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scenari

Nuovo Governo alle prese con la trasformazione digitale: tutte le sfide

La digitalizzazione della conoscenza, dei rapporti economici e del sistema di relazioni sociali pone, oltre a enormi vantaggi, anche alcune sfide di cui prendere atto. Ecco quali sono

15 Giu 2018

Rocco Panetta

avvocato, partner di Panetta & Associati e IAPP Country Leader per l’Italia


La stagione storica che stiamo vivendo è ricca di accadimenti digitali che ben possono essere annoverati tra quelli epocali. Nell’arco di pochi mesi è stata definita la disciplina nazionale sulla cyber security, attraverso il recepimento della direttiva NIS; è diventato definitivamente applicabile il regolamento europeo sulla libera circolazione e protezione dei dati (GDPR), mentre tutto il mondo, dopo le deposizioni del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, al Congresso americano e al Parlamento europeo ha scoperto che il Re – il mondo dei social media – è nudo e che dietro all’uso dei dati personali di ciascuno di noi si celano immense opportunità di conoscenza, comunicazione e business, unitamente a rischi inediti per la democrazia e le libertà fondamentali.

Continua, inoltre, il cammino per la diffusione della banda ultralarga, mentre la strategia italiana su Industria 4.0 è apprezzata a livello internazionale e stanno partendo le gare sul 5G. Resta il nodo dello scorporo della rete ed è urgente muoversi velocemente anche in tal senso. Il tutto mentre un nuovo Parlamento si è insediato da poche settimane ed un nuovo Governo ha appena ricevuto la fiducia, apprestandosi in queste ore a completare la squadra di viceministri e sottosegretari, cruciale per la messa a fuoco, prima, ed esecuzione, poi, delle politiche dedotte nel contratto di governo stipulato dalle forze risultate maggioritarie in Parlamento.

Le sfide da superare per lo sviluppo del digitale

Un dato va registrato con certezza: molti tra questi processi derivano da spinte sovranazionali e dalle decisioni e dai compromessi comunitari e soffrono e godono, al tempo stesso, della forte influenza tecnologico-lobbistica americana. Sono pertanto fenomeni difficilmente governabili, guardando al solo livello nazionale (si pensi, al riguardo, alla nuova normativa sulla privacy). Al tempo stesso, le politiche nazionali non possono non mettere al centro dell’azione di questa legislatura la questione del digitale, che racchiude in sé sfide e forze contrastanti che solo se sapientemente governate e bilanciate, potranno portare sviluppo, contribuire alla riduzione del debito e all’incremento della competitività del Paese, nel pieno rispetto dei diritti e libertà fondamentali dei cittadini.

Tanto la costruzione di reti di comunicazione ultra veloci, quanto la ridefinizione delle regole sulla privacy, rectius, sull’uso, la protezione e la libera circolazione dei dati personali, sono in verità la condizione minima necessaria per permetterci di entrare nel mondo dell’Internet delle Cose, del c.d. manufacturing 4.0 e del governo dei fenomeni connessi allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Molto, dunque, ruota attorno ad Internet, vero regista, sceneggiatore e mattatore di scena, tra sfide alla democrazia, alle libertà e alla sicurezza, da un lato, e voglia incessante di progresso tecnologico, dall’altra.

Internet, banco di prova di principi fondamentali

La posta in gioco, va detto, è ampia e ricca. Da un punto di vista politico e giuridico occorrerà che Governo e Parlamento, ispirando la propria azione sempre ai principi e alle libertà posti dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, si prefiggano di trovare punti dinamici e fluidi di equilibrio e bilanciamento tra interessi solo apparentemente confliggenti – come ad esempio la privacy contrapposta alla sicurezza – proprio grazie alle straordinarie opportunità che offre Internet, quale vero e nuovo banco di prova della tenuta dei principi fondamentali ispiratori della nostra comunità nazionale e dell’Unione Europea.

