Da .Gov a .edu

Cambio di dominio web, per la scuola digitale una chance di crescita

Siti web scolastici più accessibili, usabili e responsive: a un anno dalla maxi-migrazione da “.gov” a “.edu” si delineano i vantaggi dell’operazione voluta da Agid. Un’occasione per migliorare la comunicazione del mondo scolastico e diminuire la distanza con famiglie e territorio

Pubblicato il 03 Dic 2019

Antonio Guadagno

Ingegnere, consulente informatico, docente, formatore

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Sono passati 10 anni dalla prima “riforma” dei siti web scolastici. Da allora la scuola digitale ha registrato svolte burocratiche, strategiche, balzi avanti e regressioni. Ripercorriamo la strada fatta fino all’ultima misura di Agid che ha imposto un nuovo cambio di dominio. Analizziamone criticità e vantaggi.

Il 26 novembre 2009, il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione emanò una Direttiva (la numero 8/2009) contenente delle Linee Guida per la riduzione dei siti web, appunto, delle pubbliche amministrazioni e per il miglioramento della qualità dei servizi e delle informazioni on line al cittadino e alle imprese.
L’obiettivo, sicuramente nobile, era suggerire criteri e strumenti per la razionalizzazione dei contenuti on line, per la riduzione dei siti web pubblici obsoleti e per il miglioramento di quelli attivi.

Destinatari delle Linee guida furono tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’art.1, comma 2, del Decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative.

Il testo normativo voleva riunire i principi fondanti alla base dell’Amministrazione digitale nel Codice dell’amministrazione digitale (CAD): promuovere e regolare la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale, sia all’interno della pubblica amministrazione che nei rapporti tra amministrazione e privati.

Scuola digitale, la corsa al dominio “.gov”

In questo contesto si ritenne di individuare con “.gov.it” il dominio di aggregazione di siti e portali delle pubbliche amministrazioni; pertanto tutte le scuole iniziarono la corsa all’iscrizione al dominio “.gov.it” dei siti che intendono mantenere attivi.

Occorre in verità dare atto a questa direttiva di aver smosso qualcosa nella comunicazione scolastica interna e verso le famiglie, anche se l’aver omologato una scuola a una qualsiasi amministrazione centrale o periferica è stato alquanto riduttivo.
In effetti, molti dei siti erano considerati essenzialmente una vetrina, al pari di qualsiasi altra attività, dedicata a ospitare, con una struttura statica, poche informazioni “dedicate”: dal calendario scolastico, all’organigramma fino a qualche foto di manifestazioni o eventi.

Questa imposizione nel cambio di dominio ha avuto il merito, come accennato prima, di illuminare un nuovo modo di operare: non è sufficiente essere un esperto di progettazione web, ma è fondamentale la presenza di chi, a vario titolo, la scuola la viva nella sua interezza.

Il caso “Porte aperte sul web”

L’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, in realtà, aveva già da un po’ favorito la nascita di una comunità di pratica, chiamata Porte aperte sul web, con l’intento di definire delle modalità condivise riguardo all’efficacia del prodotto e quindi alla completezza dei contenuti, dando priorità all’accessibilità e allo stile dei testi.

Altro impulso decisivo è stato lo “sdoganamento” dei Content Management System (Drupal, WordPress, Plone e Joomla), che ha consentito a chi (docente o ATA), seppur senza basi solide, di contribuire all’aggiornamento sistematico del sito web scolastico.

La partecipazione convinta di diversi istituti a tali comunità ha definito uno standard nella realizzazione di una comune architettura informativa aperta a tante peculiarità: studenti, docenti, genitori, personale amministrativo, istituzioni e realtà del territorio che abitano quotidianamente l’ambiente scolastico, costruendo rotte e scie di navigazione dedicate, tramite le cosiddette tassonomie.

In molte scuole “avanzate”, grazie all’utilizzo di appositi plugin, erano state create aree riservate per ciascun operatore con relativi sistemi di autenticazione o creazione di mailing list previa apposita registrazione.

