Ecco le chatbot per i sintomi del coronavirus: come funzionano | Agenda Digitale

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Ecco le chatbot per i sintomi del coronavirus: come funzionano

I chatbot sanitari di Intelligenza artificiale in tutto il mondo stanno correndo per aggiungere il rilevamento dei coronavirus negli algoritmi o mettere a disposizione informazioni utili per la risposta al coronavirus. Ecco quali sono e a che servono: per il paziente e il sistema sanitario

13 Apr 2020

Ci sono anche le chatbot, che gli utenti possono usare per avere un primo riscontro sui propri sintomi forse riconducibili al coronavirus, tra gli strumenti utili a combattere l’emergenza.

Sono utili:

  1. Per la prevenzione di possibili complicazioni;
  2. Soprattutto in questa fase, per il decongestionamento delle attività mediche spesso intasate da richieste più o meno inutili o ridondanti di pazienti;
  3. Per ridurre le liste d’attesa;
  4. Per ridurre (limitando la necessità di spostamenti) il rischio contagi tra personale sanitario e paziente.

Decongestionare la Sanità

Già in tempo di “pace” si cercato di introdurre alcuni strumenti di comunicazione medico-paziente, in cui il rapporto tra i due soggetti servisse a contemperare le rispettive esigenze di cura e contatto “umano” da un lato e quello di assicurare la appropriatezza dell’atto terapeutico o dell’organizzazione dall’altro. La telemedicina è l’esempio principe.

Con l’arrivo dell’epidemia, queste dinamiche sono diventate drammaticamente urgenti e imprescindibili per contenere il contagio ed assicurare al tempo stesso la gestione delle persone positive al virus, cercando di garantire la sicurezza degli operatori.

E così, tra le varie iniziative, possiamo segnalare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto ricorso addirittura a Whatsapp, strumento principale per la viralità della circolazione di contenuti, per lanciare il nuovo servizio gratuito e progettato per rispondere alle domande del pubblico sul Coronavirus nonché per fornire informazioni tempestive, affidabili e ufficiali h24 in tutto il mondo. Nelle intenzioni dell’OMS, questo strumento potrebbe servire anche ai responsabili delle decisioni governative, fornendo gli ultimi numeri e rapporti sulla situazione.

Il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, ha affermato: “La tecnologia digitale ci offre un’opportunità senza precedenti che le informazioni vitali per la salute diventino virali e si diffondano più velocemente della pandemia, aiutandoci a salvare vite umane e a proteggere i più vulnerabili”.

Chatbot per il Coronavirus Risk Assessment

I chatbot sanitari di Intelligenza artificiale in tutto il mondo stanno correndo per aggiungere il rilevamento dei coronavirus negli algoritmi o mettere a disposizione informazioni utili per la risposta al coronavirus. Eppure, al momento sembra inutile, in quanto un controllore dei sintomi non può diagnosticare la presenza COVID-19, che si ottiene solo attraverso degli appositi test; peraltro, i sintomi sono troppo simili al raffreddore e all’influenza tipici mali di stagione, con i quali possono essere confusi.

Questa è l’opinione di Your.MD società con base a Londra che, ciononostante, ha implementato alcune funzionalità nel proprio chatbot per aiutare con l’insorgenza dei sintomi riconducibili al Covid19 attraverso un “Coronavirus Risk Assessment”, in quanto ritiene che i chatbot di IA possono svolgere un ruolo vitale nel ridurre il numero di persone che cercano inutilmente cure mediche e la morte di individui che sono in pericolo di vita a causa di sintomi non correlati al COVID-19.

Sul fronte statunitense, improvvisamente ritrovatosi in prima linea, le aziende Memora Health e Ro hanno collaborato alla creazione di un chatbot di IA per informare le persone sul virus e sulle misure preventive (sulla base delle informazioni ufficiali del CDC e dell’OMS). Se un utente segnala i sintomi tipici di COVID-19 o si è recato di recente in un’area con un’epidemia di virus, può collegarsi a distanza con un medico tramite la piattaforma di teleassistenza di Ro. Il servizio è gratuito, dal testo iniziale al consulto medico.

Allo stesso modo, Verily del gruppo Alphabet ha collaborato con il governo federale americano per lanciare uno strumento online per lo screening del rischio e i primi test. Il sito web raccoglie i dati attraverso un questionario e valuta se un utente è idoneo per i test COVID-19. Se tutti i criteri sono soddisfatti, il sistema indirizza la persona nel sito di testing più vicino e invia via e-mail i risultati del test una volta che sono pronti. Il progetto ha avviato una fase pilota in alcune aree della California, ma attualmente non esiste un piano per l’implementazione a livello nazionale.

