Smartphone gratis per un anno per redditi bassi, il bonus sbagliato in Legge di Bilancio - Agenda Digitale

l'emendamento

Smartphone gratis per un anno per redditi bassi, il bonus sbagliato in Legge di Bilancio

Con Isee fino a 20mila euro, nessuna connessione internet né contratto di telefonia si può avere un dispositivo mobile in comodato per un anno, con internet e due quotidiani e gratis, per didattica a distanza. Ecco l’emendamento, in Legge di Bilancio 202. Ma sarebbe meglio estendere il bonus pc che ora esclude molti

21 Dic 2020
Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

Smartphone/dispositivo mobile gratis per un anno a chi ha un reddito basso, Isee fino a 20mila euro, e nessuna connessione internet né contratto di telefonia intestato. In più, 100 euro di voucher per due quotidiani gratis e un anno di connessione internet mobile inclusa. È il nuovo bonus, “kit digitalizzazione”, spuntato come emendamento in Legge di Bilancio 2021, ancora da approvare. App IO sarà pre-installata.

Rilevo troppi limiti e controsensi di quest’emendamento, che si legge è stato presentato da Forza Italia (l’hanno presentato “Gelmini, Bergamini, Mandelli, Cannizzaro, D’Attis, Occhiuto, Pella, Prestigiacomo, Paolo Russo”) e che costerebbe 20 milioni allo Stato (in una precedente versione erano 400milioni). Fonti di FI dicono al nostro sito che l’ispirazione sarebbe la ministra Paola Pisano.

Tutto questo mentre il bonus pc 500 euro sta escludendo molta popolazione che ne avrebbe bisogno.

AGGIORNAMENTO 20 DICEMBRE

Anche grazie alla segnalazione da questa testata ai parlamentari competenti, il testo del bonus è stato migliorato successivamente ma resta sbagliato. Una novità è che ora si rivolge esclusiva alla didattica a distanza, quindi spunta il requisito dell’iscrizione a scuola o università.

Quest’articolo è aggiornato di conseguenza.

La norma dello “smartphone” gratis per un anno (kit digitalizzazione)

Ecco cosa si legge nell’emendamento Gelmini (aggiornamento 20 dicembre).

(l’emendamento)

Aggiunge l’articolo 105-bis che, al fine di ridurre il divario digitale, prevede la concessione, a famiglie a basso reddito, con almeno un componente iscritto ad un ciclo di istruzione scolastica o universitaria, di un dispositivo mobile in comodato gratuito dotato di connettività per un anno o di un bonus di valore equivalente da utilizzare per le stesse finalità (comma 1). Per la concessione del telefono sono stabilite le seguenti condizioni:

  • un reddito ISEE non superiore a 20.000 euro annui;
  • non essere titolari di un contratto di connessione internet e di un contratto di telefonia mobile;
  • dotarsi del sistema pubblico di identità digitale (SPID).

Può essere concesso un telefono ad un solo soggetto per nucleo familiare e nel limite complessivo di spesa massima di 20 milioni di euro per l’anno 2021. A tal fine nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze è istituito un apposito fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per l’anno 2021, da trasferire successivamente al bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per la trasformazione digitale (comma 2).

Le modalità di accesso al beneficio sono definite entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio o con decreto del Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione (comma 3).

Conseguentemente il fondo di cui all’articolo 207 è ridotto di 20 milioni di euro per l’anno 2021

Ecco il testo prima della cura invece:

  1. Al fine di ridurre il fenomeno del divario digitale, in via sperimentale ai soggetti appartenenti a nuclei familiari con un reddito ISEE non superiore a 20.000 euro annui, non titolari di un contratto di connessione internet e di un contratto di telefonia mobile, che si dotino del sistema pubblico di identità digitale (SPID), per il tramite di Poste Italiane o di altri identity provider abilitati, è concesso in comodato gratuito per un anno un telefono mobile dotato di connettività. Il telefono mobile è dotato dell’applicazione «io» e di abbonamento che consenta la consultazione on-line di due organi di stampa.
2. Il beneficio di cui al comma 1 è concesso ad un solo soggetto per nucleo familiare e nel limite complessivo di spesa massima di 20 milioni di euro per l’anno 2021. A tal fine nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze è istituito un apposito fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per l’anno 2021, da trasferire successivamente al bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per la trasformazione digitale.
3. Il Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione con proprio decreto, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità di accesso al beneficio di cui al comma 1.

I requisiti

Quindi un solo dispositivo mobile, smartphone o tablet si immagina, per famiglia, massimo 20mila euro di Isee; non titolari di un contratto di connessione internet e di un contratto di telefonia mobile. Da come si legge, basta che ci sia uno della famiglia che non sia titolare del contratto internet e di telefonia mobile (tipicamente, un minore) e si ha diritto a uno smartphone.

