DIGITAL SKILL

Intelligenza Artificiale e medicina, serve fare formazione di medici e pazienti: ecco perché

L’adozione di tecnologie potrà dare una svolta alla sanità italiana mettendo finalmente il paziente al centro. Ma la strada è ancora lunga. Serve accelerare sugli investimenti in formazione di personale clinico e di utenti. Lo scenario nel Paese e gli ostacoli da superare

25 Mar 2019
Nicola Marino

Direttivo AiSDeT - Associazione italiana di Sanità Digitale e Telemedicina

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Sanità digitale, il traguardo è ancora lontano, in Italia. Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, 8 cittadini su 10 non usano i servizi sanitari via web. Ma il digital gap riguarda anche il personale medico: dal report su direttori di aziende sanitarie e medici emerge come la scarsa conoscenza delle potenzialità del digitale e la mancanza di competenze rappresenti uno dei freni a un sistema sanitario innovativo. Ecco l’analisi dello status quo del nostro Paese e delle priorità da affrontare per una medicina che metta davvero il paziente al centro.

Entro i prossimi due decenni, il 90% di tutti i posti di lavoro afferenti al Sistema Sanitario Nazionale richiederanno competenze digitali. E’ da questa consapevolezza che nel 2017, Jeremy Hunt, attualmente alla guida del dipartimento di politica estera della Gran Bretagna e capo del Ministero della Salute fino allo scorso luglio, ha commissionato al dott. Eric Topol, fondatore e direttore del Scripps Translational Science Institute nonché tra i massimi esperti al mondo in digital health, la conduzione di una revisione indipendente per esaminare in che modo l’innovazione tecnologica (genomica, medicina digitale, intelligenza artificiale e robotica) cambieranno i ruoli e le funzioni del personale clinico di tutte le professioni nel prossimo futuro. Il fine del National Health Service è quello di divenire modello globale per la sanità digitale.

Il cambio di paradigma e lo status quo in Italia

Il report descrive lo stato attuale della medicina moderna come unico a causa dei dirompenti cambiamenti in atto. La convergenza tra genomica, biosensori, cartelle cliniche elettroniche e app, tutte sovrapposte ad un’infrastruttura digitale basata su algoritmi di intelligenza artificiale per dare senso critico alla sempre più grande mole di dati prodotti per qualità e quantità, offre la capacità di comprendere, da un punto di vista clinico, l’unicità di un individuo. Questo cambio di paradigma consentirà di fornire un’assistenza sanitaria personalizzata, razionale e maggiormente efficiente.

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Tale cambiamento, però, non può prescindere da formazione ed educazione di tutti gli operatori impegnati nell’ecosistema. Di prioritaria importanza per facilitare l’adozione e lo sviluppo delle tecnologie in ambito sanitario, infatti, è fornire un percorso educativo e formativo partendo dai cittadini, pazienti ed assistenti. E’ necessario quindi acquisire un’alfabetizzazione digitale di base tale da poter essere co-designer fin dall’inizio nella progettazione ed implementazione di software e dispositivi.

I dati italiani sono tutt’oggi non confortanti. Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, 8 cittadini su 10 non usano i servizi sanitari via web. Nel contempo, l’86% dei pazienti preferisce ancora accedere al consulto medico di persona, l’83% recarsi agli sportelli per il pagamento delle prestazioni e nel 80% dei casi ritirare a mano i referti.

La conoscenza di tecnologie come gli strumenti di telemedicina ed i dispositivi indossabili per la diagnostica ed il monitoraggio in remoto avrebbero il potenziale di ridurre le richieste di visita in presenza a breve termine, aiutando il paziente ad identificare il modo più appropriato per cercare consigli medici non urgenti e, a lungo termine, responsabilizzando lo stesso a gestire meglio la propria salute.

Genomica, AI e robotica per un approccio olistico

In Italia, però, la navigazione nel web, una tecnologia oramai consolidata da anni, è confinata alla sola ricerca di informazioni su prestazioni e strutture sanitarie nel 40% dei casi, per i 2.030 cittadini che hanno collaborato all’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale, e il 51% degli intervistati predilige tutt’oggi il telefono per prenotare visite ed esami.

