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identità digitale

Gastaldi: “Spid, l’usabilità delude ancora: come rimediare”

di Luca Gastaldi, direttore Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano

26 Gen 2017

26 gennaio 2017

Bene quota un milione di utenti ma servono molti più servizi digitali fruibili a distanza, sia pubblici che privati. La diffusione e l’utilizzo di tali servizi è il vero tallone d’Achille di Spid. Per uscire dal guado occorre superare almeno un paio di importanti problemi in termini di risorse e competenze

Un milione di italiani ha attivato il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID). Un milione di persone ha pertanto creato una propria identità digitale con cui accedere in modo univoco e sicuro ai servizi della Pubblica Amministrazione (PA) e dei privati convenzionati. Ovviamente il risultato fa piacere a tutti ma non si può ancora cantar vittoria. Ora servono servizi online che valorizzino la soluzione, sia pubblici che privati. SPID è stato creato per incentivare lo sviluppo di tali servizi, rimuovendo importanti alibi che in passato ne hanno bloccato la diffusione. Tuttavia ad oggi sono ancora pochi i servizi effettivamente accessibili tramite SPID, che risulta essere così una “chiave universale” con ancora troppe poche porte da aprire.

È sufficiente pensare a uno solo dei tanti dati dell’ultima ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano: 3 comuni su 4, in Italia, non offrono servizi online accessibili grazie a SPID. La soluzione è stata sostanzialmente spinta da AgID come modalità alternativa per l’accesso ai servizi di grandi PA ma fino a che non si coinvolgeranno i piccoli enti locali, SPID rischia di aprire troppe poche porte.

Non va meglio sul versante privato. Una delle scommesse legate a SPID era proprio che la soluzione potesse essere usata per accedere non solo ai servizi online della PA ma anche a quelli dei privati. Finora questa scommessa non è stata vinta. Al momento, infatti, nessuna azienda privata offre ai propri clienti di poter accedere ai suoi servizi tramite SPID. Solo gli Identity Provider, quattro soggetti privati cui AgID ha delegato la gestione delle identità digitali per tutto il sistema, consentono l’accesso tramite SPID ai loro servizi online. La soluzione di autenticazione non è tuttavia l’unica modalità di accesso.

Questo risultato è figlio di due fattori. Da un lato, è mancata per molto tempo una normativa che abilitasse l’impiego di SPID dalle imprese private (le convenzioni per far aderire i privati al sistema sono arrivate solo sul finire del 2016). Dall’altro, è sufficiente pensare, soprattutto per le aziende private di dimensioni maggiori, agli ingenti investimenti in sistemi di identity management operati negli scorsi anni. Pochi privati hanno voglia e utilità a mettere in discussione tali investimenti per consentire ai loro utenti di accedere con SPID ai servizi online da loro offerti.

Il discorso potrebbe cambiare, e molto, se guardassimo invece alle imprese che hanno la necessità di identificare in modo univoco i loro utenti ma che, per le loro piccole dimensioni, non si sono potute permettere in passato di investire in sistemi di autenticazione. Pensiamo ad esempio alla miriade di PMI attive nel settore delle utilities a livello locale. Tali imprese, che sostanzialmente al momento non offrono servizi online a distanza, con SPID potrebbero farlo, aumentando il bacino dei loro utenti anche oltre il contesto locale in cui operano.

Bene quindi che un milione di italiani abbia in tasca una chiave universale. Ma servono molti più servizi digitali fruibili a distanza. Sia pubblici che privati. È la diffusione e l’utilizzo di tali servizi il vero tallone d’Achille di SPID. Ci sono almeno un paio di importanti problemi da superare da questo punto di vista — soprattutto con riferimento ai servizi online delle tante PA e imprese di piccole dimensioni diffuse sul nostro territorio.

Il primo riguarda le risorse: ogni ente locale e ogni PMI lamenta di non avere risorse sufficienti ad avviare percorsi di trasformazione digitale che consentano di offrire i loro servizi a distanza. In parte hanno ragione ma le risorse, se le si cerca nel posto giusto, si possono trovare. L’Osservatorio Agenda Digitale ha calcolato che l’Europa metterà a disposizione circa 1,7 miliardi di euro ogni anno fino al 2020 per l’attuazione dell’Agenda Digitale. Molte di queste risorse, in passato, non sono state utilizzate perché non si conoscevano le opportunità offerte a livello comunitario o perché mancavano le competenze per catturare risorse europee, usarle e rendicontarle.

E così si arriva al secondo problema: le competenze. L’Italia ha scarse competenze digitali, sia generaliste che specialistiche. Non conosciamo le tecnologie digitali, non abbiamo ancora capito quanto siano centrali per lo sviluppo della nostra economia e non sappiamo usarle al meglio. Su questo, come su altri fronti, siamo tra gli ultimi posti nelle classifiche redatte a livello Europeo.

