SVILUPPO SOSTENIBILE

Etica dell’innovazione, ecco perché serve un neo-Umanesimo digitale

Il dibattito sulle ricadute sociali della tecnologia sta prendendo corpo in Europa. Dai programmi di Horizon2020 alle linee guida introdotte dall’Ocse sull’Intelligenza artificiale, una panoramica delle iniziative che puntano a enfatizzare il ruolo delle scienze umanistiche all’interno della ricerca

15 Ott 2019
Francesco Niglia

Responsabile dell’unità di Ricerca e Innovazione Responsabile presso la Link Campus University

leonardo

Scienza e tecnologia sono leve che hanno da sempre aiutato l’umanità generando un impatto positivo sul benessere e sul welfare delle popolazioni. Ma è anche necessario riconoscere come possano talvolta rappresentare fonti di rischi legati alla capacità di alterare gli ecosistemi sociali e naturali della Terra. Un conflitto su cui la cultura digitale e i suoi principali attori stanno interrogandosi: sono molteplici i fronti coinvolti nel dibattito sull’etica della tecnologia. Nell’ultima decade si è lavorato molto in questa direzione e, nonostante gli sforzi, è chiaro da tempo che qualsivoglia dibattito che riguardi tematiche ad impatto sociale debba essere affrontato coinvolgendo la popolazione.

Innovazione responsabile, un approccio condiviso

L’Innovazione Responsabile (Responsible Research and Innovation – RRI) è un concetto emergente in ambito europeo e si basa sull’importanza delle implicazioni sociali ed etiche emergenti nelle attività di ricerca e innovazione. È il frutto di diversi tentativi fatti nella scorsa decade per cercare di ridurre la distanza tra scienza e società.

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Questo concetto richiama analisi filosofiche sulla natura, lo scopo e l’applicabilità della responsabilità e dei processi di innovazione in senso lato, e su come elementi sociali ed etici possano essere applicati e affrontati in settori specifici che prevedono un impatto sociale elevato. Lo scopo è far emergere, per quanto possibile, eventuali aspetti sia positivi che negativi e anticipare le conseguenze, così da poter pianificare in maniera più equilibrata e consapevole gli interventi di innovazione per le generazioni future.

I settori più rilevanti ai fini dell’applicazione dei principi dell’innovazione responsabile, nonché i più finanziati dai bandi della Commissione Europea sono le nanotecnologie, la Sanità digitale, l’energia pulita, la conservazione delle acque marine, oceaniche e dolci, le tecnologie abilitanti i processi democratici, l’intelligenza artificiale e le tecnologie dell’informazione (ICT).

Ma, cosa significa rendere “responsabili” i processi di innovazione e di ricerca? E inoltre, dovremmo temere che la ricerca e innovazione fatta fino ad ora debba ritenersi irresponsabile?

La notizia confortante è che si può affermare che molte attività e pratiche in ambito di ricerca e innovazione incorporano alcuni degli aspetti della ricerca responsabile, nonostante ad oggi esistano grossi margini di miglioramento. Applicare la RRI significa soprattutto valutare i compromessi necessari tra etica, sostenibilità, fattibilità tecnica ed economica.

Da un punto di vista olistico, rispettare le linee-guida di ricerca e innovazione responsabile significa applicare una serie di procedure condivise tra i vari attori coinvolti nei processi di innovazione, allineandone i risultati con i valori della società civile grazie ad un coinvolgimento della stessa sin dall’inizio delle attività.

I sei pilastri di una innovazione responsabile

I principi su cui si fonda l’impalcatura della RRI sono Etica, Questione di genere, Governance, Open Access, Coinvolgimento degli enti pubblici e della società civile, Educazione Scientifica. Questi hanno un impatto diretto su almeno tre degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) definiti dalle Nazioni Unite per risolvere le principali sfide globali a livello sociale, economico e ambientale, ovvero: la Quality Education (4), il Gender Equality (5) e la Responsible production and consumption (12).

Le tecnologie dell’informazione e telecomunicazione (ICT) hanno un grandissimo potenziale per trasformare la società civile, basti solo pensare all’avvento dei social network, degli smartphone oppure dell’Internet delle Cose (IoT), innovazioni che hanno cambiato lo stesso modo di approcciarsi agli altri. Gli aspetti positivi dovuti all’introduzione di queste tecnologie sono andati di pari passo con quelli negativi: basti pensare che, se da un lato possiamo usufruire di servizi più efficienti e personalizzati, dall’altro abbiamo imparato che bisogna difendersi dal cyberbullismo, dagli hater, o quanto sia delicato l’aspetto della privacy e della sicurezza dei dati personali.