Al tempo stesso, è piuttosto evidente che la digitalizzazione della conoscenza, dei rapporti economici e del sistema di relazioni sociali pone, oltre a enormi vantaggi, anche talune sfide di cui prendere atto. Gli impatti di Internet sono evidenti sulla catena del valore di tutte le aziende, i cui processi di produzione e distribuzione di beni e servizi si modificano radicalmente. I rapporti tra le imprese e la pubblica amministrazione cambiano al punto da rendere obsoleti interi impianti normativi che necessitano di essere riformati per poter mantenere l’efficacia di governo originaria. Per non parlare del triste destino che ha colpito istituti giuridici secolari, che dai tempi dei Romani hanno egregiamente incarnato i principi di sovranità e giurisdizione, quali il principio di stabilimento e di legge applicabile al foro geografico e politico di appartenenza, principi travolti e riscritti dal GDPR sulla privacy e a cui tutto il mondo guarda, ora con interesse, ora con apprensione.

Il cambiamento non si può fermare. Occorre adeguarsi ad esso e governarlo, per non subirlo. Mi pare di poter dire che tutto ciò sia stato colto, nel suo discorso programmatico, dal neo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che conosco da anni come studioso e professionista, tra le altre cose, sempre attento all’equilibrio tra innovazione e diritti, essendosi abbeverato con me alla comune fonte degli studi e degli scritti di Guido Alpa e Stefano Rodotà.

Regole incerte e contraddittorie e competitività

Veniamo da una stagione piuttosto lunga in cui le norme sovente sono state scritte male, risultano contraddittorie, a volte sono rimaste incomplete, in eterna attesa di decreti di attuazione o regole di aggiornamento – si pensi alle cosiddette misure informatiche minime di sicurezza entrate in maniera sistematica nella disciplina sulla privacy nel 1999 e che non hanno mai avuto alcun update, nonostante avrebbero dovuto essere aggiornate ogni due anni. Per fortuna adesso il GDPR ha tolto il maldestro legislatore nazionale dall’imbarazzo, ove ve ne fosse, e ha abolito le misure minime introducendo il concetto di misura di sicurezza adeguata da verificarsi caso per caso e senza necessità di stilare elenchi per decreto, che risulterebbero immediatamente obsoleti, stante la velocità con cui si evolvono le minacce cyber e la necessità di approntare contromisure veloci e proporzionate al rischio.

Le norme d’ora in poi devono essere scritte in maniera chiara, leggera e prevedibile. Questo il Paese aspetta da tanto tempo e spera, nuovamente, che sia la volta buona. Occorre evitare la trappola dell’incertezza delle regole, che tanto ha danneggiato negli anni l’immagine dell’Italia sul piano della competitività internazionale. Le regole che cambiano continuamente o che vengono annunciate e mai emanate sono davvero il male assoluto di una comunità integrata che compete nei mercati e appartiene al ristretto Club del G7.

Libertà di impresa e rispetto delle regole

Libertà di impresa e libertà di accesso ad Internet sono, poi, le due colonne su cui basare l’azione del legislatore 4.0. Le imprese devono poter operare su Internet liberamente e semplicemente. Ma devono rispettare le regole, in primis il GDPR. Esse devono poter sviluppare il loro business ed essere protette da frodi e cyberisk. In tal senso, grande finora è stato il ruolo di garanzia svolto dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (Garante Privacy): ruolo che deve essere rafforzato e difeso, anche in vista della delicata fase di introduzione nel sistema del GDPR che è diventato pienamente applicabile da sole due settimane e di cui si attende la norma di armonizzazione nazionale al momento in discussione innanzi alla Commissione Speciale del Parlamento, presso cui ho avuto l’onore di essere audito giovedi scorso.

Libertà d’impresa e libertà individuali

I cittadini, a loro volta, devono essere informati per poter compiere le scelte migliori e devono poter esercitare tutti i diritti che la Costituzione gli riconosce, navigando in rete in maniera semplice e sicura.

La dialettica e l’equilibrio tra queste due forme fondamentali di libertà ha promosso ingenti investimenti per la costruzione di infrastrutture di rete, fisse e mobili, per l’acquisizione di diritti frequenziali e per la posa dei cavi, in parallelo alla produzione di terminali intelligenti ed allo sviluppo dell’offerta dei servizi, una combinazione tecnologica e distributiva su scala mondiale senza precedenti che a sua volta ha stimolato la domanda, in un percorso di creazione di valore economico e sociale fino ad  ora senza interruzione, nonostante la volatilità dei mercati.

