IL CASO Open data

L’ecosistema digitale del Piemonte passa per il portale SmartDataNet

Il CSI Piemonte ha sviluppato YUCCA, una smart data platform in grado di coniugare Internet of Things e Open Data, con l’obiettivo di fornire strumenti che aiutino la crescita di un’economia digitale incentrata sui dati

27 Apr 2015
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Pubblicare i dati e renderli disponibili in maniera Open è un passaggio necessario, ma non sufficiente, a creare un ecosistema favorevole ad un loro massiccio utilizzo, da parte di privati e aziende, soprattutto in ottica business.

Se ne è accorta la Regione Piemonte, che a cinque anni dal lancio di Dati.Piemonte, primo portale Open Data italiano, ha dato vita a SmartDataNet, portale di accesso a YUCCA, una piattaforma cloud precompetitiva disponibile per privati e pubblici, gestita in ottica PAAS (Platform As A Service) ma rilasciata anche come software open source su GitHub, che offre un servizio web di hosting per lo sviluppo soprattutto di progetti open. E lo ha fatto mettendo insieme le esperienze accumulate in questo quinquennio. L’obiettivo è quello di fornire strumenti che aiutino la crescita di un’economia digitale incentrata sui dati.

“Nel maggio 2010 è stata lanciata la versione beta di DatiPiemonte, che ha segnato l’inizio dell’approccio open data in Regione – racconta Anna Cavallo, IT manager di CSI Piemonte –. Nel 2013 è stato avviato IoTNET.it, progetto di ricerca & sviluppo sperimentale legato alla sensoristica, per la gestione dell’Internet of Things, sviluppato da CSP Piemonte. Con l’intento di agevolare l’effettivo utilizzo di dati messi a disposizione dalla Regione, nel 2014 abbiamo deciso di far convergere le due piattaforme, mettendo insieme l’Internet of Data (IoD) e l’Internet of Things (IoT), e abbiamo creato la piattaforma YUCCA”.

Per farlo la Regione Piemonte ha riutilizzato i soldi della vecchia programmazione (Fondi FESR), investendo 12 milioni di euro, che nella fase di lancio hanno permesso di avviare 23 progetti, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro.

L’avventura è iniziata circa un anno fa, con l’apertura del Bando Internet of Data, a cui hanno risposto 193 candidati, tra cui grandi, piccole e medie imprese, e 16 centri ricerca, per un totale di 50 progetti. La metodologia di lavoro richiesta era quella dei Living Labs, con lo scopo di creare un ecosistema sostenuto da un piattaforma abilitante, rivolto a imprese, Pubbliche Amministrazioni, Centri di ricerca e a tutti quei soggetti pubblici e privati interessati a sviluppare nuove applicazioni basate sui dati che derivano da IOT e dal patrimonio informativo open (pubblico o privato).

Si tratta del primo caso in Italia – il primo che riunisce IoT e Open Data – e di un esperienza unica anche a livello internazionale, poiché non esistono altre PA che offrono servizi simili: nel resto del mondo le piattaforme abilitanti che mettono insieme IoT e Open Data sono tutte private.

I 23 progetti

Progetti Smart data net
In questa prima fase di sviluppo, i 23 progetti selezionati hanno contribuito ad accrescere il patrimonio di dati della piattaforma (raccogliendoli tanto dal mondo delle cose, quanto da quello delle persone), agendo principalmente in sei ambiti: Ambiente, Energia, Salute, Sicurezza, Smart Communities e Trasporti.

Si spazia dalla “Rilevazione di parametri ambientali nei luoghi di lavoro e correlazione con lo stress dell’individuo” di SeeS@W, al “Monitoraggio, analisi e ottimizzazione dei consumi energetici delle infrastrutture pubbliche” di LEO; dall’“Ottimizzazione del processo di raccolta differenziata dei rifiuti organici domestici dal punto di origine al punto di compostaggio o smaltimento” di IP-OWIT, all’“Utilizzo dei mezzi adibiti al trasporto di persone per la sperimentazione di servizi innovativi sulla qualità dell’aria, la sicurezza a bordo del veicolo, il turismo e il geomarketing” di BUSSOLA.

