L'ANALISI

Formazione a distanza, dal Covid-19 la svolta per l’inclusione sociale

L’adozione di piattaforme tecnologiche potrebbe gettare le basi per una Scuola digitale a prova di futuro. In grado di integrare strumenti innovativi in un’offerta formativa su misura. E di innescare nuovi processi organizzativi

16 Apr 2020
Giovanni Dursi

docente di Filosofia e Scienze umane - Formatore

scuola

La spinta del Covid-19 all’utilizzo di strumenti tecnologici nella didattica apre scenari finora solo teorizzati per la Scuola digitale. E’ tempo di ripensare i fondamentali educativi valorizzando le esperienze accumulate nel corso dell’emergenza. Stato dell’arte e priorità da affrontare.

Formazione a distanza e resilienza

Scopo del ragionamento è avviare l’analisi del nesso tra strumenti tecnici disponibili e attività cognitive e di formazione da remoto (online). Preliminarmente, vanno precisate le coordinate socio-culturali. Non si può disconoscere che il rinnovato interesse per la Formazione a distanza (FAD) scaturisce dalla deflagrazione epidemica e dal conseguente lockdown, dal rischio di contagio planetario. Inoltre, la propensione alla FaD deriva anche dalla necessità di gestire con consapevolezza e specifiche competenze questa transizione antropologica verso un modificato assetto sociale ed un’organizzazione innovata del sistema tecnico che presieda adeguatamente, ancor più nell’immediato futuro, alla produzione di un’offerta formativa, curricolare e non, di qualità e che impedisca ogni discriminazione ed esclusione sociale.

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Come altrove è stato scritto (Sui tempi malsani, contaminati dalle attese, Giovanni Dursi, in Blog Menti critiche, 15 Marzo 2020), «Al termine del secondo decennio del XXI secolo, l’umanità è dentro una bolla asociale di silenzio, di coatta “inattività”, di attese imperscrutabili. L’esperienza laica del silenzio, di fronte alla disperazione delle presenti vicende del quotidiano, comporta il passaggio dall’assolutizzazione dell’Ego alla presa di coscienza dell’“identità relativa”. L’improvvisa e fragorosa fenomenologia del silenzio, come la si può cogliere all’interno della manifestamente precaria dimensione dell’esistenza umana, costringe ad esplorazioni intime le quali, se ben condotte allontanandosi dal risvolto mitico e archetipico di tali investigazioni, aprono alla scoperta o alla presa d’atto della pregnanza “salvifica” del desiderio della ragione, preludio di ineludibili conoscenze. È il cammino che conduce al non-Sé. Una speleologica tendenza psicosociale alla decostruzione, con lo scopo di esplicitare le infinite possibilità di significato e di interpretazione dell’esistenza collettiva mentre la bolla esploderà [ … ]».

Tuttavia, le risorse di resilienza e l’etica della relianza (rif. a Edgar Nahoum, detto Morin) configurano l’ambito entro il quale generare – individualmente e comunitariamente – una “strategia proattiva” grazie alla quale riuscire a riorganizzare anche le attività d’istruzione e formazione, sia per quanto attiene le potenzialità dell’I. and C. che della inerente responsabilità metodologica.

E-learning, contenuti, target

L’efficacia della proazione, nella sintesi semantica di tending to make things happen e preventing things (from) happening, si colloca soprattutto nella predisposizione di un piano per la messa in valore di capacità e nella contingente emersione di effettive padronanze operative nella didattica inter-transdisciplinare, in modo che il sistema scolastico (certo, non una singola istituzione scolastica autonoma) sia in grado di rilevare preventivamente gli orientamenti della “domanda di conoscenza” mediata dalla rete telematica policentrica, ovvio, ma, particolarmente, le modalità di risposta alla “domanda”, le forme tecnico-culturali ad essa e le metamorfosi dello scenario istituzionale (l’istruzione pubblica) e sociale ed i tempestivi interventi correttivi per progettare e programmare le azioni innovative opportune.