Analogamente, possiamo discutere di quanto sia importante regolamentare una tecnologia emergente e pervasiva come l’Intelligenza Artificiale, presente ormai in molte applicazioni di comune utilizzo. La OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha da poco pubblicato la notizia che ben 42 Nazioni hanno già firmato ed accettato le linee guida sull’Intelligenza Artificiale, un set di politiche e obiettivi per assicurare che i sistemi basati su questa famiglia di tecnologie siano robusti, sicuri, affidabili ed etici. Tra le linee guida sono presenti già degli elementi tipici della RRI, come il rispetto dei diritti umani, la garanzia di una società equa e giusta, e il monitoraggio costante dei rischi potenziali.

Diventa chiaro quanto possa essere complesso un processo che riesca ad anticipare le conseguenze e gli impatti dell’applicazione delle ICT. Di conseguenza, risulta necessario coinvolgere il maggior numero di comunità interessate sia dallo sviluppo che dall’applicazione delle tecnologie informatiche e digitali, e includere diversi punti di vista e conoscenze nella ricerca ed innovazione delle ICT, per assicurare che sia i processi utilizzati che gli impatti siano socialmente desiderabili e accettabili.

Il ruolo delle Scienze sociali nella ricerca e innovazione

Le scienze sociali e umanistiche (Social Sciences and Humanities, SSH) sono state riconosciute dalla Commissione Europea come elemento di ricerca fondamentale per un’applicazione più corretta dei principi dell’Innovazione Responsabile. Le scienze sociali a supporto dell’innovazione responsabile sono state individuate come metodo dominante per includere tematiche di ricerca sociale lungo tutti i temi che si occupano di innovazione in ambito di tecnologie informatiche e digitali, al fine di meglio comprendere i cambiamenti sostanziali prodotti.

Le scienze sociali e umanistiche rappresentano un tema trasversale nel programma “Horizon 2020” della Commissione Europea, infatti è possibile individuarle in tutte e sette le sfide sociali. Nel caso specifico dell’ICT, le scienze umane e sociali dovrebbero porre particolare attenzione a quegli aspetti dell’innovazione digitale che consentono di rispondere alle sfide sociali, mentre il principio di responsabilità nella ricerca e nell’innovazione dovrebbe consentire la creazione di una base comune di valori e di esigenze, provenienti dalla società, su cui i diversi attori della ricerca possono lavorare assieme.

L’approccio SSH ha un impatto sulle attività di ricerca e sviluppo in due modalità differenti: ELSIfication, ovvero il monitoraggio degli aspetti economici, legali e sociali legati allo sviluppo tecnologico, e Reformulation, ovvero la ridefinizione e aggiornamento dei concetti e delle aspettative creatisi con lo sviluppo e la diffusione delle ICT.

Il ruolo delle scienze sociali, tuttavia, sta cambiando ed evolvendosi proprio attraverso la pratica e l’applicazione empirica e teorica in numerosi progetti ed iniziative. Di recente sono state formulate diverse prospettive che contribuiscono al dibattito sul ruolo delle SSH in ICT, e riguardano metodi per assicurare che la ricerca e innovazione risponda alle richieste della società civile, oppure metodi per anticipare i trend tecnologici e il cambiamento delle società.

Etica della tecnologia, le iniziative in campo

Il Lamy Report, per esempio, risultato del lavoro del Gruppo di Esperti Indipendenti che si è occupato di analizzare i metodi per massimizzare l’impatto dei programmi europei di ricerca e innovazione, pone l’accento sulla necessità di riformulare le politiche di ricerca e sviluppo in un’ottica di aumento del valore aggiunto per l’economia e la società civile.

Il report di Mariana Mazzucato “Mission-oriented Research and Innovation in the European Union”, inoltre, enfatizza il ruolo dei ricercatori di SSH, che vengono chiamati a definire le linee-guida per lo sviluppo di progettualità in ambito della robotica o dell’Intelligenza Artificiale. Lo scopo è quello di cercare di individuare nuove soluzioni per problematiche future e/o non direttamente collegate alla tecnologia per la quale si fa ricerca e sviluppo.

