Identità digitale: il ruolo della Carta Nazionale dei Servizi

Siamo quasi al debutto di SPID, ma in realtà più della metà degli italiano hanno già a disposizione un dispositivo di identità digitale, senza esserne consapevoli: la tessera sanitaria che è anche Carta Nazionale dei Servizi

02 Gen 2015
Patrizia Saggini

avvocata, esperta di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

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Da pochi giorni è stato pubblicato il decreto che definisce le caratteristiche del sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID), la cui sperimentazione dovrebbe iniziare già da aprile 2015.

Ma già da ora più della metà degli italiani sono in possesso – probabilmente senza saperlo – di un dispositivo di identità digitale: infatti, con una disposizione del 2010 è stata prevista “l’unificazione sul medesimo supporto della carta d’identità elettronica con la tessera sanitaria, nonche’ il rilascio gratuito del documento unificato, mediante utilizzazione, anche ai fini di produzione e rilascio, di tutte le risorse disponibili a legislazione vigente per la tessera sanitaria e per la carta di identita’ elettronica, ivi incluse le risorse dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato” (art. 10 comma 2 e 3 del DL 70/2011).

A questa disposizione sono poi seguiti i decreti di attuazione che hanno definito le specifiche tecniche (tra cui il DPCM 20/6/2011); l’assorbimento della tessera sanitaria con la CNS era già stato previsto dall’articolo 50, comma 13, del D.L. 30 settembre 2003, n. 269.

La Tessera Sanitaria è nata principalmente per permettere il controllo e monitoraggio della spesa sanitaria su tutto il territorio nazionale; invece, il tema della Carta Nazionale dei Servizi e della Carta di Identità Elettronica (CNS e CIE) sconta i ritardi più che decennali sulla digitalizzazione del documento di identità e soprattutto dei dati e funzioni aggiuntive che potevano essere integrate nel nuovo dispositivo.

Nell’incertezza, si è dato vita ad un documento che racchiude sia la funzione di tessera sanitaria che di carta nazionale dei Servizi.

La Tessera sanitaria come Carta nazionale dei servizi (TS-CNS) rappresenta infatti l’evoluzione “tecnologica” della semplice Tessera Sanitaria (TS), in quanto oltre ai servizi normalmente previsti dalla tessera sanitaria nazionale, permette l’accesso ai servizi in rete offerti dalla Pubblica Amministrazione in assoluta sicurezza.

Si differenzia dalla normale TS per la presenza di un microchip color oro che garantisce il riconoscimento sicuro e la tutela la privacy nell’utilizzo della tessera per entrare in contatto on line con la Pubblica Amministrazione.

La TS-CNS è gratuita, viene spedita a tutti i cittadini assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale in sostituzione, alla scadenza, dell’attuale Tessera Sanitaria ed ha, normalmente, validità di sei anni.

Il sistema di produzione e distribuzione è gestito dall’Agenzia delle Entrate in convenzione con le Regioni e e Province Autonome, alle quali vengono fornite le informazioni necessarie alla gestione della componente CNS della TS-CNS, così come prodotte nel processo di emanazione delle carte e ricevute dai certificatori interessati, secondo i formati di trasferimento dei dati pubblicati sul sito del Sistema TS.

Le Regioni e le Province Autonome, in qualità di enti emettitori della componente CNS delle TS-CNS, curano le attività di attivazione su richiesta dei propri assistiti e di gestione della componente CNS con modalità organizzative autonomamente definite.

Qual’è lo stato di fatto?

Secondo il rapporto Agenas (giugno 2014) “La distribuzione della TS-CNS, a cura del Ministero dell’economia e delle finanze, avviata dall’anno 2011, viene effettuata ai soggetti per i quali risulta in scadenza la TS. Ad oggi, risulta distribuita a circa 35 milioni di soggetti.”

La distribuzione copre tutta la popolazione, compresi i minori, quindi – tenendo conto anche delle tessere distribuite nel periodo successivo alla data del rapporto, che va da da giugno a dicembre – risulta coperta più della metà della popolazione italiana.

Tutti i possessori di questo documento sanno che può essere utilizzato per ottenere la detrazione sull’acquisto di farmaci, ma pochissimi sanno quali sono le potenzialità della Carta Nazionale dei Servizi: come si attiva, come si usa e a che cosa può servire.

Infatti, la Tessera Sanitaria/Carta Nazionale dei Servizi è un documento personale ed è valido da subito – senza la necessità di richiederne l’attivazione – come:

  • Tessera sanitaria nazionale (TS);

  • Tessera europea di assicurazione malattia (Team) sostituisce il modello E-111 e garantisce l’assistenza sanitaria nell’Unione Europea e in Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera, secondo le normative dei singoli paesi;

  • Libretto sanitario;

  • Tesserino del codice fiscale.

L’articolo 11 comma 15, del decreto legge n. 78/2010 ha previsto l’evoluzione della Tessera Sanitaria su supporto Carta nazionale dei servizi (TS-CNS), dotata di microchip, che costituisce uno strumento per l’accesso in rete per i cittadini ai servizi on-line regionali (scelta del medico, certificazioni, ritiro referti medici, pagamento ticket, e altri servizi non sanitari), come previsto dal Codice dell’amministrazione digitale e dall’Agenda digitale italiana, a fronte di attivazione informatica a carico delle regioni.