Come se ne esce? Non esiste un’unica ricetta ma ogni possibile ricetta condivide almeno due ingredienti. Il primo è che tutti gli attori devono giocare il proprio ruolo. A questo proposito:

  • le PA dovrebbero unire le forze tra di loro e provare a erogare alcuni servizi in modo condiviso, sfruttando aggregazioni sovra-comunali per avere la massa critica e le energie necessarie a cogliere a pieno le esigenze dei cittadini e raccogliere risorse dall’Europa da investire per colmarle grazie ad efficaci interventi di innovazione digitale;
  • le imprese devono cominciare a cogliere le opportunità offerte da SPID: tali opportunità vanno dal disporre facilmente di un parco utenti con dati aggiornati al non avere oneri derivanti dalla conservazione delle loro identità digitali, dal non doversi preoccupare di eventuali furti di credenziali all’aumentare il bacino di utenti potenziali dei servizi offerti;
  • gli Identity Provider devono lavorare per la diffusione dell’intera piattaforma: sfruttando a pieno la loro rete fisica per l’accertamento delle identità e incentivando SPID per l’accesso ai servizi da loro offerti;
  • gli utenti devono venire informati e incentivati all’utilizzo di SPID: da questo punto di vista è significativa l’iniziativa di questi giorni di suggerire SPID per effettuare l’iscrizione scolastica;
  • AgID deve continuare a promuovere e monitorare lo sviluppo di SPID: affinando le relative regole tecnico-amministrative e assicurandone l’adeguatezza alle esigenze di sicurezza e garanzia di protezione dei dati, stipulando sempre più convenzioni per l’utilizzo della piattaforma, presidiando l’operato degli Identity Provider, formando PA, imprese e cittadini sulle opportunità offerte dalla soluzione.

 

Il secondo ingrediente che serve è una migliore collaborazione, soprattutto tra il mondo pubblico e quello privato. Oggi il pubblico lavora poco col privato e viceversa: un po’ per le difficoltà legate ai bandi di gara o ai meccanismi di acquisto, un po’ per diffidenza, ognuno tende a stare chiuso nel proprio guscio, senza aprirsi a un confronto costruttivo con la controparte. È importante correggere questa tendenza:

  • facendo leva sugli strumenti offerti dal nostro quadro normativo (in particolare alle procedure introdotte dal nuovo codice dei contratti pubblici);
  • aumentando l’interoperabilità applicativa e definendo regole chiare per sviluppare e integrare progressivamente SPID alle altre piattaforme immateriali del nostro Paese (ANPR e PagoPA su tutte).

 

Il traguardo del milione di utenti è quindi positivo — solo con una massa consistente di utenti si potrà stimolare lo sviluppo dei servizi da parte del pubblico e del privato – ma non risolutivo. Bisogna fare in modo che SPID sia utilizzato il più possibile. Ben vengano in questo senso le iniziative atte a stimolarne l’adozione e l’utilizzo, come il bonus ai docenti o ai diciottenni accessibile soltanto una volta ottenuta l’identità digitale e l’iscrizione scolastica effettuabile tramite SPID. Queste iniziative sono state lanciate con la speranza di innescare un circolo virtuoso sia in ambito pubblico che in ambito privato. Ma serve che ognuno giochi bene la sua parte, collaborando attivamente con gli altri attori. SPID è utile se usato da tanti, e sarà usata da tanti solo se ci saranno i servizi. Altrimenti sarà l’ennesima chiave universale, che – in assenza di porte – finirà nel cassetto.

  • Brubo55

    Sono un medico abilitato a trasmettere dati all’anagrafe INPS. (Trasmetto all’ente i dati dei decessi come medico necroscopo) Se entro con ID: mio codice fiscale e PW: datami dall’INPS, posso operare. Se entro con identità SPID il sistema mi individua in maniera univoca e corretta ma mi informa che non sono autorizzato a operare. Morale: lo SPID non serve all’INPS anche se dichiara il contrario.

  • Comma 22

    Non è vero.
    TIM e Infocert non hanno alcun menu di accesso ai loro servizi tramite SPID; Poste Italiane consente l’accesso ai propri servizi solo tramite Poste ID, ma non tramite le credenziali rilasciate dagli altri tre identity provider, quindi non consente l’accesso ; SIELTE invece utilizza il logo SPID, ma chiede di inserire codice fiscale e password (!).
    In conclusione, neanche gli identity provider consentono l’accesso ai propri servizi tramite SPID.

