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Piemonte

Il digital divide televisivo che colpisce valli e monti

di Marco Bussone, vicepresidente Uncem Piemonte

05 Ago 2016

5 agosto 2016

L’emergenza del divario digitale, che interessa oltre 600 mila persone in Piemonte, riguarda anche l’accesso ai servizi televisivi (anche delle emittenti locali), telefonici e alla banda larga per internet ad alta velocità. Tre sfere di un unico problema, che si fa più stridente nei giorni del canone in bolletta

L’emergenza del divario digitale, che interessa oltre 600mila persone in Piemonte, riguarda anche l’accesso ai servizi televisivi (anche delle emittenti locali), telefonici e alla banda larga per internet ad alta velocità. Tre sfere dell’unico problema, il digital divide. Nei giorni in cui i cittadini stanno ricevendo le bollette della luce elettrica con l’aggiunta della tassa per il possesso di un televisore, il “canone Rai”, i Comuni montani e delle aree interne scercano soluzioni tecniche e amministrative per superare i disservizi. Solo in Piemonte, 149.064 cittadini non ricevono il segnale Rai, il 15%. 600mila piemontesi non vedono il TgR piemontese.

Dati allarmanti nel Paese che cerca di attuare l’Agenda digitale. Secondo il CoReCom del piemonte, per coprire l’intero territorio regionale di segnale adeguato non sarebbero necessari interventi molto costosi: si stima una spesa di circa 500mila euro per potenziare il segnale digitale dei ripetitori ove necessario (per superare in potenza il segnale proveniente dalla Lombardia) e per coprire le zone impervie tuttora non servite o mal servite dagli impianti realizzati negli anni scorsi, spesso a spese (o con il contributo) delle Comunità montane. Ma al momento, in Piemonte come nelle altre Regioni italiane, questa non sembra una priorità. L’Agenda digitale nazionale non ne tiene conto. È come se l’asticella fosse posta talmente in alto da dimenticare cosa (non) c’è sotto. Peraltro, l’avvento del digitale terrestre ha complicato la partita. Fino a quando vi era il segnale analogico, un po’ il segnale si riceveva. Dal digitale in poi, o sei fuori o sei dentro. 

Alla Camera e al Senato si sono moltiplicate negli ultimi due anni le richieste di un impegno nazionale strutturato e strategico. In particolare relativo all’accesso del servizio pubblico da parte di tutti. Il fronte potrebbe essere risolto usando bene le risorse del Piano banda ultralarga. Se si porta la fibra alle torri di Rai Way o Ei Towers il gioco potrebbe essere vincente: rimandando da lì segnali più chiari ed efficaci. Sia telefonici sia televisivi, ovviamente dati. Perché è del tutto evidente che la fibra non potrà arrivare fino all’ultima casa della borgata. E dunque, con sistemi wi.fi. i diversi segnali potranno essere veicolati lungo le vallate e dalle dorsali principali alle valli laterali. 

Il tema, nelle trattative tra Stato e Rai, dovrà essere al centro del nuovo contratto di servizio. La Rai è concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo (legge n. 112) che stabilisce di garantire la copertura integrale del segnale e del servizio sul territorio nazionale. La società con il compito di gestire gli impianti di diffusione è Rai Way presente capillarmente con 23 sedi e oltre 2.300 siti. Eppure non basa. In alcuni casi le infrastrutture andrebbero sostituite. In altri casi, nelle Alpi e negli Appennini, sono stati Comuni e Comunità montane ad aquistare, in accordo con le Regioni, strumentazioni per la propagazione del segnale televisivo. Si tratta di apparecchi non sempre moderni che comunque sono serviti per garantire il servizio. 

Non senza dimenticare che, nelle zone senza segnale tv, potrebbe essere proprio la banda ultralarga a consentire di vedere la televisione. Netflix ad esempio potrebbe essere la valida soluzione che oggi molti auspicano unendo le attuali difficoltà di ricezione del digitale terrestre alle grandi opportunità del piano Bul nelle aree bianche. È su questo che lavorano molte Regioni cercando una sponda nazionale. Molto dipenderà da come le società che vinceranno i bandi faranno i progetti. Raggiungere le torri esistenti, di Rai o Mediaset, può essere l’unico sistema per non dover vedere troppo presto, nelle zone montane e non solo, finire i soldi per gli scavi e per la posa di fibra. Ecco perché la sfida del divario digitale da vincere tocca internet ma ancora prima tv e telefonia. Se si vedono questi tre fronti indipendenti e scollegati, saremo di fronte all’ennesima occasione sprecata per mettere il Paese all’ora (digitale) dell’Europa.

 

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