ministeri, a cui secondo le ricostruzioni di stampa si aggiungerebbe l’anticipo a metà 2027 degli aumenti sui tabacchi previsti per il 2028.
I vincoli sono noti. Secondo le elaborazioni di Confartigianato, l’Italia presenta nel 2026 un carico fiscale del 43,2% del PIL, superiore di 2,1 punti alla media dei ventisette, il che riduce lo spazio di intervento sul lato delle entrate. Il rapporto debito/PIL atteso al 138,5% nel 2027 e i limiti alla crescita della spesa netta restringono quello sul lato delle uscite. Come osserva la stessa Confartigianato, la sfida diventa trasformare la spesa pubblica esistente in un motore più efficiente di investimenti e produttività, perché il venir meno della spinta del PNRR espone altrimenti l’economia a una fase di stagnazione con minore competitività delle imprese.
La direzione della manovra 2027 tra prudenza e investimenti
Il disegno di legge, per quanto se ne conosce finora, consente una prima risposta alla domanda se il 2027 confermi la linea di prudenza contabile del ciclo precedente oppure se l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo e la flessibilità europea producano un cambio di passo effettivo sugli investimenti. Lo spazio aggiuntivo c’è, ma deriva in buona parte dalla clausola su energia e difesa, che ne vincola l’uso; il resto è assorbito in larga parte da fisco, famiglie e conferma di misure esistenti, e tra gli incentivi agli investimenti delle imprese il principale intervento quantificato riguarda la ZES unica. La legge di bilancio 2026 era stata una manovra di transizione, costruita per mantenere la rotta, il passaggio al 2027 è il momento in cui si vede se quella transizione portava da qualche parte.
Sul digitale il criterio di lettura è più preciso: non la quantità di risorse stanziate, ma se gli strumenti si spostano dal bene materiale al software, alle competenze e ai processi, e se alla PA vengono date risorse ordinarie per far funzionare nel tempo ciò che il PNRR ha costruito. Su questo, per quanto è possibile valutare prima di leggere il testo, il disegno di legge dà un segnale parziale. Il credito d’imposta per il software va nella direzione indicata, ma resta da capire quanto sarà accessibile alle imprese più piccole; competenze, voucher per la digitalizzazione e spesa corrente della PA non compaiono tra le misure annunciate. Sono i punti su cui la fase parlamentare potrà ancora intervenire.
(Articolo inizialmente pubblicato il 18 settembre 2026 e aggiornato il 30 ottobre 2026)






































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