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LO SCENARIO

5G ai blocchi di partenza, ecco i trend del 2019

Le reti mobili di nuova generazione impatteranno non solo la vita quotidiana ma anche i sistemi economici. Abilitando servizi inediti, nuovi business model, creando provider verticali. Ma governare il cambiamento richiede risorse adeguate, non solo economiche

26 Mar 2019

Fabrizio Pascale

Telco, Media & Technology MED Leader di EY


Il 5G si prospetta come una rivoluzione in grado di trasformare non solo la vita di cittadini e utenti, ma anche il sistema economico dei Paesi che lo adotteranno. Dalle applicazioni per la telemedicina ai nuovi servizi per la smart city, dalla nascita di nuovi provider verticali al decollo della data economy, ecco un’analisi degli scenari che si apriranno e gli ostacoli ancora da superare.

In una società e in un’economia sempre più “mobile enabled”, le evoluzioni in corso e pianificate a breve-medio termine non possono che essere pervasive, impattando sia il mercato “mobile” in senso stretto, sia le tecnologie, le applicazioni e i segmenti di mercato ICT e dei principali settori economici.

Il grande protagonista del prossimo futuro sarà l’avvento del 5G. Il nuovo standard mobile di quinta generazione avrà, infatti, molteplici risvolti nel campo applicativo, nei device che lo supporteranno e nelle architetture che integreranno le principali caratteristiche del 5G.

Gli operatori italiani hanno già dichiarato che intendono accendere il 5G quando ci saranno i primi device, ossia estate 2019.

Quali sono i trend che si stanno affermando in questo contesto? Proviamo a sintetizzarli.

Evoluzione dei device

I device stanno evolvendo non solo verso modelli più performanti ed ergonomici (si pensi ai nuovi smartphone con il doppio schermo ripiegabile), ma anche verso una maggiore integrazione con alcune delle tecnologie e funzioni più innovative che si stanno affermando nell’ICT. E’ il caso, ad esempio, dell’Intelligenza Artificiale, il cui uso spinto pone però alcuni interrogativi etici che devono essere affrontati al più presto.

Si attende inoltre il passaggio alle “eSIM”, ovvero un microchip stampato sulla scheda logica del device per liberare spazio all’interno del dispositivo. Si tratta di una tecnologia in cui, secondo dati GSMA, la Cina si sta affermando come il paese leader.

In ritardo rispetto alle aspettative vengono invece considerati gli smartphone IoT. I grandi costruttori di device che utilizzano questa tecnologia hanno oggi un’ampia offerta di nuovi dispositivi – diversi per forma, monitor, caratteristiche – ma sono tutti concordi nell’aver individuato nello smartphone l’oggetto che potrà meglio valorizzare l’IoT rispetto ai device large screen.

5G, vantaggi e ostacoli

Il 2019 è l’anno in cui si concretizzerà lo sviluppo delle reti 5G. Stiamo assistendo ad innumerevoli trial di effetto tra i quali il primo intervento in telementoring su connessione 5G.

Si prevede che l’impatto del 5G sull’economia globale sarà elevatissimo e, secondo le stime di Greensill, il costo del deployment delle reti 5G raggiungerà nel 2020 un valore complessivo di 2,7 trilioni di dollari. Questi investimenti rappresentano una grande opportunità, ma richiedono anche di risolvere alcuni elementi collaterali, essenziali per l’affermarsi del servizio, a cominciare dalla sicurezza delle reti radiomobili.

Inoltre, è fondamentale affrontare al più presto i nodi, ancora irrisolti in molti paesi, che potrebbero rallentare il take off del 5G. Tra questi: i costi dello spettro, l’elevato livello di regolamentazione, la durata delle licenze, la prospettiva di “ritagliare” una parte delle frequenze per specifiche applicazioni settoriali.

La spinta per la smart city

Lo sviluppo delle nuove reti 5G va di pari passo con lo sviluppo delle smart city, caratterizzato da un numero sempre maggiore di iniziative che richiedono il nuovo standard, dall’”allargamento” dello spettro delle applicazioni sviluppate nella stessa città e da una maggiore attenzione al “ROI” per le amministrazioni che promuovono questi nuovi progetti smart.

Se le reti 4G hanno portato al vero e proprio boom degli smartphone, il 5G dovrebbe favorire l’espansione della smart city. La rete mobile 4G ha innescato l’enorme sviluppo delle app mobili e inaugurato la sharing e gig economy. Se il 4G ha segnato un fondamentale passo in avanti per le tecnologie di comunicazione, il 5G porterà a una vera e propria svolta in un pianeta sempre più urbanizzato.

Entro il 2050, il 70% circa della popolazione mondiale vivrà nelle città e il 5G fornirà un layer infrastrutturale e di connettività tale da trasformare le vite di milioni di abitanti delle nuove città metropolitane. Queste reti daranno alle città l’opportunità di diventare dei centri urbani più smart, in grado di fornire ai cittadini una qualità di vita molto più elevata.

L’economia dei dati

I dati saranno la moneta della nuova economia. I dati generati dai device e dalle applicazioni non solo saranno utili a migliorare le applicazioni stesse, ma diventeranno un elemento fondante di nuovi servizi e dei nuovi business model che porteranno alla nascita di provider verticali.

Nel settore automotive, ad esempio, alcuni tra i giganti del settore si stanno muovendo verso la mobilità intesa come servizio, nella quale i dati e le applicazioni sono tanto importanti quanto le nuove tecnologie, a cominciare dalla guida autonoma.

Due delle maggiori case automobilistiche mondiali, ad esempio, hanno annunciato recentemente che creeranno una joint-venture per unire i propri servizi di mobilità in 5 differenti offerte da presentare nel mercato della mobilità urbana. Questo sarà reso possibile unicamente attraverso l’unione dei dati provenienti dai propri clienti, dalle proprie operations e dall’acquisizione nel proprio portfolio di start-up in grado di elaborare e mettere a sistema le tonnellate di dati collezionati dalle diverse reti di sensori.

Così l’Ict diventa ecosistema

Siamo probabilmente arrivati a un punto di svolta: l’ICT non più “tecnologia verticale”, ma ecosistema in grado di integrarsi a tutti i livelli, fisici e logici, con le piattaforme, le tecnologie, le “macchine”, i servizi che regolano gli altri settori dell’economia e la vita sociale.

Se finora l’integrazione consisteva principalmente in applicazioni che rendevano più efficiente “il fare” (nel business, nelle relazioni tra individui, nelle interazioni tra individui e mondo produttivo o pubblica amministrazione), da oggi essa è “nell’essenza” di tali relazioni e nei sistemi che le regolano, non più solo abilitati dall’ICT ma costruiti a partire dall’ICT.

E l’ICT stesso non è più una somma di sylos più o meno connessi tra loro, ma un unico mega sistema nel quale, ad esempio, il 5G, l’Intelligenza Artificiale, la robotica, i big data, i social networks, i nuovi device, le applicazioni IT, il Cloud, gli OTT sono tra loro variamente combinati.

Governare questo cambiamento richiede di disporre di risorse adeguate, sia economiche (per investire nelle nuove reti e nelle nuove tecnologie) sia umane, a livello di competenze, formazione, conoscenze. Un grande sforzo che deve andare oltre le contingenze del mercato.

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