Ambiente ed energia, seguiti a pari merito da salute e Smart Comunities, si sono rivelati i campi di maggiore interesse. Per ogni settore si sono analizzate le diverse declinazioni dei progetti; ad esempio l’ambito ambiente si incrocia con Smart Communities, Trasporti e Turismo; il campo energetico con Scuole e Smart Communities.

“Si tratta di indicazioni molto importanti per noi – sottolinea Gabriella Serratrice, Responsabile Sistemi Informativi e Tecnologie della Comunicazione Regione Piemonte –. Per la programmazione 2014 / 2020 sapremo su quali aree tematiche puntare e potremmo porre obiettivi mirati per la valorizzazione dei dati”.

Il funzionamento di Yucca

Yucca offre diverse funzionalità, utilizzabili in modalità self service. È possibile gestire device e flussi derivanti dal mondo IoT e caricare i dati sulla piattaforma secondo protocolli di raccolta standard. È disponibile un datastorage privato per ogni soggetto che fornisce dati, basato su tecnologie open dedicate ai Big Data. Quando si caricano i dati è possibile scegliere se condividerli, definendone le policy di sicurezza e dividendoli in dati privati o pubblici, questi ultimi volti a incrementare il patrimonio informativo condiviso da tutti, creando nuovi data set. È possibile usare i dati IoT per creare nuove applicazioni, arricchendoli con informazioni open disponibili su YUCCA (open data conferiti da privati o PA). Le applicazioni, pur utilizzando funzionalità, eventi e dati della piattaforma, vengono eseguite in ambienti indipendenti. Inoltre le informazioni possono essere analizzate per trattare in “near-real-time” fenomeni fisici e sociali anche complessi ed è possibile realizzare elaborazioni statistiche avanzate, fino alle moderne tecniche previsionali che consentono, partendo da un set di informazioni noto, di prevedere le trasformazioni di uno o più fenomeni nel tempo.

Al momento la possibilità di caricare dati e utilizzare le funzionalità della piattaforma è consentita solo ai 23 progetti originari, non appena saranno sviluppati i requisiti di sicurezza e un sistema di credenziali di accesso sarà aperta a tutti i soggetti interessati.

La piattaforma si pone altri due obiettivi: “conoscenza” e “condivisione”, parole d’orine imprescindibili per creare un vero ecosistema digitale.

Per quanto riguarda il primo punto, YUCCA si propone di assistere le imprese che si avvicinano alla piattaforma, per agevolarne l’utilizzo e accrescere le competenze necessarie all’impiego degli strumenti messi a disposizione. In quest’ottica è stato realizzato un Developer Center, in cui è possibile reperire framework, librerie per gateway e consultare le linee guida. L’obiettivo ultimo è quello di dar vita a una community di specialisti, per approfondire l’uso delle tecnologie.

Nell’ottica della condivisione, il nuovo sito evolverà per fare cultura sulle possibilità offerte da IoD e IoT e sui business case. Sarà una sorta di Market Place condiviso di best practice attraverso, dove si potranno consultare casi di successo, esperienze di living labs, progetti e applicazioni sviluppate da diverse imprese.

I numeri di YUCCA

I dataset presenti sul portale sono in costante crescita. Le 23 iniziative selezionate stanno finendo di caricare i dati raccolti (entro maggio l’operazione sarà conclusa) e a ottobre 2015 la piattaforma sarà pienamente operativa. Da quel momento la proliferazione di dati (e ci si augura anche il loro utilizzo) sarà aperto anche a tutti gli altri soggetti interessati.

Attualmente nell’ecosistema sono disponibili 6.878.433 dati; sono 200 gli edifici monitorati per il calcolo dei consumi energeti, 250 i sensori impiegati nel controllo dei dati ambientali, 15 mila i veicoli monitorati in tempo reale ogni giorno, per il controllo del traffico cittadino e 80 i pazienti coinvolti in progetti per il controllo dello stato di salute. Sulla piattaforma YUCCA inoltre, ci sono 72 smart objects attivi e 230 flussi online.

Dati come detto in costante crescita, sia in termini numerici sia in varietà, che per la loro gestione obbligano l’approccio analitico che si utilizza nel campo dei Big Data. E proprio questo sarà lo step successivo di SmartDataNet: diventare una piattaforma abilitante precompetitiva anche nell’ambito dei Big Data Analytics.

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