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Tactio Health, un fornitore di monitoraggio remoto dei pazienti con sede negli Stati Uniti, ha sviluppato e lanciato il programma COVID-19 per i pazienti a medio rischio in quarantena, al fine di preservare la capacità di posti letto per i pazienti ad alto rischio negli ospedali. La soluzione include un’applicazione mobile rivolta al paziente con monitoraggio (sintomi, temperatura, frequenza respiratoria), allarmi e funzionalità di consultazione remota, oltre a strumenti di supporto alle decisioni cliniche per gli operatori sanitari. Tactio Health ha impiegato circa un mese per lanciare il programma SaaS negli Stati Uniti, in Canada e in Europa.

Anche Apple, dal canto suo, ha preparato un COVID-19 Screening Tool che può aiutare a capire cosa fare con il COVID-19, conoscendo il proprio status, cercando di non contagiare gli altri e riservando le cure a chi ne ha realmente bisogno.

Piattaforme sviluppate in Italia

Sul fronte italiano, Citel Group ha realizzato un’app per fornire un aiuto agli operatori e ai volontari della Croce Rossa Italiana che sono in prima linea nella lotta contro Covid-19. La società ha donato alla Croce Rossa Italiana il chatbot Cristina o meglio CRI (acronimo dell’associazione), mettendo a disposizione la propria esperienza tramite lo sviluppo di una tecnologia basata su un’avanzata piattaforma di Intelligenza Artificiale. L’assistente virtuale offre supporto anche a tutti i cittadini che consultano il sito della Croce Rossa Italiana, in cerca di risposte ai propri dubbi e alle proprie domande.

Grazie a Intelligenza Artificiale, Natural Language Understanding in grado di comprendere e processare le domande degli utenti, e all’integrazione di avanzati algoritmi di Machine Learning, il chatbot è al lavoro 24/7 sul sito della Croce Rossa Italiana e, oltre a rispondere alle interrogazioni dei cittadini, consente ai volontari e agli operatori CRI di gestire in modo ottimale le situazioni più critiche, riuscendo, secondo le stime, a ridurre del 20-30% la quantità di richieste telefoniche che arrivano al centralino di CRI.

La Regione Lombardia, da subito in prima linea nella lotta all’emergenza, ha messo a disposizione un chatbot per aiutare a riconoscere i sintomi associati al Coronavirus e ricevere informazioni sui comportamenti corretti da adottare. L’app permette di accedere a un percorso guidato che in base ai sintomi selezionati porta alla scelta delle azioni più corrette da compiere, sulla base delle linee guida del Ministero della Salute e degli organi internazionali preposti alla gestione dell’emergenza.

Il servizio ha riscosso da subito un grande interesse, con numeri incoraggianti: 6.800 utenti lo hanno scelto sul portale istituzionale di Regione Lombardia, 1.600 utenti lo hanno sfruttato partendo dalle pagine del proprio Fascicolo Sanitario, 770 utenti dal portale dedicato all’Agenzia di stampa regionale.

Anche l’Azienda provinciale per i servizi sanitari trentina ha messo a disposizione un software intelligente sul sito web, un chatbot per i cittadini al fine di sfruttare la corretta informazione come prima arma a disposizione per prevenire il rischio di infezione. In quest’ottica è stato attivato un chatbot capace di “valutare” eventuali sintomi e aiutarli a capire come comportarsi. Il chatbot è stato sviluppato da paginemediche.it sulla base delle indicazioni fornite dagli esperti di Apss.

Un altro chatbot dedicato al Coronavirus è stato sviluppato da Kinoa, start-up fiorentina. DESI, questo il nome del bot, è stato pensato in maniera specifica per le PA che intendono dare ai loro cittadini o utenti un canale informativo sul COVID-19, per rispondere in tempo reale a molti quesiti relativi all’attuale emergenza sanitaria e sui comportamenti da seguire in ottemperanza al decreto ministeriale.

Invece, pur non essendo un chatbot vero e proprio, va segnalata anche l’app sviluppata da Exprivia in collaborazione con la FISM (Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane). Secondo quanto dichiarato dagli sviluppatori, l’app sarà successivamente dotata di funzionalità multi-canale e chatbot gestiti da Intelligenza Artificiale per permettere alle Autorità di disporre di un’ampia mole di dati utili, elaborati e di facile lettura.

