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Direttore responsabile Alessandro Longo

Agenda 2013

Il nuovo anno per le startup: il nodo delle risorse

di Gianluca Dettori

10 Gen 2013

10 gennaio 2013

Il 2013 è il primo anno in cui in Italia è in vigore la figura giuridica delle startup. Comprende tante novità, ma non sufficienti. Questo settore richiede e merita l’impegno di investitori istituzionali

Con la conversione del Decreto Sviluppo in legge, da qualche giorno esiste in Italia una nuova categoria giuridica: la startup. Nel 2013 dovrà essere attuato il provvedimento che punta a stimolare il settore delle startup innovative e del venture capital nel nostro paese. Adesso si vedrà come verrà attuata la legge e se sarà efficiace nel produrre effetti concreti. Le società che rientrano nei parametri definiti per legge si potranno iscrivere ad appositi registri gestiti dalle Camere di Commercio. Nell’impostazione del provvedimento, essere una startup consente di accedere a vantaggi sia per i fondatori che per il lato degli investitori.

Per i fondatori vi è una lieve riduzione nel costo di avvio, una normativa lavoristica più flessibile, la possibilità di emettere stock options, di pagare con equity, una liquidazione più agevole, il supporto dell’ICE per l’internazionalizzazione. Infine, una volta che sarà regolamentato da CONSOB, la possibilità di raccogliere capitali presso il pubblico tramite il crowdfunding. Per gli investitori ci sono detrazioni fiscali di circa il 20% sia per investimenti diretti in startup che in fondi di venture capital. Detrazioni che valgono sia per investimenti effettuati da privati che da aziende.

Il 2013 sarà l’anno in cui dovrà succedere tutto questo, è questo è un ottimo inizio, ma sarà sufficiente?

Il nodo che il provvedimento non ha sciolto è purtroppo quello delle risorse. Il fondo di fondi, provvedimento che avrebbe fatto affluire risorse fresche alle startup Italiane  in modo sistemico e strutturato è saltato nella discussione del Decreto. Tutto questo è successo in un momento in cui i capitali di venture capital disponibili per il sistema sono in via di esaurimento e una buona metà dei venture Italiani sta facendo fundraising, con grande difficoltà. Sono mancate le risorse dirette, ma soprattutto è mancato un segnale deciso al sistema degli investitori Istituzionali Italiani. E’ mancata la ‘moral suasion’ necessaria al sistema, probabilmente più importante delle risorse dirette stesse. Sotto questo profilo, è auspicabile che la legge sulle startup risvegli l’attenzione degli investitori istituzionali. Un fenomeno che comunque si è avviato durante la discussione del Decreto, grazie all’attività della Task Force di Corrado Passera.

Le startup generano sviluppo, ricchezza e soprattutto posti di lavoro netti per l’economia. Contribuiscono alla competitività di un paese, alla sua maggiore efficienza. Sono il primo anello della catena alimentare del capitale, spesso finiscono in pancia a grandi aziende che grazie ad esse conquistano nuovi mercati o producono efficienze. Spesso creano mercati nuovi o catturano sacche di crescita che oggi sono ampiamente disponibili, se si è disposti a giocare una partita globale.

Sono queste le ragioni per cui questo settore merita l’attenzione di investitori istituzionali, che spesso hanno questi tra i propri scopi. Una quota limitata degli asset gestiti da questi attori nella direzione delle startup è l’unico modo di creare un mercato sostenibile ed un ecosistema sano nel lungo periodo.

Uno dei più grandi investitori di venture al mondo è Calpers. Il fondo pensione dei dipendenti pubblici dello Stato della California. Makes sense, no?

La moral suasion quindi è fondamentale così come lo sarebbe una cabina di regia strategico-finanziaria per fare dell’Italia un posto in cui ha senso fare una startup. Ma non saranno i provvedimenti di legge da soli in grado di fare molto se come collettività non ci appropriamo del senso ultimo di investire in questo campo. Che è quello di produrre le nuove aziende che daranno da lavoro ai nostri figli. Buon 2013.

  • giuseppe_spanto

    Articolo molto puntuale e di spessore, condivido in pieno, grazie all’autore.

    Aggiungerei che occorrerebbe anche:
    – che i bandi di finanziamento per iniziative start up fossero rapidi e snelli, fluidi ed improntati alle dinamiche esigenze delle micro e piccole aziende che non siano nell’orbita di grandi gruppi…;
    – che le banche fossero fortemente orientate (devono esserlo, in pratica) ad una maggiore attenzione alle start up, ad es. con l’obbligo di dedicare parte degli impieghi per finanziare a condizioni eque e sostenibili (compresi i collaterali) le aziende di comprovate ed oggettive caratteristiche qualitative per contenuti, innovazione, proprietà intellettuale, progettualità, potenzialità, esternalizzazioni positive.
    Se dal caso, accertandolo a seguito di un’apposita (e gratuita, i relativi costi si possono spesare nell’ambito dell’operazione) altrettanto oggettiva Due Diligence…
    Si ascoltano aneddoti inenarrabili: dalle difficoltà a dialogare in lingue diverse alla componente burocratica, dall’incapacità di comprendere business innovativi alla disincentivazione a presentare istruttorie a valere sul Fondo Nazionale Innovazione (sarebbe bello disporre di quadri sinottici che evidenzino la misura e gli effetti di applicazione dello strumento), dalla richiesta d’applicazione di tassi d’interesse prossimi all’usura (11,75% per 30 mila euro di finanziamento) al diniego di erogare finanziamenti senza garanzie patrimoniali estensive.

