l'analisi

Usa-Cina, come si vince lo scontro digitale che fa tremare il mondo

Gli elementi di attrito tra Cina e occidente – Usa in primis – esistono da molto tempo, ma si sono acuiti dopo la presentazione del piano “Made in China 2025”. Ma nell’era digitale, il mondo ormai è troppo integrato per l’isolazionismo. Il punto sui motivi del contendere e sui fattori che determineranno il vincitore

05 Ago 2020
180327190149-china-trade-tariffs-trump-super-tease

Non è la guerra con missili e carri armati, e non è nemmeno totalmente paragonabile alla Guerra Fredda del secolo scorso, quando Nato e Patto di Varsavia si confrontavano esplicitamente in due blocchi nettamente separati. Tuttavia la lotta fra Stati Uniti (e alcuni altri paesi occidentali) e Cina per chi acquisirà il predominio tecnologico è sempre più evidente e accesa. Qualcuno parla di “digital cold war”, guerra fredda digitale.

Ma come si è arrivati a questo punto e perché questa crescente aggressività da parte americana verso la concorrenza cinese in campo tecnologico? Chi due è meglio posizionato in alcuni fronti e chi in altri?

Huawei nemico numero uno

Partiamo dall’esempio più recente, sotto gli occhi di tutti: lo scontro aperto fra il Dipartimento di Stato Usa e la multinazionale cinese Huawei che ha come obiettivo principale il controllo dello sviluppo e della gestione delle reti 5G, ma che si riverbera lungo diversi assi portanti della filiera tecnologica: dalla corsa all’intelligenza artificiale al mercato degli smartphone.

Live streaming
Banda ultralarga, 5G e sfida energetica: tutti i temi al centro di Telco per L'Italia
Networking
Telco

Con un drastico cambio di marcia rispetto all’approccio lasseiz-faire dell’amministrazione Obama, il governo Trump ha preso provvedimenti sempre più drastici nei confronti di Huawei, accusata (senza prove, finora) di essere un cavallo di Troia per lo spionaggio cinese Oltreoceano e di rappresentare quindi una minaccia per la sicurezza nazionale.

L’intento, dichiarato, è quello di distruggere o minare il business dell’azienda in Occidente.

Dopo un inizio un po’ stentato (un primo bando, emanato lo scorso anno, non ha impedito a Huawei di crescere a doppia cifra), gli sforzi Usa stanno iniziando a dare i loro frutti. il Dipartimento del Commercio a maggio ha vietato la vendita a soggetti esteri di qualsiasi semi-conduttore realizzato con il know-how di aziende americane, senza il previo benestare del dipartimento stesso. Benestare che, manco a dirlo, difficilmente verrà concesso. In concreto, questi significa che il più grande produttore di semi-conduttori al mondo, la fonderia taiwanese TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.), ha già iniziato a rifiutare nuovi ordini di chip da parte di Huawei e si limiterà a consegnare quelli pregressi.

L’azienda cinese dovrà quindi affidarsi ad altri produttori che però non sono grado di realizzare semi-conduttori altrettanto avanzati, come la cinese SMIC oppure, come Mediatek e Samsung, che difficilmente potranno coprirne il fabbisogno in termini di volumi.

È un problema sopratutto per gli smartphone top di gamma di Huawei, come il P30 o il P40, che fanno uso di chip particolarmente avanzati e per i futuri telefoni con connettività a 5G. A meno che l’azienda cinese non trovi in fretta un rimedio, il blocco delle forniture rischia di limitare fortemente il lancio sul mercato di prodotti fortemente innovativi, “congelandone” lo sviluppo e favorendo i concorrenti come Apple. Il marchio cinese potrebbe perdere velocemente status e fasce di mercato e la sua stessa sopravvivenza potrebbe essere a rischio, in un mercato altamente competitivo.

I (tanti) motivi di attrito

In realtà motivi di attrito esistono da tempo: per anni le aziende americane e occidentali in genere si sono lamentate del fatto che, per poter operare in Cina, fossero costrette a collaborare con partner locali verso cui operare forme, più o meno dichiarate, di “trasferimento tecnologico” condividendo e cedendo così prezioso know-how. Per non parlare del furto vero e proprio di proprietà intellettuale, della pirateria informatica e della clonazione di prodotti. Finché però la Cina era vista soprattutto come la “fabbrica del mondo”, un paese essenzialmente manufatturiero, dove trovare manodopera low-cost e prodotti di medio-basso livello, non era percepita come una vera e propria minaccia.

