Per oltre dieci anni, da quando scrivevamo le linee di indirizzo della telemedicina con il Ministro Fazio, abbiamo assistito a un colossale equivoco nazionale: credere che la telemedicina fosse un problema di modem, di fibre ottiche o di app per smartphone.
Abbiamo inaugurato stanze piene di schermi, firmato protocolli d’intesa con il favore delle telecamere, battezzato decine di “progetti pilota” destinati a morire non appena si esauriva il gettone del finanziamento di turno.
E ogni volta che un medico di famiglia o uno specialista chiedeva perché non si potesse seguire a distanza un cardiopatico fragile o un anziano diabetico barricato in casa a trenta chilometri dal primo ospedale, la risposta era sempre la stessa, immutabile e paralizzante: «Non si può fare, perché non c’è nei LEA e non ha una tariffa rimborsabile».
Come se l’atto medico cambiasse natura a seconda che la voce passi attraverso uno stetoscopio d’ottone o un flusso di pacchetti TCP/IP. Il COVID ha messo una toppa, per molte regioni ancora presente, pur come norma provvisoria, per la sola televisita
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Telemedicina nei nuovi LEA: dalla sperimentazione al diritto esigibile
Ebbene, quel paravento burocratico è crollato. Con la pubblicazione dell’ultimo atteso aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza e la definitiva chiusura dell’annosa partita del nomenclatore tariffario dell’assistenza specialistica e protesica, la telemedicina cessa di essere una concessione caritatevole, una deroga emergenziale o una curiosità tecnologica. Entra dalla porta principale nell’ordinamento repubblicano come prestazione sanitaria a pieno titolo, esigibile dal cittadino dal Brennero a Lampedusa. [1]
Attenzione, come ci insegna su LinkedIn anche l’avvocato Silvia Stefanelli, in questa Gazzetta Ufficiale la telemedicina non compare con una norma-manifesto separata, non ci sono LEA di Telemedicina diretti ma la telemedicina viene incardinata ope legis come modalità esecutiva all’interno del Nomenclatore dell’assistenza specialistica ambulatoriale (Allegato 4/Allegato B), sbloccata dal superamento della clausola sospensiva delle tariffe (D.M. 25 novembre 2024) e coperta finanziariamente dai fondi vincolati all’aggiornamento dei LEA.
| «La telemedicina non è mai stata una branca medica a sé stante: è un processo clinico-organizzativo. Se digitalizzi una procedura inefficiente, ottieni soltanto un’inefficienza ad altissima velocità.»L’ho scritto molti anni fa ma è ancora perfettamente centrato sul tema |
Norme, tariffe e PNRR per la telemedicina nei LEA
Per comprendere la portata storica di questo passaggio, bisogna guardare la filiera degli atti normativi che hanno ricomposto un puzzle rimasto incompiuto per quasi un decennio. I LEA del 2017 avevano promesso mari e monti, ma erano rimasti di fatto congelati per anni proprio dall’assenza del decreto sulle tariffe massime. Oggi il cerchio si chiude: i provvedimenti governativi e ministeriali registrati dalla Corte dei Conti e pubblicati in Gazzetta Ufficiale non solo aggiornano gli elenchi delle prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, ma sbloccano le risorse vincolate sul fondo sanitario standard per renderle finalmente pagabili e operative.
Non si tratta di una questione accademica per contabili dello Stato, ma del carburante indispensabile per fare muovere la macchina. Fino a ieri, il professionista che dedicava un’ora a telemonitorare un paziente con scompenso cardiaco o a svolgere un teleconsulto con il collega del distretto compiva un atto di generoso volontariato o si muoveva in un cono d’ombra amministrativo. Oggi quelle attività sono codificate, hanno un valore economico certo nei nomenclatori, prevedono requisiti di appropriatezza e generano un flusso informativo tracciato.
Questo passaggio si aggancia in modo perfetto con la gigantesca impalcatura del PNRR Missione 6 (Salute), con il Decreto Ministeriale 77/2022 che ridisegna la sanità territoriale e con la Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT) gestita da AGENAS. Abbiamo costruito le fondamenta dell’Infrastruttura Nazionale e delle Infrastrutture Regionali di Telemedicina; ora i nuovi LEA immettono nel motore l’olio della legalità amministrativa ed economica.
Dalla televisita al telemonitoraggio: i quattro pilastri della telemedicina
Nel dibattito pubblico superficiale, la telemedicina viene spesso ridotta alla “videochiamata tra medico e paziente”. È un errore madornale che rischia di vanificare miliardi di euro di investimenti. I nuovi LEA e le linee di indirizzo nazionali codificano invece un ecosistema articolato su quattro pilastri distinti e complementari:
- Televisita specialistica: È l’atto medico in cui il clinico interagisce a distanza con l’assistito in tempo reale audio-video. Ma attenzione alla rigorosa regola di appropriatezza clinica: non è e non deve essere la sostituzione indiscriminata della prima visita in presenza, dove l’esame obiettivo rimane insostituibile per una diagnosi ex novo. È invece lo strumento sovrano per il follow-up dei malati cronici, la rivalutazione periodica, la verifica dell’aderenza terapeutica e il rinnovo dei piani terapeutici senza costringere pazienti fragili e familiari a viaggi estenuanti.
- Teleconsulto medico: È il dialogo protetto e strutturato tra professionisti della salute (il medico di medicina generale, lo specialista d’organo, il geriatra del distretto). Permette la condivisione istantanea di dati clinici, immagini radiologiche, tracciati ed esami di laboratorio. È la vera chiave di volta per smontare le liste d’attesa: quante visite inappropriate vengono prescritte oggi solo perché il MMG ha bisogno di una conferma diagnostica o di un aggiustamento di dosaggio che uno specialista potrebbe risolvere in cinque minuti di consulto strutturato?
- Telemonitoraggio: Il rilevamento continuo o periodico di parametri biometrici (pressione arteriosa, frequenza, saturazione, glicemia, peso, parametri spirometrici) tramite dispositivi medici connessi direttamente dal domicilio del paziente. Non parliamo di gadget da polso per il fitness, ma di dispositivi certificati CE che trasmettono dati all’Infrastruttura Regionale, allertando la Centrale Operativa Territoriale (COT) in caso di scostamento dai range di sicurezza.
- Teleassistenza: L’atto professionale erogato da infermieri di famiglia e comunità, fisioterapisti o altri professionisti sanitari per guidare l’assistito e il suo caregiver nell’addestramento all’uso di presidi, nella riabilitazione motoria e cognitiva, o nella corretta gestione delle ferite e delle terapie domiciliari.
Regioni e ASL alla prova dell’attuazione della telemedicina nei LEA
Avere scritto le prestazioni nei LEA non significa che domani mattina un paziente di un borgo appenninico potrà accendere il tablet e trovare il suo cardiologo. La promulgazione delle norme è solo la linea di partenza. Se le Regioni e le Direzioni Generali delle Aziende Sanitarie non attuano immediatamente una serie di passaggi operativi inderogabili, il rischio concreto è di creare una nuova, intollerabile disuguaglianza tra cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Adeguare nomenclatori e CUP regionali
Ogni singola Regione deve recepire con propria delibera i codici prestazionali dei nuovi LEA, aprendo le agende di prenotazione digitale nei Centri Unici di Prenotazione (CUP). Se la televisita o il teleconsulto non esistono nell’agenda del CUP con un codice univoco e un’allocazione oraria per i medici dipendenti o convenzionati, la prestazione non esiste nella realtà. I direttori sanitari devono smetterla di considerare la telemedicina un’attività ‘a tempo perso’ da svolgere a fine turno: essa richiede slot orari dedicati e protetti nei piani di lavoro.
Integrare la telemedicina con il Fascicolo sanitario elettronico
Non c’è telemedicina senza interoperabilità dei dati. Qualsiasi prestazione erogata a distanza deve produrre un documento clinico strutturato (secondo gli standard internazionali HL7-FHIR) con firma digitale, che deve confluire automaticamente e tempestivamente nel Fascicolo Sanitario Elettronico del paziente. Non possiamo più tollerare piattaforme proprietarie a silos chiusi che costringono il medico a fare il copia-incolla o a inviare PDF non indicizzati via posta elettronica ordinaria. Il dato deve circolare in sicurezza tra il territorio, l’ospedale e la medicina generale.
Riscrivere i PDTA attorno ai percorsi di telemedicina
I Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) regionali e aziendali per lo scompenso cardiaco, la BPCO, il diabete, l’insufficienza renale e le demenze vanno immediatamente riscritti. La telemedicina deve essere indicata formalmente come snodo obbligatorio del percorso: ad esempio, stabilendo che tra due controlli in presenza intervallati da sei mesi debbano essere calendarizzati due telemonitoraggi attivi e una televisita intermedia. Solo così si evita la riacutizzazione e l’accesso improprio in Pronto Soccorso.
Rafforzare farmacie dei servizi e sanità di prossimità
Non tutti gli anziani posseggono le competenze digitali o una connessione a banda larga per collegarsi da casa propria. Qui entra in gioco la rete territoriale: le Case della Comunità del DM 77 e le farmacie convenzionate dei piccoli comuni devono fungere da hub di prossimità e supporto tecnico-logistico. Il cittadino deve poter trovare vicino casa un operatore che gli colleghi i sensori, verifichi la trasmissione e gli consenta di parlare con il clinico di riferimento senza barriere tecnologiche.
