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Strategia digitale, Liuzzi (Mise): “Ecco la spinta decisiva che verrà dal recovery fund”

Dopo anni di tentativi al ralenti, potrebbe essere arrivato il momento giusto per concludere il processo di trasformazione digitale. Una spinta decisiva arriverà dall’inclusione della digitalizzazione nel pacchetto delle riforme essenziali di cui l’Italia dovrà farsi presto carico in ottica recovery fund

03 Ago 2020
italia digitale

Qual è la parola chiave che ci permetterà di avere fede e soprattutto fiducia nella ripresa e nel prossimo futuro? Digitalizzazione. Quella che viene definita come “la conversione di grandezze analogiche in informazioni digitali” è da lustri uno dei temi cardine dal quale far passare crescita economica e sviluppo sociale del Paese. Tuttavia, più che ad una autentica conversione, abbiamo assistito nel tempo a un processo di lenta iniziazione, non abbastanza elevato per gridare al miracolo, con le grandezze analogiche evidentemente ancora troppo grandi per essere sormontate e tradotte in informazioni digitali.

Se oggi crediamo si possa finalmente scrivere un nuovo capitolo di questa narrazione è anche perché la digitalizzazione è stata inserita nel pacchetto delle riforme essenziali di cui l’Italia dovrà farsi presto carico in ottica recovery fund, con l’obiettivo di accelerare su tutti i dossier connessi al digitale e dare la spinta decisiva per superare quegli ostacoli che fanno da freno all’innovazione.

Nessuno deve restare indietro

Il 5G, la banda ultralarga, l’FWA e, in generale, le future tecnologie quali strumenti per superare il digital divide, rappresentano le fondamenta su cui costruire la Gigabit society, vale a dire gli obiettivi di connettività che la Commissione Ue si è posta per il 2025. Un traguardo che si intreccia inevitabilmente col tema della semplificazione e con il salto di efficienza che dovrà compiere la macchina centrale e locale. Presupposto quest’ultimo che sarà possibile solo grazie ad azioni di responsabilità corale da parte di tutti i soggetti coinvolti, oltre che a una collaborazione sia a livello centrale che regionale, in modo da permettere che il Paese sia dotato di connessioni adeguate ovunque, dal centro alla periferia: nessun comune o area del Paese deve restare indietro.

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Target ambiziosi

Un imperativo da ripetere come un mantra fino a quando verrà terminato l’ultimo collaudo del Piano banda ultralarga, soprattutto in tempi in cui gli uffici super tecnologici vengono sostituiti da postazioni remote per lo smart working e le PMI disseminate sul nostro territorio necessitano di una capillarità delle reti che ieri era un miraggio; oggi è un obiettivo, domani sarà realtà.

Si tratta di target ambiziosi, ma che questo Governo ha dimostrato di volere e potere raggiungere con una serie di mosse coraggiose – si pensi alle iniziative, attese da anni, contenute nell’ultimo Dl semplificazioni – quanto audaci, come i provvedimenti dell’articolo 82 del Dl Cura Italia con cui l’esecutivo ha riconosciuto il ruolo strategico delle infrastrutture e dei servizi di comunicazione elettronica nella gestione della crisi chiedendone un potenziamento che, oggi, a distanza di 5 mesi, si è rivelato un autentico valore acquisito per il nostro Paese. Il pieno utilizzo delle tecnologie digitali non è tuttavia possibile senza rafforzare infrastrutture di comunicazione e connettività della rete, per questo la banda ultralarga sarà una leva importante per la ripartenza.

L’importanza della connettività e il diritto di accesso universale

L’emergenza sanitaria ha stravolto la modalità operativa delle persone. Imprese, lavoratori e studenti hanno individuato nella rete un servizio essenziale per proseguire le consuete attività e ciò ha consentito l’operatività da remoto fungendo da tessuto connettivo per il Paese. Le PMI, i cittadini, ma anche enti pubblici e amministrazioni locali, hanno utilizzato questo stato di necessità per effettuare salti concettuali prima rimandati, come la consapevolezza del valore delle infrastrutture di rete per il potenziamento delle attività di impresa e l’importanza di garantire servizi immateriali e da remoto per i cittadini.

Ultimo, ma non meno importante: il diritto di accesso universale come principio in grado di garantire una reale inclusione sociale digitale. Il rovescio della medaglia è stato invece l’emersione di carenze di accesso, strumenti e competenze. Secondo dati Istat riferiti al 2019 e pubblicati lo scorso aprile, una famiglia su 3 (il 33,8%), non era dotata di alcun dispositivo, né pc né tablet, col risultato che il lockdown ha di fatto colto impreparati lavoratori in smart working e studenti alle prese con la didattica a distanza.