Le cose iniziano a cambiare con la presentazione, nel 2015, del piano “Made in China 2025”, con il quale la leadership del Paese traccia la strada per un salto di qualità che porti la Cina a competere in settori a maggiore valore aggiunto e maggiore tasso di innovazione, fra cui l’industria aerospaziale, farmaceutica, quella della robotica, veicoli elettrici ed energie rinnovabile, navi e treni high-tech, con un forte accento sullo sviluppo di ricerca e applicazioni in ambito AI e Internet of things, visti come abilitatori trasversali delle nuove applicazioni. Fra gli obiettivi del piano c’è anche l’”auto sufficienza” cinese in campo tecnologico, con la riduzione della dipendenza da fornitori stranieri per componenti chiave, come appunto i semi-conduttori.

È una svolta che per qualche tempo non riceve troppa attenzione, finché nel 2018 le cose cambiano: Made in China 2025 viene definita dal Council of Foreign Relations una “reale minaccia esistenziale alla leadership degli Usa in campo tecnologico”. È, in sostanza, la presa d’atto dei grandi progressi compiuti in poco tempo dai cinesi e dell’esistenza di una strategia di ampio respiro, che va contrastata, in particolare per quanto riguarda il dominio nella tecnologia 5G, che andrà ad innervare la prossima rivoluzione tecnologica. Grazie all’aumento esponenziale della velocità e capacità di trasferimento dati e al minore tempo di latenza, il 5G consentirà di realizzare progressi finora soltanto intravisti: smart city dotate di un ‘cervello’ digitale, auto connesse e senza pilota, operazioni chirurgiche da remoto, gestione ultra-efficiente dei ‘digital twin’, le repliche digitali tramite cui è possibile monitorare e influenzare il comportamento di oggetti fisici (per es. le turbine dei Boeing), cluster di fabbriche connesse fra loro, ognuna dedita, come uno sciame di api, a generare in sincrone il prodotto finale, sono solo alcuni degli scenari che appariranno ex novo o verranno ottimizzati quando il 5G sarà onnipresente.

Alla presa di posizione del Council segue a stretto giro il Defending U.S. Government Communications Act, che impedisce agli uffici governativi di impiegare strumenti o servizi di telecomunicazioni che facciano uso di tecnologia prodotta a Huawei e ZTE e, più in generale, di tecnologia prodotta da entità controllate o collegate a un governo straniero. A maggio 2019 arriva l’iinclusione di Huawei e altri produttori in una lista nera (Entity List) di aziende che non possono acquistare hardware o software americano senza l’approvazione del governo Usa. Fra gli effetti collaterali, c’è l’impossibilità per il produttore di smartphone asiatico di offrire le applicazioni di Google, fra cui il Play Store, sui propri dispositivi.

Il contrattacco della Cina

La Cina contrattacca a modo suo, con un piano pluriennale per utilizzare solo tecnologia e software cinese nella pubblica amministrazione e con un’ulteriore accelerazione degli sforzi per rendersi autosufficiente sul piano tecnologico. Sia a livello statale che di singole aziende.

Huawei accelera gli sforzi per il rilascio di un proprio sistema operativo, Harmony OS, pensato soprattutto per l’Internet of Things, ma adattabile, in caso di forza maggiore, anche agli smartphone; nel frattempo, sostituisce su Android le app di Google non più disponibili con equivalenti di altri produttori, scaricabili attraverso la propria App Gallery.

Il governo di Pechino porta a compimento il proprio sistema di navigazione satellitare, BeiDou, alternativo al Gps americano, intensifica i propri sforzi in Africa, nel Pacifico, in America Latina nella realizzazione della componente digitale della nuova Via della Seta (la Belt and Road Initiative) con la posa di cavi di connettività sottomarini, la firma, tramite Huawei, di accordi di collaborazione con l’Unione Africana, gli investimenti e i finanziamenti a pioggia, e la sponsorizzazione di iniziative di alfabetizzazione digitale.

Nel campo degli investimenti, merita particolare attenzione la strategia cinese di accaparramento di alcuni minerali fondamentali per la realizzazione di componenti e strumenti della rivoluzione tecnologica e digitale: dal litio per le batterie al tantalio e al cobalto per gli smartphone: si stima che il 70% della raffinazione mondiale di cobalto sia in mano a gruppi cinesi.

