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l'impasse

Italia digitale, le Regioni in allarme: ecco i dossier da sbloccare subito

Governance, piano BUL, piano triennale Agid, domanda di banda ultra larga. Ecco alcuni degli ambiti su cui investire, definendo poche ma precise priorità, e per i quali esplicitare con chiarezza intenti e ruoli, così da evitare di fare, per l’ennesima volta, un’Italia a più velocità o peggio di sprecare tempo e risorse

26 Lug 2018

Dimitri Tartari

Coordinatore tecnico Commissione Agenda Digitale Conferenza delle Regioni e Province Autonome


Le Regioni sono in attesa di sapere come il Governo vuole interpretare i due dossier fondamentali per la trasformazione digitale del Paese. Da un lato abbiamo il Piano nazionale Banda ultralarga e dall’altro il Piano Crescita Digitale e quindi il Piano Triennale di AgID e Team Digitale.

Serve velocità, risorse e chiarezza di intenti e ruoli per trasformare digitalmente il Paese. Proprio ciò che adesso l’Italia non ha o comunque rischia di perdere, in questa fase di attesa.

Estate 2018 ovvero della grande incertezza digitale

In cerca di una governance del digitale

C’è un generale tema di “governance” da affrontare e risolvere, nei termini della definizione e nomina del nuovo direttore AgID, conferma o meno del Team Digitale e dell’incarico commissariale ricoperto da Piacentini. Su questo punto, senza pensare ai nomi ma a quello che serve fare, c’è urgenza di fare chiarezza sull’ampiezza del campo di intervento di AgID che in questi anni ha molto influenzato la PA locale e solo in parte orientato quella centrale. Un commissario che eserciti con supporto pieno i suoi poteri (anche di commissariamento se necessario) su Ministeri recalcitranti e su PA locali inadempienti sarebbe a mio avviso desiderabile potendo esercitare una funzione di “ariete” e dimostrando che non fare nulla non paga. Qualcosa di analogo va fatto sul fronte della BUL che, orfana di un sottosegretario delegato sul tema, necessita di avere riferimenti chiari e certi. Benissimo che il Piano BUL sia all’attenzione diretta del Ministro ma serve vi sia una catena di comando con delega decisionale che permetta di attivare interlocuzioni fattive e concrete.

La definizione di una nuova governance dovrebbe passare anche dal chiarire ruolo e regole di ingaggio con i territori distinguendo due livelli: uno tecnico operativo che può essere sviluppato utilizzando strumenti “agili” e leggeri e uno politico strategico che invece andrebbe strutturato in modo da rendere davvero condivisi e reciprocamente impegnative priorità ed impegni.

Una “governance” digitale vo’ cercando…

Poche priorità, ma precise

Su Crescita Digitale – Piano Triennale quello che serve oggi è una presa di coscienza del fatto che vanno definite poche ma precise priorità su cui concentrare interventi e risorse (umane ed economiche). Il Piano Triennale deve aumentare gli obiettivi in capo alla PA centrale e assegnare priorità e tempistiche (realistiche) su tutti gli altri. Vanno identificate delle risorse da dedicate all’attuazione, vincolate a risultati si intende, ma assegnabili a quelle strutture territoriali che si assumono il compito di centrare (in modo diretto o in logica di coordinamento) gli obiettivi definiti a livello generale. Vanno premiati i più bravi e sostenuti quegli enti che sono in difficoltà. Il tempo dei volenterosi e dei volontari è quasi finito nel senso che gli entusiasti sono in esaurimento essendo stati quasi tutti già ingaggiati. Per fare questo gli accordi territoriali in elaborazione tra AgID e Regioni possono essere i perfetti contenitori ma vanno aggiornati e integrati prevedendo risorse economiche da assegnare ai territori. Diversamente si produrrà (è già così) una progressiva e sempre più ampia divaricazione tra territori avanzati e territori più arretrati digitalmente (marginalità che saranno connesse a localizzazione geografica, dimensione dei Comuni, ricchezza dei territorio).

BUL, interventi in aree grigie e incentivi alla domanda

Sulla banda ultralarga è prioritaria una convocazione del Comitato Banda Ultra Larga (COBUL), c’è bisogno di fare un check dell’attuazione in essere ma non solo perché si deve valutare seriamente la fattibilità di reinvestire i ribassi di gara in interventi sulle aree grigie (che rischiano di essere la “Cenerentola” della BUL), ma anche per definire in modo puntuale come incentivare la domanda di BUL tenendo conto che sono previsti 1,3 miliardi di ero che il CIPE si era impegnato a mettere in voucher per le famiglie che avrebbero attivato contratti a oltre 100 mega. Il Piano BUL è un intervento infrastrutturale strategico per il Paese e va seguito con grande attenzione anche tenendo conto che si tratta di un “grande progetto” realizzato con risorse europee per metà delle Regioni sottoposte a regole di rendicontazione e vincoli molto stringenti. Vanno dichiarati in modo chiaro ed esplicito i tempi, vanno rispettate le scadenze, informati i cittadini e le imprese in particolare su cosa e quando devono aspettarsi i servizi di connettività. Si tratta di un fattore di competizione e di produzione, in molti casi l’elemento abilitante per Industria 4.0. Le Regioni hanno creduto nell’operazione a guida nazionale e hanno impegnato ingenti risorse per questo devono essere più coinvolte e più informate. Solo le Regioni possono facilitare quella relazione con i territori che dal centro è sempre difficile fare in modo capillare e preciso.

Le sfide sono sempre le stesse, serve velocità, risorse e chiarezza di intenti e di ruoli, diversamente si rischia di fare, per l’ennesima volta un’Italia a più velocità o peggio sprecare tempo e risorse in un mondo che non aspetta.​

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