Il perseverare in questo percorso utile e proficuo di crescita del capitale di conoscenza, infrastrutturale e sociale dipende dal mantenimento di un rapporto equilibrato tra libertà d’impresa e libertà individuali, anche riscoprendo i valori ed i principi posti dalla Carta Costituzionale italiana, ricordando, al tempo stesso che i diritti e le tutele, associati al loro esercizio, devono sempre rifuggire l’abuso e l’ideologia. Ma per fare tutto ciò, occorre avviare anzitutto una campagna nazionale volta a facilitare l’awareness dei diritti e dei doveri in Internet, unitamente alla costruzione della consapevolezza dei rischi, da un lato, e delle straordinarie opportunità che la rete offre, dall’altro lato.

Diritti e doveri di internet

I diritti e le tutele, associati al loro esercizio, devono essere proporzionati e non tali da impedire il dispiegarsi delle future potenzialità/opportunità di Internet, che saranno ben maggiori di quelle fino ad ora sperimentate.

Internet non è una modalità di complicazione dei processi. E’ parte della soluzione dei tanti problemi che cittadini e imprese incontrano quotidianamente nello sviluppo e svolgimento delle loro attività e della loro personalità.

Un’alleanza per il cambiamento

I rapporti tra i cittadini da un lato e le organizzazioni private e pubbliche dall’altro richiedono profondi cambiamenti per mantenere rapporti equilibrati nel rispetto delle rispettive libertà. Il processo di cambiamento in corso richiede una vera e propria alleanza tra cittadini, imprese private ed istituzioni pubbliche, nell’ambito del quadro di riferimento posto da istituzioni sovranazionali, per consentire il progredire dello sviluppo della società della conoscenza in un clima di fiducia, premessa per una partecipazione attiva e responsabile di tutti gli attori.

Per far ciò, i nuovi standard di protezione dei dati (anche nell’ottica del GDPR) dovranno misurarsi ed essere attentamente tarati sui nuovi possibili utilizzi delle reti (IoT, AI, e Big Data in primis).

Investimenti in sicurezza, nuove regole e prevenzione

L’esigenza di tutela dell’identità digitale e di definizione di regole certe ed omogenee applicabili ai servizi e agli spazi digitali sfuma, in qualche modo, in assenza di eque condizioni di accesso al mondo online e, più in generale, alla rete. Le masse critiche ed i volumi di dati che ad oggi costituiscono l’obiettivo principale di hackers ed attacchi informatici giustificano gli investimenti in cyber-security, la definizione di nuove regole avanzate di sicurezza e l’implementazione di nuovi sistemi di prevenzione, nella sola misura in cui le infrastrutture a disposizione siano tali da consentire e supportare il flusso di simili moli di dati.

La ponderazione ed identificazione dei nuovi diritti del cosiddetto homo digitalis è funzione dell’adozione da parte delle istituzioni di politiche idonee ad incentivare lo sviluppo di tale settore. Come sempre è avvenuto nel corso della storia, i più importanti traguardi giuridici sono stati frutto di “rivoluzioni” politiche e sociali.

Internet e disintermediazione

Internet è l’elemento caratterizzante tale fase rivoluzionaria del mondo e dei suoi settori vitali. Nel dibattito contemporaneo, Internet diventa tesoro inestimabile per i cittadini – come strumento potente per rendere concreta la disintermediazione tra cittadino e istituzioni, per la salvaguardia dei loro diritti e l’adempimento dei loro doveri. Tuttavia, osservare solo una delle due facce della medaglia rende incompleta una visione che pretende di essere completa: la digitalizzazione travolge i cittadini nella loro concezione globale, comprendendo anche la Pubblica Amministrazione – erogatrice di servizi al cittadino – e le imprese – perno centrale dell’economia e del lavoro dei cittadini stessi.

Cosa ci si aspetta dal nuovo Governo

A fronte di questi scenari, ineludibili, ci si aspetta un rapido impegno del Governo, assegnando per prima cosa una delega al digitale sotto il ministro dello Sviluppo economico (Luigi di Maio), aprendo tavoli di lavoro istituzionali permanenti e un maggiore presidio a Bruxelles. Ce ne occupiamo più nel dettaglio in un articolo a parte.

Nuovo governo, urgente una delega al digitale sotto di Maio

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