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Direttore responsabile Alessandro Longo

identità digitale

Politecnico di Milano: “Ecco come far decollare Spid in quattro mosse”

di Alessandro Perego, Giovanni Miragliotta e Valeria Portale, Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano

30 Mag 2016

30 maggio 2016

Un bilancio e un piano d’azione a cura di tre massimi esperti di Spid, per Agendadigitale.eu. Bisogna verificare che le PA implementino rapidamente i sistemi e attivino quei servizi realmente utili per il cittadino. Semplificare il processo di registrazione, e spingere gli Identity Provider a lavorare per l’adozione universale. Infine, sensibilizzare i cittadini affinché utilizzino questi sistemi, attraverso un piano di comunicazione mirato. Una volta creata un’ampia base di utenti, si potrà spostare l’attenzione sul nuovo mercato che si potrà generare

Il Sistema pubblico dell’identità digitale (SPID) è stato lanciato da pochi mesi e fin da subito ha suscitato un forte dibattito che vede contrapposti i “sostenitori” che ne sposano l’approccio e ne esaltano le opportunità, e i “detrattori” che vi guardano con scetticismo.

Proviamo a capire insieme i differenti punti di vista, esaminando con attenzione i tre obiettivi che si era posta AgID nel disegnare il modello SPID: rapidità del time-to-market, adozione elevata da parte degli utenti e limitati investimenti per lo Stato.

La prima finalità mette tutti d’accordo: in meno di 24 mesi dall’avvio dei lavori sono partiti i primi servizi. Tali tempistiche sono un’eccezione positiva per il nostro paese e su questo aspetto sia “sostenitori” sia “detrattori” plaudono al lavoro svolto dall’AgID, che ha saputo bruciare le tappe per colmare il gap digitale che affligge il nostro Paese.

Più controverso risulta il secondo obiettivo, quello relativo all’effettiva capacità di attrazione di utenti nel sistema. Se infatti si cerca di stimare quanti utenti attiveranno SPID nei prossimi 18-24 mesi, è evidente che la risposta non è per nulla scontata. Per favorirne la rapida adozione, l’AgID ha imposto che SPID fosse gratuito per le Pubbliche Amministrazioni e le ha obbligate ad aderirvi entro fine 2017 nella speranza che l’ampia base di servizi offerti dal pubblico possa trascinare nel “sistema” un elevato numero di utenti. I “sostenitori” credono che tali azioni, insieme ad un corretto piano di comunicazione verso i cittadini, otterranno il risultato desiderato, ovvero il raggiungimento di milioni di utenti attivi in pochi mesi dal lancio. I “detrattori”, invece, son convinti che queste azioni non siano sufficienti perché temono che così disegnato il sistema non sarà abbastanza attrattivo. Secondo i “detrattori”, AgID avrebbe dovuto prevedere azioni più incisive, come l’adozione in via esclusiva di SPID per l’erogazione di servizi online da parte delle Pubbliche Amministrazioni e un piano secondo cui far confluire gli utenti dei vecchi sistemi identificativi nel nuovo sistema SPID.

La terza e ultima finalità, ovvero limitare gli investimenti pubblici richiesti, rappresenta anche la principale sfida dell’AgID. L’Agenzia ritiene infatti che SPID, promosso come servizio di pubblica utilità e sviluppato con la collaborazione di aziende private, sia in grado di generare un nuovo mercato competitivo, che sosterrà gli investimenti degli Identity Provider. È qui che il dibattito si accende maggiormente. I “sostenitori” condividono il punto di vista di AgID: gli Identity Provider che svilupperanno il sistema avranno a disposizione un nuovo mercato, animato da service provider privati e dai cittadini, su cui offrire servizi di valore e ripagarsi così gli investimenti iniziali e i costi operativi di gestione. I “detrattori” invece temono che questo mercato addizionale non esista, o sia di piccolissime dimensioni, e che gli Identity Provider non investano a sufficienza nello sviluppo del sistema, rendendolo poco attrattivo per gli utenti, quindi per i Service Providers (SP) privati, innescando un circolo vizioso che porterà SPID a fare una fine simile a quella della PEC.

In realtà tra le posizioni estreme qui sopra delineate esistono molte sfumature intermedie che ben bilanciano i punti di forza e di debolezza della piattaforma. Crediamo che in questo momento il nostro paese abbia bisogno di prendere una via e percorrerla in modo convinto senza arretramenti e inutili titubanze. È importante che i “detrattori” continuino ad esprimere le loro opinioni e riserve, con l’accortezza però di convertirle in suggerimenti costruttivi volti a migliorare il sistema. Parimenti è importante che i “sostenitori” colgano gli spunti critici offerti e riflettano già ora su come poter migliorare SPID. Ciò detto, però, è giunto il momento di remare tutti nella medesima direzione. 

In questo senso, AgID dovrebbe fare tesoro di questo vivace dibattito e di lavorare in tre direzioni per raggiungere in tempi rapidi l’obiettivo primario del livello di adozione (10 milioni di cittadini in due anni). In primo luogo è necessario verificare che le Pubbliche Amministrazioni implementino rapidamente i sistemi e attivino quei servizi che realmente vengono incontro alle esigenze del cittadino: più nutrito sarà il portafoglio di servizi che si potrà fruire con SPID, più gli utenti avranno una ragione per iscriversi. In secondo luogo è necessario semplificare il processo di registrazione, e spingere gli Identity Provider (grandi aziende di portata nazionale) a lavorare per l’adozione universale (incentivando all’adozione i loro utenti attuali, facendo leva sulla loro rete capillare di punti fisici per il riconoscimento, investendo sui canali da remoto per il riconoscimento). Infine sarà necessario sensibilizzare i cittadini affinché utilizzino questi sistemi, attraverso un piano di comunicazione mirato che metta in evidenza i vantaggi reali e concreti che si possono ottenere con il nuovo sistema.

Una volta creata un’ampia base di utenti, allora si potrà spostare l’attenzione sul nuovo mercato che si potrà generare; qui la sfida sicuramente avrà un orizzonte temporale più lungo e sarà necessario rendere attrattivo il servizio per i Service provider. In questa prospettiva, SPID è un sistema disegnato prestando moltissima attenzione al tema della sicurezza e protezione dei dati personali; è importante però che i Service Provider privati trovino SPID attrattivo almeno tanto quanto i sistemi di login (privati o social) che oggi usano e che spesso consentono di accedere ad un ampio patrimonio informativo. In questa direzione tutti dovranno fare uno sforzo perché quella che al momento è una originale creazione nostrana nel panorama dei sistemi pubblici di identificazione, possa avere un futuro, sostenuto da chiari differenziali competitivi rispetto ai sistemi oggi in uso.

 

 

 

  • freddynofear

    da parte di Paola 🙂 molto centrato, direi 🙂

  • GF

    Lo Stato ci riprova a controllare i cittadini fino a contare quante volte al giorno vanno al cesso.
    Spid è l’ennesimo tentativo del moloch statale di controllare gli individui.
    Con Spid si consegnano ai provider i propri log di accesso di qualsiasi transazione verso non solo PA ma anche tra privati cittadini.
    I sostenitori del GRANDE FRATELLO tifano SPID.

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