Ancora più importante, sul piano strategico, sottolineano Francesca e Luca Balestrieri nel loro approfondito libro “Guerra digitale”, è il dominio cinese nel campo delle “terre rare”, diciassette minerali poco noti, concentrati al 70% su suolo cinese e indispensabili per la produzione di apparecchi elettronici: smartphone, computer, tablet, ma anche di turbine eoliche e auto elettriche.

Attualmente l’80% per cento delle terre rare usate nell’industria statunitense, proviene direttamente o indirettamente dalla Cina. Un blocco, per ora soltanto ipotizzato, delle esportazioni di queste minerali potrebbe avere un effetto devastante sull’economia Usa.

Il  nodo degli standard

Infine, c’è un altro fronte su cui America e Cina, assieme a Europa e Giappone, dovranno confrontarsi per emergere, ed è quello della definizione degli standard, le specifiche tecniche che guideranno il comportamento e l’interoperabilità di tecnologie come AI, IoT e 5G. Quest’anno verrà reso pubblico China Standards 2035, un piano del governo cinese che punta a proseguire l’opera iniziata con Made in China 2025. Se quest’ultimo puntava a trasformare le aziende cinesi da semplici realizzatrici di idee e prodotti concepiti altrove a società leader nell’innovazione, il primo mira invece a renderle in grado di dettare le regole del gioco.

Perlomeno, nelle intenzioni. Tradurre in pratica quest’ambizione potrebbe non essere così semplice: la definizione degli standard è di solito un processo cooperativo, deciso a livello internazionale tramite il coinvolgimento di appositi organismi super partes. In quelle sedi, Stati Uniti e Europa hanno ancora molte carte da giocare, anche se l’attività di lobbying e di ricerca cinese non va sottovalutata.

In ogni caso, il multilateralismo nella definizione degli standard, mette in luce una delle fondamentali differenze fra la vera “guerra fredda” e l’attuale scontro sul digitale. Mentre nel ‘900 si è assistito alla lotta fra due blocchi ben distinti a chiaramente contrapposti, di quanto accade oggi, grazie alla globalizzazione e alla tecnologia che travalica le frontiere, non si può dire lo stesso. La Cina, a differenza dell’Unione Sovietica, è profondamente integrata nel sistema economico mondiale e, grazie anche ai suoi 1,3 miliardi di abitanti, ha un peso ben diverso. Più che a un muro contro muro, è probabile che si andrà incontro a momenti di scontro, alternati a momenti di collaborazione.

Si spiegano così anche gli ultimi provvedimenti del Dipartimento del Commercio americano, che ha introdotto un’eccezione al divieto imposto alle aziende americane di fare affari con Huawei. Potranno collaborare con l’azienda cinese (e quindi condividere know-how), dice il governo Usa, all’interno degli organismi internazionali che hanno il compito di mettere a punto o rivedere gli standard tecnologici.

E si spiegano così anche i numerosi dubbi del governo e dei vendor britannici, sull’opportunità di escludere del tutto – come richiesto dagli Usa – Huawei dalla realizzazione delle reti 5G nazionali.

Anche perché la leadership “morale” su cui gli Usa hanno potuto far leva fino a qualche tempo fa è stata gravemente intaccata prima dagli scandali sullo spionaggio di Stato rivelati da Snowden e poi dalla politica “America first” del governo Trump il quale, fra le altre cose, non si è fatto scrupolo di difendere l’assassinio e lo smembramento di un giornalista americano per mano saudita, in nome della difesa di alcuni interessi economici.

Conclusioni

Piaccia o meno, il mondo ormai è troppo integrato per l’isolazionismo. Più di chi si affida al boicottaggio, la guerra fredda digitale verrà probabilmente vinta, come afferma il Brookings Institute,

  • da chi investirà di più in ricerca e sviluppo;
  • da chi saprà coltivare talenti STEM
  • e da chi avrà una strategia di lungo periodo che sappia fondere al meglio la componente militare e industriale con quella accademica e governativa.

In alcuni di questi campi, attualmente la Cina sembra avere le idee più chiare, ma è presto per decretare un vincitore.

WHITEPAPER
Supply Chain: ecco come ottenere un tracciamento trasparente grazie all'IoT
IoT
Industria 4.0
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
Salute digitale
Formazione
Analisi
Sostenibilità
PA
Sostemibilità
Sicurezza
Digital Economy
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati