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le indicazioni

Cinque punti digitali per i primi cento giorni del nuovo Governo: ecco le priorità

Cinque punti e cinque urgenze per i primi cento giorni di governo, dalla governance alle competenze, dalla cybersecurity alla politica industriale, sapendo che, se i problemi sono rilevanti, gli sforzi e l’ambizione del loro superamento non possono che essere altrettanto rilevanti e tenaci

05 Giu 2018

Nello Iacono

Stati Generali dell'Innovazione


Con il nuovo governo ai primi passi, la tentazione di dare suggerimenti è molto elevata, soprattutto in un momento in cui molto è ancora da definire. L’intero evento di ForumPA è stato molto ricco di valutazioni e proposte, ed è stato annunciata la redazione di un Libro Bianco specifico, di Digital360. Qui mi limito solo ad alcuni punti in ambito di politiche del digitale che credo sia bene porre tra le azioni dei fatidici primi cento giorni. Con una breve premessa.

La centralità del digitale come precondizione

Lo ha ben spiegato su questa testata anche Andrea Rangone, ma credo sia bene ribadirlo e sottolinearlo: nessuna politica governativa può avere successo se alla base non c’è l’adeguata consapevolezza della priorità di una strategia organica e di una governance efficace sul digitale.

Priorità che si tramuta in investimenti, certamente, ma anche in visione sistemica, dando per assunta la stretta correlazione tra burocrazia, inefficienza, corruzione, scarsa o “cattiva” digitalizzazione. Dove per “cattiva” digitalizzazione si intende la digitalizzazione frammentata in sistemi che non comunicano efficientemente, dove i dati non sono affidabili, il lock-in frena i cambiamenti, e i processi di base sono quelli analogici.

Non si tratta, quindi, di innestare digitalizzazione nelle politiche dei vari temi del programma di governo, ma pensare alle politiche del digitale come infrastruttura di base per lo sviluppo economico e sociale, per concretizzare gli obiettivi di cittadinanza digitale e partecipazione della popolazione.

Cinque punti da cui iniziare

Cerchiamo di riassumere questi valori in cinque punti, che sono anche le priorità, o le urgenze, da cui partire

Definire una responsabilità trasversale

La governance del digitale richiede un coordinamento attento nel contesto di una strategia organica. È necessario sviluppare il digitale come infrastruttura della conoscenza necessaria per correlare tutte le politiche pubbliche che trovano nell’opportunità del digitale una dimensione nuova e di grande potenzialità, anche per utilizzare al meglio i fondi europei, dove oggi si continua a evidenziare mancanza di coordinamento e lentezza nella progettazione.

Responsabilità trasversale significa attribuzione chiara e univoca del coordinamento delle politiche del digitale ad un Vicepresidente del Consiglio, o a un riporto diretto del Presidente. Non è la soluzione del problema della governance, ma il primo passo necessario, a cui devono poi seguire quelli necessari alla definizione di un’architettura di governance allo stesso tempo agile e robusta, come quella che ho proposto insieme a Luca Gastaldi su questa testata, e che deve dispiegarsi con il confronto sistematico e il contributo di tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati.

Dare certezza ai processi in corso

Soprattutto nell’area della Pubblica Amministrazione l’Italia non ha mai fatto tanto come in questi ultimi due anni, in termini di impostazione programmatica, di strategia, di strumentazione, di innovazione concreta e di cultura della collaborazione. Il Piano Triennale per l’Informatica della PA è senz’altro uno dei documenti più significativi e di riferimento per indirizzare lo sviluppo del digitale nel settore pubblico. Il consenso su questa valutazione, si è visto chiaramente anche al ForumPA 2018, è molto elevato e diffuso sia nella PA che tra le imprese. Da qui bisogna partire, e poiché siamo anche in un periodo di conclusione dei mandati in ambito AgID e per il Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, è necessario non solo evitare rallentamenti nel processo in corso, ma dare anche visibilmente e inequivocabilmente nuovo impulso perché mantenga una velocità adeguata. Il primo atto visibile può essere l’emanazione del nuovo Piano Triennale 2019-2021 nei tempi prefissati. Stessa conferma è necessaria per il quarto piano nazionale per l’Open Government, oggi in piena fase di elaborazione, altro fronte positivo che certamente può trovare anche un potenziamento dall’istituzione del ministro per la democrazia diretta.

