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il quadro

Open Data della pubblica amministrazione, il grande progresso dell’Italia e le future sfide

Il Desi 2018 premia molto l’Italia sugli open data, dove abbiamo fatto un balzo avanti, all’ottavo posto. Merito dei progetti del Governo, del piano triennale, del Daf del Team Digitale. Ma anche grazie all’attività delle Regioni. I prossimi passi dovranno riguardare i Comuni, su cui ora parte l’indagine del Polimi

28 Mag 2018

Luca Tangi

Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano


L’Italia ha fatto un balzo avanti sugli open data della pubblica amministrazione, a quanto certifica il Desi 2018. Siamo all’ottavo posto in Europa, un balzo avanti “che ha qualcosa di misterioso”, per quanto è stato importante, è arrivato a dire a ForumPa Antonio Samaritani, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Comunque sia, è stato certo il progresso più importante tra quei (pochi) registrati dall’Italia, nel Desi. A maggior ragione significativo perché avvenuto in un quadro di sostanziale, negativo, stallo.

Vediamo quindi che c’è dietro questo grande progresso e che cosa si prospetta.

Cosa sono gli open data PA e perché sono importanti

Per comprendere la rilevanza del tema, giova ricordare che la società di oggi ruota attorno ai daticonsiderati “una risorsa essenziale per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e il progresso della società in generale”[1].

Questo contesto non può che interrogare la Pubblica Amministrazione che è tra i più grandi (se non il più grande) produttore e detentore di dati di interesse per la società. Per questo motivo ormai da diverso tempo ha preso piede e si sta sviluppando in tutto il mondo la filosofia degli Open Data, filosofia che invita tutte le Pubbliche Amministrazioni a rilasciare i dati affinché possano essere liberamente usati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque ne abbia interesse. I dati dell’European Data Portal aiutano a capire la rilevanza dell’argomento: si stimano pari a 325 miliardi di euro il valore cumulato di mercato prodotto dagli Open Data dal 2016 al 2020, 100.000 i nuovi posti di lavoro e 1,7 miliardi di euro il risparmio per Pubblica Amministrazione.

Desi 2018 e Open data PA in Italia

È notizia di questi giorni l’uscita del DESI 2018. In un contesto sicuramente non positivo per l’Italia che permane al 24° posto sui 28 Paesi dell’Unione Europea, risalta positivamente l’indicatore 5a5 OpenData: dal 19° posto del 2017 l’Italia è salita al 8° posto nel 2018, con un valore (0,81) superiore alla media europea. Questo dato è il risultato di un investimento forte da parte di Enti Centrali e Locali e di una politica Open Data che sta portando i primi importanti frutti per il sistema paese. Questa affermazione è rafforzata da un’analisi più nel dettaglio dell’indicatore del DESI, che prende i dati dall’European Data Portal. È interessante notare infatti come il principale motivo di crescita dell’indicatore è dovuto a un forte aumento degli impatti sociali, economici e politici avuti grazie alla pubblicazione di dati, questo dato ha avuto un incremento del 150% (da 90/300 a 230/300) (Figura 1).

Figura – Impatto degli Open Data 2017 e 2018 [2]

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DESI 2017DESI 2018

Grazie a questa crescita, l’Italia si posiziona nel panorama europeo tra i “Trendsetters”, cioè tra coloro che “hanno implementato una politica Open Data avanzata con ampie funzionalità del portale e meccanismi di coordinamento nazionali tra domini”.

I motivi del balzo in avanti per gli open data PA

Merito di questo importante risultato è sicuramente il forte incentivo degli organi centrali. Il tema è infatti inserito all’interno del Piano Triennale per l’informativa nella Pa sotto due diversi aspetti:

  • i dati della PA, insieme alle piattaforme abilitanti (SPID, ANPR, PagoPA…) sono considerate le infrastrutture immateriali sulle quali si poggia tutto l’ecosistema dei servizi digitali della PA;
  • il DAF (Data & Analitics Framework), è stato individuato come progetto cardine della strategia digitale italiana.

Anche le Regioni in questo contesto stanno svolgendo un ruolo importante. Da una prima analisi dell’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano risulta che Molise e Calabria non dispongono di un portale di dati proprietari ma fanno affidamento su Sciamlab, Valle d’Aosta e Liguria hanno una sezione dedicata agli Open Data all’interno del proprio portale istituzionale, mentre tutte le restanti Regioni hanno un portale Open Data dedicato. In totale sono più di 18.000 i dataset pubblicati sui portali regionali, permangono tuttavia forti differenze all’interno del Paese, infatti oltre il 70% di questi dataset sono pubblicati da Regioni del Nord Italia.

Le nuove sfide: le PA locali

In questo contesto sicuramente positivo e di crescita, vi è una grande sfida alla quale è chiamata la Pubblica Amministrazione italiana: quella di “scaricare a terra” l’innovazione, cioè di coinvolgere gli Enti Locali, fino a quelli di più piccole dimensioni in questo processo.

Gli Enti Locali e in particolare i Comuni svolgono un ruolo di primaria importanza: una parte consistente dei dati di interesse sono infatti detenuti dai Comuni (si pensi per esempio ai dati sul trasporto pubblico, sul turismo, sulla cultura e sulle attività produttive) e di conseguenza è necessario che questi ultimi siano coinvolti, resi partecipi fin dalle fasi iniziali e abbiano le risorse adeguate per rendere i dati fruibili in formato aperto.

Come sta avvenendo questo processo? Quanti Comuni ad oggi pubblicano Open Data? Qual è la qualità dei dati pubblicati?

La nuova indagine del Polimi sugli open data

Nella indagine condotta nel 2015 dall’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano è emerso che solo il 40% dei Comuni pubblicava dati, e solo il 16% pubblicava Open Data.

Dopo 3 anni dalla precedente rilevazione, l’Osservatorio eGovernment ha lanciato a inizio maggio una nuova indagine con l’obiettivo di monitorare il trend rispetto al 2015 e indagare il grado di maturità nella pubblicazione del patrimonio informativo degli Enti Locali in termini di numero e qualità dei dataset pubblicati e di impatti che la pubblicazione di tali dati ha avuto sia internamente all’Ente sia sul territorio. L’indagine raccoglie infine le principali difficoltà e le sfide che stanno affrontando i Comuni italiani per riuscire a pubblicare i dati con l’obiettivo di offrire spunti di riflessione a Regioni e Enti Centrali su quali azioni implementare per un coinvolgimento efficace degli Enti Locali.

L’indagine è stata inviata al protocollo dei Comuni italiani durante la prima settimana di maggio e rimarrà attiva fino alla metà del mese di giugno. Ci auguriamo una forte partecipazione da parte degli Enti Locali.

  1. https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/building-european-data-economy
  2. I dati DESI 2017 fanno riferimento agli indicatori European Data Portal 2016, i dati DESI 2018 fanno riferimento a quelli del 2017

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