il quadro

Piano Colao: tutta l’innovazione che c’è e quella che manca

Le proposte avanzate dalla task force Colao coprono diversi ambiti. Il pregio è quello di individuare alcuni settori chiave, come quello della formazione e delle infrastrutture, per poter risalire la china del gap tecnologico. È inevitabile però notare come si tratti di un elenco di misure che procede in modo disarmonico

Pubblicato il 10 Giu 2020

Giacomo Bandini

Competere

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Digitalizzazione, innovazione e tecnologia sono tra i pilastri fondamentali del Piano presentato dalla task force guidata da Vittorio Colao per la ripartenza economica dopo la crisi Covid. Diverse le misure infrastrutturali e che riguardano le imprese.

Le indicazioni sono numerose e, a volte, dettagliate, ma rimangono slegate tra di loro. Si denota la carenza di un coordinamento e di indicazioni specifiche sulla parte esecutiva e non sono chiare le tempistiche né la responsabilità dell’implementazione.

Vediamo nel dettaglio.

L’innovazione nel Piano Colao

In sintesi: tra le misure per le imprese spicca un ritorno al sistema degli ammortamenti per i beni strumentali che nel Decreto Transizione 4.0 è invece stato sostituito dal credito d’imposta come modalità unica di incentivo. Credito d’imposta per ricerca e sviluppo sostenuto anche dal gruppo di esperti di Palazzo Chigi insieme al patent box e agli incentivi per le startup innovative (già inclusi nel DL Rilancio peraltro). Significative le misure a sostegno della creazione di competenze e della formazione manageriale nelle PMI.

Inoltre, ampi riferimenti alla digitalizzazione di tutti i settori, sia pubblici sia privati e la necessità di sviluppare la rete di nuova generazione 5G. Qui tra l’altro spicca tra l’altro il suggerimento di aumentare i limiti elettromagnetici italiani, portandoli ai livelli medi europei. Misura necessaria per rendere diffuse e sostenibili le reti 5G italiane

Innovazione tecnologica e proprietà intellettuale

Il paragrafo 10 della presentazione del Piano Colao è dedicato all’Innovazione tecnologica e alla proprietà intellettuale. La didascalia recita: “Incentivare l’innovazione tecnologica delle imprese con il ripristino e potenziamento delle misure previste da Industry 4.0 prevedendo una durata pluriennale degli incentivi (5 anni). Inoltre, aumentare i limiti per gli investimenti previsti per i crediti R&D, ampliare il regime del patent box a ulteriori beni immateriali e incrementare il beneficio previsto (anche ai fini del re-shoring ad alto valore aggiunto)”. Inoltre, viene ricordato come nel 2017 il Piano Industria 4.0 avesse stimolato nuovi investimenti per in valore superiore ai 20 miliardi di euro. Viene così suggerito un ripristino e un potenziamento dell’iperammortamento (incremento del 150%-200% del costo di acquisto) e del superammortamento (incremento del 40%-60% del costo di acquisto) con un’estensione temporale di 4-5 anni per poter garantire continuità alla policy. Viene invece confermata la bontà del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo con un limite massimo del 20% per un investimento pari a 10 M€) e del patent box per la tutela della proprietà intellettuale che vedrebbe il beneficio incrementare dal 50% al 70%.

Formazione e reskilling

Rimanendo nell’ambito dell’industria risaltano i tre capitoli dedicati alla formazione (13, 14i e 14ii). Pur limitandosi alla sfera d’azione delle imprese, senza toccare il sistema dell’istruzione, le azioni incluse nel documento individuano un punto di debolezza ampiamente riconosciuto in Italia: la scarsa propensione manageriale delle aziende di piccole e medie dimensioni. Questo fattore ha un impatto negativo sull’innovazione e giustamente viene messo al centro dell’agenda relativa. In questo senso si parla di creare bandi di gara per:

  • programmi di apprendimento caratterizzati da contenuti pratici e concreti sviluppati idealmente tramite la collaborazione attiva fra enti formativi e associazioni di categoria;
  • modelli di trasmissione dei contenuti basati sul coinvolgimento attivo dei manager;
  • modelli di diffusione incentrati su piattaforme digitali di facile accesso.

Il tutto attraverso un percorso da monitorare costantemente in cui siano coinvolti anche i fondi interprofessionali.