La Commissione Europea, così come molti studiosi e ricercatori in ambito internazionale, sottolineano la necessità di combinare le conoscenze di materie come sociologia, politica ed economia con quelle della tecnologia, poiché la sola tecnologia non ha avuto successo nel risolvere i problemi più complessi legati al progresso sociale.

Cosa significa questo, in pratica? Che i ricercatori in ambito di materie sociali ed umanistiche devono affiancare gli sviluppatori e i ricercatori di tecnologie digitali, in tutti i processi di ricerca e sviluppo, anche in quelli dove non è previsto inizialmente un impatto sociale elevato, poiché lo stesso impatto potrebbe essere celato in aspetti non valutabili inizialmente.

D’altra parte, non è ancora chiaro e ben definito come si possano creare questi gruppi di lavoro eterogenei e comprendenti tutti gli attori del processo, compresa la società civile. Ci sono stati molti tentativi di aggregazione di team multidisciplinari di ricercatori e rappresentanti di società civile negli ultimi anni e, ad ogni iniziativa è corrisposto uno specifico risultato, validato per uno specifico scopo. Non sono state ancora definite procedure o linee-guida a questo scopo.

Inclusività e ricerca, il progetto europeo HubIT

HubIT (the HUB for boosting the Responsibility and inclusiveness of ICT enabled Research and Innovation through constructive interactions with SSH research) è il progetto finanziato dalla Commissione Europea, nell’ambito del programma Horizon2020, che ha ricevuto il mandato di collegare le comunità di SSH con le comunità di ICT, di supportare l’inclusione delle tematiche di SSH-RRI all’interno dei progetti finanziati dai work programme WP16-17 in ICT, di identificare e promuovere le buone pratiche con lo scopo di produrre delle raccomandazioni e linee-guida per il prossimo Programma di finanziamento della Commissione Europea, Horizon Europe (2021-2027).

HubIT è un progetto di cooperazione internazionale, il cui scopo è rendere la ricerca sulle tecnologie digitali più etica e responsabile attraverso la collaborazione strategica con le scienze sociali e umanistiche. Il progetto unisce gli sforzi di 14 partner di 11 paesi per garantire l’applicazione di azioni responsabili di ricerca e innovazione per seguire meglio le aspettative, le esigenze e i valori della società.

Il concetto fondante HubIT è quello che definisce un’equa condivisione della responsabilità tra le tecnologie digitali e informatiche e le scienze sociali e umanistiche, per sviluppare metodi di innovazione responsabile in ICT. L’obiettivo del concetto HubIT, quindi, è quello di arrivare ad una definizione equamente condivisa da parte dei ricercatori in ambito sia ICT che SSH e, in questo modo, contribuire a una visione comune per la futura ricerca e innovazione interdisciplinare.

I vantaggi di questo approccio sono basati sulla co-responsabilità e condivisione dei risultati. Il progetto è da considerarsi come l’hub europeo di questo approccio, e sta attivando politiche per l’interazione tra gli sviluppatori ICT, i ricercatori SSH e altre parti interessate (ad esempio ONG, cittadini e utenti), portando a un approccio responsabile alla ricerca e all’innovazione attraverso l’adozione delle competenze proprie delle scienze sociali e le sei azioni dell’innovazione responsabile.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati, il progetto HubIT ha definito il cosiddetto “European Framework Model for responsible ICT innovation”, ovvero un set condiviso e co-creato di definizioni, linee guida e strumenti per rafforzare la ricerca responsabile e le tematiche sociali nella ricerca ICT. La responsabilità dello sviluppo Framework è del DASIC (Digital Administration and Social Innovation Center) della Link Campus University che, dopo aver condotto dei workshop con esperti, ha gestito la definizione del Framework con i partner di progetto.

La comunicazione dei risultati e il coinvolgimento delle comunità di ricercatori e della società civile avvengono tramite dialoghi, scambi di informazioni, incontri e conferenze programmati durante le attività di progetto, in totale più di 40 eventi geograficamente distribuiti tra le varie nazioni partecipanti.

Attualmente il progetto si trova nella sua fase conclusiva, durante la quale tutti i risultati vengono discussi con le varie comunità multidisciplinari costituite negli ultimi due anni, e le linee-guida vengono messe in pratica durante eventi collaborativi programmati a Berlino e Bratislava, in cui vengono sviluppate nuove soluzioni digitali “responsabili”.

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