Scuola digitale, il “blocco” causato dal GDPR

Tali ultime prerogative sono però state in parte bloccate dall’avvento del Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali (il noto GDPR). L’amministrazione dei dati personali ha in qualche modo messo in difficoltà il normale svolgimento delle attività didattiche e amministrative; anche la gestione del sito web istituzionale, considerando che quasi sempre i database sono tenuti in hosting, ha preoccupato i dirigenti scolastici “irrigidendoli” rispetto a una pubblicazione più “leggera”, tipica del passato.

In ogni caso, si è ritornati all’obiettivo primario, ovvero quello di offrire all’utenza un insieme di servizi rispondenti a caratteristiche di qualità sinteticamente esprimibili in (Fonte Linee guida per i siti web della PA art. 4 della Direttiva 8/09):

  1. accertata utilità;
  2. semplificazione dell’interazione tra amministrazione ed utenza;
  3. trasparenza dell’azione amministrativa;
  4. facile reperibilità e fruibilità dei contenuti;
  5. costante aggiornamento.

Dominio, si cambia di nuovo: la decisione Agid

Poi, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata la “famigerata” Determinazione N. 36/2018 dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID): l’assegnazione dei domini di terzo livello nel dominio “.gov.it” è riservato alle sole amministrazioni centrali dello Stato; di conseguenza, dal 20 settembre 2018, tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado, statali e non statali, avrebbero dovuto provvedere a registrare il loro nome a dominio .edu.it.

Questo significava anche trasferire tutti i file dal .gov al .edu, e spesso non in maniera indolore sia in termini di tempi che di informazioni e costi. Molte sono state le perplessità e anche le proteste di qualche sindacato; però a distanza ormai di un anno, si può dire che si è quasi arrivati a regime.

Ma tutto ciò ha favorito un impulso nella comunità informatica e scolastica?

Sicuramente sì, perché l’Agenzia per l’Italia Digitale, attraverso le sue Linee guida di design per i servizi digitali della PA, ha voluto orientare la progettazione di ambienti digitali fornendo indicazioni relative al service design (progettazione dei servizi), al content design (progettazione dei contenuti), alla user research (ricerca con gli utenti), e alla user interface (interfaccia utente) (Fonte Designers Italia).

L’obiettivo, come espressamente dichiarato dai protagonisti, è avviare la pubblicazione delle componenti del modello di siti web delle scuole, a partire da un wireframe (modello di base di rappresentazione) navigabile di sito web della scuola, gratuito e utilizzabile da tutti.

Gli obiettivi del passaggio al dominio “.edu”

Il tutto avendo come target l’accessibilità dei siti web, visto che la Legge 4/2004 (nota come Legge Stanca) è stata in parte disattesa, in particolare nel seguente comma A dell’articolo 2:

“per accessibilità si intende la capacità dei sistemi informatici, ivi inclusi i siti web e le applicazioni mobili, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistite o configurazioni particolari”.

Altro elemento assolutamente da non sottovalutare è la cosiddetta usabilità che, come chiaramente espresso nella sezione Design Servizi dell’AgID misura il grado di facilità e soddisfazione con cui gli utenti si relazionano con l’interfaccia di un sito, che risulta quindi tanto più usabile, quanto più le idee alla base della progettazione si avvicinano alle aspettative del soggetto che interagisce con il sito.
L’usabilità è un carattere imprescindibile nella realizzazione di un portale web, perché permette di creare un ambiente familiare per l’utente, determinando numerosi vantaggi:

  1. consente di trovare e comprendere informazioni in modo più semplice e intuitivo;
  2. facilita la memorizzazione e l’apprendimento dei contenuti presenti;
  3. permette una riduzione dei costi e degli errori di sviluppo;
  4. rende l’utente più autonomo e sicuro nel rapporto con lo strumento.

Se si riesce nell’intento di rendere il sito web della nostra scuola sufficientemente accessibile, usabile e, perché no, responsive, allora si ridurrà ulteriormente la distanza con le famiglie e il territorio. Di conseguenza, gli sforzi conseguenti al passaggio prima al .gov e poi al .edu non saranno stati solo burocratici.

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