Per fornire un’educazione di base ad oltre 12,3 milioni cittadini privi di competenze digitali il Regno Unito ha realizzato il programma “Widening Digital Partecipation”. Svoltosi dal 2013 al 2016, il progetto formativo, condotto dal National Health Service, ha coinvolto oltre 220.000 persone, le quali hanno imparato come utilizzare le risorse online, contattare il proprio medico online, gestire le condizioni mediche e fare scelte più adeguate al proprio stato di salute.

Nei prossimi 20 anni, genomica, AI, robotica e medicina digitale garantiranno un approccio olistico e personalizzato alla salute. La decisione su quale tipologia di antibiotico o antipertesivo sarà necessario prescrivere al paziente, ad esempio, supererà il limite delle linee guida e degli studi basati su popolazione grazie all’uso più ampio del sequenziamento del genoma, la combinazione di informazioni genotipiche e fenotipiche, quest’ultime estratte da sensori indossabili ed archiviate nel fascicolo sanitario elettronico.

Tutto ciò sarà possibile, nuovamente, solo grazie ad investimenti sostanziali in formazione, questa volta anche del personale sanitario, creazione di nuovi manager e ruoli nel settore del data science, sicurezza informatica, etica e figure interdisciplinari afferenti alle scienze mediche cliniche e ingegneristiche. In Italia, dalla survey condotta dall’Osservatorio, su 116 Direttori di aziende sanitarie, 600 medici di medicina generale e 2.771 medici specialisti emerge come fra i principali ostacoli all’adozione delle tecnologie digitali subito dopo le limitate risorse economiche (indicate dal 73% dei Direttori), figurino la scarsa cultura digitale per oltre il 40% degli intervistati, nonché la scarsa conoscenza delle potenzialità degli strumenti digitali e la mancanza di competenze nel loro utilizzo.

Così dovranno formarsi i medici di domani

Quanto detto pone il Sistema Sanitario dinanzi ad uno sforzo titanico che, da una parte ha il compito di colmare il gap formativo del personale adulto garantendo sostegno e mezzi, dall’altra, ha l’obbligo di apporre modifiche sostanziali ai curricula delle prossime generazioni di medici ed operatori sanitari.

Con particolare attenzione alle future generazione di forza lavoro, è fondamentale educare alla raccolta dati di routine attraverso sistemi digitali, quindi alla governance e sicurezza dei dati sanitari, educare all’uso di sistemi di monitoraggio in remoto promuovendo la centralizzazione dell’assistenza sanitaria specializzata e la decentralizzazione di quella meno specializzata.

I futuri professionisti della salute non solo dovranno acquisire informazioni di base in merito ad intelligenza artificiale, robotica e bioinformatica, ma avranno il compito di ottimizzare le capacità di comunicazione, negoziazione, collaborazione e giudizio, affrontando i problemi in modo agile e flessibile. L’adozione di tecnologie innovative che automatizzano i compiti ripetitivi fornirà agli operatori più tempo per utilizzare le capacità cognitive e garantire maggiore spazio al rapporto con il paziente, considerando che oggi dal 15 al 70% del tempo di lavoro è speso per processi amministrativi.

Di sicuro un grande lavoro, ma si garantirebbe al nostro SSN non una voce di spesa, quella della formazione ed adozione di nuove tecnologie su larga scala che ha toccato 1,3 miliardi di euro nel 2017 (pari all’1,1% della spesa sanitaria pubblica), bensì un potenziale risparmio di oltre 5 miliardi di euro, se l’80% dei cittadini effettuasse online il ritiro di documenti clinici, la richiesta di informazioni, la prenotazione e il pagamento di visite e esami (oggi costi per “non digitale”).

La sfida più grande è il cambiamento culturale nell’apprendimento e nell’innovazione, con la volontà di abbracciare la tecnologia per il miglioramento dell’intero sistema. Sarà un cambiamento così dirompente che condurrà realmente il paziente al centro.

Fonti:

https://www.hee.nhs.uk/our-work/topol-review

https://www.osservatori.net/it_it

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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