L'ANALISI

Transizione 4.0, quali opportunità (e rischi) per le Pmi

Il gap dimensionale del tessuto industriale italiano può trasformarsi in opportunità per il rilancio del Sistema Paese. Ma servono politiche di incentivo alle aggregazioni e alla patrimonializzazione in grado di spingere le imprese su dimensioni più adatte ai mercati globali. Vediamo ai raggi X i piani del Governo

16 Giu 2020
Alvise Biffi

Presidente della Piccola Industria di Confindustria Lombardia


Sono numeri da recessione quelli lasciati in eredità all’Italia dell’emergenza Coronavirus: -29% Pil in marzo, -44% in aprile, -32% in maggio e giugno con ogni probabilità sarà in linea con maggio. Numeri dietro i quali ci sono perdita di investimenti e fatturato, scarsa liquidità, posti di lavoro bruciati, filiere interrotte, scorte nei magazzini. Vediamo in che modo il piano Transizione 4.0 e alcune suggestioni nel Piano Colao possono contribuire alla ripresa del Paese imprimendo un’accelerazione all’innovazione delle Pmi.

Lo scenario italiano a fine 2020

Almeno fino a inizio settembre questi dati saranno “anestetizzati” da cassa integrazione e blocco licenziamenti che stanno posticipando l’impatto sociale, ma dato che non ci sarà una “forte ripartenza” a settembre, la fine dell’anno sarà drammatica

Per fronteggiare una crisi del genere è necessario fare di necessità virtù, trovando i punti di forza rispetto al contesto contingente per farne leva di rilancio e trasformazione, in una parola (molto inflazionata) resilienza. Peccato che nei tre decreti finora approvati, Cura Italia, Liquidità e Rilancio l’innovazione sia marginale e non vi siano misure che facciano da leva agli investimenti in questa direzione. E’ evidente che l’innovazione non viene percepita come opportunità di uscita dalla crisi da chi governa.

Tutti, nessuno escluso, sono chiamati a ripensare il proprio modello di business e, per trasformare questa crisi in opportunità, bisogna investire in innovazione, digitalizzazione e nuove modalità organizzative. Senza misure sistemiche, però, solo chi ha cassa/liquidità o forte accesso al credito è in grado di farlo e in Italia stiamo parlando di un 40% scarso delle imprese.

I punti di leva per la ripresa

Come sistema Italia, a mio parere, abbiamo due principali caratteristiche vincenti per trasformare questa tragedia in opportunità:

  • Abbiamo la prevalenza di tessuto industriale composto da PMI;
  • Abbiamo un enorme potenziale di risorse nel più grande risparmio privato d’Europa;

Affinché queste due caratteristiche si combinino diventando vincenti e accendendo il fuoco della trasformazione per la ripartenza, serve la scintilla d’innesco di politiche industriali nazionali a sostegno e stimolo di patrimonializzazione ed investimenti e ho letto con piacere all’interno delle proposte del “piano Colao” diversi spunti che vanno in questa direzione.

Il nostro attuale svantaggio dimensionale ci permette rapidità nella trasformazione e se a questa flessibilità vengono affiancate delle politiche di incentivo alle aggregazioni ed alla patrimonializzazione per rendere conveniente il trasferimento del risparmio privato nell’economia reale, potremo migliorare la resilienza del tessuto industriale crescendo verso dimensioni più adatte ai mercati globali, trasformando il problema in opportunità!

Il Piano Colao

Nel Piano della task force economico-sociale sono contenute alcune proposte interessanti, altre già note e altre di difficile realizzazione in un Paese come l’Italia. In generale l’Italia ha un bisogno vitale di un Piano industriale serio e di lungo periodo, ma il punto fondamentale è la concentrazione delle risorse sulle leve che si decide di utilizzare per la ripartenza: la Francia ha stanziato 8 miliardi nell’automotive e 15 nell’aeronautica, la Germania 5 miliardi in incentivi per l’auto, 9 miliardi nell’idrogeno verde e 7 miliardi nelle nuove reti di comunicazione. Queste sono le linee guida delle politiche industriali post-Covid dei nostri principali partner-competitors europei.

Le imprese italiane si augurano che dagli Stati generali emerga una direzione e una quantificazione delle risorse disponibili proporzionata all’entità della sfida.

