E-HEALTH

Sanità digitale per fini umanitari, ecco vantaggi e punti critici

La tecnologia consente di raggiungere comunità isolate e colpite da emergenze con programmi di e-health in cui raccolta dati e cure a distanza possono fare la differenza. Le strategie messe in campo dalle agenzie delle Nazioni Unite e le problematiche da superare per aumentare l’impatto degli interventi

12 Nov 2019
Giulia Gitti

Health, Safety and Security Adviser


La diffusione della tecnologia digitale è in costante aumento nell’ambito dei programmi di sanità digitale in ambito umanitario grazie alle alte aspettative di miglioramento che il suo utilizzo sta apportando ai determinanti della salute delle popolazioni colpite sia da emergenze che da crisi prolungate[1].

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) riporta che nel 2019[2] la durata media delle crisi umanitarie è di nove anni, con quasi 132 milioni di persone bisognose di assistenza.

Paesi in via di sviluppo, l’accesso a Internet

Alla fine del 2018, l’Unione Internazionale per le Telecomunicazioni (ITU)[3] aveva stimato che più dell’80% della popolazione mondiale vivesse nelle vicinanze di una rete di telefonia mobile e che quasi il 60% avesse accesso a internet. Nel 2020 la stima riguardante l’accesso a Internet nei Paesi in via di sviluppo sale dal 22% al 50% in soli due anni.

Da questi dati si evince come il settore umanitario, oggigiorno, abbia la possibilità di accedere a informazioni riguardanti le aree di crisi in tempo reale (ad esempio grazie al GIS – sistema informativo geografico[4]), di mettere in collegamento comunità isolate con personale medico, ospedali e organizzazioni internazionali e di permettere ai pazienti di prendere decisioni informate sulla loro salute, indipendentemente dalla situazione del paese in cui vivono.

Alla pari del settore privato, infatti, anche le Agenzie delle Nazioni Unite, riconoscendo il grande potenziale della trasformazione digitale per il raggiungimento degli Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) 2030 riguardanti la salute globale[5], hanno iniziato un percorso di innovazione e pianificazione strategica volto a includere il digital health come aspetto sostanziale di tutte le fasi di progettazione e partnership pubblico-privato in ambito sanitario.

Connessioni per i rifugiati

UNHCR, ad esempio, ha lanciato una nuova “Strategia Globale di Connettività”[6] con l’obbiettivo di assicurare a tutti i rifugiati l’accesso a una connessione internet e dati a buon mercato attraverso partnership con il settore privato delle telecomunicazioni e delle infrastrutture, specialmente nelle zone rurali dove la copertura è di gran lunga inferiore, con la finalità di migliorare sia la fase assistenziale che le prospettive future in un’ottica di approccio olistico alla salute che includa la stimolazione delle capacità della persona.

Infatti, nonostante i telefoni cellulari siano meno diffusi tra rifugiati e IDPs (internally Displaced Person) rispetto alla popolazione globale, almeno l’80% di loro hanno accesso alla rete 2G/3G e ciò ha rivoluzionato l’approccio dei programmi di emergenza e sviluppo orientandoli verso progetti con una forte componente di eHealth/mHealth.
Tali programmi hanno il potenziale di migliorare la fruibilità e la qualità dell’assistenza in complessi contesti di crisi con, ad esempio, messaggi ad hoc a pazienti affetti da certe patologie per aumentarne l’aderenza terapeutica al di fuori del periodo di ricovero.

Digitale al servizio della salute dei bambini

Anche UNICEF ha recentemente lanciato una nuova “Strategia per la Salute 2016-2030”[7], con i due obbiettivi principali di eliminare le morti materno-infantili prevedibili e promuovere la salute e lo sviluppo di tutti i bambini. L’organizzazione, infatti, riconosce come la trasformazione digitale permetta di accelerare la raccolta e l’analisi di dati fondamentali per la sopravvivenza dei bambini in contesti di crisi.

