Politecnico di Milano

Agenda digitale italiana: l’incognita fondi dopo il 2026



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Un’analisi dettagliata dello stato dell’agenda digitale italiana attraverso i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, esaminando i traguardi raggiunti con il PNRR, l’integrazione dell’intelligenza artificiale e le preoccupanti prospettive di taglio ai finanziamenti pubblici

Pubblicato il 11 mar 2026



agenda digitale italiana
Foto: Shutterstock




L’Italia si trova oggi nel pieno di una transizione tecnologica che somiglia a una navigazione in mare aperto, dove l’obiettivo non è semplicemente l’adozione di nuovi strumenti informatici, ma un cambiamento radicale dell’architettura stessa dello Stato.

L’identità digitale è fondamentale nella trasformazione degli Stati, permettendo ai cittadini di accedere in modo sicuro ai servizi pubblici e privati. Nell’ultima decade, numerosi Paesi hanno sviluppato modelli nazionali di identità digitale per garantire accesso sicuro ai servizi, rafforzare la fiducia dei cittadini e accelerare la trasformazione digitale. Sebbene ogni Stato adatti il sistema alle proprie esigenze specifiche, tutti condividono la sfida comune di offrire soluzioni inclusive, sicure e resistenti alle frodi.

Lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) è la credenziale che permette ai cittadini italiani di accedere a una vasta gamma di servizi online, dall’INPS e l’Agenzia delle Entrate fino a università, banche e aziende di servizi. Dalla sua adozione nel 2016, più di 34 milioni di italiani hanno attivato un’identità SPID, consolidandolo come uno strumento chiave della digitalizzazione del Paese. SPID permette di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione con un’unica coppia utente-password.

SPID e CIE presentano differenze significative in termini di sicurezza, usabilità e gestione. La CIE (Carta d’Identità Elettronica) è gestita esclusivamente dallo Stato attraverso il Ministero degli Interni, mentre SPID ha un’architettura federata. La CIE presenta alcune problematiche come la necessità di un PIN/PUK e di un lettore fisico o dispositivo NFC, che ne hanno limitato l’adozione. I dati del Politecnico di Milano indicano che usare la CIE richiede il doppio del tempo rispetto a SPID. Inoltre, in caso di smarrimento o guasto della CIE, il cittadino potrebbe rimanere senza accesso ai servizi online per mesi, mentre con SPID questo problema non si presenta.

L’European Digital Identity Wallet è un sistema di identità digitale uniforme per tutti i cittadini europei, in cui la gestione dei dati sarà posta sotto il controllo delle persone titolari dei dati stessi. Il digital wallet non sostituirà le identità digitali nazionali come SPID e CIE, ma le integrerà aggiungendo funzionalità, contenendo documenti (es. patente) e attestazioni (es. diplomi universitari, titoli professionali, permessi e licenze pubbliche, dati finanziari). Sarà transfrontaliero per natura, valido in tutta Europa e rilasciato da entità pubbliche o private riconosciute a livello europeo, permettendo maggiore interoperabilità dei dati in maniera semplice, sicura e GDPR compliant.

L’Italia, come altri Paesi europei, si trova in un punto di evoluzione: deve mantenere l’accessibilità e la semplicità dei propri modelli di identità digitale, rafforzandone però le garanzie di sicurezza e allineandosi a normative come GDPR, NIS2 e AI Act. Un’altra sfida riguarda l’inclusione digitale degli anziani, che possiedono SPID solo nel 24% dei casi. Sarebbe opportuno implementare sistemi di deleghe che consentano agli anziani di registrarsi ed operare grazie all’aiuto di un parente stretto.

La Svizzera ha recentemente approvato tramite referendum la legge federale sull’identità elettronica (Id-e). Il 28 settembre 2025, il “sì” ha prevalso con il 50,4% dei voti favorevoli contro il 49,6% contrari, con un’affluenza del 49,55%. Questo risultato sorprendentemente equilibrato dimostra come il tema dell’identità digitale sia complesso e divisivo anche in paesi con forte tradizione di democrazia diretta.

La Cina ha adottato un approccio centralizzato e controllato dallo Stato per l’identità digitale. Dal 15 luglio 2025, la Cina ha implementato un innovativo sistema di identificazione internet nazionale gestito dallo Stato, che centralizza la verifica dell’identità degli utenti sotto la supervisione governativa. Questo sistema rappresenta un ulteriore passo nel controllo digitale da parte del governo cinese, ponendo questioni significative sul bilanciamento tra sicurezza nazionale e privacy individuale.

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