Previsioni 2014

eCommerce, 17 mln di utenti l’anno prossimo, export a 3 mld di euro

Sarà un anno di forte crescita per l’online italiano con molti progetti in corso di realizzazione in diversi settori merceologici. L’abbigliamento, l’alimentare, l’arredamento e l’artigianato Made in Italy hanno capito l’importanza di raggiungere quei 2 miliardi di cittadini del mondo digitale che cercano prodotti di qualità. Grande ruolo dalle banche

16 Dic 2013
Roberto Liscia

Presidente Netcomm

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Il 2013 si avvia alla fine e possiamo tirare qualche conclusione sull’anno in corso e fare alcune previsioni sulle tendenze del 2014.

Se si guarda al panorama internazionale le cifre sono impressionanti. Dall’Osservatorio che facciamo a livello europeo con Ecommerce Europe risulta che nel 2013 vi sono stati più di 1 miliardo di eshoppers nel mondo che hanno speso 900 miliardi di euro.

Le vendite natalizie online sono cominciate in tutto il mondo e i primi riscontri sono eclatanti. La crescita del periodo è a 2 cifre e il black friday americano, ultimo week end di novembre, dopo il Thanks giving, in cui tutti i merchants fanno supersconti per il periodo natalizio, ha mostrato ancora una volta la forza di questo canale e la reattività del mercato con un incremento del 16% delle vendite rispetto al l’anno precedente e con il mobile risultante il vero astro nascente della trasformazione digitale del consumatore. Infatti il 40% degli acquisti di questo black friday sono stati fatti da smartphone rispetto al 25% dell’anno precedente. Il mercato americano si aspetta di terminare il periodo natalizio con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente.

Sorprendentemente i clienti sono arrivati sui siti per effettuare l’acquisto per il 25% da ricerche organiche, quindi per la rilevanza dei contenuti del sito e la coerenza con ciò che è ricercato sui motori di ricerca, e per il 25% andando direttamente alla url del sito, ciò a dimostrazione del fatto che, anche sul web, come nel mondo reale, vincono i marchi conosciuti, i siti ben fatti e ricchi di contenuti e di prodotti e le offerte interessanti.

Anche da questa parte dell’oceano i risultati sono molto positivi. Dal nostro Osservatorio Europeo risulta che alla fine del 2012 il fatturato europeo aveva raggiunto i 312 miliardi di euro superando gli Stati Uniti e creando più di 2,5 milioni di posti di lavoro con più di 550.000 aziende europee attive nelle vendite online e con un progressivo incremento del canale mobile che aveva raggiunto il 5,5 % delle vendite totali.

Il 2013 è un anno ricco di sorprese positive anche per l’ecommerce italiano. Abbiamo assistito ad una forte crescita degli eshoppers che hanno raggiunto la considerevole cifra di 14 milioni per la convergenza di diversi fattori. Più di 30 milioni hanno oggi uno smartphone e ben 22 milioni di italiani lo usano per navigare. Dall’Osservatorio Netcomm sviluppato con Human Highway risulta a settembre 2013 che più del 10% degli acquisti è fatto da uno smartphone o un tablet cifra più che raddoppiata rispetto al 2012.

In un periodo di budget ristretti delle famiglie il settore delle flash sales e del couponing hanno giocato un ruolo estremamente positivo mettendo a disposizione dei più indecisi prodotti e servizi di qualità a prezzi molto accessibili.

Sempre dall’osservatorio di Netcomm emerge un dato inequivocabile per spiegare la forte crescita di acquirenti a cui abbiamo assistito. Il 92% degli acquirenti ha dato un voto superiore a 7 (su 10) alla qualità del canale e alla soddisfazione risultante da tale processo di acquisto ed è evidente che il passaparola e i nuovi mezzi di accesso hanno dato un boost allo sviluppo.

Le vendite online hanno superato nel 2012 gli 11 miliardi di euro con un incremento inaspettato del settore dell’abbigliamento che è cresciuto del 30% e con una crescita molto più concentrata sui prodotti (+25%) rispetto ai servizi (+13%).

Stiamo assistendo ad un forte interesse delle imprese, in particolare del Made in Italy e della grande distribuzione, alle prospettive che il digitale può offrire in un momento in cui i fattori recessivi stanno mettendo in discussione i modelli di business e di vendita tradizionali. Molti sono i progetti che sono in fase di avvio in settori che finora erano rimasti indecisi senza intervenire con strategie di sviluppo innovativo. In particolare vale la pena di sottolineare che oltre all’abbigliamento che è stato sicuramente il motore dello sviluppo degli ultimi anni, anche il food e l’arredamento hanno cominciato il loro percorso.