Avviare un programma nazionale per le competenze digitali

Il rapporto DESI 2018 sull’Italia ha chiaramente evidenziato come il tema delle competenze digitali, privo di una strategia globale, e di conseguenza di un coordinamento trasversale e di un programma organico nazionale, sia cruciale per lo sviluppo delle politiche del digitale nel nostro Paese. La carenza di competenze, in tutti i settori (cittadini, PA, imprese) e sui diversi livelli (di base, specialistiche ICT, e-leadership) è una delle principali zavorre che l’Italia deve eliminare al più presto. È credo necessario intervenire subito assegnando un coordinamento chiaro sull’intero tema (forse integrandolo con il coordinamento richiamato al primo punto o individuando un Ministero “owner” del tema) e ri-avviando un’iniziativa nazionale, un “programma nazionale”, che faccia tesoro di quanto realizzato da AgID negli anni scorsi anche nell’ambito della coalizione nazionale per le competenze digitali.

Dare priorità alla cybersecurity

La cybersecurity è uno dei fronti centrali per costruire un’adeguata maturità digitale di paese. Nonostante la strategia sia definita e la programmazione nazionale delineata, anche in attuazione della direttiva NIS è importante procedere rapidamente verso la definizione specifica di quanto fin qui delineato per rafforzare la governance, in particolare per quanto riguarda il Comitato di raccordo presso la Presidenza del Consiglio e la fusione dei due CERT oggi presenti a livello centrale. Anche perché l’attuale situazione rischia di lasciare le PA locali (e soprattutto le piccole, ma non solo) scoperte e incapaci di fronteggiare la nuova sfida e i vincoli di un ambiente digitale sempre più pervasivo e fondamentale per la vita nazionale, e per questo stesso sempre più esposto ad attacchi. Anche qui, una governance rafforzata, una focalizzazione degli investimenti e delle iniziative di sostegno per consolidare la rete di collaborazione tra pubblico e privato, sembra quanto mai necessario.

Definire una politica industriale per il digitale

Se la logica di intervento dello Stato in economia deve sempre più seguire l’approccio ben descritto dal testo “Lo Stato innovatore” di Melania Mazzuccato, allora il primo passo è individuare, oltre le piattaforme digitali trasversali per le PA, già indicate nel Piano Triennale, anche le aree prioritarie dove l’intervento statale deve manifestarsi chiaramente attraverso iniziative di sostegno allo sviluppo di ecosistemi di innovazione “di settore”. Qualche anno fa su questa testata abbiamo coinvolto diversi esponenti pubblici e di imprese private, attori dell’area digitale, per identificare delle aree di priorità per la politica industriale. Erano emersi alcuni settori valutati prioritari (Information Technology, Education, Telecomunicazioni, Turismo, Manifatturiero, Energia) ma soprattutto era emersa una convinzione diffusa e radicata della necessità di definire una politica industriale per il digitale. Anche qui, chi avrà il coordinamento delle politiche del digitale (secondo l’auspicio del primo dei cinque punti qui descritti) dovrà pensare che questo è un compito importante e ineludibile. Perché solo la focalizzazione consente di realizzare cambiamenti duraturi e allo stesso tempo rapidi. E di rapidità abbiamo certamente bisogno.

Cinque punti e cinque urgenze per i primi cento giorni di governo, parziali e di impostazione, ma credo importanti anche perché già dopo l’estate possano essere avviate le azioni conseguenti, sapendo che, se i problemi sono rilevanti, gli sforzi e l’ambizione del loro superamento non possono che essere altrettanto rilevanti e tenaci.

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