Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

federsanità

Logistica in Sanità, la fine dell’anarchia: con l’innovazione

di Valentina Albano, Federsanità ANCI

03 Gen 2017

3 gennaio 2017

Forme innovative di supply chain migliorano la gestione dei farmaci e la loro tracciabilità, riducono i rischi connessi alla prescrizione e alla terapia. Ma ci sono resistenze…

I tradizionali sistemi di logistica vedono spesso i presidi ospedalieri di una stessa azienda sanitaria comportarsi in maniera autonoma come “agenti individuali” dotati di un proprio sistema di acquisto, di una propria gestione delle farmacie e di un sistema distributivo interno basato sul classico processo ordine-consegna. Questa modalità operativa, pur se applicata virtuosamente e nel pieno esercizio delle responsabilità dei vari soggetti istituzionalmente preposti, comporta inevitabilmente delle diseconomie destinate ad incidere anche significantemente sulla spesa globale della struttura sanitaria. Giusto per citare alcune delle principali criticità, troppo spesso il regime di urgenza negli approvvigionamenti predomina sulle trattative ordinarie, le richieste risultano essere dominate dalla casualità in termini qualitativi e quantitativi riducendo il potere negoziale nei confronti dei fornitori, i presidi non sono incentivati a condividere le giacenze o a creare gruppi di acquisti a causa di un’assenza di dialogo, il consumo dei farmaci così come le giacenze sfuggono al controllo.

L’adozione di forme innovative di supply chain anche in ambito sanitario, al contrario, oltre a rendere la gestione dei farmaci e degli altri beni consumabili più efficiente e quindi più sostenibile, può assumere un ruolo strategico nel miglioramento dei livelli di assistenza presso le strutture sanitarie, contribuendo a ridurre i rischi connessi agli aspetti clinici relativi alla prescrizione e somministrazione della terapia, ma anche, attraverso la tracciabilità del farmaco, nell’attivazione di un cambiamento culturale in favore di una maggiore responsabilizzazione dei comportamenti del personale medico e sanitario.

Un ruolo chiave nel ripensamento del sistema logistico è rappresentato dagli interventi di riorganizzazione dei processi fondati su un uso ampio e consapevole delle tecnologie digitali. Alla base dell’integrazione di attività di approvvigionamento e logistica sono infatti soluzioni informatiche volte a supportare:

o la prescrizione e la somministrazione controllata a bordo letto,

o la distribuzione e la gestione delle scorte di reparto e della farmacia centrale,

o lo stoccaggio, la tracciabilità e la conservazione controllata a livello di farmacia centrale anche attraverso sistemi automatici e robotizzati.

Tuttavia ancora una volta le numerose evidenze che attestano le potenzialità dei nuovi approcci alla gestione della logistica si scontrano con le altrettanto numerose resistenze, in primis dovute ad una difficoltà in seno alle strutture sanitarie a governare l’innovazione.

Così come in molti altri scenari anche nell’ambito della logistica un importante contributo può essere fornito dall’apertura a forme di partnership con il privato.

L’esternalizzazione del processo di logistica rappresenta una scelta strategica importante per le aziende sanitarie in quanto non solo consente di liberare risorse da concentrare sui processi core, o di trasformare investimenti in spesa corrente, ma soprattutto può consentire di avvalersi di elevate expertise specializzate di fatto spesso non presenti in azienda.

L’esternalizzazione del processo consentirebbe quindi alle aziende sanitarie di potersi avvalere della capacità innovativa tipica del mondo dell’impresa, purché opportunamente orientata. In questa prospettiva i nuovi trend sul procurement d’innovazione che vengono dall’Europa, e su cui Federsanità ANCI sta lavorando da tempo anche grazie alla partecipazione ad alcuni progetti europei pionieri (es. STOPandGO e RITMOCORE), risultano essere molto funzionali.

Uno degli elementi chiave del procurement d’innovazione è infatti quello di impostare bandi in cui le “specifiche” sono basate sugli outcome attesi e non su soluzioni predefinite, questo proprio al fine di stimolare la capacità innovativa del fornitore e quindi di individuare il sistema complessivo, coerente ed integrato negli aspetti organizzativi e tecnologici più adatto ad ogni specifica realtà territoriale e gestionale.

Tuttavia non si può trascurare il fatto che l’esternalizzazione di un processo per essere di successo deve sempre accompagnarsi ad una grande capacità di gestire il fornitore e governare la partnership. Una delle dimensioni chiave da valutare nella scelta di make or buy è infatti la capacità di esercitare il controllo sul processo. È quindi il processo su cui si esercita una buona capacità di controllo a prestarsi maggiormente all’esternalizzazione.

Ma come si può rafforzare la si scontrano con le altrettanto numerose resistenze, in primis dovute ad una difficoltà in seno alle strutture sanitarie a governare l’innovazione.

