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il bilancio

Fatturazione Elettronica verso la PA: bollettino dal fronte

di Paolo Catti, Responsabile Ricerca Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione - Politecnico di Milano

07 Lug 2015

7 luglio 2015

Sosteniamo da sempre che la Fatturazione Elettronica verso la PA può innescare un “processo evolutivo” in chiave digitale: in effetti, i primi segnali di questo fenomeno iniziano a emergere. Non mancano anche alcune criticità, tuttavia tipiche di qualsiasi “transitorio” nei percorsi di cambiamento: meritano attenzione perché devono essere affrontate e superate rapidamente.

Fino al 30 marzo 2015 erano circa 3,2 milioni le Fatture Elettroniche inviate alla PA Centrale. Dal 31 marzo, nei mesi di aprile e maggio, il Sistema di Interscambio (SdI) ha registrato una crescita significativa nei volumi di Fatture gestite: si è passati dalle oltre 570.000 del mese di marzo – circa 80.000 delle quali nella sola giornata del 31, quando è scattato l’obbligo per la PA Locale – a 1,9 milioni in aprile, fino a circa 2,5 Milioni in maggio. Insieme al numero di Fatture Elettroniche, è cresciuta anche la percentuale di Fatture “formalmente corrette” che vengono recapitate alle PA: pari a oltre il 90% nel mese di maggio, rispetto ai valori tra l’80 e l’83% registrati nei due mesi precedenti. Segno che, con l’evoluzione del transitorio, si riducono anche le problematicità del “fare”.

Attualmente i volumi intercettati mensilmente dal Sistema di Interscambio risultano inferiori rispetto ai circa 50-60 milioni di e-fatture all’anno che avevamo stimato prima che partisse la Fatturazione Elettronica verso la PA. Tuttavia, riteniamo ragionevole che i volumi possano ulteriormente crescere. Una volta a regime, il valore mensile di fatture inviate dovrebbe infatti superare i 3,5/4 Milioni di Fatture/mese (e, potenzialmente, anche qualcosa in più). L’attesa di un’ulteriore crescita pone le sue radici in due evidenti considerazioni: (i) non tutte le PA registrate su IPA hanno già ricevuto almeno una Fattura Elettronica; (ii) non tutti i fornitori della PA hanno già emesso una Fattura Elettronica (molti di quelli più piccoli e che solo sporadicamente fatturano alla PA probabilmente non hanno ancora sperimentato la Fatturazione Elettronica). Esaminiamole meglio.

Gli Enti pubblici che devono gestire esclusivamente Fatture elettroniche sono, semplicemente, tutti: un ecosistema costituito da oltre 22.000 unità cui corrispondono circa 53.000 Uffici – circa 19.500 quelli afferenti alla PA Centrale e 33.900 quelli della PA Locale. Solo una parte di questi Uffici, registrati sull’Indice delle PA (IPA), hanno però già ricevuto una Fattura Elettronica: c’è dunque ancora margine di crescita. Circa 42.000 Uffici (ca. 80%) hanno già ricevuto – dal 6 giugno a oggi – almeno una Fattura Elettronica inoltrata dal Sistema di Interscambio; un non trascurabile 20% è però ancora in attesa di ricevere le prime Fatture Elettroniche.

Rispetto alle stime iniziali mancano all’appello non pochi fornitori che devono ancora cominciare a fatturare alla PA. Stimiamo che siano circa 300.000 i fornitori che (a inizio di giugno 2015) hanno già inviato Fatture Elettroniche alle PA – Centrali e Locali. Si tratta di un valore apparentemente limitato, se rapportato ai circa 2 Milioni di fornitori che, come Osservatorio, abbiamo stimato inviare, nell’anno, almeno una Fattura a un Ente della PA. Tuttavia, guardando meglio all’interno di questo dato, i fornitori che abbiamo stimato avere un rapporto continuativo con la PA sono “solo” ca. 100.000 all’anno: è, dunque, più che probabile che molti di questi fornitori “ricorsivi” – anche di piccole dimensioni – si siano già adeguati al cambiamento. Questa considerazione trova una prima, parziale conferma anche nei dati relativi all’utilizzo dei servizi di Fatturazione Elettronica gratuiti per le PMI messi a disposizione dal Mercato Elettronico della PA (il MePA di Consip) e dal Sistema delle Camere di Commercio. Da giugno 2014 a oggi le imprese che hanno aderito a questi servizi hanno complessivamente raggiunto quota 39.000: circa 25.000 PMI registrate al servizio delle Camere di Commercio, circa 14.000 quelle che usufruiscono del servizio del MePA. Manca tuttavia all’appello ancora una gran parte di fornitori “occasionali” – per la maggior parte piccoli o piccolissimi – che hanno con la PA relazioni sporadiche e tipicamente non continuative.

La Fatturazione Elettronica può dunque avere le carte in regola per essere l’innesco in grado di stimolare un grande cambiamento digitale nel nostro Paese? Se la vediamo come un’innovazione culturale che coinvolge (e promette di rivoluzionare) tutta la PA e, di riflesso, anche l’intero ecosistema dei suoi fornitori, è difficile pensare che non sarà così: soprattutto tra qualche mese, provando a immaginare scenari “a valle” dell’attuale periodo di transitorio, che vede ancora impegnate non poche imprese e PA nel dominare completamente questa innovazione.

