Cittadinanza digitale

Cittadinanza digitale


La cittadinanza digitale è il meta-progetto con cui la pubblica amministrazione mira a innovare il rapporto con i propri cittadini, attraverso portali più usabili, Spid (identità digitale), PagoPa e altri servizi. Su questi temi si confrontano gli esperti della nostra community.

Cosa si intende con cittadinanza digitale?
La tecnologia è presente in maniera continua nelle nostre vite ed è importante essere consapevoli di come possa essere usata correttamente. La definizione di cittadinanza digitale prova a rispondere a questa necessità.

In base ad una prima definizione, la cittadinanza digitale è relativa all'adozione di norme appropriate e responsabili che riguardano l'uso consapevole della tecnologia; una seconda definizione propende per definire la cittadinanza digitale come la partecipazione attiva di coloro che usano regolarmente Internet e che rispondono dell’ insieme di diritti e doveri supportati da strumenti come identità digitale o firma digitale. Strumenti, questi ultimi, che snelliscono con l’uso delle tecnologie digitali il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione.

Quali sono gli strumenti della cittadinanza digitale?
Nella Carta della cittadinanza digitale che rivede e integra le disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale riconosce i diritti di cittadini e imprese: "anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione [...]di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale [... ] al fine di garantire la semplificazione nell’accesso ai servizi alla persona [...] riducendo la necessità dell’accesso fisico agli uffici pubblici".

Tra gli strumenti della cittadinanza digitale troviamo disponibili:

domicilio digitale
difensore civico digitale unico
pagamenti digitali
firma digitale
SPID Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale di cittadini e imprese
CIE Carta d'identità elettronica
ANPR Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente


FAQ: Cittadinanza digitale

La cittadinanza digitale può essere definita secondo due principali accezioni: da un lato, si riferisce all'adozione di norme appropriate e responsabili riguardanti l'uso consapevole della tecnologia; dall'altro, rappresenta la partecipazione attiva di coloro che usano regolarmente Internet e che rispondono dell'insieme di diritti e doveri supportati da strumenti come identità digitale o firma digitale. In sostanza, è quell'insieme di diritti e doveri che, grazie al supporto di una serie di strumenti digitali, mira a semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione tramite le tecnologie digitali.

Gli strumenti fondamentali della cittadinanza digitale includono: il domicilio digitale, che permette di ricevere comunicazioni ufficiali dalla PA in formato elettronico; il difensore civico digitale, che interviene in caso di inadempienza delle amministrazioni; i pagamenti digitali attraverso PagoPA; la firma digitale, che garantisce validità legale ai documenti elettronici; lo SPID (Sistema Pubblico per la gestione dell'Identità Digitale), che consente l'accesso ai servizi online della PA con credenziali uniche; la CIE (Carta d'Identità Elettronica); e l'ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), che unifica le anagrafi comunali in un'unica infrastruttura telematica nazionale.

In Italia, la cittadinanza digitale è regolamentata principalmente attraverso il Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), istituito con il D.lgs. 82/2005 e successivamente aggiornato. La Sezione II del CAD è intitolata "Carta della cittadinanza digitale" e si apre con l'articolo 3 che riconosce il diritto all'uso delle tecnologie nei rapporti con la pubblica amministrazione. Le ultime modifiche significative sono state introdotte con il D.lgs. n. 217 del 13 dicembre 2017, che ha integrato e corretto il decreto legislativo 179/2016. Inoltre, la legge 20 agosto 2019, n. 92 ha introdotto l'insegnamento dell'educazione alla cittadinanza digitale come parte dell'educazione civica nelle scuole.

L'intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella cittadinanza digitale, ponendo nuove sfide educative e sociali. Secondo recenti studi, quasi uno studente su due utilizza l'IA come fonte di informazione, ma solo il 4% si sente davvero competente in materia. I giovani spesso percepiscono l'IA come un amico virtuale o assistente, senza possedere gli strumenti critici adeguati per filtrare informazioni e interazioni. Le principali preoccupazioni riguardano l'uso dell'IA "contro l'uomo" (41,9%), un utilizzo scorretto o incontrollato (39,7%), la sicurezza dei dati personali (34,9%) e la perdita di posti di lavoro (32,3%). È fondamentale sviluppare un'educazione alla cittadinanza digitale che includa la comprensione critica degli algoritmi di IA e delle loro implicazioni etiche.

