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servizi digitali

Democrazia digitale col Piano triennale Agid, una sfida possibile: ecco cosa serve

Vision decentrata a livello regionale, centralizzazione di infrastrutture, anagrafiche, dati di produzione, design dei servizi sulla base delle reali esigenze dei cittadini. Sono questi i tre ingredienti per un modello di democrazia digitale in linea col nuovo Piano Triennale. Ecco come realizzarlo

06 Mag 2019

Gianluca Postiglione

Direttore generale So.Re.Sa. Regione Campania


Il Piano Triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2019-2021 declina una strategia per la trasformazione digitale che si basa su alcuni concetti chiave, quali digital by default, digital identity only, cloud first, once only. Una PA in grado di configurare servizi nativamente digitali, inclusivi ed agevoli da utilizzare, attenti alle minoranze ed alle fasce più deboli, in una parola servizi digitali pubblici ed universali.

Nel disegno strategico l’offerta di servizi digitali è veicolata ai cittadini attraverso piattaforme abilitanti appartenenti alla categoria dei task service, capaci di implementare singole funzionalità trasversali alla realizzazione di procedimenti amministrativi digitali. I tre task già attive da tempo sono pagoPA, SPID e CIE (carta di identità elettronica).

Uno splendido esempio di democrazia digitale che però per il momento resta un prototipo, applicato solo su piccola scala in alcune parti del paese. Vediamo cosa serve per metterla in pratica.

Un quadro aggiornato su Spid, Cie e PagoPa

Uno studio dell’Istituto per la competitività (digital impact: gli effetti della trasformazione digitale sulle imprese e sulle PA Italiane) presentato di recente al MISE ci offre un quadro aggiornato dello stato dell’arte.

A febbraio 2019 Agid e Team per la Trasformazione Digitale comunicano che le identità Spid rilasciate ai cittadini hanno superato quota 3,5 milioni, con un incremento del 27,7% negli ultimi 5 mesi. Ancora migliori i risultati di pagoPA. Ben 14.000 enti si sono dotati del servizio di pagamenti elettronici verso la PA; ad oggi si contano 24 milioni di transazioni; di queste 9,5 milioni nei primi due mesi del 2019.

Dalla lettura del Piano Triennale si evince il dato aggiornato al 15 dicembre 2018 sulle carte d’identità elettroniche emesse: 6,7 milioni di carte; la copertura dei Comuni in grado di emettere carte di identità elettroniche è del 99,7%; solo 23 Comuni su 7954 non sono ancora in grado di emettere le carte. La copertura della popolazione residente arriva al 98,7%.

Anche ANPR – la banca dati nazionale dell’anagrafe nazionale – fa registrare crescite esponenziali: dai 17 mila utenti di febbraio 2017 agli oltre 19 milioni di febbraio 2019.

Spid, diffusione a macchia di leopardo e pochi servizi

A leggere questi dati il paese sembrerebbe rapidamente destinato ad una reale digital transformation. In realtà quello che sta succedendo, in particolare per Spid, è che si stanno creando dei contenitori di servizi ma senza i servizi. Se analizziamo infatti i dati sull’utilizzazione di Spid scopriamo che la Lombardia ha il più alto numero di utenti attivi (quelli che hanno compiuto almeno due operazioni); a livello di utenti registrati spicca il dato dei lucani, che fanno registrare la più alta percentuale di cittadini registrati. In ogni caso la distribuzione sul territorio nazionale non è omogenea.

L’ultima fotografia scattata è del Sole 24 ore (infodata.il sole24ore.com del 28 gennaio 2018, quando gli utenti cioè erano ancora poco superiori ai due milioni, rispetto ai 3,5 milioni registrati a febbraio 2019). La Lombardia registra 299 mila utenti attivi, seguita da Campania (234 mila), Lazio (215 mila), Sicilia (184 mila) passando per dati medi di Calabria (75 mila), Sardegna (52 mila) Marche (49 mila). Friuli (36 mila), Umbria (30 mila), Molise (10 mila) agli ultimi posti con la peculiarità della Basilicata (25 mila utenti ma tutti registrati).

I maggiori casi di utilizzi di Spid si registrano oggi in relazione a servizi nazionali per accedere ai quali sia stata “imposta” l’identità digitale quale unico strumento di accesso, riconoscimento e dialogo con la PA: Carta del Docente, 18 APP, e Reddito di Cittadinanza. Scontato osservare che il boom degli ultimi mesi sia integralmente ascrivibile al reddito di cittadinanza.

