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Direttore responsabile Alessandro Longo

Privacy

Habeas Data: il diritto al controllo dei propri dati

di Norberto Patrignani, Computer Ethics, Politecnico di Torino

10 Ott 2014

10 ottobre 2014

Il 13 ottobre la Camera presenterà la prima bozza di una costituzione per internet. Quali sono le implicazioni per la privacy? Si apre una sfida difficile ma realizzabile: non lasciare ai titani del web la raffinazione del petrolio del 21esimo secolo: l’informazione

Qualcosa sta succedendo sul tema della privacy in rete. Il prossimo 13 ottobre a Roma verra’ presentata la prima bozza di una “costituzione per Internet”, elaborata dalla commissione di esperti istituita dalla presidenza della Camera dei Deputati.

Se Internet, e il Web sopra di esso, sono i nuovi spazi dove viviamo, passando indistintamente da offline a online, e’ giusto, come sostiene Stefano Rodota’ da molto tempo, iniziare a definire bene quali sono i diritti in questo nuovo scenario (“Intervista su privacy e liberta’, Laterza, 2005).
Anzi, un vero e proprio “Internet Bill of Right”, una costituzione per Internet, appunto.
Tra i molti temi affrontati che la commissione dovra’ affrontare (neutralita’ della rete, digital divide, etc.) vi sara’ sicuramente quello della privacy, ovvero come garantire il diritto al controllo della propria identita’ digitale, alla sua riservatezza, sicurezza e accesso: come garantire l’habeas data.
Tutto questo e’ difficile, ma realizzabile.

Difficile perche’ se l’informazione diventa merce, allora piu’ e’ provocatoria, piu’ e’ popolare (es. le foto di vip in posizioni imbarazzanti) e piu’ “vende”.
Realizzabile perche’ non e’ giusto lasciare ai titani del Web (per fare alcuni nomi: Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook…) la raffinazione senza limiti del petrolio del XXI secolo: l’informazione.
In particolare quando questa nuova “materia prima” la forniamo direttamente noi, navigando in rete, accedendo ai vari servizi online, ai social network.
La vita online presenta molti aspetti controversi, ma questo non significa che l’etica debba restare fuori dal nuovo mondo, anzi.


Dobbiamo al piu’ presto approdondire l’etica e la responsabilita’ sociale nel nuovo mondo virtuale e le sue connessioni con il mondo reale.
Da questo punto di vista i “computer professionals” hanno una responsabilita’ speciale:
sono loro che sviluppano le applicazioni software che incontriamo online, sono loro gli architetti dei nuovi spazi virtuali, quindi sono loro che devono aiutarci ad affrontare la miscela tra online e offline senza temere di essere derubati della nostra identita’. Sono loro che devono darsi un codice deontologico professionale, se vogliono essere veri professionisti.


Nel mondo reale la riflessione ambientalista ha portato al concetto di “recyclable-by-design”, dove la progettazione di qualsiasi artefatto tiene conto anche
della necessaria riciclabilita’ dei materiali usati. Nel mondo virtuale online iniziamo a introdurre il concetto di privacy-by-design. Dove e’ la persona che controlla i propri dati, e solo se esplicitamente rilasciati dal titolare allora vengono immessi in rete.
In altre parole, come sosteneva Lawrence Lessig, il codice diventa norma incorporandola (“Code and other laws of cyberspace”, Basic Books, 1999).


A questo punto la nuova frontiera si sposta prima della legge, la nuova frontiera diventa l’educazione all’etica informatica, alla consapevolezza dei rischi della rete, soprattutto per le nuove generazioni, dove la vita online rischia ormai di prendere il sopravvento sull’offline.
Alla consapevolezza del fatto che il dato (testo o immagine che sia), una volta immesso in rete, lo e’ per sempre. Insomma una vita “salubre” online e’ possibile, anche se va saggiamente dosata, alternandola alla piu’ salutare vita offline.   

  • ComputArte

    L’informazione è il petrolio del XXI secolo: SI
    Ma le istituzioni e gli organi di controllo sembrano storditi dalle fandonie raccontate dalle OTT che oltre a spiare tutto e tutti in maniera continuativa, grazie a informazioni strategiche stanno spiazzando tutta la concorrenza e in più NON pagano nemmeno le stesse tasse che qualsiasi impresa o imprenditore paga in europa.
    Cos asta aspettando il governo ad applicare una tassa giusta , come proposta dal Presidente BOccia?!
    Perchè si continua ad essere forte con i deboli e debole con i forti?!
    Il prossimo terreno del FURTO DI DATI sarà la domotica e i parametri fisiologici attraverso la tecnologia indossabile….è diventato NECESSARIO ripensare ad un uso conrretto e soprattutto ad una SCELTA oculata della tecnolgia in grado di proteggere e rispettare la privacy dell’utente.
    Ed in queste lo OTT stanno spendendo tutte le loro risorse per farci credere che il PERSONAL computer sia ormai obsoleto, a vantaggio degli smartphone, tablet e phablet….non è “strano”?”?

  • Attilio A. Romita

    “Quando Berta filava…”, tanto per cominciare con una citazione letteraria, i confini delle conoscenze e delle frequentazioni delle persone erano limitati al paesello, poi un certo Gutemberg inventò la stampa e la diffusione di libri e notizie fu facilitata, poi si inventarono giornali, comunicazioni elettriche ed elettroniche e mille altre diavolerie che sempre più erano adatte a “metterci in piazza”…è stato un bene o un male? Io penso che tutta questa diffusione di conoscenza ha fatto fare passi da gigante allo sviluppo dell’Uomo, alla Libertà ed alla Democrazia.
    Come in tutti i cambiamenti c’è stato chi se ne è avvantaggiato, chi li ha sfruttati bene e chi se ne è approfittato per i propri interessi. Quello che i filosofi antichi chiamavano Contratto Sociale è l’insieme delle regole che deve guidare lo sviluppo senza impedirlo.
    E’ vero che “L’informazione è il petrolio del XXI secolo”, ma non possiamo colpevolizzare chi è bravo ad usarla, semmai dobbiamo punire che ne fa un uso scorretto.
    La foto di un uomo pubblico ripresa in un luogo pubblico è una “cosa” pubblica, chi la trova (il paparazzo) può usarla anche se in qualche caso al limite dell’etica….oppure vogliamo vietare le macchine fotografiche.
    100 anni fa non si insegnava ai bambini come traversare la strada perchè non c’era gran traffico e le carrozze erano lente e rumorose. Oggi la necessità di questo insegnamento è tassativa per tutti e ….le righe pedonali sono una facilitazione e non una indistruttibile blindatura.
    Google, Facebook e simili hanno capito prima degli altri il valore dell’informazione e di come trarne guadagno onestamente ….se gli altri lo hanno capito tardi di chi è la colpa? Il divieto non è mai servito per innovare ha solo fatto arrivare in ritardo chi pensava che fosse uno scudo fatato.
    Ricordiamoci che è forte chi si attrezza “prima” per essere forte e non chi mette la testa sotto la sabbia.
    Infine questa tanto citata privacy, con buona pace del prof. Rodotà, è solo una montagna di carta, firme e burocrazia che tutti sono costretti a firmare senza neanche leggere. Parola di un vecchio illuso che ritiene la Libertà e la sua difesa non delegabile a dei pezzi di carta anche se ben compilati!

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