Occorre porre rimedio a queste disparità, le ricette ci sono, occorre accelerare – altra parola tormentone degli ultimi tempi – incentivando la crescente domanda di connettività. Per questo il Comitato Banda Ultralarga, lo scorso 5 maggio, ha approvato l’avvio di un piano di incentivazione alla domanda in favore di famiglie, imprese e scuole, in tutte le aree del Paese, con una prima fase di intervento, a partire dal prossimo mese di settembre, che riguarderà le famiglie meno abbienti per cui è previsto un voucher per il passaggio alla migliore connettività disponibile presso le rispettive abitazioni. Il Governo ha, infatti, ritenuto necessario procedere con la massima urgenza all’attuazione di tale misura in favore delle famiglie con minori disponibilità economiche, al fine di fronteggiare gli effetti dell’emergenza sanitaria con particolare riguardo alla necessità di garantire servizi di connessione idonei a dare continuità alle attività scolastiche e lavorative.

Parallelamente, il Governo ha dato avvio a un “Piano scuole” che dovrà garantire connettività ad almeno 1 Gbit/s dei plessi scolastici, sull’intero territorio nazionale, favorendo in questo modo la transizione a modelli di didattica a distanza, con contenuti digitali da rendere disponibili a tutti gli studenti. Grazie a queste azioni – che auspichiamo diventeranno più cospicue sia in termine di numero che di risorse a disposizione in virtù del sostegno del recovery fund – stiamo mettendo le basi per quelli che saranno i nuovi paradigmi dettati dal 5G e dalle verticali abilitate dalle reti di nuova generazione. I fondi previsti per il digitale avranno l’obiettivo di creare maggiore connettività e con essa servizi efficienti per le PMI, realtà che rappresentano il 99,9% del totale delle attività economiche e il 78,6% delle persone occupate.

Focus su competenze e formazione

Ciò significa essenzialmente stimolare l’economia, creando i presupposti per scardinare il peso della burocrazia e generare circoli virtuosi di crescita dettati dalla trasformazione digitale. Tuttavia, tale innovazione richiede un forte impatto sul fronte delle competenze, altro tema su cui si concentra un annoso divario. Le PMI infatti devono imparare la nuova grammatica dell’innovazione, esigendo servizi digitali e, allo stesso tempo, investendo in proprio nella digitalizzazione dei propri meccanismi produttivi.

In un momento in cui c’è bisogno di una trasformazione tecnologica rapida e radicale, da un lato emerge la necessità di avere delle competenze tecniche trasversali e specialistiche da rafforzare, mediante percorsi di formazione 4.0, dall’altro sono ancora più critici i passi da compiere sul fronte del capitale umano. L’Italia si colloca infatti al 26° posto fra gli Stati membri dell’Ue secondo l’ultimo indice Desi. Solo il 44% degli individui tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base (57% nell’Ue).

L’investimento nella formazione, nella ricerca così come nei percorsi di laurea STEM è essenziale se vogliamo che il Paese progredisca a livello di digitalizzazione.

Sempre a proposito di competenze, è stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando di concorso della Funzione Pubblica, in sinergia con il Ministero dello Sviluppo Economico per assumere 70 esperti in sicurezza informatica, elettronica e telecomunicazioni che andranno a formare i Cvcn, i Centri di valutazione e certificazione nazionale, in particolare per la sicurezza delle reti 5G.

Conclusioni

È necessario pertanto e, con urgenza, dotarsi di una strategia complessiva per le competenze digitali, poiché i gruppi a rischio di esclusione sociale, inclusi anziani e disoccupati, corrono anche il rischio di aggravare l’ennesimo indicatore segno di un più profondo divario sociale.

Fondamentale anche intraprendere delle riforme in ottica digitale anche per l’apparato pubblico dove i margini di miglioramento delle performance in termini di innovazione sono maggiori: settori come sanità, istruzione, giustizia, cultura necessitano di essere coinvolti pienamente da processi di trasformazione digitale partendo da un principio semplice: quello dell’once only che prevede che i cittadini e le imprese forniscano i medesimi dati solo una volta in contatto con le pubbliche amministrazioni. In questo contesto, il dibattito, sempre più attuale, sulla rete unica ci porta a riflettere sulla necessità di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per creare una solida rete a banda ultralarga in fibra ottica che fornisca a cittadini e imprese un migliore e sempre più efficiente servizio.

Una decisione strategica che richiede visione e grandi investimenti ma che una volta messa in atto, saprà dare al Paese quello slancio di cui si avverte il bisogno. L’emergenza sanitaria ha evidenziato come il flusso di traffico senza precedenti sostenuto dalle reti di comunicazione elettronica, richieda di creare infrastrutture pronte per le prossime sfide con l’auspicio che quanto vissuto possa rappresentare il punto di svolta per una conversione digitale definitiva e una ripresa realmente inclusiva e sostenibile.

Dobbiamo fare tesoro ed essere consapevoli del fatto che i recenti eventi hanno avuto il merito di innescare una nuova percezione della quotidianità. Un processo impensabile fino a qualche mese fa, che è invece qui per restare. Ed è questo che ci fa pensare con ottimismo che la svolta digitale, attesa da tempo, sarà finalmente quella decisiva.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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