Oltre a questo, occorre tenere presente che da sempre la CNS è riconosciuta dal Codice dell’Amministrazione Digitale (artt. 64 e 65) come uno dei dispositivi che permette l’accesso ai servizi online, compresa la presentazione di istanze in modalità telematica, al pari della CIE.

Seppur senza dati precisi alla mano, le percentuali di Tessere Sanitarie attivate con le funzioni di CNS sul totale di quelle distribuite sono estremamente basse; l’aspetto più problematico è che mentre la tessera sanitaria può essere utilizzata così come viene consegnata, come abbiamo visto prima, la CNS richiede invece una specifica attivazione.

Il cittadino deve recarsi di persona ad uno degli sportelli abilitati presso la propria regione di appartenenza; dopo essersi recati allo sportello e aver ricevuto i codici PIN, PUK e CIP, per utilizzare le nuove funzionalità è necessario dotarsi di un apposito lettore di smartcard.

Il lettore è reperibile nei negozi specializzati o acquistabile facilmente via web, per un costo che va circa dai 15 ai 25 euro, a seconda delle caratteristiche tecniche.

Al momento dell’acquisto è importante verificare che il lettore sia compatibile con la tessera sanitaria; una volta acquistato, il lettore deve essere installato sul proprio PC.

Solo dopo aver compiuto queste operazioni, si può utilizzare la CNS per accedere ai servizi in rete: il vantaggio è che – seppure a fronte di “operazioni preliminari di attivazione” che sono costose sia in termini economici e sia in termini di tempo – la CNS è accettata da tutti i soggetti che erogano servizi in rete, senza dover ricevere credenziali specifiche; in poche parole, è già disponibile fin da ora un’unica modalità di gestione della propria identità digitale, senza dover attendere SPID.

Cosa prevede la normativa che definisce lo SPID?

Da sempre la CNS è riconosciuta dal Codice dell’Amministrazione Digitale (artt. 64 e 65) come uno dei dispositivi che permette l’accesso ai servizi online, compresa la presentazione di istanze in modalità telematica, al pari della CIE.

Il recentissimo decreto SPID fa riferimento alla CNS all’art. 7 comma 2 lett. b), in cui si prevede che “La verifica dell’identità del soggetto richiedente e la richiesta di adesione avviene con identificazione informatica tramite documenti digitali di identità, validi ai sensi di legge, che prevedono il riconoscimento a vista del richiedente all’atto dell’attivazione, fra cui la tessera sanitaria-carta nazionale dei servizi (TS-CNS), CNS o carte ad essa conformi”.

Da una prima lettura, sembra che anche chi ha già attivato la CNS debba in qualche modo ottenere delle credenziali su SPID, visto che nell’articolo si parla di “rilascio delle identità digitali da parte del gestore dell’identità digitale” e di “verifica dell’identità del soggetto richiedente” e di “richiesta di adesione”: se così fosse, le operazioni aggiuntive indicate nella disposizione potrebbero essere in contrasto con quanto previsto dagli art. 64 e 65 del CAD, secondo cui la CIE e CNS sono strumenti già di per sè abilitanti all’accesso ai servizi in rete e alla presentazione di istanze in modalità telematica.

La previsione dell’art. 7 citato potrebbe anche essere interpretata come una semplice modalità di accesso, con cui il soggetto che possiede una CNS attivata deve poter utilizzare la propria identità digitale (quindi i codici PIN consegnati al momento dell’attivazione), attraverso un IdP accreditato SPID senza bisogno di riconoscimento “a vista” ma tramite una “identificazione informatica”; in questo caso, la modalità sarebbe conforme a quanto previsto dal CAD.

Probabilmente il nuovo sistema di identità digitale è più appetibile per categorie “deboli” o con scarsa disponibilità di mezzi e competenze tecniche, mentre la CNS può essere adatta a categorie di soggetti specializzati che hanno competenze tecniche medio alte.

Infatti, l’utilizzo della CNS prevede il costo per l’acquisto di un apposito lettore, mentre l’identità digitale si può ottenere anche senza costi.

Cosa manca per il successo dell’iniziativa CNS?

Sicuramente occorrerebbe prevedere azioni di comunicazione più massicce, che fino ad ora forse sono mancate, che spieghino alla persona che si vede recapitare la nuova tessera come si può attivare per l’accesso ai servizi online e come si può utilizzare, anche dal punto di vista tecnico.

Altro problema è rappresentato dalla scarsa capillarità e dalla distribuzione degli sportelli per l’attivazione della CNS: in alcune realtà (Lombardia, già dal precedente progetto della Carta Regionale dei Servizi e Toscana) questa attività è stata delegata dalle Regioni ai Comuni, mentre nella maggior parte del territorio nazionale l’attività è in capo solo agli sportelli USL.

Credo che per il buon successo dell’iniziativa sia indispensabile pensare a modelli organizzativi che prevedano un maggior decentramento sul territorio: ad esempio, proprio coinvolgendo in particolar modo i Comuni, che sono da sempre riconosciuti dai cittadini come l’ente più vicino, che tradizionalmente si occupa già della gestione della propria identità (dai documenti ai dati anagrafici), in modo da rendere facile la prima attivazione del proprio dispositivo di identità digitale.

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