  • Holter

    Magari fosse solo il problema dell’accessibilità… sono due settimane (loro sostengono di farlo entro al massimo entro cinque giorni lavorativi dall’inserimento della documentazione) che aspetto da Sielte la video chiamata di conferma e già hanno “bucato” due appuntamenti che loro stessi danno la possibilità di chiedere… e l’assistenza non risponde ai messaggi di sollecito.
    E’ evidente che siamo di fronte, anche a leggere i commenti che mi hanno preceduto, all’ennesima “truffa”, sulla falsariga della PEC “pubblica” e gratuita gov.it, che si è risolta in una nulla di fatto…

  • scominato

    Sono responsabile IT di una Utility. Da quando lo SPID è stato avviato stiamo cercando disperatamente di conoscere come aderire ad esso per poterlo utilizzare come modalità di autenticazione ai servizi WEB per la clientela, compresa la sottoscrizione dei contratti di fornitura.
    Sembra che debba essere sottoscritta una Convezione con AgID. Ho chiesto notizie ad AgID e a Giugnoi mi è stato risposto così: “Buongiorno, al momento è possibile accedere tramite spid solo ai servizi delle pubbliche amministrazioni. Ci ricontatti tra qualche mese.”
    Ho scritto nuovamente prima di Natale ma non ho avuto risposte.
    Non scarichiamo responsabilità sui privati ! Smettiamola di raccontare frottole !

  • elena

    La verità è una sola, e prima o poi vi toccherà ammetterlo: SPID è dannosa e pericolosa. Se violata, permette di sottrarre TUTTI gli accessi del cittadino. Di questo sono perfettamente consapevoli sia i provider che le PA che i cittadini. PA e provider quindi prima di attivare spid vogliono avere sicurezza al 123124141547%, e dato che non ce l’hanno, nicchiano. Le PA in particolare fanno il minimo che sono obbligate a fare per non essere inadempienti alle norme, e si fermano. I provider cercano di ciucciare i soldi facendo il meno possibile, vedi caso cec-pac. I cittadini da parte loro non si fidano (giustamente!!!) e attivano la spid solo se sono obbligati per un qualche servizio. D’altra parte non c’è nulla che li invogli a registrare la spid, perchè in generale non se ne fanno nulla. Crearla significherebbe solo creare un account da violare per gli hacker. A che pro?

  • ciccio

    Ho 2 CNS Smart Card, 1 CNS USB, La CRS della Regione Lombardia, La CIE del comune di Milano, La Nuova Tessera Sanitaria (e attivato i certificati), 2 OTP per Unicredit e MPS, 2 identità SPID (PosteCom e InfoCert) che dal 2018 mi costeranno +/- 15 euro/anno cad.uno. Inoltre sviluppo sistemi informativi per le PA, e riesco ad utilizzare TUTTO, tranne SPID, ma solo perché c’è AGID (che non aiuta), e perché a regime solo SPID mi costa 40 mila euro/anno, che la PA mi dovrà dare! … io non giudico, fate un po’ voi!

  • Giuseppe

    Uno si chiede chi è che nei Ministeri rema contro ? La politica dovrebbe iniziare a fare il suo ruolo, quella di rappresentare i cittadini, che non ne possono più di questa burocrazia arrogante che obbedisce solo a se stessa.

  • 5 STELLE

    È una vergogna la protervia di questo Stato incompetente ed esoso.
    Elezioni subito per spazzarvi via TUTTI.

  • Anonimo

    Il problema per lo sPID è esattamente lo stesso che ha ‘ucciso’ altri sistemi digitali.
    Il SISTRI ne è un altro fulgido esempio (al netto delle storture note agli addetti ai lavori): le eccezioni e le applicazioni parziali.

    Se si vuole cambiare un sistema, si deve introdurre l’obbigo per tutti e abbandonare il vecchio.
    Così nel SISTRI non è stato prodotto un obbligo per tutti e non è stato abbandonato il sistema cartaceo, così sPID rischia di nascere zoppo per mancata volontà di impiego del sistema.

    Quindi bene venga un sistema che sia applicato, coerente e di facile attivazione. Ciò che oggi ancora non è sPID andandosi a scontrare con la farraginosità di certi Enti di identificazione (non faccio nomi per carità di Patria..).
    Si confida nel superamento del gap infrastrutturale il quale, però, non deve essere una scusa all’inerzia, perché ottenere una identità digitale non richiede grandi sforzi.
    Utile sarebbe anche vincolare (con sanzioni) PA, partecipare e pubblici servizi, all’adozione di sPID come strumento obbligatorio di gestione del rapporto con l’utenza.

    Ci dovrà pur essere un giorno nel quale decideremo cosa si vuole essere da grandi…

  • Accamuta

    Perché la PA si faccia carico della digitalizzazione delle sue funzioni è necessario che i dipendenti siano gli sponsor di tale attività. Come? Agid dovrebbe fare dei corsi gratuiti di competenze informatiche. In tal modo il dipendente avrebbe una motivazione in più e soprattutto parteciperebbe attivamente agli obiettivi dell’organizzazione. Se vi aspettate un simile movimento dai “Capi” neanche Matusalemme ne ricaverebbe nulla! Movimento è solo dal basso e collettivo!

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