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Reti tlc, 5 punti chiave per garantire la competitività europea

L’asimmetria regolatoria e fiscale fra operatori di Tlc e Over the top rischia di impattare negativamente l’economia europea e disincentare gli investimenti nella rete. Servono strategie orientate a un level playing field che assicuri un corretto gioco concorrenziale. Ecco i passi da fare

03 Feb 2020
Michele Ainis

Antitrust, università Roma Tre


C’è un convitato di pietra al tavolo della competizione europea: la Rete. E dunque i rapporti tra gli Over The Top (cioè gli operatori che agiscono sopra la Rete) e gli operatori delle telecomunicazioni. Rapporti poco amichevoli, per usare un eufemismo. Cosa ci serve per garantire le infrastrutture digitali e la concorrenza europea, evitando condotte parassitarie e forme di privilegio?

Operatori Tlc e Over the Top, la grande guerra

Le frizioni in campo sono legate all’asimmetria regolatoria/fiscale e a chi sopporta gli investimenti nelle reti: gli OTT sono sottoposti a meno regole e non sopportano i costi necessari al miglioramento delle reti, anche se ne traggono rilevanti benefici, essendo per loro una infrastruttura essenziale. Tale asimmetria alimenta il conflitto tra OTT e Telco, già esacerbato dalla crescita esponenziale degli OTT e dalle difficoltà economiche delle Telco. L’obiettivo, quindi, è di assicurare un level playing field, anche per evitare ripercussioni negative in termini di disincentivi agli investimenti nella Rete. Domanda: servono regole specifiche per riequilibrare i rapporti tra OTT e Telco?

Facciamo innanzitutto una premessa. Le reti costituiscono il sistema nervoso del quadro socio-economico, consentendone accesso e permanenza. Il fenomeno della digitalizzazione è trasversale. L’interconnessione è una condicio sine qua non. Si fa impresa così. Informazione così. Politica così. Anche persone nella stessa stanza parlano così. E non è finita. Perché con l’Internet delle cose la Rete finirà con il permeare sempre di più welfare e servizi pubblici (rifiuti, energia, ambiente, trasporto pubblico, etc.).

Tutela dei diritti e innovazione

La complessità dello scenario socio-economico rende altrettanto complesso definire equilibri adeguati negli interventi regolatori e di enforcement che hanno a che fare con la Rete e i soggetti che la costruiscono, curano, utilizzano e valorizzano. Questi equilibri sono fragili e vanno soppesati. Perché la dimensione economica e competitiva del mondo della Rete e del digitale è legata a doppio filo con la tutela dei diritti fondamentali, specie il pluralismo interno/esterno. Per non parlare dell’innovazione distruttrice che caratterizza questo mondo, rendendo complicata l’individuazione di regole che non imbriglino in modo eccessivo i processi innovativi.

Ma veniamo al cuore della questione: regole specifiche sì, regole specifiche no. Cosa ci serve per riequilibrare i rapporti tra Over The Top e operatori delle telecomunicazioni? Provo a offrire una risposta articolata in 5 punti.

Primo punto: le regole generali

Attuali e recenti regole generali già forniscono soluzioni adeguate, attenuando quell’asimmetria regolatoria. Vado per citazioni.

  • Cod. UE Comunicazioni Elettroniche (da recepire). Ispirato a un liberismo pragmatico, pone l’accento non solo sull’aspetto competitivo ma anche e soprattutto sull’aumento della connettività nell’UE: l’obiettivo politico è posto sullo stesso piano di quello economico, aspetto rivoluzionario rispetto al passato.
  • Reg. GDPR (General Data Protection Regulation) e New deal for Consumers intensificano l’enforcement privacy e consumeristico, arginando gli squilibri di potere nelle transazioni che hanno a che fare con i dati (“il nuovo petrolio”). Perché rafforzano consapevolezza e libera determinazione dei consumatori interconnessi, con ripercussioni positive per le dinamiche competitive dell’ecosistema digitale. Tali regole depurano i processi di acquisizione di potere di mercato, restituendo ai consumatori il ruolo di arbitro. Permettetemi, al riguardo, nella veste di Componente Antitrust, di invitare il legislatore a recepire in fretta il New deal for Consumers, perché finalmente si assicura un livello di deterrenza adeguato con sanzioni fino al 4% del fatturato.
  • Le Direttive Copyright e Smav, che presidiano diritti di privativa e apertura del mercato audiovisivo e, quindi, la lealtà e la correttezza sul versante dei contenuti digitali che vengono trasmessi e offerti appoggiandosi sulla Rete. Questo evita fenomeni parassitari e disincentivi per i soggetti che creano quanto viene poi diffuso sul web.
  • Reg. Net Neutrality (Reg. UE 2015/2120), che disciplina il principio di neutralità della Rete. Alcuni vorrebbero superarlo, in nome dell’innovazione tecnologica. La segmentazione della Rete comporterebbe che tutti i servizi offerti assumano la qualifica di servizi specializzati (cd. premium), potendo sottrarsi al principio della neutralità della Rete e al connesso obbligo di non discriminazione. Ci tengo a ribadire che la neutralità della Rete è il baluardo della democrazia economica e politica nel mondo digitale. Occorre cautela. Condivido, perciò, la posizione della Commissione che, nella recente Relazione sull’attuazione del Reg. UE Net Neutrality (30.4.3019), ha ritenuto che non fossero necessarie modifiche. Questo principio, infatti, consente ancora di trovare la “quadra” tra innovazione tecnologica (slicing e servizi premium) da un lato, e la necessità di assicurare spazi sufficienti e adeguati dall’altro, applicando le stesse condizioni di accesso alla Rete che, in tale ambito, assume i tratti di un bene comune.