Un elemento chiave del controllo è la definizione di un efficace sistema di monitoraggio dell’esecuzione del contratto, ovvero l’individuazione di un set di indicatori chiave di risultato e di processo (KPI) rilevanti, misurabili, completi e di facile comprensione. E’ evidente che ogni organizzazione deve sviluppare il proprio sistema di indicatori in funzione primariamente delle specifiche strutturazioni dei processi, tuttavia il monitoraggio del sistema logistico ben si presterebbe alla definizione di linee comuni, sviluppate ad esempio a partire dalle esperienze pioniere/best in class. La definizione di modelli di riferimento per la costruzione del sistema di monitoraggio della gestione della logistica potrebbe peraltro supportare non solo una corretta gestione dei fornitori ma anche attività di benchmarking tra le aziende, stimolando l’attivazione di processi di miglioramento continuo, così come assicurando maggiore trasparenza. Un sistema di monitoraggio dei contratti per funzionare correttamente dovrebbe però essere affiancato ad un sistema incentivante, chiaro e trasparente, volto a stimolare i fornitori a raggiungere ed anche a superare i livelli attesi di servizio. 

 

  • Franco Staino

    Ho letto con attenzione l’articolo che riporta le linee politiche della Federsanità ANCI sulla spesa sanitaria e quindi sulla necessità di strumenti idonei di tracciabilità (per esempio farmaci) dei beni che comportano un impegno pubblico o privato significativo. Io vorrei far notare che nel nostro Paese (unico al mondo) esiste una formidabile Banca dati presso il Ministero della salute in grado di tracciare tutti i farmaci immessi in commercio. Istituita con il Decreto ministeriale 15 luglio 2004, in attuazione della legge 39/2002, questa Banca dati costa ogni anno, direttamente nel bilancio ministeriale ed indirettamente per i costi industriali di bollinatura codificata (sempre alla fine a carico degli Utenti e del SSN) centinaia di milioni di euro.
    Risultati dal 2002 ad oggi zero. Operazioni parziali che al massimo in qualche caso hanno funzionato come uno spaventapasseri nel grande mercato dell’imbroglio della sanità.
    Quella grande e bella iniziativa dove si è fermata? Con la compiacenza e in piena e diretta responsabilità del Ministero della salute la Banca dati non è andata avanti allorquando dal dire si doveva fare e quindi controllare. Con una deroga provvisoria (sono già 12 anni) i dati delle farmacie non vengono rilevati come quelli degli ospedali per cui la tracciabililtà nasce, si carica dei dati industriali e li muore.
    Per una semplificazione del processo di produzione dei bollini codificati e quindi aumentare la speculazione dell’IPZS, che li vende alle industrie mediamente a 26 euro a 1000 contro un costo di produzione certificato che non supera i 6 euro a 1000, addirittura il 30 maggio 2014 si è fatto un nuovo decreto ministeriale che ha cambiato il lay-out senza considerare il fatto che la Banca dati non funzionava e non funziona.
    Rispondendo alle esigenze politiche e amministrative dei Comuni e dei Cittadini possiamo assicurare che lo strumento c’è già e funzionerebbe. Il difetto è che questo strumento conta e registra tutto con tanto di quadrature. Pensate, in tempo reale, con questo sistema del Ministero della salute (http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_4.jsp?area=tracciabilita%20farmaco) si saprebbero i farmaci somministrati in tutte le farmacie ed ospedali dei comuni per studiare le casistiche epidemiologiche e quindi per mirare la spesa sui punti prioritari.
    Concludendo la nota vorrei evidenziare anche il fatto che un intervento così aperto ed importante come il vostro – assieme a tanti altri che ci sono stati – non cita e forse non conosce questo portentoso sistema di tracciabilità del Ministero. Ma questa ignoranza non può nessuno attribuirvela in quanto corrisponde ad una politica precisa: fare quello che dice il Legislatore ma provvisoriamente non attuarlo fino in fondo. Costa inutilmente? Pazienza, il mercato non vuole essere controllato pur spendendo i soldi dei Cittadini e dell’Erario.

    P.S. Dove di interesse potrebbe essere parlato anche dei collegamenti possibili con il cittadino utilizzatore o con l’operatore sanitario somministratore relativamente alle informazioni di certificazione, garanzia, validità del prodotto, schede tecniche, foglio illustrativo, … in tempo reale,quindi anche in caso di utlizzazione del prodotto dopo una giacenza nell’armadietto di casa. Soluzioni meno onerose di codifica dei prodotti farmaceutici.

  • gianni1953

    La sanità digitale (Sistemapiemonte) della mia regione NON funziona, difatti non posso prenotare, non posso controllare le mie cartelle cliniche, mancano alcune invalidità, credo, che il pagamento ticket quello funziona, quello funziona sempre. A quando potro’ avere a disposizione la sanità digitale, alla mia ASL non sanno manco cosa sia. Borgiatto.

Articoli correlati