    Saluti, GS

  • LUOAR

    Interessa una tecnologia per la produzione di elettricità, metano, idrometano, idrogeno, desalinizzazione dell’acqua, ecc. data la posizione strategica Italiana per lo sfruttamento del “MOTO ONDOSO”?
    È possibile applicare la nostra tecnologia che produce MINIMO cinque volte, ad esempio, più della produzione massima di un impianto fotovoltaico?
    Il doppio di una centrale Idroelettrica?
    In particolare, i sistemi, non creano impatto ambientale e problematiche di smaltimento, ma consentono l’accumulo dei carburanti gassosi, di cui sopra, prodotti con la CO2, anche presente nell’aria che respiriamo, oltre che utilizzare (completamente) quella CO2 che tutti vorrebbero stoccare nel sottosuolo, sono utilizzabili?
    Il sistema non ha dismissione, come il fotovoltaico ma manutenzioni e aggiornamenti, costanti, per quanto agli elementi meccanici e di gestione elettronica e questo all’infinito, sinché ci sarà moto ondoso, possiamo istallarli?
    La tecnologia e relativo progetto/brevetto è pubblicata oltre che in USA, in Cina, Australia, Giappone, Russia, Canada, India, Ecc. interessa?
    Il progetto nasce dall’esigenza di sfruttare il modesto moto ondoso di tipo Mediterraneo, presente anche in Italia lungo i suoi 8.000 chilometri di coste, con valori produttivi elevatissimi, per dare indipendenza a Isole e Comuni prospicienti il mare, oltre che lavoro per la gestione globale della tecnologia, ma in particolare, data l’elevata produzione, chiunque, anche i Comuni di Bolzano, Torino, Milano, possono avere impianti in mare (proprietà demaniale), per la produzione d’energia rinnovabile, posto che gli impianti per tale produzione sono quelli attualmente più redditizi (il GSE da un contributo di 194,00 € per MW prodotto), e questo per impianti singoli ciascuno con potenza fino a 5 MW, in Italia possiamo provare?
    Non si dimentichino, inoltre, i crediti di CO2, oltre alla sua trasformazione (come in questo caso), restano quali crediti sulle emissioni; basti pensare ai 550 milioni di multa pagati dall’Italia alla Comunità Europea per il superamento delle emissioni CO2 e questo in regime di recessione economica, 2011, per comprendere l’importanza che lo sviluppo di buona tecnologia può determinare, è possibile fare questo in Italia?

    No, purtroppo a tutte le domande, rimaste inevase anche da parte di Ministeri Italiani a distanza di ANNI, tutto questo in Italia non è possibile.
    È fattibile finanziare tecnologie assurde e prive di fondamento tecnologico, in riferimento a sviluppi reali, futuri, ma in particolare di resa, sia produttiva che economica e non si “capisce” come ci riescano, oppure si…
    Dove potrà essere allocato il progetto che già una multinazionale che ha acquisito l’Oyster ci invidia, penso alla Cina, oppure al Brasile.
    Sembra di vivere in uno “SPOT” pubblicitario, ma alla rovescia, dove a tutti viene chiesto di andarsene ma non di ritornare.
    Voi pensate che a fronte di una seria dimostrazione produttiva Svizzeri o Austriaci (che non hanno certo superfici Marine a loro disposizione come in Italia), si lascerebbero sfuggire buona tecnologia, che come chiede la BEI o “EIB”, deve essere ripetibile nei Paesi Europei per ricevere cospicui aiuti e sostegno finanziario, data l’attività strategica Nazionale ed Europea su questo tema?
    Purtroppo in Italia questo comportamento “antitecnologico” è la norma, ma in particolare non inviate documentazione ai vari MINISTERI, non ne riceverete MAI risposta definitiva e questo è dimostrabile…
    In particolare succede anche che la posta inviata (MAIL), al Ministero dell’Ambiente, venga costantemente respinta perché ci sono “Problemi” alla casella postale elettronica, quindi, si viene reindirizzati dal personale a inviare su mail non ufficiali, sintesi… tutta la documentazione sparisce come inghiottita dalle sabbie mobili.
    Non esiste nel Governo Italiano la possibilità di presentare Tecnologia, perché non ci sono persone in grado di valutarla, ma, in particolare, supposta la serietà della tecnologia o del progetto, la presentazione, discussione, andrebbe portata avanti direttamente e con l’appoggio di Università che siano il Garante Terzo dell’iniziativa, (anche se noi abbiamo già quattro Università interessate a collaborare).
    Quindi? Bisogna avere un cognome di peso, oppure le “conoscenze” giuste, oppure essere “piccole medie attività” con quei 200/300 addetti e magari un fatturato di 250.000.000,00 €? Si

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