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LA SCHEDA

Competence center in arrivo: come avviene la selezione, dopo la graduatoria Mise

Il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato la graduatoria degli otto competence center che si sono presentati al bando. Terminata la fase istruttoria, al via il negoziato. Operatività fra giugno e luglio. Ecco lo stato dei lavori

25 Mag 2018

Barbara Weisz


Sicuramente entro l’estate, ma molto probabilmente anche prima, partiranno i competence center.

Nel frattempo, il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato la graduatoria degli otto competence center che si sono presentati: vince il Politecnico di Torino, seguito da Milano e dal progetto capitanato dall’Università di Bologna.Ora parte una fase di negoziazione, che servirà ad ottimizzare le risorse sulla base dei competence center inseriti in graduatoria. Da sottolineare che proprio in questi ultimi giorni di maggio il Mise ha potenziato le risorse per i competence center, portandole a 73 milioni dai precedenti 40. Mettiamo in ordine tutte le varie fasi, per delineare i prossimi passaggi.

Terminata la fase di presentazione delle domande, lo scorso 30 aprile, la palla è passata alla commissione di esperti per valutare le candidature delle università che, numerose, si sono presentate per formare i competence center Industria 4.0.

Al termine di un processo di selezione a bando, lo scorso 8 maggio il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato il decreto di nomina degli esperti: Stefano Firpo, direttore generale politica industriale del Mise presiede il comitato, di cui fanno parte Francesco Caio e Andrea Maria Felici, designati dal ministero dello Sviluppo economico, Antonio Di Donato e Silvia Nardelli, scelti invece dal ministero dell’Istruzione, università e ricerca (Miur). In base all’articolo 11 del decreto sui competence center del gennaio scorso, il ministero e il comitato di esperti hanno effettuato l’istruttoria per valutare le domande e compilare una graduatoria. Poi, avviano una fase negoziale al termine della quale vengono attribuite le risorse.

COMPETENCE CENTER, I PROGETTI DI TUTTE LE UNIVERSITÀ

Istruttoria e graduatoria

Le domande dei competence center che sono state validamente presentate e inserite in graduatoria sono otto, relative a progetti capitanati da Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università di Padova, Università di Bologna, Scuola Superiore Sant’anna di Pisa, Federico II di Napoli e Politecnico di Bari, Sapienza di Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche). Ecco la graduatoria con i relativi punteggi:

1) Politecnico di Torino: progetto manufacturing 4,0, primo classificato, con 9 punti.
2) Politecnico di Milano: progetto Made in Italy 4.0, secondo classificato, con 9 punti.
3) Alma Mater Studiorum Bologna: progetto BI-REX (Big Data Innovation & Research EXcellence), terzo classificato, 8 punti.
4) Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: progetto ARTES 4.0, quarto classificato, 8 punti.
5) Università degli Staudi di Padova: progetto SMACT, quinto classificato, 7 punti.
6) Università degli Studi di Napoli Federico Secondo: progetto Industry 4.0, sesto classificato, 7 punti.
7) Consiglio nazionale delle Ricerche: progetto Start 4.0, settimo classificato, 6 punti.
8) Università La Sapienza di Roma: progetto Cyber 4.0, ottavo classificato, 6 punti.

La valutazione attribuisce un punteggio, in base ai criteri previsti dall’articolo 10 del bando. Questi ultimi riguardano caratteristiche tecniche e solidità economico finanziaria del competence center, e solidità economico – finanziaria e qualità del programma di attività. Per entrambe queste due categorie, il bando prevede elementi precisi da valutare, ad ognuno dei quali è assegnato un punteggio da zero a dieci: la media aritmetica complessiva da conseguire deve essere almeno pari a sei.

1) Caratteristiche tecniche e solidità economico finanziaria del competence center: si tiene conto della qualità del partneriato pubblico-privato. Per quanto riguarda gli istituti di ricerca, gli elementi devono riguardare i tre anni precedenti la data della domanda e sono i seguenti:

  • numero di progetti di trasferimento tecnologico realizzati con PMI o comunque afferenti alle tecnologie Industria 4.0;
  • numero di pubblicazioni tecnico-scientifiche su tematiche Industria 4.0;
  • numero di assegnisti di ricerca, dottorandi e dottorati, in tecnologie Industria 4.0;
  • strutture operative utilizzate in attività di ricerca e dedicate al trasferimento tecnologico verso le imprese;
  • qualità del personale designato a sovraintendere alla realizzazione del programma di attività e relativa esperienza curricolare;
  • aggiudicazione di bandi di ricerca nazionali e/o europei su tematiche relative al piano nazionale Industria 4.0 nel rispetto della normativa nazionale ed europea;
  • per le università: presenza di percorsi di formazione dottorale innovativi a carattere intersettoriale e industriale, intensità della presenza di personale e cofinanziamenti derivanti da dipartimenti assegnatari di risorse per progetti comprendenti attività relative alle tecnologie Industria 4.0.