Un forte focus è dedicato alla questione reskilling dei lavoratori e dei disoccupati. “L’Italia soffre di un significativo gap delle competenze digitali necessarie per fare fronte alle nuove esigenze lavorative emerse durante la crisi del Covid-19”, così gli esperti sottolineano la carenza delle skill indispensabili per un sistema economico che deve competere sul piano della digitalizzazione dei processi produttivi. Come agire? Intervenendo direttamente sulla formazione aziendale con un programma di training finanziato tramite l’utilizzo del “fondo nuove competenze” e dei fondi e programmi per la formazione del Decreto Rilancio. Per implementare questa misura sono necessari incentivi per le imprese quali defiscalizzazione e riduzione del cuneo fiscale durante i periodi di formazione. Anche le partnership pubblico-private a fini di qualificazione sono indicate quali vie da percorrere per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Startup e PMI innovative

Per quanto riguarda le startup e le PMI innovative, le azioni da introdurre sono concentrate principalmente sulla fiscalità e in continuità con quanto già previsto dal DL Rilancio. Le agevolazioni per gli investitori prevedono l’aumento dal 30% al 50% dell’ammontare di detrazione e deduzione con l’aumento di massimali previsti per gli investimenti annui fino a 3 milioni per le persone fisiche e 6 milioni per i soggetti Ires. Oltre a ciò si parla di detassazione ai fini IRAP e contributivi per il 2020 e il 2021 anche se non è chiaro il destinatario della proposta: le startup e le PMI o i venture capitalist?

Le misure strutturali: banda ultra larga, 5G

Il Piano Colao non contiene solamente incentivi alle aziende e agli investimenti privati, bensì propone anche misure più strutturali come l’implementazione del 5G e l’accelerazione del piano banda ultra larga (quest’ultimo punto è stato già di recente fatto proprio dal ministero dell’innovazione e dello Sviluppo economico).

Non si affronta il tema solo sotto il profilo economico. Emerge una particolare attenzione a quello della salute che ha originato un’ondata di proteste in Italia e in Europa, nonché l’opposizione di varie amministrazioni comunali. Eppure, si legge, “le reti a banda ultra-larga 5G consentiranno alte velocità e ridotte latenze, rendendo possibili nelle aree coperte servizi ubiqui e istantanei per imprese (ad esempio Robotica e Industria 4.0 logistica e distribuzione, manutenzione) e famiglie (multiparty applications e accesso banda larga wireless)”. È necessario puntare su un piano infrastrutturale che permetta al paese di essere competitivo.

Il rallentamento nei progressi dell’installazione delle reti di nuova generazione è determinato anche dalla normativa sui livelli di emissione elettromagnetica. Per questo motivo andrebbe allineata ai valori medi europei, oggi circa tre volte più alti, e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio. Oltretutto andrebbe esclusa la possibilità che gli enti locali si oppongano all’installazione delle attrezzature (leggasi antenne) se le procedure rispettano i criteri nazionali.

Innovazione PA

Aumentare la trasparenza della PA, velocizzare le procedure d’acquisto di innovazione, le competenze specifiche tecniche interne con assunzioni e formazione; costruire il cloud della PA e accelerare spid, pagoPA grazie a nuove risorse umane centrali messe a disposizione degli enti locali.

Ci sono questi tra i punti del piano Colao per la pubblica amministrazione. Tutti nel solco della tradizione: si pensano a misure per far funzionare meglio o per far funzionare per la prima volta cose già pensate anni fa. Spicca però l’assenza di una spinta sullo switch off e su sanzioni per i dirigenti che boicottano l’innovazione.

Sbloccare la PA per rilanciare il Paese: tre punti chiave

Conclusioni

Le proposte avanzate dalla task force Colao per l’innovazione coprono diversi ambiti. Il pregio degli esperti è stato sicuramente quello di individuare alcuni settori chiave, come quello della formazione e delle infrastrutture, per poter risalire la china del gap tecnologico. Tuttavia, è inevitabile notare come si tratti di un elenco di misure che procede in modo disarmonico. Permangono incertezza sull’opportunità di alcuni interventi come il ripristino dell’iper e super-ammortamento. Gli investimenti in macchinari e beni innovativi sono andati esaurendosi negli ultimi anni, dopo un boost iniziale. La formazione, elemento chiave per l’innovazione tecnologica, non dovrebbe limitarsi solamente all’ambito aziendale. Essa è parte integrante del sistema educativo nazionale e deve coinvolgere università, scuole, centri di ricerca e il settore privato. Perché non puntare maggiormente alle connessioni tra la ricerca pubblica e quella privata? Perché non elaborare una strategia industriale che punti all’innovazione e che preveda la creazione di una task force di esperti permanente che si occupi della sua implementazione?

Inoltre, per quanto concerne il 5G, è necessario il coinvolgimento dei cittadini. Affinché comprendano il valore delle opere infrastrutturali e dell’innovazione tecnologica. Il Piano sembra liquidare questo aspetto con la sola formula del rifiuto che le amministrazioni comunali si oppongano ai piani di sviluppo previsti su base nazionale. È indubbio che il 5G sia fondamentale. La competitività ne gioverebbe insieme al sistema industriale. È altrettanto importante, però, che i cittadini vengano coinvolti nelle decisioni e informati in modo esaustivo. Forzare la mano potrebbe essere controproducente.

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