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la strategia

Government as a platform, serve un patto Stato-Regioni per la transizione digitale

Per realizzare in tempi brevi un modello nazionale di digital transformation nella PAserve un patto istituzionale tra i tre livelli della PA, prima che il divario con gli altri paesi Ue ci releghi in una condizione di minore competitività nel contesto internazionale. Vediamo come agire

12 Giu 2019

Gianluca Postiglione

Direttore generale So.Re.Sa. Regione Campania


Nel corso di questi anni ogni tentativo di digitalizzazione dei servizi pubblici ha replicato la stessa organizzazione a silos che ha caratterizzato (e enormemente penalizzato) la Pubblica amministrazione italiana, col risultato che non si è creato nessun valore aggiunto per l’utente finale. I servizi offerti dalla PA, essendo solo una replica su piattaforma digitale di quelli analogici, risultano poco utili e usabili ed è così che il nostro Paese stagna in fondo alle classifiche europee in termini di utilizzo dei servizi pubblici digitali da parte dei cittadini.

L’interazione tra amministrazione ed utenti richiede invece una rivoluzione parallela ed un cambio di paradigma da parte delle amministrazioni. I reali benefici potranno verificarsi solo a condizione di muoversi dalla logica a comparti stagni a strutture orizzontali verso piattaforme centrali (realizzate su base regionale) che accorpano ed accentrano in modalità strategica, omogenea ed interoperabile dati comuni per esporli verso la PA centrale secondo un modello definibile come “government as a platform”. Tutte le PA locali devono dunque sforzarsi di lavorare in una ottica di integrazione trasversale per raggiungere un obiettivo comune.

Cerchiamo insieme di comprendere come sia possibile costruire un modello su scala regionale per supportare l’azione del Piano Triennale e la transizione digitale del paese.

Disponibilità e penetrazione dei servizi digitali, le contraddizioni dell’Italia

Il piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2019-2021 recepisce la Dichiarazione Ministeriale sull’eGovernment che impegna i Paesi membri che l’hanno sottoscritta a realizzare principi ed obiettivi dell’eGovernment Action Plan 2016-2020. Una strategia finalizzata a standardizzare in tutti i paesi membri livelli omogenei di democrazia digitale: servizi disegnati dalla PA per i cittadini, accessibili in maniera semplice, efficace e disintermediata.

Dalla consultazione dei principali strumenti di governo e monitoraggio dei trend della transizione digitale a livello europeo emerge il seguente contesto.

Il Team per l’Italia digitale ha elaborato un documento di mapping tra i progetti avviati dalla PA centrale ed i principi, gli obiettivi e le azioni previste dell’eGovernment Action Plan, da cui si evince che i progetti messi in campo dalla PA centrale (SPID, PagoPA) sono pienamente compliant con l’impianto regolamentare sottoscritto (Qui il report)

Dall’eGovernment Benchmark 2018 pubblicato a novembre 2018 su dati 2016 e 2017 emerge tuttavia una forte contraddizione per l’Italia. Per quanto riguarda la digitalisation (la disponibilità di servizi pubblici digitali) con il 58% siamo tendenzialmente in linea con la media europea (63%). Il problema è la penetration ovvero l’indice di effettivo utilizzo dei servizi da parte dei cittadini: ebbene emerge che solo il 22% dei cittadini italiani interagisce con la PA attraverso gli strumenti digitali messi a loro disposizione, a fronte di una media UE del 53%.

Stando alle risultanze del rapporto citato l’efficacia della strategia di digitalizzazione dei servizi pubblici sembra essere fortemente condizionata da fattori quali l’utilizzo di internet e le competenze digitali del paese. Al miglioramento della disponibilità e della qualità dei servizi pubblici si contrappone un contesto sociale caratterizzato da un forte digital divide e da uno scarso interesse del cittadino medio italiano nei confronti delle tecnologie digitali.

Un altro indicatore della digitalizzazione è fornito dal Digital Economy and Society Index (DESI). Si tratta di un indice complesso che valuta l’effetto combinato di 5 fattori chiave (connettività, capitale umano, Uso di Internet, Integrazione della tecnologia digitale, servizi pubblici digitali). Secondo i dati del DESI 2018 solo il 69% della popolazione italiana utilizza internet, (media UE 81%), e ben il 23,2% della popolazione italiana non ha mai utilizzato internet (media UE 12,9%). Altro fattore limitante: solo 13,5 persone ogni mille hanno una laurea in STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) a fronte di una media europea di 19,1 persone ogni mille (Il profilo dell’Italia).