Dai progetti pilota ai nuovi LEA: il cambio di modello
| Dimensione | Prima (Sanità Emergenziale / Pilota) | Oggi nei Nuovi LEA (Diritto Esigibile) |
|---|---|---|
| Valore Giuridico | Sperimentazione regionale o deroga temporanea d’emergenza. | Modalità di erogazione di Livello Essenziale di Assistenza garantito dallo Stato su tutto il territorio. |
| Rimborsabilità & Tariffe | Vuoto normativo; assenza di tariffa nazionale o rimborsi a macchia di leopardo. | Tariffario nazionale definito, definibile coperto da fondi standard vincolati. |
| Integrazione Clinica | Iniziativa isolata del singolo reparto o medico volenteroso. | Snodo strutturato e codificato all’interno dei PDTA e delle COT. |
| Flusso dei Dati | Referti isolati, comunicazioni via mail o piattaforme proprietarie chiuse. | Interoperabilità nativa HL7-FHIR e riversamento obbligatorio in FSE 2.0. |
La telemedicina nei LEA richiede una trasformazione culturale
I soldi del PNRR comprano computer, server e sensori. Ma non comprano la fiducia, non riscrivono le abitudini consolidate e non curano la resistenza al cambiamento delle organizzazioni sanitarie. Il vero banco di prova della telemedicina nei LEA sarà la formazione dei professionisti e l’educazione sanitaria dei cittadini.
Visitare un paziente attraverso uno schermo o monitorare una curva di pressione arteriosa generata da un algoritmo di intelligenza artificiale richiede competenze relazionali e cliniche diverse rispetto alla visita tradizionale. Occorre insegnare la cosiddetta «webside manner» (l’empatia digitale), la gestione della responsabilità professionale nei percorsi telematici, la capacità di interpretare dati remoti distinguendo i falsi allarmi dalle vere emergenze cliniche.
Allo stesso modo, dobbiamo evitare l’illusione tecnocratica: la telemedicina non deve servire per abbandonare il malato a casa sua con un tablet, ma per farlo sentire costantemente protetto e accompagnato. Se il paziente percepisce il teleconsulto come un espediente per non farlo entrare in ospedale, avremo fallito. Se invece comprende che il monitoraggio continuo gli evita un ricovero drammatico e gli restituisce qualità di vita nel proprio ambiente domestico, avremo compiuto la più grande rivoluzione sociale e sanitaria dal 1978 a oggi.
Tariffe della telemedicina nel nomenclatore nazionale dei LEA
Sebbene i valori in euro non compaiano nell’articolato del DPCM, il quadro regolatorio nazionale consolidato (derivante dall’Accordo Stato-Regioni del 17 dicembre 2020 e recepito nell’architettura dei nuovi nomenclatori) stabilisce le seguenti modalità di valorizzazione economica:
Tariffa della televisita specialistica
Vige il principio di equiparazione tariffaria: alla televisita (di controllo) viene applicata la medesima tariffa della corrispondente visita di controllo in presenza, con l’applicazione dello stesso regime di compartecipazione alla spesa (ticket) o di esenzione (es. per patologia cronica).
Remunerazione del teleconsulto medico
È remunerato come prestazione professionale specialistica interaziendale o intra-distrettuale a supporto della medicina generale/specialistica territoriale. Nel nomenclatore tariffario fa riferimento alla tariffa del consulto/valutazione clinica multidisciplinare o a specifici codici introdotti nei nomenclatori regionali.
Canoni per telemonitoraggio, teleassistenza e teleriabilitazione
Non sono valorizzati come “singolo contatto”, ma secondo modelli a canone/tariffa forfettaria periodica (quota mensile o a ciclo di presa in carico) all’interno del percorso di cura (PDTA/ADI), comprendente:
- La remunerazione della Centrale Operativa / team clinico-assistenziale;
- La gestione dei dati e il triage degli alert;
- La fornitura e manutenzione dei kit tecnologici/dispositivi medici (spesso inquadrata nella logica di service/assistenza integrata).
Il futuro della telemedicina nei LEA si decide oggi
La porta dei Livelli Essenziali di Assistenza è finalmente aperta. Le norme ci sono, le risorse economiche sono allocate, l’infrastruttura tecnologica nazionale è operativa. Da questo momento in poi, chiunque sul territorio continui a invocare l’assenza di regole per giustificare l’immobilismo starà semplicemente nascondendo la propria incapacità di rinnovare i processi di cura.
La sfida adesso è tutta nelle mani delle Regioni, delle Direzioni Generali e della comunità medica. Non abbiamo più alibi: portiamo la cura dove vivono le persone, prima che le persone siano costrette a cercare disperatamente la cura quando è già troppo tardi.
Note
La rubrica Ctrl+Alt+Health di Sergio Pillon segue le evoluzioni e le contraddizioni della Sanità digitale
[1] 30-9-2026 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA Serie generale – n. 227 ↩



























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