Il piano Transizione 4.0

Non è il piano di politica industriale che serve alle imprese per il rilancio, ma certamente può essere una delle gambe su cui poggiarlo: il pilastro a supporto degli investimenti in innovazione.

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Transizione 4.0, attraverso lo strumento del decreto attuativo, si presenta come l’evoluzione di industria 4.0 e ci sono diversi spunti molto interessanti e alcuni punti critici

Programmazione pluriennale (3 anni)

Vantaggi: uno dei difetti acclarati del piano industria 4.0 è sempre stato l’orizzonte breve e la totale incertezza sul rifinanziamento anno su anno. Sulla prima fase questo difetto ha avuto l’effetto positivo di innescare una corsa per non perdere la finestra di opportunità facendo registrare un’impennata degli investimenti, poi l’incertezza ha dissuaso molti (soprattutto le PMI) per paura di non riuscire a rispettare i tempi e quindi di non poter sostenere la spesa senza il beneficio atteso.

Rischi: il rischio principale è la stabilità del governo. Negli ultimi 2 anni al MISE si sono succeduti tre diversi Ministri, e ognuno ha montato e smontato a proprio piacimento il Piano industria 4.0: questa instabilità disincentivante è il nemico numero uno per le imprese. Altro rischio rilevante è uno stanziamento di risorse pluriennale che non sia sufficiente a garantirne l’applicabilità.

Piano Colao: la taskforce ha proposto un orizzonte ancora più lungo di 4-5 anni, naturalmente sarebbe una prospettiva migliore ed auspicabile.

Credito d’imposta automatico

Vantaggi: super e iperammortamento sono stati appannaggio prevalentemente di medio-grandi imprese ed erano applicabili solo per imprese con utili significativi da abbattere ed una cassa capiente per anticipare le spese in attesa della possibilità di compensare nel bilancio seguente. La formula del credito d’imposta compensabile dal gennaio successivo l’investimento accelera la possibilità di compensazione ed è usufruibile anche per chi non ha grandi utili andando ad abbattere direttamente in F24 costi correnti ogni mese, aprendo la platea dei potenziali beneficiari a numerose PMI.

Rischi: resta da capire se il credito d’imposta è compensabile su tutte le voci in F24 oppure se ci saranno delle esclusioni. Resta da capire come funziona l’automatismo rispetto ad eventuali contestazioni di Agenzia delle entrate, che già rispetto ad Industria 4.0 ha presentato diverse criticità contestando investimenti anche certificati e con la spada di Damocle della crisi d’impresa e della 231, dove la responsabilità penale degli amministratori – secondo la normativa “grandi evasori” – in assenza di regole chiare e certe potrà disincentivare molti dalla misura per paura di vizi formali potenzialmente sanzionabili penalmente.

Bisogna capire se i crediti sono “fino a” 3 o 5 anni a seconda dei beni/servizi oppure se sono “obbligatoriamente” su quella scala temporale, perché nel primo caso è un’opportunità per l’impresa non perdere il vantaggio, mentre nel secondo rischia di essere un supporto troppo lieve per essere efficace. Resta da capire se le aliquote presentate, che a seconda di quanto espresso sopra possono essere più o meno interessanti, poi saranno confermate oppure alleggerite dalla ragioneria dello stato.

Piano Colao: su questo tema la task force non ha proposto innovazioni radicali ma semplicemente un incremento delle quote di super ed iperammortamento e la possibilità di gestire con flessibilità da parte dell’azienda i periodi di ammortamento. Dal mio punto di vista ritengo che inserire la flessibilità sia un passaggio fondamentale, soprattutto per le PMI, per avere la possibilità di “tagliare su misura” il beneficio nei tempi utili. Per quanto riguarda la modalità di applicazione, l’ideale sarebbe poter avere a disposizione entrambe le possibilità, sia credito d’imposta che iper/super ammortamento. Non fosse possibile e dovendo scegliere, trovo più efficace la proposta del MISE sul credito d’imposta, ammesso che non si concretizzino i rischi indicati sopra annacquandone l’efficacia.