Servizi digitali poco usati: il vero problema

Viene allora da chiedersi se il problema sia che i servizi non siano stati correttamente allineati con le reali esigenze ed aspettative dei cittadini o se piuttosto i cittadini italiani siano digitalmente troppo pigri rispetto alla media degli altri paesi. Il DESI fornisce una risposta chiara a questo quesito individuando la ragione principale nella scarsa qualità dell’offerta; l’utilità, l’usabilità, e la facilità di utilizzo rappresentano infatti una forte motivazione per i cittadini ad adottare i servizi digitali.

Eppure il DESI riconosce e premia lo sforzo dell’Italia, riconoscendo la best practice di “Designers e Developpers Italia” centro di competenze per il design dei servizi che mette a disposizione documentazione tecnica, linee guida, kit di sviluppo e di design, ambienti di test, API ed un sistema di issue tracking per contribuire attivamente allo sviluppo delle tecnologie abilitanti da parte degli stakeholders. Le nuove User Interface ed User Expericence per SPID e PagoPA sintetizzano e catalizzano gli sforzi della PA centrale. Mancano però all’appello le PA locali.

In Italia la prima fase della digitalizzazione è stata caratterizzata da singoli, isolati, tentativi riferiti a singoli servizi messi a disposizione dalle singole amministrazioni a macchia di leopardo ed in modalità random, senza una visione globale ed una strategia generale; l’errore più frequente che si commette in questi casi è di applicare le tecnologie a strutture e procedure tradizionali senza preliminarmente metterne in discussione l’approccio e la mission verso il cittadino. Risultato finale: sono stati realizzati servizi analogici su piattaforme digitali senza creare nessun valore aggiunto per l’utente finale.

Un approccio a silos anche per il digitale

Nel corso di questi anni questo approccio ha replicato nei progetti IT la stessa organizzazione a silos storicamente dilagante nella PA italiana, finendo per amplificare una frammentazione di progetti singoli, incapaci di parlare tra loro, decontestualizzati da qualsivoglia strategia sistemica. Singoli servizi per singoli bisogni come prodotti finiti.

In un precedente articolo è stato postulato un modello di democrazia digitale in linea con il nuovo Piano Triennale attraverso un sapiente mix di 3 leve strategiche:

  • vision decentrata dal livello nazionale a quello regionale,
  • centralizzazione di infrastrutture,
  • anagrafiche, dati di produzione design di servizi calati sulle reali esigenze di disintermediazione del cittadino digitale.

Come costruire un modello su scala regionale

In un paese come l’Italia, caratterizzato da una organizzazione istituzionale molto decentralizzata, e da elevati livelli di autonomia regionale un modello sostenibile potrebbe essere il seguente:

Fase 1

La PA centrale detta la strategia e mette a disposizione delle PA regionali linee guida, kit di sviluppo e di design, ambienti di test, API (la fase 1 si può dire di fatto completata allo stato attuale).

Fase 2

Le PA regionali realizzano progetti strategici con gli strumenti messi a disposizione, finanziandoli con i fondi della programmazione unitaria, che sono peraltro perfettamente allineati con gli obiettivi declinati nell’eGovernment Action Plan 2016-2020, e ricorrendo alle numerose convenzioni messe a disposizione da Consip e realizzate in collaborazione con Agid (sulla base di piani dei fabbisogni calati sui fabbisogni reali ed effettivi, con tempi di esecuzione rapidi ed in assenza di rischi di contenzioso).

Fase 3

Le PA comunali “ereditano” i progetti realizzati dalle PA regionali e li applicano nei singoli territori, supportandoli mediante iniziative di marketing territoriale e prevedendo incentivi materiali ai cittadini digitalmente obbedienti (agevolazioni, riduzioni di aliquote locali etc.).

Un patto istituzionale tra i tre livelli della PA per la digital transformation

Il recente rapporto della Commissione Europea eGovernment in local and regional administrations, guidance, tools and funding for implementation dimostra che la strategia digitale nazionale per essere pienamente efficace deve essere caratterizzata da una forte componente locale, cruciale per la fornitura dei servizi ai cittadini. Dal documento si evince inoltre che la percentuale di servizi digitali disponibili a livello nazionale (media UE 69%) supera la media dei servizi regionali (media UE 65%); il divario aumenta sensibilmente rispetto ai servizi offerti a livello locale (media UE 49%). Ma i servizi locali sono spesso quelli che di fatto fanno la differenza nella vita di tutti i giorni dei cittadini.

Da qui le conclusioni: serve un patto istituzionale tra i tre livelli della PA per realizzare in tempi brevi un modello nazionale di digital transformation nella PA, prima che il divario con gli altri paesi Ue ci releghi in una condizione di minore competitività nel contesto internazionale.

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