La Carta della cittadinanza digitale, contenuta nel Codice dell'Amministrazione Digitale, sancisce il diritto di cittadini e imprese di "accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, al fine di garantire la semplificazione nell'accesso ai servizi alla persona e riducendo la necessità dell'accesso fisico agli uffici pubblici". La Carta comprende vari aspetti, tra cui: il diritto all'uso delle tecnologie (art. 3), l'effettuazione di pagamenti in modalità informatica (art. 5), il diritto a servizi online semplici e integrati (art. 7), l'alfabetizzazione informatica dei cittadini (art. 8) e la partecipazione democratica elettronica (art. 9). Questi diritti sono supportati da strumenti come il domicilio digitale, l'identità digitale SPID e la firma digitale.

Le sfide future della cittadinanza digitale sono molteplici. La prima è quella dell'inclusione: quanto più le tecnologie saranno presenti nelle nostre vite, tanto più il rifiuto di misurarsi con esse avrà come conseguenza l'esclusione sociale. La seconda sfida riguarda le competenze: è necessario apprendere continuamente abilità tecniche, cognitive, emotive, sociali e giuridiche per padroneggiare opportunità e rischi delle tecnologie in continua evoluzione. La terza sfida è legata alle responsabilità: la cittadinanza digitale deve essere sinonimo di cittadinanza attiva, con la responsabilità di alimentare la partecipazione democratica, difendere il pluralismo delle idee e vigilare sulle politiche relative ai dati personali. L'ultima sfida concerne i valori: è fondamentale portare e riaffermare nel futuro digitale i valori alla base della nostra civiltà, soprattutto in uno scenario tecnologico popolato da macchine sempre più autonome e intelligenti.

A livello europeo, la cittadinanza digitale riceve definizioni ufficiali da parte di diverse istituzioni. Per il Consiglio d'Europa, essa rappresenta "la capacità di partecipare attivamente, in maniera continuativa e responsabilmente alla vita della comunità (locale, nazionale, globale, online ed offline) a tutti i livelli". Il cittadino digitale è definito come "la persona che possiede le competenze per la cultura democratica così da essere in grado di impegnarsi in modo competente e positivo con le tecnologie digitali in evoluzione". Per l'Unione europea, "la cittadinanza digitale è un insieme di valori, competenze, atteggiamenti, conoscenze e comprensione critica di cui i cittadini hanno bisogno nell'era digitale. Un cittadino digitale sa come utilizzare le tecnologie ed è in grado di interagire con esse in modo competente e positivo".

In Italia, l'educazione alla cittadinanza digitale è stata formalmente introdotta nel sistema scolastico con la legge 20 agosto 2019, n. 92, che l'ha resa parte dell'insegnamento trasversale dell'educazione civica, obbligatorio dalla scuola dell'infanzia. Tuttavia, i dati mostrano che l'implementazione è ancora insufficiente: meno del 56% degli studenti riferisce di aver ricevuto qualche forma di educazione alla cittadinanza digitale a scuola, e tra questi, più di uno su due valuta tale educazione insufficiente o molto insufficiente. La percentuale di chi la ritiene "molto insufficiente" è aumentata dal 15% nel 2024 al 23% nel 2025. Questo feedback dagli studenti indica che la formazione offerta finora non è percepita come adeguata alle sfide attuali, evidenziando la necessità di un percorso educativo più continuo e approfondito che tratti temi come l'identità digitale, la gestione dei dati, il pensiero critico verso le fonti in rete e la comprensione degli algoritmi di IA.

Il domicilio digitale è uno degli strumenti fondamentali della cittadinanza digitale, definito come "un indirizzo elettronico eletto presso un servizio di posta elettronica certificata o un servizio elettronico di recapito certificato qualificato". Permette ai cittadini di ricevere tutte le comunicazioni ufficiali dalla Pubblica Amministrazione in formato elettronico. Per attivarlo, è necessario dotarsi di un'identità digitale SPID e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) o di un altro indirizzo equivalente come il servizio elettronico di recapito certificato. Le comunicazioni elettroniche inviate al domicilio digitale hanno gli stessi effetti giuridici delle "comunicazioni a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno ed equivalgono alla notificazione per mezzo della posta salvo che la legge disponga diversamente", come stabilito dall'art. 7 del Codice dell'Amministrazione Digitale.

Il Difensore Civico Digitale Unico è una figura istituita dall'ultima versione del Codice dell'Amministrazione Digitale per garantire che ai cittadini vengano riconosciuti i diritti di cittadinanza digitale. Sostituisce i molteplici difensori civici digitali che avrebbero dovuto essere istituiti in tutte le Amministrazioni dello Stato, centralizzando così questa funzione. Il suo compito principale è intervenire presso le amministrazioni o i concessionari di pubblici servizi inadempienti, su segnalazione di cittadini e imprese, per invitarli a rimuovere gli ostacoli che impediscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza digitale. Questa figura rappresenta quindi un importante strumento di tutela per i cittadini nel loro rapporto digitale con la Pubblica Amministrazione.

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