Se sul sito di Agid analizziamo i servizi abilitati oggi dalle 4 mila amministrazioni attive, navigando tra le varie categorie (Agricoltura, Ambiente, Economia e Finanze, Giustizia, Governo e Settore Pubblico, Istruzione, Popolazione e Società, Regioni e Città, Salute, Scienza e Tecnologia, Trasporti) scopriamo che i servizi sono offerti “a macchia di leopardo”, in maniera disomogenea.

Per il settore salute, ad esempio, solo la Regione Friuli ha attivato una visura dati anagrafici sanitari; il Fascicolo Sanitario Elettronico è accessibile con Spid solo per la Regione Sardegna; la Regione Piemonte è presente nei Servizi Sanitari accessibili con Spid per Fascicolo Sanitario Elettronico con Cambio medico e ritiro referti.

Democrazia digitale e modelli regionali

Senza paragonarsi a paesi come l’Estonia dove l’identificazione digitale, introdotta nel 2001, oggi è adottata dal 98% della popolazione, appare evidente che siamo ancora molto lontani dall’obiettivo. E non si tratta solo di una questione di dimensioni, di “piccolo è facile”. Si tratta di una questione di visione centrale condivisa da Governo e cittadini. Si tratta di democrazia digitale. Si tratta, in ultima analisi, di configurare servizi digitali davvero utili ai cittadini.

Nella prima fase la strategia del governo si è concentrata sulla creazione degli strumenti per la democrazia digitale e sulla loro diffusione. È mancata forse la capacità di disegnare servizi davvero utili ai cittadini, servizi in grado di rispondere alle esigenze reali quotidiane, servizi ad alto potenziale di disintermediazione nel rapporto tra cittadini e PA.

In altre parole quello che probabilmente è mancato sino ad oggi è stata una vera presa in carico da parte delle Regioni. Forse l’errore è stato quello di delegare tutto al Governo Centrale (Agid e Team per l’Italia Digitale) senza sviluppare modelli regionali di democrazia digitale per accompagnare e supportare il processo nazionale di transizione digitale. Ora che gli strumenti e le infrastrutture centrali ci sono, le Regioni devono costruire una vision di servizi ritagliati sul cittadino e devono disegnare servizi digitali che utilizzino gli strumenti già a disposizione.

Accesso ai servizi sanitari con Spid

Un esempio concreto di ciò che si potrebbe fare ce lo offre proprio la sanità, che a livello regionale rappresenta l’attività che ha un maggior impatto sulla qualità della vita dei cittadini.

Sarebbe bello immaginare una declinazione del paradigma once only per l’accesso tramite Spid a tutti i servizi sanitari, basata su una anagrafica unica regionale (totalmente speculare e interoperabile con ANPR), su un Fascicolo Sanitario che non abbia la logica del repository, ma del portale di accesso a servizi reali, come prenotazione CUP, scelta e revoca del medico di base, accesso alle anagrafiche vaccinali per i figli, dialogo con il MMG per prescrizione farmaci, dematerializzazione ricette per ritiro dei farmaci, accesso alla tessera sanitaria ed alla cartella clinica dematerializzata, agli esami diagnostici alle schede di dimissione ospedaliera.

L’architettura di base prevede l’istituzione di un unico portale regionale cloud di 3 anagrafiche uniche: residenti, MMG, Strutture Erogatrici. Sul medesimo portale affluiscono tutti i flussi NSIS e gestionali provenienti dalle Strutture Erogatrici, tutti i dati derivanti dalla Tessera Sanitaria, tutti i patient summary e le prescrizioni rese dai MMG, tutte le agende dei CUP (aziendali, provinciali o regionali), tutti i PDTA per la cura di patologie croniche, tutte le anagrafiche degli screening oncologici.

Il portale eroga servizi front end verso il cittadino via web o tramite app. Il cittadino potrà autenticarsi una sola volta con Spid e tramite app o anche tramite assistente vocale e chatbot (per disabili ed anziani) per accedere a tutti i servizi elencati, in modalità semplice, tracciata, sicura, ricevendo tutti i documenti a corredo dei servizi in modalità nativamente digitale, archiviati in un ambiente cloud in modalità conservazione sostitutiva, e potrà effettuare pagamenti connessi sul nodo pagoPA .

In conclusione un modello di democrazia digitale in linea con il nuovo Piano Triennale è possibile ed auspicabile. Servono però 3 ingredienti:

  • vision decentrata dal livello nazionale a quello regionale,
  • centralizzazione di infrastrutture, anagrafiche, dati di produzione
  • design di servizi calati sulle reali esigenze di disintermediazione del cittadino digitale

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