L’incremento dei chatbot sanitari

Ovviamente, tali strumenti si propongono con funzioni abbastanza limitate e consentono solo di avere informazioni basilari che poco aggiungono a quanto già di ampia conoscenza, però possono mettere in condizione di raccogliere una notevole quantità di dati statistici, da utilizzare per scopi epidemiologici andando ad alimentare gli algoritmi di IA. Il settore dei chatbot in sanità, infatti, è sembrato sin da subito molto promettente. Secondo stime del 2018, il relativo mercato dovrebbe raggiungere i 314,3 milioni di USD entro il 2023.

Molto interessante da segnalare anche il Whitepaper di Research2Guidance sul ruolo della digital health nella gestione dell’emergenza da Covid19 che ha cambiato il mondo e che prende in considerazione il fenomeno degli operatori del settore sanitario digitale alle prese con la trasformazione o espansione dei servizi a supporto della gestione della pandemia. Secondo il Whitepaper, ci sono sei aree principali di intervento sanitario digitale che sono ora oggetto di maggiore attenzione, con obiettivi diversi da area a area:

  • Educazione e prevenzione: riduzione del numero di infezioni, prevenzione del panico;
  • Triage e test: gestione efficiente delle capacità di prova;
  • Tracciamento e rintracciamento: mettere in quarantena e rallentare la diffusione della malattia;
  • Gestione della quarantena: supporto e monitoraggio dei pazienti durante il loro isolamento;
  • Gestione in ospedale: riduzione del numero di contatti diretti con gli operatori sanitari, diminuzione del carico di lavoro degli operatori sanitari e degli assistenti, miglioramento dell’igiene;
  • Gestione del post-trattamento: monitoraggio dei pazienti e supporto alla ricerca.

Sanità digitale e protezione dati

Ed in tutto questo sforzo tecnologico ed organizzativo, quanto contano le questioni relative alla protezione dei dati personali? Il dibattito al riguardo è particolarmente animato, con strenui difensori della riservatezza come diritto umano a difesa della sorveglianza di massa da un lato, e demagogici assertori della prevalenza della tutela della salute pubblica sulla privacy, dall’altro. Come sempre la verità sta nel mezzo, ed il principio di proporzionalità, lungimiranza e ragionevolezza, oltre che naturalmente della temporaneità, suggerito dall’attuale Garante privacy deve far meditare sulle scelte e soprattutto sulle conseguenze una volta che l’emergenza, come tutti speriamo, sarà passata. Perché la privacy digitale (ma non solo) è un “oggetto” delicatissimo che, una volta rotto, difficilmente si può recuperare.

In fondo, le moderne società civili sono da sempre basate su una parziale e limitata rinuncia ad una parte della propria libertà per il raggiungimento di livelli di sicurezza diffusi e delegati alle autorità centrali che hanno il compito di assicurarli ai propri consociati. Ciò deve valere anche per il contemperamento del diritto alla salute individuale e collettiva, da un lato, e il diritto alla autodeterminazione dei singoli sui propri dati personali.

Sono, quindi, da salutare con favore gli interventi della Protezione Civile che, con Ocdpc n. 651 del 19 marzo scorso, ha sdoganato la dematerializzazione della ricetta medica, più di quanto possa aver fatto in precedenza una pletora di norme primarie e secondarie. Sul punto anche il Garante privacy con il parere n. 58 del 19 marzo 2020 ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Ministero dell’economia e delle finanze da adottare di concerto con il Ministero della salute inerente le modalità di consegna della ricetta medica elettronica.

Ora più che mai, l’emergenza del Covid19 ci sta insegnando come la salute sia un bene universale e che l’infezione in un singolo paese può trasformarsi in una pandemia. La soluzione potrà arrivare solo lavorando coesi verso un obiettivo comune che è quello di ritrovare, con i miglioramenti del caso, un livello di qualità della vita almeno pari a quello precedente l’epidemia.

L’auspicio è quindi quello che, passata la tempesta, si riesca a fare tesoro degli insegnamenti che l’emergenza ci sta lasciando per quanto riguarda i benefici che la digitalizzazione porta e che tutti, ora, hanno provato in prima persona ed ai quali si stanno adeguando, se addirittura non sono i primi a richiederli.

Potrebbe essere pertanto l’occasione per migliorare il tanto vituperato Fascicolo Sanitario Elettronico che, attraverso una capillare diffusione, in una situazione emergenziale come l’attuale, avrebbe potuto rappresentare un efficace strumento di comunicazione e di erogazione di servizi digitali a distanza che avrebbero potuto aiutare a contenere e prevenire la diffusione dei contagi.

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