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LA VISION

Taisch: “Piano Impresa 4.0 alla sfida della produttività, ecco la priorità per il Governo”

Industria 4.0 è la via per un futuro dinamico e positivo, il piano italiano sta dando buoni risultati, ora la sfida è su formazione e competence center, per agganciare skills e tecnologie. I prossimi passi, e qualche anticipazione sul competence center del PoliMi

17 Lug 2018

Marco Taisch

Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano


Completare il Piano Impresa 4.0 con misure che sostengano in maniera decisa gli investimenti delle imprese: questa dovrebbe essere la priorità del nuovo Governo. I presupposti per il successo ci sono tutti, come indicano i dati dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano che rivelano, infatti, come le imprese siano ben consapevoli delle potenzialità dell’industria 4.0 e dei suoi benefici.  L’ultimo report dell’Osservatorio 4.0 indica solo un 2,5% di imprese che non conosce Industria 4.0. Solo due anni fa questa percentuale era al 38%, mentre lo scorso anno si è drasticamente ridotta all’8%: il Piano Impresa 4.0 segna quindi un successo indubbio sul fronte “awareness”.

C’è poi il capitolo “investimenti materiali e immateriali”: grazie all’iper e al superammortamento, metà delle imprese dichiarano di aver fatto investimenti che altrimenti avrebbero quanto meno rimandato. E anche questo è un elemento estremamente positivo.

Ma basta così? La risposta è no. Bisogna continuare a battere il tempo e far sì che la vasta platea delle PMI di cui si compone il tessuto imprenditoriale italiano operi una vera trasformazione digitale. Per farlo, occorre valorizzare quello che di buono è stato fatto finora, a partire da un utilizzo efficiente degli incentivi previsti dalle passate leggi di bilancio, ma – soprattutto – bisogna azionare la leva della formazione, la gamba più delicata e fragile del Piano Impresa 4.0. Alcuni strumenti ci sono già, come il credito d’imposta per la formazione 4.0, cui, a breve, si affiancherà anche la rete di Competence Center dedicati alla formazione. Per quanto riguarda i Competence Center, il MISE ha concluso da qualche settimana l’esame dei candidati e ha pubblicato la graduatoria, dando il via alla fase di “negoziazione” per la loro costituzione.

Il ruolo dei Competence center

Il Politecnico di Milano, insieme ad altre imprese e università, ha partecipato alla gara e ha messo sul piatto una candidatura forte. Il nostro Competence Center potrà contare su investimento importante delle imprese che fanno parte del partenariato: in tre anni saranno messi a disposizione 5,1 milioni di euro nel capitale, oltre 11 in termini di capitale umano e 4,7 milioni di attrezzature.
Si tratta di un’iniziativa importante, che conferma la vocazione industriale del nostro ateneo e che spero riesca ad attivare per emulazione altrettante iniziative virtuose. La nostra idea è che il Competence Center sia un attivatore di innovazione, come avviene di norma per la diffusione di una tecnologia, che diventa virale: più imprese la utilizzano, più si aumenta la velocità di attuazione nel sistema.

D’altronde, nel terzo millennio, un’impresa non può pensare di competere se non è digitale. E, superando ogni possibile scetticismo, dovremmo dire senza paura che digitalizzazione vuol dire aumentare la produttività delle imprese. Certo, l’equazione è più facile sulla carta. La vera sfida è risolverla nel sistema produttivo. La storia ci ha dimostrato che ogni evoluzione tecnologica ha migliorato la produttività delle imprese, portando a una migliore allocazione dei fattori della produzione. Anche con la digitalizzazione avverrà la stessa cosa: ci possono essere impatti occupazionali nell’immediato dovuti alla limitata domanda di lavoro qualificato, ma a regime, la digitalizzazione e l’automazione porteranno all’aumento dei posti di lavoro.

La vera urgenza è, quindi, poter contare su “lavoratori 4.0”, con skills adeguate: un impianto, o un’impresa, 4.0, richiedono competenze specifiche, nella stragrande maggioranza dei casi diverse da quelle che l’attuale forza lavoro delle imprese esprime.  Solo contando su skills qualificate la tecnologia potrà dispiegare le sue potenzialità e favorire l’aumento di produttività delle imprese.

Il Competence Center del PoliMi

Il ruolo dei Competence Center è esattamente questo: agganciare skills e tecnologie. A Milano, sul fronte della formazione, abbiamo stimato di riuscire a erogare circa 86mila ore uomo in tre anni. Vuol dire raggiungere 10mila persone. Un numero importante, che però rimane un granello di sabbia rispetto alle dimensioni del sistema industriale italiano. Se guardiamo alla dinamica occupazionale, la nostra considerazione è che il saldo netto nel medio periodo sarà positivo; resta però da gestire la fase di transizione che alla luce della velocità di questa trasformazione digitale è tale da lasciar indietro una parte della forza lavoro attuale. Cosa fare per questi lavoratori? Sono indubbiamente necessari opportuni strumenti di welfare per assorbire chi non è in grado di riconvertirsi, ma senza tralasciare l’importanza della formazione per i lavoratori attivi. Per questo motivo il nostro Competence Center avrà percorsi di formazione per le persone che si trovano già in azienda progettati anche insieme al sindacato, che avrà un ruolo fondamentale nel farsi promotore verso i lavoratori di un’attenzione forte verso l’adeguamento delle competenze.

Ma proprio perché serve una azione di sistema, “la filiera della formazione” per noi è chiave: abbiamo anche immaginato quindi un programma che preveda di formare i formatori, abilitando un fattore moltiplicativo sul territorio. Immagino e mi auguro che anche gli altri Competence Center percorrano strade simili.

Il futuro del Piano Impresa 4.0

Ovviamente è fondamentale che tra incentivi e competence center, le imprese possano contare su un contesto macroeconomico di crescita che, a dire il vero, resta ancora timida. Per la seconda potenza manifatturiera d’Europa, l’Industria 4.0 è la via per un futuro dinamico e positivo. È per questo che mi auguro che il nuovo Governo e il Parlamento guardino alle imprese, ai numeri e che facciano valutazioni sui contenuti, proseguendo il percorso tracciato. I risultati di quanto fatto fino a oggi sono positivi ed evidenti. Se si vorrà mettere mano al Piano impresa 4.0, sono convinto che ci siano spazi per fare eventualmente qualche aggiustamento, ma tenendo ben a mente la bontà dei risultati e il dato reale. Il Piano Impresa 4.0 gode di apprezzamenti diffusi a livello europeo: proprio il fatto di essere arrivati dopo ci ha consentito di prendere il meglio da quello che gli altri avevano già sperimentato.

E’ ora il momento di lasciare lavorare le imprese, assicurando loro stabilità e continuità, consentendo loro di fare una programmazione di medio-lungo termine per trasformarsi in un sistema produttivo 4.0 che consenta di affrontare la sempre crescente competizione internazionale.

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