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Reti BUL, bandi a rischio? I motivi dei ritardi, le possibili soluzioni

Tempistiche sfidanti, sovrapposizioni di troppi bandi, crescita dei prezzi delle materie prime, mancanza di addetti, burocrazia, incertezza sul mercato. Sono molteplici, in parte tecnici, in parte amministrativi, i motivi dei ritardi che potrebbero subire i lavori di realizzazione delle reti. Ma una quadra bisogna trovarla

Pubblicato il 01 Apr 2022

Lorenzo Principali

direttore Area Digitale di I-Com

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Le opere previste nei bandi di infrastrutturazione Bul subiranno dei ritardi? Si discute di questo rischi alla luce di diversi fattori. Come trovare la quadra?

Rischio ritardi nella realizzazione delle reti: i motivi

Riguardo alla possibilità che le opere previste nei bandi di infrastrutturazione Bul subiscano dei ritardi, sembrerebbe configurarsi un duplice rischio: da un lato, che pochi (o nessun) operatore partecipi ai bandi; dall’altro che gli eventuali partecipanti non riescano a completare i lavori per tempo.

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I motivi sono molteplici, in parte tecnici e in parte amministrativi.

Tempistiche

In primo luogo, le tempistiche sono molto sfidanti, oltre il ritmo attualmente sostenuto, laddove le risorse umane sembrano scarseggiare. L’Anie ha evidenziato come manchino all’appello circa 20mila unità tra progettisti e tecnici addetti agli scavi, alla posa e alla giunzione delle fibre ottiche, insieme ad antennisti e tecnici delle stazioni radio base. Un numero sensibilmente maggiore rispetto a quello emerso nelle settimane passate (10-15 mila unità).

La sovrapposizione di molteplici bandi

Da questo punto di vista, la sovrapposizione di molteplici bandi, in particolare quello relativo al piano Italia 1 Giga per il fisso e ai due bandi del piano Italia 5G – che comportano rispettivamente l’implementazione di nuovi siti radiomobili e la rilegatura in fibra di parte di quelle esistenti – sicuramente non aiuta, determinando la necessità di realizzare di varie tipologie di opere infrastrutturali nello stesso lasso di tempo.

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Crescita dei prezzi delle materie prime

A ciò si aggiunge la sensibile crescita dei prezzi delle materie prime (vetro, materia plastiche) e dell’energia, che stanno comportando una consistente crescita dei costi nel comparto della produzione di cavi (fino al 30%) ed un rallentamento dei tempi della loro realizzazione, con conseguenti ritardi su tutta la filiera.

Generale incertezza nel mercato degli operatori

Si osserva anche una generale incertezza nel mercato degli operatori di rete sia fissa che mobile, tra i quali sono già state paventate fusioni e acquisizioni, oltre al riassetto societario di Tim e all’annosa questione della rete unica, tutte questioni che probabilmente non facilitano le attività di pianificazione.

A pesare, lato economico, è anche l’arrivo della maxi rata per l’asta 5G del 2018, da pagare entro settembre, che vai dagli 1,7 miliardi per Tim e Vodafone, agli oltre 900 milioni per Iliad ai circa 330 per Wind Tre.

La recente disciplina del golden power

Per quanto concerne la pianificazione, inoltre, un ulteriore elemento di riflessione è costituito dall’art. 28 del recentissimo decreto che aggiorna ulteriormente la disciplina del golden power. Su questo fronte si temono ritardi sia in termini entrata a regime della nuova disciplina, sia per quanto concerne gli acquisti pianificati a fine 2021, che rischiano di dover attendere 12 mesi per poter essere autorizzati, sia più in generale per la possibilità di aggiornare le attività di pianificazione soltanto con cadenza trimestrale, con conseguenti rallentamenti in caso di imprevisti dovuti alla notifica e all’ottenimento dell’autorizzazione.

Burocrazia ancora non semplificata

Un ulteriore – ma fondamentale – fattore è costituito proprio dal delicato ambito della sburocratizzazione delle opere e dalla semplificazione delle procedure di permessistica. In questo senso il duplice intervento del Governo, con il decreto semplificazioni del 2020 e poi con il semplificazioni bis del 2021, sembrerebbe non aver ancora sortito i risultati auspicati, con gli operatori che lamentano ancora molteplici criticità e una chiusura delle pratiche che spesso avviene ben oltre il limite dei 90 giorni previsti, con il conseguente rallentamento delle opere di infrastrutturazione.

Possibili soluzioni per non perdere un’occasione unica

Tornando ai rischi: per quanto concerne la partecipazione degli operatori, credo che alla fine una soluzione si troverà. Non converrebbe a nessuno lasciarsi sfuggire un’occasione tanto importante per il comparto e per l’intero Paese. Occorrerà trovare una quadra magari lavorando sul fronte della rateazione degli introiti delle aste, ammorbidendo anche qualcosa dal punto di vista delle penali e coordinandosi maggiormente rispetto alla formazione delle risorse umane necessarie al completamento delle opere per tempo. Anche le norme le relative al coordinamento tra gli operatori dovrebbero essere semplificate recependo almeno parte delle osservazioni che arrivano dal mercato, pena la creazione di ulteriori rallentamenti proprio laddove l’intento delle norme tenderebbe ad un loro snellimento.

Gli stessi elementi saranno poi fondamentali per tracciare una roadmap realistica sul rispetto dei tempi. In questo senso uno sforzo importante andrà fatto in particolare sul fronte della permessistica e della pianificazione complessiva, cercando di bilanciare le opportune attività di vigilanza con lo snellimento dei tempi burocratici per l’avvio dei cantieri e la realizzazione delle opere.

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