Pertanto, la prospettiva d’analisi adottata per la disamina della quaestio posta, guarda:

  • al ruolo di supporto alle attività d’apprendimento e formative che il sistema formativo istituzionale può offrire nella cosiddetta knowledge society, anche proponendosi come luogo idoneo per l’erogazione di contenuti inter-transdisciplinari rivolti a diversi target (prioritariamente, agli studenti di ogni ordine e grado d’istruzione) allo scopo di promuovere capacità e competenze organizzative nell’approccio ai campi di sapere e autonomia di pensiero e di azione, allo scopo di consolidare ed incrementare specifiche conoscenze (curricolari e non) per l’inserimento attivo di tutti i cittadini, e in particolare di quelli svantaggiati, nelle dinamiche attuali della materia sociale (promozione socio-culturale individuale e comunitaria, ricerca di lavoro attinente alla preparazione conseguita con lo studio ed accesso al lavoro);
  • alla esigenze di utilizzo di strumenti disponibili, auspicabilmente innovativi delle prassi didattiche, come quelli previsti dalla FaD e dall’e-learning, per la formazione continua e l’aggiornamento culturale (studenti) e professionale (docenti ed educatori) di quanti operano nei servizi di prossimità socio-culturali ed accedono all’informazione, in modo da potenziare i servizi di reference formativo-culturali in epoca digitale e la capacità di incidere positivamente nei processi di integrazione sociale.

Il patrimonio di contenuti interrelati (afferenti ad eterogenee aree disciplinari e volti ad attivare la FaD), raggiungibile online immediatamente dal target convenientemente profilato, aumenta esponenzialmente e le procedure di ricognizione, di fruizione ed interpretazione, d’apprendimento finalizzato, di accesso tecnico e di messa in valore delle informazioni si trasformano repentinamente. Caratteristiche (il riferimento è alle immanenti peculiarità del sistema) della FaD quali collaborazione, acquisizione partecipata di apparati nozionistico-concettuali, cooperazione nel problem solving, download documents ne configurano la pervasività. Per di più, l’ipertestualità e l’amalgama delle risorse contenutistico-inter-transdisciplinari foggiano anche inediti nessi, originali conoscenze – una sorta di autopoièṡi telematica -, forniscono un impetuoso movente all’apporto di scienze diverse o settori diversi di una medesima scienza, tale da riconoscere un sostanziale isomorfismo fra le strutture delle discipline diverse che genera ulteriori metodi di scelta e di utilizzo dei contenuti oggetto d’apprendimento.

L’offerta diventa on demand

In questo scenario organizzativo e didattico volto a creare un “ambiente protetto d’apprendimento”, la FaD mostra tutta la sua potenzialità di servizio ad alto valore aggiunto, indispensabile di fronte all’eccesso di offerta scolastica con la quale si confrontano (purtroppo, a volte, anche in maniera alienante) da tempo le diverse generazioni di studenti.

In effetti, oggi la FaD garantisce:

  • assistenza nel momento del bisogno, proprio perché è remota la regia che eroga e supervisiona la formazione,
  • comunicazione interattiva tra gli interlocutori FaD (sviluppo e consolidamento di legami tra hard skills e soft skills),
  • immediatezza di contatti e interdipendenza educativa
  • lifelong learning con modalità anticipatorie, orientate al cambiamento di contenuti e metodi, e di promozione dell’autoiniziativa, in situazioni sociali configurate dettagliatamente

ma, soprattutto, esige l’incontro di Docenti esperti dell’Ict con Docenti curricolari che aiutino i discenti a:

  • superare il “vuoto cognitivo” a causa del quale non riescono a procedere nelle loro attività di recupero ed elaborazione dei contenuti per lo studio e la ricerca o per l’orientamento socio-culturale,
  • identificare le risorse contenutistico-inter-transdisciplinari e le informazioni pertinenti e rilevanti riducendo l’information overload dal quale sono spesso annichiliti disperdendo interesse e motivazione.

Una nuova offerta formativa su misura

Inoltre, lo studente che fruisce della FaD può chiedere un servizio scolastico nel suo complesso: rivendicando la personalizzazione dell’offerta formativa relativa agli indirizzi di studio prescelti, apprezzando servizi ad hoc di alerting, si aspetta di poter avere spazi web per condividere la produzione personale (report, test- assignment, proprie ricerche) e di collegarsi a web sites selezionati di proprio interesse, di poter auto-archiviare i propri documenti in apposite repository istituzionali. Allo stesso tempo, vuole utilizzare l’ambiente FaD in modo indipendente, chiede l’accesso diretto alle risorse inter-transdisciplinari elettroniche e digitali, chiede servizi congegnati per gli interessi socio-culturali individuali.

