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Direttore responsabile Alessandro Longo

Tutti i nodi 2017 per Piacentini e l’Agenda digitale (GRAFICO)

29 Dic 2016

29 dicembre 2016

Abbiamo provato a mettere in forma grafica tutti i nodi che la trasformazione digitale dell’Italia dovrà sciogliere nel 2017. E’ emerso un quadro di estrema incertezza su numerosi punti.

 

La situazione è invariata rispetto a quanto scritto un mese esatto fa. Con in più qualche incertezza aggiuntiva anche sull’attuazione di Industry 4.0. La caduta del Governo aggiunge ulteriore incertezza.

·         Il piano triennale che indirizza la spesa IT della pubblica amministrazione è ufficialmente in ritardo. Arriverà intorno a febbraio, a quanto si apprende da fonti vicine alla Presidenza del Consiglio, perché solo da una settimana è nelle mani di Diego Piacentini l’ultima bozza fatta dall’Agenzia per l’Italia Digitale. Bozza che comunque- a quanto risulta- il commissario intende modificare nella sostanza.

·         La squadra di Piacentini non è ancora completa e solo in corso d’opera vedremo il modello di lavoro (e se funzionerà, date le poche risorse) di collaborazione con l’Agenzia. Posto che comunque, sulla carta delle norme, i poteri nelle mani del commissario sono grandi abbastanza nei confronti degli enti. Ma con la caduta del Governo e la perdita di endorsement diretto Renzi-Piacentini, il commissario difficilmente potrà esercitare la spada di damocle del commissariamento come era stata ipotizzata. Dovrà invece contare di più su un endorsement multi-stakeholder, condiviso, dal basso. Ma non è chiaro l’effettivo potere che avrà nei confronti dei ministeri (per alcuni progetti come Anpr o giustizia digitale, che sono i più rognosi) e il metodo di lavoro e collaborazione da attuare con l’Agid. Sappiamo solo, genericamente, che Agid sarà soggetto esecutore-attuatore e Piacentini quello che definirà la strategia (di concerto con il comitato d’indirizzo dell’Agid, a quanto pare). 

·         Mancano le regole attuative del CAD e a Palazzo Chigi si sta affermando l’idea che sarà sforata la scadenza di gennaio (prevista dal decreto per il loro arrivo). Ergo si continuerà sine die con le regole vecchie (su questo vedi uno speciale di approfondimento).

·         Mancano all’appello anche i decreti attuativi del nuovo Codice degli Appalti e in questa fase di incertezza sono ritardate le gare pubbliche, necessarie all’innovazione PA.

 

In questa situazione quello che succederà è che nel breve periodo l’Italia continuerà a lavorare nel digitale con le vecchie regole. Una clima di stallo e stagnazione che non possiamo più permetterci.

 

  • Alessandro Osnaghi

    Mi congratulo con chi ha avuto l’dea di rappresentare visivamente quello che attualmente è il modello di governance della Agenda digitale italiana.
    Non credo sia necessario aver frequentato una primaria scuola di management internazionale per capire che in questo modo, più che improbabile, è impossibile ottenere un qualsiasi anche minimo risultato a livello sistemico.
    Penso che saremmo tutti eternamente grati a Piacentini se, approfittando della sua credibilità presso il Presidente del Consiglio pro tempore potesse lasciarci alla fine del suo mandato qualche app in più ma anche un nuovo modello di governance implementato. Qualche idea in merito è ospitata anche su questo sito la fine del suo mandato con qualche app in più ma anche con un nuovo modello di governance inplementato

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