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Fattura elettronica e micro imprese, il servizio gratuito di InfoCamere

Le micro imprese più degli altri rischiano di non riuscire a far fronte con le loro sole forze all’innovazione tecnologica, una situazione che ha portato timori riguardo all’obbligo di fattura elettronica. InfoCamere ha realizzato un servizio gratuito pensato per aiutare i piccoli imprenditori

21 Feb 2019
Paolo Ghezzi

CEO di Infocamere ed Expert dell'Istituto EuropIA.it

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Le micro imprese più di tutti rischiano di trovarsi in difficoltà di fronte all’innovazione tecnologica. Tra i servizi pensati per adeguare le piccole realtà alla nuova normativa sulla fattura elettronica c’è quello gratuito di InfoCamere. Il sistema è infatti stato modulato apposta sulle esigenze delle micro realtà economiche, per facilitare l’inclusione nella trasformazione digitale anche degli operatori più piccoli. 

Non è richiesta l’installazione di alcun software ed è accessibile in modo sicuro con SPID o CNS. Permette la compilazione e la ricezione della fattura elettronica, l’apposizione della firma digitale, l’invio tramite lo SDI, la conservazione decennale del documento e di delegare un collaboratore o un professionista.

Il contesto nazionale

Per il mondo produttivo del Bel Paese queste prime settimane del 2019 sono state di fuoco. Si è svolto il test pratico di quella che può a buon titolo essere definita come la rivoluzione digitale della fatturazione per milioni di imprese, artigiani, professionisti. Un esempio di innovazione digitale che dalla PA contagia positivamente il mondo delle imprese (quattro anni fa l’obbligo era stato solo per le fatture dirette alla PA e ha portato a benefici importanti).

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In questa occasione, come già accaduto in passato, il legislatore ha saputo giocare un ruolo chiave per favorire l’adozione di strumenti digitali capaci di ridurre il gap che ancora penalizza l’Italia nei confronti del resto del mondo. Lo ha fatto con intelligenza, sfruttando una leva – come la normativa sulla fatturazione elettronica – in cui, una volta tanto, l’Europa ci considera all’avanguardia e un esempio da imitare. L’Italia, infatti, insieme al Portogallo è l’unico Paese europeo ad avere introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica per operazioni tra privati.

Se si pensa che sul miliardo e mezzo di fatture emesse in Italia nel 2018 solo il 5,3% ha viaggiato su canali elettronici, non è difficile comprendere come il periodo a ridosso dell’entrata in vigore dell’obbligo e nelle settimane successive sia stato caratterizzato dalla corsa – da parte dei soggetti interessati – ad individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Una sperimentazione con dimensioni da capogiro: 700.000 le fatture elettroniche emesse al giorno, nei primi giorni del 2019, con uno scarto definito fisiologico molto più basso della percentuale registrata nei primi giorni di funzionamento delle e-fatture verso la PA, che era stata del 30%.

La fattura elettronica come leva per la crescita

Molte imprese hanno risposto a questo obbligo con la logica di rispettare un vincolo più che di cogliere un’opportunità. Ciononostante sono convinto che, superata questa prima fase, la digitalizzazione delle fatture mostrerà a molte imprese, anche le più piccole, le opportunità di Impresa 4.0 avviando un percorso di trasformazione digitale e una rivoluzione nelle prassi e abitudini quotidiane. Una vera opportunità per eliminare molta della carta che ancora oggi continua ad opprimere le aziende e ne rallenta l’attività e dedicare risorse preziose a competere meglio.

L’apertura della fatturazione elettronica ai rapporti B2B offre la possibilità di dispiegare quegli effetti positivi, determinanti per la competitività del tessuto economico nazionale, che rappresentano uno degli obiettivi principali della sua ragion d’essere. Non a caso l’Agenda digitale europea individua nella fatturazione elettronica un’importante leva per la crescita del Prodotto interno lordo. Un passaggio importante verso un’economia europea più competitiva, in cui organizzazioni del settore pubblico e privato possono ridurre gli errori e il tempo dedicato alle attività amministrative, con ricadute positive sui costi di produzione. Tradotto in cifre, un vantaggio che può arrivare a valere due punti di PIL all’anno.