Per quanto riguarda invece le imprese private partner, vanno rispettati sette elementi, sotto elencati, con i primi quattro riferiti ai tre anni precedenti la domanda:

  • numero di brevetti o diritti di proprietà industriale relativi allo sviluppo di tecnologie in chiave Industria 4.0,
  • percentuale di fatturato aziendale derivante dallo sfruttamento di diritti di proprietà industriale su tematiche del piano nazionale Industria 4.0,
  • dimensione complessiva del fatturato delle aziende partner;
  • numero di progetti di trasferimento tecnologico sviluppati con centri universitari e di ricerca nazionali e/o internazionali;
  • numero di studenti formati all’interno di Academy aziendali, con meccanismi di alternanza scuola-lavoro, oppure mediante collaborazioni con Istituti tecnici superiori o formati attraverso Master specialistici finanziati dall’impresa;
  • aggiudicazione di bandi di ricerca nazionali e/o europei su tematiche comprese nel Piano nazionale Industria 4.0,
  • quantità, qualità e rilevanza del personale delle imprese destinato al programma di attività.

2) Solidità economico-finanziaria e qualità del programma di attività. Ci sono dieci elementi, il punteggio attribuito segue le stesse regole di cui sopra:

  • risorse strumentali e organizzative, con particolare riferimento alla governance,
  • coerenza della proposta rispetto alle finalità dei competence center previste dal decreto: qualità del programma di attività, congruità e pertinenza delle spese e dei costi previsti per l’erogazione dei servizi alle imprese, tempistica prevista, valutazione dei rischi connessi, eventuale supporto di investimenti esterni e capacità di intercettare la domanda delle imprese,
  • sostenibilità economico-finanziaria del programma di attività,
  • proiezioni di fatturato in base a volumi di imprese servite, prezzi unitari del servizio, analisi di mercato, possibilità di stimolare la domanda di innovazione da parte delle imprese,
  • strategia commerciale,
  • qualità e adeguatezza di strutture, attrezzature, impianti e macchinari per l’erogazione dei servizi oggetto del programma di attività,
  • congruità costi operativi previsti,
  • gestione del rischio: valutazione e mitigazione dei possibili rischi connessi al programma di attività,
  • proiezioni di risultato netto e analisi complessiva della solidità economica della proposta e dei piani di investimento degli utili per il continuo ammodernamento del centro di competenza,
  • rilevanza dei risultati attesi in termini di orientamento e formazione alle imprese, e di stimolo alla domanda rispetto allo stato dell’arte nazionale ed internazionale.

Ci sono poi ulteriori criteri considerati preferenziali: rating di legalità, presenza nel parternariato di Regioni, coerenza del programma con le priorità strategiche regionali in tema di Industria 4.0, o con altre iniziative attive nel supporto al trasferimento tecnologico.

Come detto, la graduatoria compilata sulla base dei criteri sopra descritti, viene ora seguita da una fase negoziale con l’obiettivo, si legge nel bando, di «massimizzare i risultati conseguibili mediante l’erogazione del servizio alle imprese rispetto agli obiettivi dell’intervento agevolativo». A disposizione ci sono 73 milioni di euro, così suddivisi: 47,5 milioni di euro per le spese di costituzione e avvio (il 65% del totale), e altri 25,5 milioni (il 35%), per progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale presentati dalle imprese nell’ambito del programma di attività del centro di competenza. A ogni competence center si possono assegnare al massimo  7 milioni e 500mila euro al massimo  per coprire fino al 50% le spese di costituzione e avvio, e per ogni progetto di innovazione possono essere stanziati 200mila euro , sempre a copertura del 50% delle spese. In parole semplici, la fase negoziale servirà a ottimizzare le risorse disponibili sulla base dei progetti presentati.

Industry 4.0, come saranno i competence center: tutti i dettagli

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