Una volta schermate le complessità tecnologiche, rese semplici e accessibili le opportunità della digitalizzazione e attivata l’intera macchina potremmo assistere alle prime ricadute di un progetto “di successo”. Ricordiamoci, infine, che il successo della Fattura Elettronica verso la PA va ricercato nella consapevolezza che tutta una serie di dati e altre informazioni importanti che nel passato abbiamo dovuto “stimare”, ora “esistono”: si pensi per esempio all’andamento della spesa pubblica nazionale. Diventano dati monitorabili puntualmente e rappresentano una ricchezza informativa reale per il nostro Sistema Paese, su cui poter impostare e sviluppare iniziative concrete e azioni mirate. E non dimentichiamo, poi, che ha già preso concreta forma l’ipotesi di incentivare la Fatturazione Elettronica tra imprese anche attraverso la leva degli incentivi orientati alla semplificazione: un primo serio passo per cercare di raccogliere, in chiave sistemica, le molteplici opportunità offerte dall’innovazione digitale.

  • Archiva Group

    In effetti, i numeri dei primi tre mesi di nuovo regime, per la PA, sono ampiamente lontani dalle previsioni, forse troppo ottimistiche, fatte inizialmente. Ci chiediamo cosa accadrà con la fatturazione elettronica per i privati, dal 2017.

  • Piero

    Egr. Paolo Catti, sono provocatorio, ma mi sembra che Lei viva su un altro pianeta.
    Sono un docente universitario che ha l’incarico di dirigere una struttura dell’Università di Bologna, è a conoscenza di come vengono “gestite” le fatture elettroniche nelle singole amministrazioni? Le faccio un esempio.
    Ogni fattura viene “aperta” con il foglio di stile “fatturapa_v1” e in seguito salvata in un file pdf.
    Questo file deve essere stampato e il sottoscritto deve firmare manualmente ogni fattura.
    La informo che per ogni acquisto l’intera procedura dall’ordine al mandato di pagamento si stampa, mediamente, non meno di 10 pagine. Per alcune fatture elettroniche solo il file pdf corrisponde a 30-40 pagine, che vengono puntualmente e obbligatoriamente stampate. Sarebbe questa la “dematerializzazione”. Tutta questa mole incredibile di carta deve essere archiviata per essere messa a disposizione degli organi di controllo.
    Al momento con la “fatturazione” elettronica il lavoro amministrativo è aumentato almeno del 30% anche perché nulla è stato fatto sul fronte gestionale. La fattura elettronica non è gestita dai programmi gestionali pertanto è manualmente imputata per le procedure contabili.
    Per farla breve mi sembra che per il “burocrate” la fattura elettronica sia l’ennesima manna, scartoffie, timbri, firme, ecc.. si bada solo alla forma e non alla sostanza…
    Se a tempo venga a trovarmi, ne vedrà delle belle !!!!!

  • elena

    Catti, lei si ostina a ignorare i dati negativi e ad esaltare quelli (timidamente) positivi.
    Faccia una cosa, vada dai GRANDI fornitori della PA (che so, aziende tipo Telecom, Hera, Enel) e senta che ne pensano della fattura elettronica. Gli chieda quante decine di migliaia di fatture gli sono state scartate dagli uffici per errori non formali che loro non avevano previsto. Gli chieda quanti MESI ci han impiegato per riuscire a emettere le fatture (dovevano integrarle coi loro gestionali esistenti). Una delle aziende che le ho citato ha emesso la prima FE a dicembre scorso, crede che questo problemuccio sia stato a costo zero?
    Vada dalle PA che non hanno creato Sicoge e senta se hanno migliorato la loro situazione da quando han dovuto cominciare a usarlo. Chieda loro se ora i tempi e i costi sono calati o piuttosto cresciuti.
    E si faccia un bel bagno di onestà intellettuale, la smetta di portare avanti un’agenda e sia un professionista serio per la miseria! La FE è stata introdotta troppo in fretta ed è un disastro!!!

  • FraAlto

    Egregi signori
    la fattura elettronica è fino ad ora un disastro.
    Il nostro settore di confindustria ha una percentuale di accettato del 10% un altro 10% rifiutato e il resstante 80% in deccorrenza termini.
    Gli uffici delle PA locali ci chiedono sempre le stampe, e l’associazione stessa ha dovuto scrivere ad alcune Regioni per le particolarità dell’utilizzo dei campi opzionali.
    Totalmente disatteso lo spirito dei codici univoci, alcune PA locali utilizzano codici d’ufficio e il riferimento amministrativo per identificare i centri di costo.
    Per chi opera come la mia azienda a livello nazionale, ha dovuto implementare innumerevoli varianti per ciascuna PA locale.
    Ammettere che è un disastro può solo farvi onore.
    L’unico che ci guadagna è lo stato che ha visto notevolmente aumentare i termini di pagamento, tsunami che colpirà le imprese in questi giorni dove inizieranno ad arrivare a scadenza le partite emesse a 90gg dalla fatidica soglia del 31 marzo

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