Alcune delle macro-aree prioritarie su cui si focalizza la strategia per il raggiungimento di questi obbiettivi sono, ad esempio, l’utilizzo di strumenti digitali per la raccolta di dati in tempo reale che supportino gli sforzi di Advocacy volti a garantire il diritto di ogni bambino alla salute e l’utilizzo degli stessi come fondamento (evidence-based) per influenzare positivamente le politiche di finanziamento che promuovano la diffusione di interventi efficaci attraverso l’innovazione digitale.

Inoltre, UNICEF si propone di rafforzare la diffusione e la qualità dei servizi sanitari puntando sulla formazione del personale sanitario, specialmente a livello di comunità rurali, attraverso piattaforme per l’apprendimento online, soluzioni digitali di diagnosi, piattaforme di supporto decisionale e miglioramento della supply chain[8].

L’OMS invece, ha annunciato lo scorso marzo la creazione del Dipartimento di Sanità Digitale e ha pubblicato una “Strategia Globale sulla salute digitale 2020-2024[9] con lo scopo di massimizzarne l’impatto sui sistemi sanitari e, di conseguenza, sulla salute globale delle popolazioni, soprattutto quelle più vulnerabili.

Sanità digitale a scopi umanitari: i rischi

L’OMS ha però anche sottolineato come i miglioramenti derivati dall’utilizzo del digitale non siano privi di rischi e siano fortemente influenzati dal contesto istituzionale per cui necessitano di un’attenta fase di progettazione mirata alla risoluzione delle carenze dei differenti sistemi sanitari. Per questa ragione, la strategia enfatizza la responsabilità dei singoli governi e l’importanza di promuovere iniziative che supportino la formazione e l’empowerment di personale sanitario e pazienti ma che, allo stesso tempo, siano in grado di proteggere la privacy dei dati sensibili e sanitari e delle persone che ricercano informazioni su argomenti che vengono ancora considerati un tabù in molte società, come, ad esempio, la salute riproduttiva e le patologie ad essa collegate.

Anche se la maggior parte delle tecnologie oggi disponibili non è stata creata con una finalità direttamente legata alla salute, il loro utilizzo può avere effetti positivi indiretti sui suoi determinanti fisici, sociali ed economici.

La crescente trasformazione digitale, infatti, accorcia i tempi di coordinamento e di risposta, soprattutto in caso di disastri, ad esempio grazie ai sistemi di early warning e sorveglianza epidemiologica per la prevenzione delle epidemie, e permettendo di superare le barriere logistiche nelle aree più remote e quindi di non interrompere il continuum della cura.

Nonostante gli enormi passi avanti che sono stati fatti negli ultimi anni per includere progressivamente il digitale all’interno dei progetti di emergenza e sviluppo, si continua però ad avvertire la pressante necessità di creare uno spazio di dialogo tra gli sviluppatori di queste tecnologie, gli operatori umanitari e le popolazioni dei Paesi dove i progetti vengono implementati per assicurare una conoscenza approfondita delle necessità delle comunità interessate e aumentare così l’impatto e la sostenibilità degli interventi.

  1. https://ink.springer.com/content/pdf/10.1057%2Fs41271-016-0040-1.pdf
  2. https://www.unocha.org/sites/unocha/files/GHO2019.pdf
  3. https://www.itu.int/en/council/planning/Documents/Annual-report-2018.pdf
  4. https://www.un.org/Depts/Cartographic/english/htmain.htm
  5. https://www.un.org/sustainabledevelopment/health/
  6. https://www.unhcr.org/5770d43c4.pdf
  7. https://www.unicef.org/media/58166/file
  8. https://www.unicef.org/innovation/media/506/file/UNICEF%27s%20Approach%20to%20Digital%20Health%E2%80%8B%E2%80%8B.pdf
  9. https://www.who.int/docs/default-source/documents/gs4dh2a29ab4038d4473492b3dbba7732a8b1.pdf?sfvrsn=f112ede5_10

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