Secondo punto: servono più regole?

Troppe regole spesso e volentieri fanno male, specie in comparti caratterizzati da un alto tasso di innovazione. È la lezione che ci impartì, durante la metà del ’700, Ludovico Muratori: “Quel che è più strano, quando più di parole talvolta si adopera in distendere una legge, a fine appunto di bene spiegare l’intenzione di chi la forma, tanto più scura e capace di diversi sensi essa può divenire”. Meglio dunque viaggiare per clausole generali, che hanno il vantaggio della flessibilità, oltre a non congestionare ulteriormente gli ordinamenti normativi. Quelle in vigore, per il momento, possono bastare.

Al più potrebbe esserci spazio per un intervento organico, di razionalizzazione e raccordo, per assicurare coerenza tra le regole esistenti, alcune delle quali, come detto, vanno peraltro recepite o devono ancora entrare in vigore. Il tema non è tanto quante regole abbiamo, tantomeno il livello di dettaglio e specificità che va raggiunto. L’essenziale è assicurare certezza, coerenza e prevedibilità nell’applicazione delle regole esistenti. È questo che permette di stimolare investimenti e nuovi modelli di business.

Troppe regole rischiano di far male invece che produrre benefici: l’ipertrofia regolatoria mal si concilia con la rapida e (fortunatamente) incessante evoluzione dell’ecosistema digitale e delle reti. Se pensiamo che mentre discutiamo di 5G già si sta pensando al lancio del 6G

Terzo punto: il ruolo dell’enforcement

Eventuali vuoti regolatori possono essere colmati con interventi di enforcement (privacy, antitrust, consumeristico), in forza di quella complementarietà che contraddistingue i rapporti tra regolazione settoriale e trasversale. Un aspetto sul quale si potrebbe riflettere ai fini di un eventuale intervento regolatorio è quello dell’interoperabilità delle piattaforme, per consentire effettivamente all’utente una piena portabilità dei dati. E qualche riflessione potrebbe essere svolta anche sui mercati della raccolta pubblicitaria online, nonché sulla disciplina dei merger per contenere le cd. killer acquisitions.

Quarto punto: sburocratizzare

È importante sburocratizzare tutto ciò che gravita intorno all’implementazione delle reti fisse e mobili, per non pregiudicarne lo sviluppo sul piano strettamente concreto e operativo. L’Autorità Antitrust, per esempio, ha segnalato gli ostacoli all’installazione di impianti di Tlc mobile e broadband wireless access presenti nella normativa locale e regionale, le cui previsioni fissano limiti e divieti o stabiliscono procedure amministrative di autorizzazione difformi dal quadro normativo statale.

Quinto punto: redistribuire la ricchezza

Sono fondamentali le misure di politica industriale e fiscale per redistribuire la ricchezza generata dagli OTT. La direzione web tax (prevista dalla legge di bilancio 2019) è buona, e andrebbe collocata in misure definite sul piano internazionale. Come evidenziato nella Relazione annuale AGCM, infatti, il tema della concorrenza fiscale nell’ecosistema digitale gioca un ruolo essenziale per riequilibrare le posizioni di tutti gli attori in gioco. D’altro canto, parte delle risorse così ottenute potrebbero essere impiegate per stimolare domanda e offerta di servizi di accesso alla Rete (beninteso, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato), con evidenti benefici per tutti i soggetti interessati.

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