Software, IT, economia circolare, design

Vantaggi: slegare in modo più marcato dall’acquisto di beni HW strumentali l’incentivazione di software ed investimenti intangibili è certamente un elemento rilevante per tutto il comparto dell’industria dei servizi. Il tema Green è poi un elemento imprescindibile su cui lavorare, quindi benissimo dare tutti gli incentivi possibili per accelerare l’evoluzione dell’industria in ottica di economia circolare. Le imprese sono già pronte alla rivoluzione green.

Rischi: resta da capire in che forma sarà agevolabile il Software dato che oggi quasi tutti i software sono Saas e non più acquisiti come licenze; resta da capire la parte “competenze” intesa come progetti di innovazione/consulenza preliminare di fattibilità o di implementazione dei processi innovativi come sarà definita e rendicontabile, con quali rischi di valutazione da parte di Agenzia delle entrate;

Piano Colao: su questo punto le proposte sono molto coerenti suggerendo di superare il collegamento degli investimenti immateriali dagli impianti e dall’HW e indicando nell’economia circolare il focus centrale da stimolare.

Semplificazione normativa

Rischi: sarebbe altamente auspicabile dato che è uno dei rischi principali per ogni punto… resta da capire come intendono concretizzarlo oltre l’annuncio dato che non c’è nessun elemento concreto attualmente disponibile per esprimere una valutazione.

Piano Colao: anche la task force ha individuato nella semplificazione un pilastro fondamentale e ha individuando nei processi digitali della PA la strategia migliore per raggiungere l’obiettivo. Su questo tema io ritengo serva “iniziare” perché è da anni in agenda politica, da anni se ne discute molto…ma non si arriva mai a concretizzare i buoni propositi, speriamo possa essere la volta buona.

Nuovo credito d’imposta R&D

Vantaggi: superamento del criterio incrementale che penalizzava i più virtuosi che a prescindere dall’incentivo hanno sempre investito in R&D ed innovazione

Rischi: le aliquote presentate sono risibili rispetto al passato; l’investimento in ricerca ed innovazione è l’elemento cardine per mantenere le nostre imprese competitive nei mercati internazionali ed è l’unico elemento di supporto all’attività “interna” collegata al personale dipendente: capisco la “coperta corta” per coprire la spesa ma non una pioggia lieve per tutti. Concentrerei qui degli obiettivi strategici per incanalare al meglio le risorse secondo una visione di sviluppo del paese in modo da poter dare un contributo che possa effettivamente fare la differenza e permetterci di raggiungere una leadership internazionale.

Piano Colao: la taskforce qui si è evidentemente concentrata sulle grandi imprese, proponendo un incremento del massimale a 10ML e una quota del 20% oltre all’incremento al 70% del patent box e l’ampliamento dei beni agevolabili. Sicuramente apprezzabile la quota sostanzialmente doppia del credito d’imposta rispetto a quella proposta dal MISE, ma in un contesto di risorse scarse vedo il “pericolo” che poche grandi imprese vadano ad assorbire le risorse a discapito delle PMI. Sarebbe quindi auspicabile aumentare al 50% la quota di credito abbassando il massimale, in modo da spostare l’obiettivo della misura sulle PMI, che sono il vero target di trasformazione per impostare una crescita diffusa e strutturale, dedicando alle grandi imprese il potenziamento del patent box, una misura dall’impatto molto efficace, ma troppo complessa per la larga parte delle nostre PMI.

Formazione 4.0

Non basta la proroga della misura, l’evoluzione delle competenze è un elemento imprescindibile e base fondante per la trasformazione 4.0. Vanno quindi necessariamente potenziate le risorse ed allargata la base di applicabilità. Ci si concentri sul percorso formativo, in modo da orientarlo sempre più alle esigenze del mercato del lavoro: le imprese sono pronte a offrire tutto il sostegno organizzativo e tecnico per rendere la formazione una sfida prioritaria da vincere nel prossimo decennio.

Piano Colao: sul tema formazione la task force pone l’accento sulla trasformazione delle competenze e su una piattaforma pubblico-privato dove coinvolgere attivamente le filiere produttive. Rispetto ai punti precedenti qui ci sono proposte poco operative da parte della task force e un disegno di alto livello. Considerando che questo esecutivo ha di fatto smontato l’impianto dell’alternanza scuola-lavoro che era un primo passo operativo verso la visione presentata dalla task force, sono molto scettico sul recepimento di queste indicazioni (che sarebbero fortemente auspicabili) da parte del governo.

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