Il ritardo,malgrado i fatti positivi , rimane e l’Italia è ultima in quasi tutte le classifiche su tutti i fattori che condizionano lo sviluppo. le imprese che vendono online sono solo il 4% del totale, l’accesso alla banda larga rimane carente e la copertura finanziaria per gli investimenti necessari sono ancora un interrogativo non risolto, i servizi digitali della pubblica amministrazione sono pochi, frammentati e di difficile accesso e sopratutto una fetta ancora consistente di italiani ha ancora paura ad effettuare acquisti on line.

E’ evidente che in questo nuovo gioco competitivo la dimensione delle imprese diventa un fattore abilitante. In Italia le prime 200 imprese web hanno una quota di mercato superiore al 70% e questo fattore di concentrazione, che è presente in tutti i paesi, porta l’Italia ad essere assente nella competizione internazionale. Analizzando i primi 30 web merchant europei, tra cui primeggiano i tedeschi e gli inglesi, non compare neppure una azienda del nostro paese con la conseguenza che, su questo canale, importiamo più merci di quanto ne esportiamo.

In questo panorama stiamo perdendo competitività sui mercati internazionali e non riusciamo a sfruttare il potenziale del made in Italy che potrebbe trovare più facilmente sbocchi su questi mercati. Si prevede che nel 2018 le vendite cross country, nel mondo, raggiungeranno i 307 miliardi di dollari coinvolgendo 130 milioni di acquirenti.

Ciononostante il 2014 si appresta ad essere un anno di forte crescita per l’online italiano con molti progetti in corso di realizzazione in diversi settori merceologici. L’abbigliamento, l’alimentare, l’arredamento e l’artigianato Made in Italy sono tutti settori che hanno capito l’importanza di raggiungere quei 2 miliardi di cittadini del mondo digitale che cercano prodotti di qualità e che sempre di più vogliono andare alla fonte superando tutti i processi di intermediazione a scarso valore aggiunto. Già nel 2013 le vendite all’estero sono cresciute del 28% raggiungendo la ragguardevole cifra di 2 miliardi di euro grazie alla spinta dell’abbigliamento e del turismo.

E’ prevedibile che nel 2014 questa cifra possa avvicinarsi ai 3 miliardi di euro con una crescita superiore al 40% con la spinta che sta avvenendo dall’offerta sempre più ampia di prodotti disponibili online e dallo sviluppo dei marketplace internazionali come Ebay, Amazon,Tmall in Cina e di quelli specializzati come Farfetch, Asus, Yoox nell’abbigliamento. Rilevante è l’investimento di Postecom che, con un importante accordo con le poste di diversi paesi, ha sviluppato una offerta che permette alle piccole imprese del Made in Italy di accedere ai mercati internazionali, cominciando dai Paesi Bassi, la Russia e la Cina, gestendo in maniera completa tutti i processi dallo sviluppo dei siti alle pratiche doganali, di logistica e di consegna ai compratori dei paesi di destinazione.

Sul fronte nazionale le prospettive di crescita sono altrettanto promettenti. L’Osservatorio Netcomm/Politecnico ha rilevato ben 114 nuove iniziative nella grande distribuzione non-food tra cui Ikea e Brico e aziende dell’abbigliamento come Fratelli Rossetti, Max Mara, Missoni che, allargando in maniera significativa l’offerta, permetteranno una ulteriore crescita sia della spesa pro capite che il numero di compratori che ha ormai superato la soglia dei 14 milioni e che prevedibilmente supererà i 17 milioni a fine 2014.

Un ruolo importante sarà giocato dalle banche sia come acceleratori dello sviluppo del settore che come abilitatori dei nuovi strumenti di pagamento. Le grandi banche hanno capito l’importanza dell’ecommerce per lo sviluppo delle imprese loro clienti e nel contempo, la forte relazione di fiducia che le stesse hanno nei confronti dei loro clienti/compratori, consentirà loro di giocare un forte ruolo sia sul fronte delle imprese che dei compratori. Apripista di questo nuovo indirizzo è stata Cartasì con lo sviluppo del portale Bazak, sviluppato sul modello del couponing, finalizzato a dare una offerta di qualità ai propri sottoscrittori ed a creare un nuovo canale per le imprese di servizi sul territorio clienti delle banche locali. Intesa e Unicredit non potranno sottrarsi a questo ruolo vista l’importanza del proprio posizionamento sul mercato delle imprese e dei consumatori. Sul fronte dei pagamenti il ruolo delle banche è ancora più importante. Sappiamo quanto i consumatori italiani siano restii ad utilizzare le carte di credito e di debito online per paura che i loro dati siano trafugati per utilizzi fraudolenti. Nuovi strumenti stanno arrivando sul mercato che favoriranno una maggiore confidenza come i wallet su smartphone, i pagamenti online con il proprio home banking come MyBank, nuove tecnologie di autenticazione basate su QR e NFC.

Per concludere non possiamo che aspettarci che anche la pubblica amministrazione faccia la sua parte accelerando la nascita del nuovo cittadino digitale accelerando tutti quei processi e servizi, dall’anagrafe digitale alla carta di identità elettronica, passando dagli annunci ai fatti.

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