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Ora serve anche che un componente sia iscritto a scuola o università. Il bonus – nella nuova versione – è pensato per chi fa didattica a distanza.

Bisogna fare Spid per accedere al bonus, con modalità e tempistiche tutte da definire.

Cosa è incluso

La norma ora rinvia a un decreto per i dettagli, da cui si apprenderà che dispositivo potrà essere (tablet o smartphone, probabilmente) e soprattutto il valore unitario del bonus.

Dentro c’è anche un abbonamento a due giornali online (immagino a scelta dell’utente) e app IO.

Positivo che ci sia una spinta agli strumenti di PA digitale come Spid e app IO e alla lettura di giornali. Tutto il resto mi sembra sbagliato.

Che smartphone?

Il precedente testo aveva diverse lacune. Prima lacuna: la norma non indica una fascia di prezzo per lo smartphone da dare al cittadino. E poi che fa lo Stato? Una gara tra i fornitori di smartphone? Se li procura e ci installa app IO? Il nuovo testo rimanda tutto a un decreto per sbrogliare la matassa.

In comodato d’uso per un anno: l’assurdità

Un’altra stranezza è l’obbligo di restituzione dopo un anno. Immagino che lo scopo sia dare un assaggio di digitale per consentire poi l’evangelizzazione permanente. Ma come se la immagino i deputati? Dopo un anno i beneficiari resettano i propri dati e restituiscono (a chi? A Palazzo Chigi che deve gestire questa massa di prodotti?) lo smartphone? A proprie spese? E che succede a chi non lo fa? E poi che vantaggio c’è per lo Stato nella restituzione? Recupera parte dei soldi?

Sarebbe stato meglio fare come il bonus bici, ossia un bonus di 100-200 euro che l’utente può usare per procurarsi il prodotto.

Ma perché lo smartphone?

Ma poi siamo sicuri che serva uno smartphone? Che hanno tutti, ormai, compresi molti di coloro che sono senza fissa dimora? La nuova versione della norma è migliore, cita “dispositivo mobile”, ma non è ancora ottimale.

La via maestra per entrare nella società trasformata dal digitale – gli esperti lo ripetono da anni – è il computer. Il solo strumento versatile e universale per tutti gli usi, vedi smart working e didattica a distanza di questo periodo. Non a caso si cita come problematico che molti dei cosiddetti “nativi digitali” usino solo lo smartphone e si accostino al pc solo con l’università (come mi ha spiegato il sociologo Giovanni Boccia Artieri).

Perdono la possibilità di un uso più maturo del digitale, nei due sensi di una comprensione più profonda del come questo funziona tecnicamente e la consapevolezza dei suoi impatti sulle nostre vite e società. Addirittura molti pionieri di internet suggerivano di usare sistemi open source invece di Windows per acquisire questa consapevolezza – poter e saper aprire la scatola della tecnologia per esserne padroni, invece che schiavi.

Senza arrivare a questo, almeno si eviti di far coincidere il digitale con quelle scatole non solo chiuse ma blindate e monolitiche che sono gli smartphone, strettamente controllate dalle due big tech Apple e Google.

Estendiamo piuttosto il bonus pc 500 euro

Ecco perché questa testata si è fatta propugnatrice di un uso più ampio e accorto del bonus pc 500 euro, penalizzato da regole poco lungimiranti fissate da Mise-Infratel, come affermato da tutte le associazioni consumatori e segnalato anche dall’Antitrust.

Al momento non possono averlo persone che – seppure bisognose e con molti figli che devono studiare col computer:

  • Sono in città del Centro-Nord, come Roma, escluse dalle Regioni perché il bonus concentra le risorse al Sud per via dei parametri europei
  • Sono in quel 20% di popolazione privo di connessione banda ultra larga
  • Hanno già una connessione banda ultra larga (ma magari un solo computer e molti figli)
  • Non vogliono legarsi a uno dei pochi operatori (solo Tim tra i maggiori) a offrire un computer (un solo modello); gli altri operatori, per via delle stesse regole ministeriali, offrono solo tablet.

Piuttosto anche con la Manovra si fissi un fondo per ripescare questi grandi esclusi da una misura che, così facendo, sta creando discriminazioni.

Un tema sollevato da una recente interrogazione parlamentare di Enza Bruno Bossio (PD) a cui il governo, per bocca di Paola Pisano (ministra innovazione) ha risposto limitandosi a ripetere le regole della misura.

Leggi la risposta di Paola Pisano a Bruno Bossio(PDF)

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