È maturo il tempo nel quale la FaD possa imporsi – senza assolutizzazioni – come disegno caratteristico per la costruzione definitiva di ambienti d’apprendimento inclusivi pienamente rispondenti alle necessità sociali (esemplificando: e-procurement e riuso, trasporti intelligenti, dati aperti, inclusione digitale e accessibilità, misure specifiche per migliorare il rapporto fra cittadini e PA ed evitare gli sprechi, libri elettronici, istituzione di centri sociali per l’apprendimento a distanza appositi per target extrascolastico ed extrauniversitario, et alii) di impiego competente e proficuo del world wide web.

La possibilità di un’organizzazione d’attività cognitive e di formazione da remoto (online) come prefigurata è data dall’insita natura della FaD; infatti, non esige spazi fisici e sviluppo cronologico rigidamente prefissati per accedere alle banche dati suddivise per ambiti disciplinari, veicolate dalla rete e messe a disposizione da fonti autorevoli accreditate (dalle università ai centri di ricerca, dal sistema bibliotecario internazionale alle singole istituzioni scolastiche autonome, dalle case editrici al sistema dei media) fermo restando la tangibile possibilità di partecipazione online dei cittadini (il riferimento è all’effettiva affermazione della “cittadinanza digitale”; cfr. Cittadinanza digitale, che cos’è e perché è importante per i nostri diritti, Alessandra Talarico, Agendadigitale.eu, 5 Febbraio 2018) non più smarriti di fronte a indispensabili digital skills.

Strategie contro il digital divide

Possedere e diffondere un “approccio proattivo” vuol dire, dunque, saper ristrutturare, sia dal punto di vista tecnico-scientifico che dei metodi didattici e innanzitutto della “padronanza nel fare”, le attuali modalità di insegnamento e di apprendimento in modo che il sistema FaD sia in grado di adeguarsi anzitempo all’orientamento sociale e alla progettazione di piattaforme e software e-learning per governare, coordinare disegnare ed erogare formazione e corsi online, nella consapevolezza tecnico-culturale di impellenti e sorprendenti variazioni negli atteggiamenti dei fruitori nell’esprimere “domanda di conoscenza”, per meglio pianificare le azioni appropriate alle “risposte”.

L’obiettivo primario è, innanzitutto, sconfiggere il persistente digital divide, conoscere il più velocemente possibile verso dove è orientato il sistema dell’offerta formativa online per poter pianificare in anticipo sia lo sviluppo di nuovi prodotti culturali che le varie architetture d’aula virtuale ove sviluppare le attività.

È decisivo, nel percorso delineato, integrare nella quotidianità didattica immediatamente post-emergenziale, l’Ict aumentando la disponibilità infrastrutturale per tutti d’accesso alle conoscenze e riducendo i divari socio-culturali e formativi. È bene notare, altresì, che l’Ict in quanto tale – come insieme di metodi e delle tecniche informatico-telematiche – non deve essere messa in condizione di dar vita autonomamente a scenari organizzativi come risultante delle spinte del “mercato” e governare unilateralmente il mutamento sociale nelle forme dell’apprendere (vanificando il descritto approccio proattivo), anche se è l’elemento scatenante.

L’istruzione pubblica potrà raggiungere traguardi di reale promozione sociale se riesce a riorganizzarsi valorizzando l’esperienza FaD nel mentre si adottano mentalità e modo di lavorare proattivi, preparando gli insegnanti motivati, orientati all’innovazione ed introducendo un efficiente sistema di comunicazione/monitoraggio delle performance e “buone prassi” e di simulazione di variegati possibili scenari.

L’alterazione delle prassi scolastiche tradizionali (nell’orizzonte della proazione) non è semplice perché occorrono nuove infrastrutture elettroniche e digitali omogeneamente dislocate, originali, ma sperimentate strategie didattiche e nuovi processi organizzativi; eppure, decisive sembrano essere – come contingentemente può essere riscontrato osservando attentamente alcune “isole” scolastiche create dal “distanziamento sociale” – figure professionali “formate”, ovvero, nello specifico, Docenti dotati di insolite formae mentis, capaci di servirsi con inventiva e senza tabù sia della FaD che dell’immanente metodica.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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