Il servizio di InfoCamere

Il sito del servizio di InfoCamere, da pochi giorni completamente rinnovato, è sviluppato sulla base di una user experience ritagliata sulla figura del micro imprenditore e prestando attenzione alle indicazioni delle imprese raccolte dai canali dell’assistenza e dalla rete delle Camere di Commercio. Il servizio sarà presto arricchito da ulteriori funzioni tra cui un cruscotto con informazioni su clienti e fatture – così da tenere tutto sotto controllo in un colpo d’occhio – e da grafici con cui controllare in maniera più immediata l’andamento della propria attività.

In quattro anni le Camere di commercio hanno contribuito ad innescare un processo che ha favorito la digitalizzazione di oltre 105.000 micro e piccole imprese che hanno potuto gestire oltre 1,4milioni di fatture elettroniche nel rispetto degli obblighi di legge. Un intervento che il sistema camerale – attraverso InfoCamere – ha sviluppato in logica di sussidiarietà rispetto al mercato e di inclusione digitale rispetto ai soggetti meno strutturati del nostro tessuto economico e che oggi è pronto per accompagnare le PMI aderenti a fare il passo verso la fatturazione B2B, con un’azione complementare alle iniziative degli attori di mercato (quali operatori dell’ICT, produttori di software gestionale, professionisti, etc.), per contribuire nell’offrire le migliori soluzioni tecniche e di competenza contabile al mondo delle piccole imprese.

Un passaggio fondamentale, quello di assicurare l’inclusione digitale agli operatori più piccoli, che viene ribadito dalla collaborazione che InfoCamere sta prestando – in funzione di supporto tecnologico a Unioncamere e sotto il coordinamento dell’AgIDall’aggiornamento del sistema centralizzato italiano di scambio di fatture elettroniche (SDI) alle specifiche tecniche dello standard (EN) previsto dalla Direttiva 2014/55/UE sulla fatturazione elettronica negli appalti pubblici europei, grazie al quale le singole piattaforme nazionali potranno dialogare tra loro consentendo agli operatori di inviare fatture elettroniche alla PA di un altro paese dell’Unione.

Le fatture inviate e ricevute con il portale fatturaelettronica.infocamere.it sono visibili anche all’interno del cassetto digitale dell’imprenditore impresa.italia.it il servizio offerto dalle Camere di Commercio che permette alle imprese di accedere, gratuitamente, a tutti i documenti camerali e di altre amministrazioni relativi alla propria impresa rapidamente da PC, smartphone e tablet (una sorta di cassetto fiscale dedicato all’impresa e ai documenti aziendali). Per 250.000 imprenditrici e imprenditori italiani, dallo scorso anno il cassetto digitale è una realtà quotidiana. Il loro numero cresce al ritmo di oltre duemila al giorno ma sono ancora pochi rispetto alla platea dei potenziali 10 milioni tra imprenditori e amministratori di impresa che hanno la possibilità di sfruttare questa corsia preferenziale per entrare nell’economia 4.0.

Gli scenari per privati e PA

L’avventura della fatturazione elettronica è solo all’inizio e il suo successo dipenderà dal mettere in scena uno sforzo corale di tutti i protagonisti coinvolti. Nonostante qualche esitazione, oggi abbiamo la concreta possibilità di farlo, sfruttando la convergenza pubblico-privato sulla necessità di realizzare l’Agenda digitale. A due condizioni. Dal lato delle PMI bisogna insistere sugli stimoli a far passare il messaggio che il digitale è ormai la dimensione normale della competitività, un’idea che i nostri giovani hanno già fatta propria e che va sostenuta fin dai banchi di scuola e dell’università. In questo scenario, il sistema camerale è impegnato, ogni giorno, a dare un contributo concreto, per favorire quella contaminazione di idee e comportamenti quotidiani indispensabile a far lievitare una cultura digitale in cui tutti si possano riconoscere.

Sul lato delle istituzioni e della PA, invece, bisogna fare molto di più e in poco tempo. Si deve essere ‘disruptive’, cambiare cioè radicalmente il modo in cui si pensano e si realizzano i servizi che servono a cittadini e imprese. In questo senso credo vada letto il richiamo a quel Rinascimento Digitale che da più parti viene evocato, come un’opportunità ma anche come un processo inevitabile – se vogliamo che l’Italia continui a rimanere un paese moderno, all’altezza delle aspettative dei suoi cittadini e delle sue imprese. Il percorso verso un “rinascimento digitale” non sarà segnato da una singola “killer application”: come avvenne per il rinascimento culturale che segnò la storia dell’Italia dei Comuni e delle Signorie, dovrà essere un movimento diffuso e condiviso, capace di dare spazio alle eccellenze e al merito in un processo imitativo. Solo così il cambiamento mette radici.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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